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5 febbraio 2014

Genitori ed insegnanti a confronto con Educatori e Psicoanalisti.
Zeroviolenzadonne festeggia i 5 anni di attività con un Progetto nelle Scuole delle periferie romane finanziato dall’Otto per mille della Tavola Valdese.

Corriere della Sera
02 02 2014

di Silvia Vegetti Finzi

Crescere, imparare per obiettivi. Che succede, però, se la formazione all’eccellenza, con i test (e in pratica il “giudizio”) cominciano da piccolissimi? Cosa conquistano e cosa perdono i bambini se accorciamo loro l’infanzia?

Si annunciano tempi duri per gli scolaretti inglesi: dal 2016 la somministrazione di test per misurare il loro livello di sviluppo cognitivo sarà infatti anticipata dagli attuali sette ai quattro anni di età. I risultati iniziali saranno poi confrontati, tramite prove nazionali, con quelli ottenuti a 11 anni, al termine della scuola di base. L’intento è di valutare obiettivamente i progressi conseguiti, in modo che i genitori siano informati sulla situazione scolastica dei figli e gli insegnanti siano messi in grado di conoscere, confrontare e analizzare gli obiettivi raggiunti.

Il progetto, come si può immaginare, ha suscitato perplessità e critiche che il Times riporta in modo piuttosto esauriente. Poiché anche da noi vengono avanzate molte proposte per migliorare l’insegnamento scolastico sottoponendolo a un monitoraggio nazionale, vale la pena di riflettere sul dibattito inglese. La prima, più evidente obiezione riguarda il fatto che i più piccoli, appena giunti a scuola, rischiano di non aderire emotivamente a richieste estranee al contesto familiare.

Vi è inoltre il pericolo di indurre tensioni e stress, tanto negli alunni quanto nei genitori, in una fase iniziale dell’esperienza scolastica, che dovrebbe essere improntata al massimo di serenità e collaborazione. Inoltre, iscrivere bambini di 4 anni in una graduatoria significa fissarli in un determinato livello evolutivo quando la fluidità dell’infanzia consente, in poche settimane, di effettuare imprevisti balzi in avanti.

Per quanto riguarda i docenti, coinvolgerli in piani di valutazione proposti da esterni rischia di distoglierli dall’osservazione del singolo alunno e dalla valorizzazione delle sue potenzialità. È vero che si consente loro di scegliere tra diverse batterie di test a seconda dei metodi didattici adottati e persino, col consenso dei dirigenti scolastici, di sottrarsi al programma, ma le conseguenze possono essere pesanti in termini di carriera e di finanziamenti alla scuola. Per fortuna l’idea di raggruppare gli alunni secondo le abilità conseguite è stata accantonata sotto una valanga di proteste. Sappiamo infatti che l’interazione tra soggetti diversi è fonte di stimoli, di esperienze e di incentivi.

Viviamo in un’epoca caratterizzata dalla crisi del lavoro tradizionale, basato sulle abilità tecniche, e dalla ricerca di talenti innovativi e creativi, difficilmente identificabili con prove obiettive e quantitative. Ciò non comporta la svalorizzazione delle competenze, quanto l’opportunità di cogliere e sviluppare la pluralità delle intelligenze, dove l’accentuazione non è sulla quantità ma sulla qualità delle capacità e delle inclinazioni.

È del 1995 il libro L’intelligenza emotiva con cui lo psicologo Daniel Goleman rivoluziona le tradizionali valutazioni del Quoziente intellettuale (Qi) mostrando come le prestazioni intellettuali siano inscindibili dalle motivazioni, dalla conoscenza di sé, dall’empatia, dall’attenzione, dalla pervicacia, dalla capacità d’interagire e collaborare con gli altri.

Condizioni quasi del tutto assenti nella somministrazione di test quantitativi, astratti e anaffettivi, quanto mai lontani dalla ricchezza della vita e dalla singolarità degli individui. Test che, nella loro apparente neutralità, nascondono lo svantaggio ambientale, sociale e culturale, che determina più di ogni altro condizionamento l’insuccesso scolastico prima e lavorativo poi.

3 febbraio 2014

Genitori ed insegnanti a confronto con Educatori e Psicoanalisti: Geni Valle, Stefano Ciccone, Loredana Lipperini, Gianni De Domenico.



