Huffingtonpost.it
30 07 2014

No alle fiabe gay come accade nelle scuole materne di Venezia, e niente corsi di educazione alla differenza sessuale che scatenano risse e persino ricorsi alla giustizia come al liceo Giulio Cesare di Roma, dove i docenti fecero leggere un romanzo di Melania Mazzucco con scene di sesso omosessuale.

Per evitare questi rischi, il consiglio comunale di Verona ha approvato una mozione per monitorare i progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole cittadine. "La crescente intolleranza di alcune frange estremiste contro chi sostiene il primato della famiglia naturale esige una presa di posizione degli organi rappresentativi" ha affermato il consigliere Alberto Zelger, primo firmatario dell'ordine del giorno che poi ha convinto la maggioranza del consiglio veronese.

Nel documento viene sottolineato che "la famiglia 'naturale' sta subendo un’aggressione culturale senza precedenti, che vorrebbe equipararla alle unioni di persone dello stesso sesso, riconoscendo loro il diritto all’adozione e alla “produzione” di bambini con l’utero in affitto".

La mozione mette esplicitamente sotto accusa i corsi contro l'omofobia elaborati dall'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazione, smentiti dalla ex responsabile per le Pari opportunità Maria Cecilia Guerra perché non avevano ottenuto la necessaria autorizzazione del Dipartimento. Per i difensori della famiglia tradizionale, però, quei libelli ministeriali - mai diffusi nelle scuole e rimasti una proposta virtuale - rappresentano una violazione del diritto all'educazione.

E così da settembre le scuole veronesi dovranno, in base alla mozione, avvertire preventivamente i genitori dei corsi e degli approfondimenti sulla sessualità, e allo stesso tempo il Comune governato da Flavio Tosi - che comunque nei giorni scorsi si è detto favorevole alle unioni civili - è impegnato a raccogliere eventuali segnalazioni e proteste - anche istituendo un numero verde - da parte delle famiglie preoccupate che nelle ore di educazioni civica si parli di famiglie omosessuale, adozione e relazioni gay.

Nella parte destra, su sfondo nero, un messaggio chiaro e inequivocabile: "Gli educatori sessuali vogliono insegnare la masturbazione all'asilo, l'uso dei preservativi ai bambini di 6 anni e promuovono l'omosessualità. Il governo collabora con gli educatori sessuali". Manifesti come questo sono comparsi lo scorso fine settimana in tutte le grandi città polacche, il primo step di una "campagna di informazione" ideata dalla fondazione "Pro-prawo do zycia" (pro-diritto alla vita) ...
Il Manifesto
17 06 2014

Istruzione. Torna in discussione nel Consiglio Comunale di Roma Capitale una delibera che istituisce una cabina di regia affidata alle associazioni cattoliche

Oggi pome­rig­gio torna in discus­sione nel Con­si­glio Comu­nale di Roma Capi­tale una pro­po­sta pre­sen­tata dal Con­si­gliere comu­nale G. de Palo lo scorso 12 giu­gno, dal titolo: “Nuove forme di col­la­bo­ra­zione scuola– fami­glia per pro­getti edu­ca­tivi da svol­gersi nell’ambito degli asili nido, delle scuole per l’infanzia” e oggi nuo­va­mente in esame.

Con que­sta deli­bera si vuole  isti­tuire – si legge nel testo —  una “cabina di regia che coin­volga il  Forum Nazio­nale delle Asso­cia­zioni dei Geni­tori nella Scuola (FORAGS) laziale e l’associazionismo fami­liare e geni­to­riale” per l’approvazione pre­ven­tiva dei “pro­getti didat­tici ed edu­ca­tivi ine­renti l’educazione sen­ti­men­tale /sessuale” negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia di Roma Capi­tale. Que­sta pro­po­sta, a nostro  giu­di­zio, ha l’obiettivo di pena­liz­zare l’autonomia e le com­pe­tenze degli organi col­le­giali degli isti­tuti sco­la­stici, isti­tuendo vere e pro­prie forme di “controllo”.

Per i no addetti ai lavoro:  il FORAGS, isti­tuito per favo­rire la con­sul­ta­zione dei geni­tori e miglio­rare la coo­pe­ra­zione tra Scuola e geni­tori, attual­mente nel Lazio conta su una rap­pre­sen­tanza di parte, essendo for­mato da 4 asso­cia­zioni di cui tre fanno rife­ri­mento espli­cito all’etica cat­to­lica: Asso­cia­zione Ita­liana Geni­tori, Asso­cia­zione Geni­tori Scuole Cat­to­li­che, Movi­mento Ita­liano Geni­tori, Coor­di­na­mento Geni­tori Democratici.

