Non ci sarebbe bisogno di avere i suoi occhi chiari, per esprimere al meglio l'incredulità di dover cambiare vita. Ma certo gli occhi chiari di Giovanni Fumagalli aiutano a capire: lasciare San Vittore dopo trentacinque anni di lavoro come educatore non è facile. Anzi, è uno strazio. ...
Il viceministro Cecilia Guerra ha ricordato che presto la lotta contro la violenza sulle donne arriverà nelle scuole in modo ancora più organico di quanto non accada ora. "Occorre intervenire - ha spiegato - laddove si forma la mentalità dei nostri ragazzi per scardinare gli stereotipi". ...
Settenove
19 11 2013

Educare è meglio che reprimere, anche in materia di violenza contro le donne. Benché l'Italia risulti drammaticamente distante dagli obiettivi di educazione paritaria che le organizzazioni internazionali ci chiedono, il recente dibattito intorno all'approvazione del disegno di legge anti femminicidio ha riportato l'attenzione sulla necessità di eliminare gli ostacoli culturali e il pensiero discriminatorio che, di fatto, legittimano la prevaricazione e la violenza.

Con questo spirito, il 25 novembre, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, esce “Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere per le scuole secondarie di primo grado”. Uno strumento nuovo e prezioso per insegnanti, educatori, formatori, genitori e chiunque lavori a contatto con adolescenti e preadolescenti che riconosce alla scuola un ruolo di primo piano nella formazione di una società che superi quei modelli omologanti che sono terreno fertile per bullismo e violenza di genere.

“Di pari passo” nasce dall'esperienza di Nadia Muscialini, direttrice del centro antiviolenza Soccorso Rosa di Milano, impegnata in un importante percorso educativo contro la violenza di genere nelle scuole medie inferiori, e di Terre des Hommes, organizzazione internazionale in difesa delle bambine di tutto il mondo, che ha sostenuto e patrocinato il progetto di Soccorso Rosa collocandolo nell'ambito della sua campagna internazionale Indifesa. Si è aggiunta in seguito l'importante collaborazione con l'associazione Fare per bene onlus anch'essa impegnata nella divulgazione scolastica.

I diritti del libro verranno devoluti a Soccorso Rosa per il sostegno ai corsi nelle scuole contro la violenza di genere.
Il libro è rivolto ai ragazzi delle scuole medie inferiori.

Secondo gli esperti, dai 10/11 anni l'immaginario dei ragazzi è già influenzato dagli stereotipi di genere che riguardano i rapporti tra uomini e donne ma non è ancora radicato. Il percorso proposto da Nadia Muscialini e Terre des Hommes si propone di decostruire l'immaginario discriminante e proporre nuovi modelli di relazioni basati su collaborazione e rispetto tra i generi. Il libro, strutturato in 5 capitoli, si articola secondo un percorso completo e stimolante: fornisce proposte, attività di gruppo, esercizi, immagini da svolgere e realizzare con classi e gruppi di ragazzi.

Diritti umani, dignità, rispetto e libertà sono i primi argomenti del libro, affrontati attraverso esercizi e simulazioni da svolgere in classe. I temi del conflitto e della sua risoluzione sono al centro del secondo capitolo e vengono analizzati attraverso le varie forme di gestione: mediazione, separazione e scontro. Gli esercizi partono dal vissuto dei ragazzi per riflettere sulle loro esperienze, guardarsi dentro, discutere in classe sulle alternative possibili e imparare a non essere complici delle violenze altrui. Il terzo capitolo è dedicato all'analisi e all'abbattimento degli stereotipi di genere, spingendo i ragazzi alla comprensione della differenza che esiste fra il sesso biologico e la costruzione sociale del genere.

Il quarto capitolo descrive i vari tipi di violenza, dalla violenza fisica a quella psicologica a quella sessuale: le attività proposte smontano i miti sull’amore e le relazioni di coppia e screditano le scuse che provano a giustificare la violenza. L'ultima parte è dedicata al tema dell'omosessualità, cercando di contrastare il bullismo omofobico (causa, tra i giovani, di un suicidio su dieci), aiutando i ragazzi a vivere l’omosessualità come una caratteristica dell’essere umano.

