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Quel che non avviene nella mia famiglia non mi riguarda

  • Mercoledì, 26 Marzo 2014 09:01 ,
  • Pubblicato in L'Intervento
Loredana Lipperini
26 marzo 2014

Camminano per le strade, sia pure per mano alla mamma e al papà. Vedono cartelloni come questo. O come questo. Si vedono rappresentati, sempre sui manifesti o nella pubblicità dei magazine che circolano per casa, così o così.

L'unica legge di cui abbiamo bisogno

  • Martedì, 25 Marzo 2014 09:02 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
25 03 2014

Ieri sera ho partecipato a una lunga discussione nel programma Presi per il web, su Radio Radicale. C’erano Giovanna Cosenza, Anna Paola Concia, Vladimir Luxuria e, in apertura, Alessandra Moretti, deputata Pd, che ha parlato della legge sull’hate speech. Una legge (riassumo, ma qui c’è il podcast) non destinata a imbavagliare, ha detto, ma che dovrebbe velocizzare la rimozione dei contenuti offensivi. Alessandra Moretti ha detto anche che i proponenti stanno discutendo con vari interlocutori delle modifiche da apportare. Non ho ben capito quali siano (ho colto solo il riferimento a Save the children), in verità: sulla legge, comunque, si è già discusso mesi fa e si auspicava anche che il progetto fosse rientrato.

Si rischia di diventare noiose, ma a quanto pare neanche ripetendo il concetto decine di volte il medesimo sembra trovare accoglienza. Non abbiamo bisogno di una legge sull’hate speech, così come non abbiamo (avevamo) bisogno di una legge specifica sul femminicidio. L’unica legge di cui abbiamo bisogno (oltre a pretendere l’attuazione di quella già esistente sull’interruzione di gravidanza) è una legge sull’educazione sessuale. Cosa c’entra con l’hate speech? Moltissimo, visto che è negli anni scolastici che si dovrebbe apprendere che l’appartenenza a un genere sessuale non comporta il rientrare negli stereotipi che a quel genere sono attribuiti. Dunque, a evitare di crescere prigionieri dei medesimi. Dunque ancora, questo è l’unico modo serio per far sì che il nostro non resti un paese sessista, e non riversi il sessismo in tutti i luoghi dove esiste parola pubblica, web incluso.
Guardiamo all’Europa, allora. In Francia l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1973: trenta-quaranta ore almeno (quattordici anni fa è stata lanciata anche una campagna sulla contraccezione, cosa da noi impensabile). In Germania sono partiti tre anni prima, e ovviamente non si parla solo di sesso ma di affettività. In Svezia l’inclusione è datata 1956. Ma anche nei paesi dove l’educazione sessuale non è obbligatoria, come l’Inghilterra, ci si muove in modo diverso per quanto riguarda gli stereotipi di genere.
Avevo già citato la presa posizione di The Independent, ma credo sia giusto tornarci con ampiezza. Nell’articolo del 16 marzo, Katy Guest, editor letterario di The Independent on Sunday, ha promesso che giornale e sito non recensiranno libri gender-specific, rivolti esplicitamente a bambine o bambini. Anzi: ogni volume che ammicca a piccole principesse “finirà nella pila dei libri da riciclare”. Un nuovo, eventuale Harry Potter, scrive Guest, non necessita di copertine rosa con i brillantini per avere successo.
La decisione del giornale è stata sollecitata da una campagna lanciata da un gruppo di genitori sul web, che mira a far sì che i giocattoli siano solo giocattoli e i libri siano libri, e non strumenti di discriminazione e formazione di stereotipi: sul sito lettoysbetoys ,su twitter e soprattutto con una petizione si chiede agli editori per ragazzi di non definire più i destinatari dei libri in base al genere sessuale, sia nel titolo, sia nella copertina, sia nei contenuti. I libri per ragazzi, viene detto, dovrebbero aprire loro nuovi mondi, non chiuderli in una gabbia: “lasciate che decidano da soli quali storie leggere”. L’iniziativa, peraltro, sta ottenendo grandi consensi e non riguarda solo i libri: la catena di supermercati Tesco ha annunciato che rimuoverà le indicazioni “per bambine” e “per bambini” da punti vendita e siti web, e così The Entertainer e altri negozi di giocattoli.
La domanda è semplice, a questo punto: è così impossibile replicare l’iniziativa in Italia? La risposta è sì. La seconda domanda è: perché? Una delle risposte possibili è: perché la questione è avvertita come secondaria. Molto più comodo, facile, popolare terrorizzare gli adulti su quel paradiso degli orchi che è (sarebbe) il web (lo stesso dove la comunicazione politica sta toccando livelli minimi) che lavorare per il futuro.