In Con­si­glio, la scorsa set­ti­mana la mag­gio­ranza si è spac­cata sulla deli­bera prima messa in discus­sione e poi  “momen­ta­nea­mente” accan­to­nata prima del voto per tro­vare un accordo tra le parti in Aula ed essere poi votata al ter­mine della seduta. Ma il prov­ve­di­mento in serata non e’ stato più licen­ziato e tor­nerà in discus­sione oggi pomeriggio.

Sel è com­patta nella valu­tare nega­ti­va­mente la pro­po­sta, men­tre il Pd si divi­derà tra chi voterà a favore e chi con­tro. Ad esem­pio, sul quo­ti­diano La Repub­blica del 13/06, un’esponente del Pd ha dichia­rato voto favo­re­vole alla deli­bera moti­vando la scelta facendo rife­ri­mento ai pro­pri figli e al desi­de­rio che essi ven­gano “edu­cati con prin­cipi di  una fami­glia nor­male”, legit­ti­mando un cri­te­rio di “nor­ma­lità” che spesso è alla radice di atteg­gia­menti discri­mi­na­tori, stig­ma­tiz­zanti ed esclu­denti verso le fami­glie “non stan­dard” ampia­mente pre­senti nella società odierna e quindi anche nelle scuole (mono­ge­ni­to­riali, divor­ziate, ricom­po­ste, allar­gate o omosessuali).

Alcune asso­cia­zioni romane (Archi­via, Scosse, La Casa inter­na­zio­nale delle donne) sta­mat­tina hanno inviato una let­tera al gruppo Pd del Comune, scri­vendo le nume­rose cri­ti­cità del testo in discussione,dalle pre­messe al deli­be­rato, e invi­tando a non soste­nere la delibera.

In primo luogo – scri­vono le asso­cia­zioni da anni impe­gnate nell’educazione sen­ti­men­tale e nelle pari oppor­tu­nità — è pro­fon­da­mente erro­neo affer­mare che “è dif­fusa nelle scuole la ten­denza a svi­lup­pare, orga­niz­zare e pro­porre pro­grammi didat­tici con­nessi al tema dell’educazione affettiva/sessuale senza una ade­guata comu­ni­ca­zione alle fami­glie”. Infatti in base alle nor­ma­tive esi­stente, sono gli organi col­le­giali pre­senti in ogni isti­tuto che appro­vano i piani for­ma­tivi; organi col­le­giali in cui, teniamo a ricor­dalo, sono pre­senti anche i rap­pre­sen­tanti dei genitori.

In secondo luogo, il rife­ri­mento all’articolo 18 della Dichia­ra­zione uni­ver­sale dei diritti dell’Uomo, all’articolo 14 della Carta euro­pea e a vari arti­coli della Costi­tu­zione ita­liana inse­riti dal con­si­gliere De Palo nella deli­bera risul­tano essere privi di signi­fi­cato in quanto non rispon­denti al con­te­sto di cui si parla, dal momento che nel nostro paese la libertà di scelta delle fami­glie in base a con­vin­zioni reli­giose e peda­go­gi­che è ampia­mente garan­tito. Esi­ste un’ampia offerta di istru­zione di ispi­ra­zione religiosa.

Si aggiunge poi un ulte­riore ele­mento assai pro­ble­ma­tico. Il con­te­sto sociale di rife­ri­mento per i bam­bini e le bam­bine così come per le ragazze e i ragazzi non deve essere limi­tato, come pro­pone invece il deli­be­rato, al cer­chio fami­liare. Il ruolo della scuola pub­blica affi­dato a edu­ca­trici, mae­stre e inse­gnanti – per­so­nale com­pe­tente e for­mato — è anche quello di pro­muo­vere una società plu­rale, tol­le­rante e aperta, con valori con­di­visi in cui ognuno possa rico­no­scersi. Que­sto ha per­messo di pro­muo­vere nel corso degli anni, tra le altre, anche atti­vità con­si­de­rate alta­mente inno­va­tive, come quelle ine­renti l’integrazione della disa­bi­lità e l’intercultura.

Inol­tre occorre ricor­dare che oggi il FORAGS ha una fun­zione sem­pli­ce­mente con­sul­tiva su richie­sta della Dire­zione Gene­rale, all’interno dell’Ufficio Sco­la­stico Regio­nale del Lazio, e non rien­tra in alcun modo nelle sue com­pe­tenze il potere deci­sio­nale in mate­ria corsi di for­ma­zione degli inse­gnanti. Una simile attri­bu­zione lede­rebbe, quindi, l’autonomia sco­la­stica e la libertà dei docenti minan­done l’autorevolezza.