Di pari passo è la nuova pubblicazione della neonata casa editrice Settenove, fondata da Monica Martinelli con l'obiettivo di prevenire la violenza di genere e proporre nuovi linguaggi, partendo dai bambini e dai ragazzi. Concretamente e ogni giorno.

Il libro verrà presentato a Milano il 25 novembre,  presso la Sala del Consiglio nel Palazzo della Provincia, in via Vivaio 1  alle ore 11.00. Lo stesso giorno durante la serata benefica DONNE X LE DONNE al Teatro nuovo di piazza san Babila a Milano, le copie del libro saranno vendute a sostegno del Centro Soccorso Rosa. Una grande serata di cabaret e solidarietà per celebrare la Giornata Mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne in cui si avvicenderanno artiste della comicità e della canzone italiana, organizzata dall'associazione Fare per bene onlus, patrocinata da Zelig Ethic, Mediafriends e dal Comune di Milano.

DONNE X LE DONNE LUNEDI 25 NOVEMBRE 2013 - ORE 21.00 - TEATRO NUOVO - PIAZZA SAN BABILA - MILANO

Bologna, classe solo di stranieri Scoppia polemica: «E' ghetto»

  • Mercoledì, 06 Novembre 2013 13:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

L'Unita'
06 11 2013

Una classe composta di soli alunni stranieri, di nazionalità ed età diverse. Della serie «separati è meglio», tuona Roberto Panzacchi, papà delle scuole Besta di Bologna, al quartiere San Donato, dove solo nei giorni scorsi, è avvenuta la «scoperta» di questa situazione anomala, ad anno scolastico inoltrato. Tutti insieme, in una stessa classe, sono stati riuniti ragazzi stranieri tra gli 11 e i 15 anni, con difficoltà linguistiche. Gli italiani, altrove.

«È un arretramento pedagogico, diano spiegazioni», attacca non appena appresa la notizia Sel con il consigliere comunale Mirco Pieralisi. E anche il Pd insorge con il deputato Pd Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari sociali: «Come si pretende di fare integrazione in una classe di soli stranieri? È inevitabile che si parli di classe ghetto - riferisce -. Sarebbe bastato distribuire i ragazzi stranieri per ogni classe, invece con la scusa dell'apprendimento della lingua italiana si è verificata una situazione a dir poco anomala».

Ma il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo numero 10 Emilio Porcaro si difende: «Non vogliamo classi ghetto, è stata una scelta per andare incontro a queste famiglie di ragazzi arrivati ad agosto per evitare l’abbandono scolastico».

Ieri la denuncia pubblica da parte dei genitori, oggi le polemiche non si placano. La Regione Emilia-Romagna promette di “vigilare” e l’Usr (Ufficio scolastico regionale) convoca una conferenza stampa per dare spiegazioni, insieme al dirigente Porcaro: «Bisognerebbe ringraziare questa scuola invece di criticarla a priori», dicono, ricordando che nell’istituto ha anche sede il Centro terroriale permanente, che si occupa di formazione degli adulti e di insegnamento dell'italiano per stranieri.

L'esperienza avviata in quell'istituto, dichiara stamane il dirigente vicario dell'Usr, Stefano Versari, «non ha nulla di irregolare» e «non va confusa con una classe chiusa», anche perché gli alunni migranti «appena hanno le competenze d'italiano necessarie vengono reinseriti nelle loro classi di riferimento». Fatto che sarebbe già successo nel caso di due studenti moldavi. E una mamma avrebbe scritto una lettera alla scuola per ringraziare il preside di questa “accoglienza”.

