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Spettabile Redazione di Io donna, ho letto sul n. 32 l'articolo in cui Angela Frenda parla delle varie categorie di madri. Subito ho identificato la mia nella "mamma-mostro", anaffettiva, opprimente, svalutante. Un esempio fra i tanti a cui potrei accennare: quando provavo un abito (di stile classico, come usava negli anni '60), il suo commento più gentile era: "Sei brutta, sei grassa" (saltuariamente ero in sovrappeso di 4-3 chili).  ...
La parola chiave è educazione: serve lavorare prima, per combattere gli stereotipi di genere; perché non si sviluppi, fin da piccoli, quell' immaginario che vuole maschi e femmine incasellati in ruoli stereotipati; e per eliminare alla radice gli ostacoli culturali che legittimano la violenza e rendono la discriminazione socialmente accettabile. ...
Monica Pepe, minima&moralia
30 agosto 2013

E' molto più che apprezzabile l'analisi di Christian Raimo apparsa su Europa lo scorso 24 agosto sulla questione del femminicidio. Sia per il punto di vista maschile da cui parte sia per lo sforzo di mettersi in discussione in prima persona, il partire da sé per l'appunto appreso dai testi elaborati dal femminismo degli anni '70.
Corriere della Sera
26 08 2013

di Angela Frenda

Mi sono imbattuta in questo post ieri mattina, mentre facevo colazione. Non conoscevo il blog di Eleonora, Ottominuti. Lei si definisce una analista-giornalista-mamma. Da quel che capisco expat. Ho letto il pezzo tutto d’un fiato. E, lo confesso, anche con una certa preoccupazione malcelata. Chiedendomi (in silenzio): ma anche io sono così? Anche io tratto il mio 5enne  come un cagnolino al guinzaglio? Anche io sono un’adolescente che demanda ai nonni l’educazione del bambino? Anche io non mi preoccupo di allevare un individuo ma solo di adempiere al mio lavoro di routine e sfangarla (per usare un termine da vero adolescente)?

Beh, la risposta sinceramente è: no. Per carità, ci sono momenti in cui ti senti inadeguata. In cui vorresti che qualcuno ti passasse un manuale di istruzioni. Momenti in cui, soprattutto chi ha scelto di allevarlo davvero un bambino, senza demandare quasi nulla ai nonni, beh, la presenza rasssicurante di un nonno la vorresti, invece.  Quindi dire che le mamme italiane sono tutte come le descrive Eleonora… No, non me la sento. Però il tema c’è, visto che ne stiamo parlando. Ed è a voi lettrici, ma anche lettori, che rivolgo la domanda delle domande: davvero noi italiani non sappiamo allevare/amare i nostri bambini? Aspetto le vostre risposte
 
    Alcuni stereotipi sono così forti e ben radicati a livello internazionale, che sono i primi concetti che ti senti ripetere da uno straniero. Io ho un’amica brasiliana, molto smart, con più Phd di tanta altra gente, che si sente chiedere a ogni primo incontro quasi sempre se sa ballare la samba. A me hanno chiesto centinaia di volte di Berlusconi, che apparentemente è diventato sinonimo di Mafia e Pizza. Ma da quando ho bambini,  tutti gli stranieri che incontro mi parlano delle mamme italiane. Si va da “Ah, una mamma italiana, sempre intorno ai suoi bambini” e “Ahhhh, i bambini in Italia sono trattati come reucci! Tutti gli italiani amano i bambini!” e poi, quando hanno una certa età, assumono un’aria sognante e partono a raccontarti dei viaggi negli anni 70 sui litorali italiani, quando i bambini giocavano a pallone per le strade e qualcuno era sempre intorno a loro a distribuire dolciumi e baci. Il Wsj ha anche dedicato loro  lo scorso anno un articolo di elogio delle mamme italiane, descritte come “calde, affettuose, appassionate e generose”.
    Mi sento in dovere di ristabilire la verità: gli italiani non amano i bambini. L’amabile, coraggiosa, paziente e costantemente baciante madre italiana è una figura del passato. E’ un’epifania antropologica la figura che passeggia circondata dai bambini, e sempre supportata dalla famiglia.  Nevrotici è la cosa più carina che io possa dire dei genitori italiani. O, a essere onesti, dei nonni, visto che i genitori si vedono di rado.  I bambini non sono mai considerati come piccoli individui ma con quella specie di attenzione che tu di solito riservi ai cuccioli. Come cuccioli, sono ripresi e costantemente redarguiti sugli ipotetici pericoli che potrebbero incontrare correndo o, semplicemente, vivendo.  Non possono nuotare in un lago perché potrebbe spuntare un drago che li mangia vivi.  Non possono correre troppo veloce perché potrebbero avere un attacco di cuore.  Queste robe le ho sentite personalmente io con le mie orecchie.