La let­tera delle asso­cia­zioni si con­clude con un acco­rato appello a lasciare alle scuole la libertà di sce­gliere i pro­pri per­corsi for­ma­tivi in base alle neces­sità del con­te­sto spe­ci­fico e a boc­ciare la deli­bera, per  difen­dere la scuola laica e per valo­riz­zare le dif­fe­renze e le plu­ra­lità che arric­chi­scono la nostra società.

Monica Pasquino, Pre­si­dente dell’associazione Scosse

UAGDC
10 06 2014

Lo scorso 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, studenti del liceo Linguistico Stabili Trebbiani di Ascoli Piceno avevano chiesto di divulgare una circolare per lanciare una riflessione sull’avversione nei confronti delle persone LGBT, sostenendo che “l’omofobia è una limitazione di libertà e di scelta per la persona in quanto tutti dovremmo sentirci padroni della nostra vita” e augurando ai compagni e alle compagne “una buona giornata all’insegna del buonsenso e del rispetto e solidarietà reciproci”.

La circolare è stata però bloccata dalla preside, Marisa Salvatori, con le seguenti dichiarazioni:

“L’omosessualità è contro natura, perché non è possibile che un essere umano possa amare un altro essere umano dello stesso sesso, e a me fa schifo”.

Gli/le studenti si sono fatt* subito sentire attraverso una nota:

“Tali dichiarazioni non fanno che sconvolgere quel ruolo educativo di fondamentale importanza: il preside. Prima di tutto noi della Rete degli Studenti Medi denunciamo quella mancanza di neutralità nel pensiero che non permette un libero sviluppo delle idee tra gli studenti, creando un ambiente chiuso e oppressivo. In secondo luogo richiediamo con forza che ci sia un rapporto paritario tra studente ed educatore in una compresenza di doveri e diritti reciproci. Non rientra nei reali poteri decisionali di quest‘ultimo, infatti, ostruire le iniziative degli studenti, purché queste non limitino e non sovvertano il regolamento d’Istituto – e non è questo il nostro caso. In conclusione ci appelliamo alle istituzioni locali – regionali e/o provinciali – affinché prendano provvedimenti in merito”.

Le associazioni LGBT non si sono fatte attendere, in particolare quelle locali, come Arcigay Agorà di Pesaro-Urbino, tanto che l’assessora Paola Giorgi ha espresso l’intenzione di considerare la rimozione dall’incarico della preside.

Questo non è il primo caso in cui all’interno di un contesto educativo i temi della tolleranza e del rispetto delle diversità vengono male accolti e addirittura osteggiati in nome dei pregiudizi, fino ad arrivare alle offese.

Pochi giorni prima, infatti, a Treviso c’erano state le proteste dei genitori di studenti per la proiezione di un – così definito – “film gay” in una scuola media, inserito nel programma di educazione sentimentale dell’Usl 9 per le scuole secondarie inferiori, che tratta della storia di un padre che lascia la famiglia per andare a vivere con un altro uomo.

Un centinaio di genitori hanno protestato segnalando il “caso” al sindaco della città, Giovanni Manildo. Queste le parole di un genitore:

“Non siamo persone omofobe, ma pretendiamo di essere almeno messi al corrente in anticipo di certi contenuti. Avremmo voluto ci fosse stata una discussione preventiva, sarebbe stato necessario un filtro”

poiché

“non tutti sono ancora pronti ad affrontare simili tematiche”.

La solfa del “non sono omofobo ma…” è roba vecchia, poiché ci sono criteri oggettivi che inquadrano determinati atteggiamenti come intolleranti. La discriminazione nei confronti di persone in base al loro orientamento sessuale è omofobia. Saltare sulla sedia perché la propria figlia o il proprio figlio si approcciano a situazioni non eteronormate è un atteggiamento omofobo, poiché si reputano queste ultime come diverse dalla “regola” e necessarie, per l’appunto, di un trattamento speciale e di una “preparazione” a parte, idea che va contro qualsiasi principio di egualitarismo e integrazione.

Ma non è certo la prima volta che genitori terrorizzati scattano in allarme e chiedano il ritiro di iniziative che, a loro avviso, si riconducono alla fantomatica “Strategia del Gender”…

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Il web, insomma, come canale preferenziale per raggiungere i giovanissimi, per i quali, oltre alla contraccezione bisogna considerare il problema delle malattie sessualmente trasmesse, in aumento, come in crescita sono i casi di infezione da Hiv. Non è un caso che una delle sessioni del congresso di Lisbona sia stata dedicata proprio alla protezione dal virus Hiv con nuovi metodi chimici di barriera, tipo gel o creme vaginali. ...

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