Patrizia Mattioli, Il Fatto Quotidiano
13 marzo 2014

Ho letto con curiosità gli articoli sul sesso a 14 anni usciti in questi giorni, raccontano di un'adolescenza che io non conosco molto nonostante lavori nella scuola superiore da  20 anni.

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Carlotta De Leo, Corriere della Sera
23 gennaio 2014

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i "predicozzi" e le frasi tipo "tra qualche anno capirai…"

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Corriere della Sera
23 01 2014

di Carlotta De Leo

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i «predicozzi» e le frasi tipo «tra qualche anno capirai…».

L’adolescenza – non tutti ce lo ricordiamo quando questo capitolo della vita si è chiuso – declina solo il presente, perchè corpo e personalità sono così in subbuglio che il futuro è nebbia fitta.

Così ogni emozione è eterna, ogni amore è unico, ogni no è carico di rabbia.

Eppure è proprio sui banchi di scuola che deve nascere la voglia di amare e rispettarsi l’un l’altro cercando di sviluppare coscienza e conoscenza del rapporto amoroso.

C’è bisogno di una guida perchè, purtroppo, la parità tra i generi non è un meccanismo spontaneo, ma una conquista. Questo è perchè gli adolescenti hanno già introiettato gli squilibri della società adulta e, a modo loro, ne ripropongono i meccanismi di prevaricazione e «bullismo».

Una ricerca dell’organizzazione inglese Girlguiding portata avanti su oltre 1.200 donne tra i 7 e i 21 anni ha dipinto un quadro sconfortante: le molestie sessuali sono la «normalità», una realtà così condivisa da non fare notizia.

Di cosa stiamo parlando? Di fischi e sguardi insistenti, battute volgari, insulti, palpeggiamenti e stalking.

La maggioranza delle ragazzine di 13 anni ha già sperimentato queste molestie, una percentuale che sale all’80% tra le donne tra 19 e i 21anni.

E con internet la situazione non migliora: il 54% delle ragazze tra gli 11 e 21 anni ha già subito abusi online.

Le molestie minano lo sviluppo psicologico delle ragazze. Il 60% delle intervistate dice di essere stata trattata con «condiscenza» e di essersi «sentita stupida» a causa del loro sesso, e l’87% sostiene di essere stata giudicata per l’aspetto fisico e non per le proprie capacità.

Insomma, è a scuola che bisogna intervenire per cambiare. Solo così potremo insegnare alle generazioni future che non è nella violenza che risiede la sessualità, ma nell’accettare la differenza di ognuno di noi e la libertà di vivere le proprie storie d’amore senza ricatti, minacce o altri atti tremendi.

Però, prima di tutto, occorre trovare il linguaggio giusto per parlare di questi temi ai ragazzi. Il web offre un terreno fertile per iniziare. E’ proprio qui che si muove Safebook, il programma di educazione sessuale e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili si basa su video-lezioni di Maurizio Bini, ginecologo dell’Ospedale Niguarda di Milano e sessuologo specializzato sui giovanissimi. «Relazione vuol dire un gioco dinamico e non potere e prevaricazione» spiega Bini nei video che lo scorso anno circa 600mila ragazzi delle medie e delle superiori hanno visto sulle Lim (lavagne elttroniche). E quest’anno il progetto si arricchisce di un concorso e una serie di incontri con esperti che possono essere richiesti dalle singole scuole.

«Le preoccupazioni dei genitori una volta erano le gravidanze indesiderate e le malattie. Adesso ce n’è uno nuovo: la rete – dice Bini – E’ pieno di esempi di politici e attori le cui carriere si sono arrestate per colpa di foto e video hard. Foto che dovevano rimanere private e che invece sono finite in rete. Ci sono anche esempi ben più tristi…».

Il Sexting è qualcosa che i ragazzi incontreranno nella loro vita: «Avete una possibilità su cinque di ricevere questo materiale. La cosa che dovete fare è cancellarlo immediatamente e avvertire chi ve lo ha inviato del pericolo che ha corso».

Se viene messa in rete, quella foto o quel video saranno eterni. «I social network non sono un gioco: se usati in maniera scorretta, possono essere dannosi. E, la prima regola, la più basilare, è che se facciamo qualcosa con il pc o con il telefono è impossibile tornare indietro: è la cosiddetta eternità del dato digitale – spiega Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica alla Statale di Milano – Ragazzi, non c’è mai una seconda possibilità. Oggi il dato si diffonde, rimbalza sui social network. E la rimozione è spesso solo un modo per moltiplicare ancora l’effetto» .

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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