Versari, pur promuovendo la sperimentazione delle Besta, tuttavia non intende fare un modello: «Li temo», scandisce, preferendo che ogni scuola trovi una strada propria.
Ad assicurare che su questa esperienza si vigilerà è l’assessore alla Scuola della Regione Emilia-Romagna Patrizio Bianchi che chiarisce: «Posto che abbiamo un ingresso di cittadini di altri paesi che hanno difficoltà di accesso alla lingua, questa è una struttura di transizione che serve ad approfondire la lingua italiana - chiarisce. - Questa cosa, che è stata concordata con l'Usr e con il Ministero riprende un'esperienza già fatta a Reggio Emilia. Quindi sicuramente bisognerà vigilare che non diventi un ghetto, ma è anche vero che questi ragazzi devono avere una struttura di transito e di accesso». La parola "ghetto" non piace per niente alla consigliera comunale del Pdl Valentina Castaldini: «Ma quale ghetto... - tuona - Questa è una possibilità data agli alunni stranieri di non rimanere indietro».

Certo è che il Consiglio di istituto, da cui è partita la denuncia, non sapeva dell’esistenza di questa classe - su cui aleggia lo spettro delle “vecchie” classi differenziali - fino a pochi giorni fa.
La scoperta è avvenuta durante l’ultimo consiglio di istituto. «Sono arrivate a fine agosto risorse per costituire una nuova classe e la scuola, con l’appoggio dell’Usr ha deciso di avviare questa “sperimentazione”», spiega Panzacchi, presidente del consiglio di Istituto, ed ex consigliere comunale, che ha denunciato la situazione.

«Non è una battaglia dei genitori contro la scuola - ci tiene a precisare - perché sappiamo bene che le risorse vengono date in tempi e modi sbagliati e che gli istituti e i docenti lottano ogni giorno per una scuola migliore, ma questa situazione non è accettabile». Perché, avviare una sperimentazione simile è pericolosissimo, secondo Panzacchi: «Potrebbe diventare una strategia per il futuro, dannosa per i ragazzi e per la società».

Un precedente, a cui si appiglia subito la Lega Nord che con il consigliere regionale Manes Bernardini avverte: «Il programma scolastico della Lega Nord conquista Bologna. La ‘classe ponte’ alle medie Besta ne è il primo esempio. Ora avanti così: tutte le scuole seguano questo modello». Approfitta della polemcia anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che riferisce: «In Veneto c'è un'integrazione che funziona, lo dicono i numeri con 92 mila ragazzi stranieri che ogni giorno varcano le porte delle nostre scuole rappresentando il 12,8% degli studenti iscritt». In questa classe gli studenti potrebbero, quindi, fermarsi tutto l’anno o anche transitare per alcuni mesi. Il dirigente la chiama classe «fluida». «I ragazzi hanno altre occasioni da condividere con i coetanei italiani», aggiunge.

Ma nella città dove a scuola da sempre si sperimenta l’accoglienza, un fatto simile non viene accettato. «La scuola deve unire, non dividere, ed è ormai rimasta uno degli ultimi baluardi dell’integrazione», scandisce Panzacchi. Che fa anche notare come gli studi chiariscano che l’«educazione tra pari» aumenta le potenzialità di apprendimento dei ragazzi stranieri. «In questo modo invece, oltre a ridurre le potenzialità educative di questi giovani, si dà un esempio negativo anche ai ragazzi italiani da più generazioni ai quali dobbiamo insegnare una società non disgregata». La soluzione, per le famiglie, dovrebbe essere una distribuzione degli studenti in modo equilibrato in tutte le classi e un potenziamento dell’alfabetizzazione da effettuarsi il pomeriggio anche con il sostegno dell’associazionismo cittadino.

Supereroi superdotati salvapedoni: Capitan Trenta

14 ottobre 2013

Luglio, anno corrente. I giornali danno la notizia di una campagna di bikeitalia. Campagna civile per i limiti di velocità. Questo il testo: "Un nuovo supereroe si aggira per le città allo scopo di salvare vite umane: il suo nome è Capitan Trenta ed è il paladino di pedoni e ciclisti. Con ironia.

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)