    La maternità non è tanto una scelta quanto un lavoro di routine. Il Corriere della sera ha prodotto una miniserie, “Una mamma imperfetta” (An imperfect mum). Racconta la storia di una madre 40enne e delle sue migliori amiche, che si dividono tra lavoro casa e bambini. Loro ridono quando la mamma perfetta (che significa vestita decentemente, impegnata) ha un buco nei pantaloni o si presenta il venerdì sera con vestito nero per concupire il papà figo della scuola. Nonni e padri salvano le giornate mentre le madri sono costantemente esauste di educare o interagire con i bambini.
    Io ho già scritto delle famiglie italiane, e di quanto i genitori delegano ai nonni l’educazione mentre sono apparentemente troppo impegnanti a vivere la loro vita da eterni teenager. In nessun altro ho riscontrato tanta accondiscendenza. Un bambino è costantemente tenuto a bada, ufficialmente per questioni di sicurezza.  E se contravviene alle regole, viene giustificato dal suo stato di bambino, che conserverà come alibi fino a quando sarà un adolescente. Di volta in volta, il genitore nevrotico italiano urlerà a questo bambino per  ragioni banali e volgari. Preferibilmente in una piazza affollata, in modo che più di una persona possa ascoltare il suo show di autorità genitoriale. L’umiliato bambino ascolterà quieto, poi girerà le spalle e comincerà di nuovo la stessa cosa sbagliata che stava facendo prima. Nessuno insegna la semplice relazione tra causa ed effetto o il significato di essere responsabile. Vuoi insegnare al tuo cane a essere responsabile, quando puoi tenerti lontano dai guai facendolo camminare al guinzaglio? Poi la gente si meraviglia quando un vicepresidente del Senato italiano può chiamare un ministro di colore “orango” e rifiutarsi di scusarsi, come un bimbo riottoso rifiuta di scusarsi per le sue marachelle.

A Call for Aid, Not Laws, to Help Women in Italy

  • Mercoledì, 21 Agosto 2013 08:54 ,
  • Pubblicato in Flash news
For six years, Monica Fasciolo has worked with women at Servizio Antiviolenza SOS Donna H24, a domestic abuse help line and shelter in Rome.

ROME — Responding to the persistent problem of violence against women, Prime Minister Enrico Letta this month announced “very harsh, very tough” measures to counter domestic abuse and what he called “femicide,” the killing of women because they are women, often at the hands of current or former husbands or boyfriends.

The 12-point decree, effective immediately, sets stricter penalties for the perpetrators of domestic abuse, sexual violence and stalking, and it expands protections for some of the most vulnerable women, including immigrants who lack residency permits.
“We think that in our country it is necessary to send a strong signal” to combat domestic violence, Mr. Letta said when he announced the measures on Aug. 8. After a spate of widely reported attacks on women, the decree is “a sign of radical change on the issue,” he said.

But new attacks in the wake of Mr. Letta’s announcement have bolstered criticism from victims’ advocates who say that stiffer penalties alone are not enough to protect women and stem domestic violence.

Last week, a woman in northern Italy was fatally stabbed by her former partner, who then hid her body in his car; a Sicilian woman was murdered in front of her child by her former husband, who then committed suicide; and a man whose motives are still unknown threw acid in a woman’s face in Genoa.

More than 80 women have been killed so far this year, most of them by husbands, boyfriends or former partners, according to an unofficial tally kept by the Italian news media. Many of the victims had called the police to report stalking or harassment. About 75 percent of the 2,200 women murdered from 2000 to 2012 — roughly one murder every two days — were killed by partners or former partners, according to a study carried out by Eures, a European Union agency that monitors social affairs and employment issues, in collaboration with the Ansa news agency.

A United Nations report last year on violence against women in Italy called domestic abuse the “most pervasive form of violence” in the country, affecting nearly 32 percent of women between the ages of 16 and 70, according to a 2006 survey. It also noted that more than 90 percent of the Italian women who were raped or abused did not report it to the police.

Victims’ advocates and counselors who work with battered women say they welcome the attention the government is focusing on a long-neglected social problem, but they contend that for the most part the decree misses the mark.

Italy does not need tougher laws, the critics say, because existing legislation is adequate, if arbitrarily applied. What is missing, they contend, is a better-organized, better-financed network of psychological, legal and financial assistance for women who decide to leave an abusive relationship.

“To make changes to the penal system without addressing the issue of how to better protect women means being blind to reality,” said Barbara Spinelli, a feminist and a lawyer who wrote a report on domestic violence in Italy for the United Nations’ Committee on the Elimination of Discrimination Against Women.

Reports by United Nations and European agencies underscore “the failure of Italian institutions and authorities to give adequate protection to women victims from their partners or ex-partners,” Ms. Spinelli said. “Either you carry out the necessary structural reforms, or this decree won’t help women.”

One such structural problem is the paucity of emergency housing for abuse victims. Rome’s principal emergency shelter for battered women consists of a nondescript three-room apartment near the once-legendary Cinecittà film studios. Serving Rome as well as the entire Lazio region of central Italy, it can accommodate no more than three women at a time, for a maximum stay of a week.

Given the scale of the need, there are “dramatically few places” for battered women to go to in Italy, said Emanuela Donato, one of the workers at Servizio Antiviolenza S O S Donna H24, a 24-hour-a-day service for victims of domestic violence and emergency shelter. So far this year, she said, more than 220 women have called the center’s help line. “Multiply that across Italy, and you get a sense of the emergency,” she said. “And that’s just the number of women who have the courage to recognize that they are victims and come to us for help.”

 According to the recommendations of a Council of Europe task force, countries should have one shelter place for a woman and her children for every 10,000 residents. By this measure, Italy should have about 5,700 spots available in shelters nationwide, but it has just 500.

Italy also falls short when it comes to legal, medical, psychological and financial assistance for women who leave an abusive relationship, domestic abuse workers said.

“The message that emerges is stay home, because if you leave there is nothing, or very little to help you,” Ms. Donato said.

In fact, in the current bleak economic situation, “many shelters and anti-violence centers around Italy are closing because of lack of funding,” said Oria Gargano, the president of Be Free, the association that manages the S O S shelter with Rome’s municipal administration. The government decree “doesn’t really touch this question,” she said.

Indeed, Italy’s prolonged recession is likely to “aggravate the problem” of domestic violence, said Patrizia Romito, a professor of social psychology at the University of Trieste, by making it more difficult for women to find the money they need to leave an abusive situation. Moreover, for potentially abusive men, the loss of a job can remove those “social anchors that can restrain violent behavior,” Ms. Romito said.

Victims’ advocates also say that cultural factors contribute to violence against women. So-called honor killings of women said to have disgraced their family were legal until 1981, said Luisa Pronzato, who runs a blog about women for the Milan newspaper Corriere della Sera. Paternalism “is part of our culture,” and it continues to permeate Italian society, she added.

Even police officers and health care workers called to respond to domestic violence are not immune from such attitudes, others say. “We had a recent case where a woman was threatened by her husband with a knife, and after calling the police, she was told by the officer, ‘Why don’t you cook a nice plate of pasta and make up?' ” said Nadia Somma, the president of Demetra, an association that runs a shelter in Ravenna, in northeastern Italy.

The new decree, Ms. Somma said, overlooks the reality that victims and abusers often continue to live together even after charges are filed because of Italy’s notoriously slow legal system, and victims’ advocates say that even convicted abusers rarely stay in jail for long.

The government has defended the decree, which still requires the approval of both houses of Parliament to become law, and Maria Cecilia Guerra, the deputy labor minister who led the task force that drafted the decree, said that beyond offering more protection for victims, the measures were intended “to increase awareness about domestic violence.”

Ms. Guerra acknowledged that while the network providing assistance to battered women needed to be improved, Italy’s economic crisis would require groups offering services to victims to develop better “synergy among existing structures.”

But Ms. Donato, the shelter worker in Rome, said it was difficult to operate the center with the little money it received. The lack of resources is “its own form of violence against women,” she said.

Nadia Shira Cohen

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