"Cosa vuol dire essere genitore?", "Come si insegna l'identità sessuale?" "Cosa vuol dire crescere in periferia?" "Quanto influisce la Tv nell’educazione dei bambini?" Queste sono alcune delle domande a cui Zeroviolenzadonne ONLUS cercherà di rispondere incontrando i genitori e gli insegnanti di alcune Scuole materne ed elementari, con il progetto "Gli adulti imparano, gli adulti insegnano la relazione tra uomini e donne" reso possibile grazie all'Otto per Mille della Tavola Valdese.  Il Corso prevede 5 incontri in ogni Scuola di due ore ciascuno.

Il Corso prevede 5 incontri di due ore in 4 Istituti Comprensivi di altrettante periferie romane: Istituto Via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca, Istituto Via del Rugantino a Torre Maura, Istituto Via del Casale di Finocchio a Finocchio, Istituto Via dei Sesami a Centocelle.

Sempre più spesso infatti gli adulti si ritrovano impreparati a dare una risposta alle domande dei bambini e degli adolescenti legate alla definizione della propria identità affettiva e sessuale, ai pregiudizi e alle discriminazioni ad essi collegati.
I mutamenti profondi della famiglia hanno comportato una trasformazione delle relazioni tra i sessi, e i ruoli materni e paterni spesso non sono così distinti e caratterizzanti. Lo sviluppo culturale e tecnologico inoltre ha modificato profondamente il comportamento umano.

Scopo del progetto quindi è formare gli adulti perché educhino i bambini e le bambine a comprendere la propria identità come strumento principale di riconoscimento dell'altro per una cultura del rispetto delle diverse appartenenze di genere, delle scelte affettive e sessuali. In particolar modo quando trasmesse dai media e dalle pubblicità.
Il Corso inoltre svolgerà un'azione di informazione sui temi della violenza contro le donne, i bambini e le bambine, tra i maggiori fattori di disgregazione sociale.

"La genitorialità si manifesta soprattutto come disposizione psicologica e non consiste solo nel desiderio di avere figli, ma anche nella capacità di crescerli in modo adeguato" - dice Monica Pepe, coordinatrice del progetto e curatrice del sito Zeroviolenzadonne.it.
Il progetto ha anche lo scopo di fornire un sostegno al contesto educativo laddove bisogna accogliere i dubbi e le paure dei bambini e degli adolescenti e aiutarli a sviluppare la propria identità personale, affettiva e sessuale.

Istituto Via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca, Istituto Via del Rugatino a Torre Maura, Istituto Via del Casale di Finocchio a Finocchio, Istituto Via dei Sesami a Centocelle: queste le Scuole e le periferie romane.
"Ci sembrava prioritario intervenire dove le differenze sociali sembrano accorciate dal consumo e dalla tecnologia, ma di cui in realtà non si parla più - conclude Monica Pepe - mentre persistono situazioni critiche e di disagio aggravate dalla crisi culturale e di valori che il Paese vive da anni".

Gli argomenti e i relatori del Corso sono:
- Individuo e identità di genere nel processo educativo dei genitori, Geni Valle (psicoanalista A.I.Psi.)
- Sentimenti e Sessualità: il rimosso dell'educazione scolastica, Stefano Ciccone (genetista, Maschile Plurale)
- Maschio e femmina, adulto e bambino nel processo educativo formativo, Geni Valle (psicoanalista A.I.Psi.)
- Media e linguaggio del corpo, Loredana Lipperini (scrittrice)
- La città dei bambini nella mente degli adulti, crescere e vivere in periferia, Gianni De Domenico (educatore)


Circolo Mario Mieli
23 01 2014

Gli interventi contro il bullismo omofobico messi in campo dall’Assessorato alla Scuola del Comune di Roma vanno nella giusta direzione di informare e offrire strumenti di conoscenza e contatto diretto agli studenti romani.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, così come altre associazioni romane, è presente da anni in diverse scuole romane con progetti, sia autofinanziati che sostenuti dalle istituzioni, e con approcci che hanno sempre incontrato il positivo riscontro di studenti, insegnati e famiglie. Si tratta di programmi presenti in tutti i Paesi europei che solo da noi continuano a suscitare scandalo o reazioni scomposte delle destre, degli integralisti e di associazioni di famiglie cattoliche.

A tutti costoro ricordiamo che, contrariamente a quanto avviene per altre minoranze, le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans non sempre nascono e crescono in contesti familiari accoglienti e positivi nei confronti del loro orientamento sessuale e identità di genere e, quindi, reazioni scomposte e strumentali come quelle della presidente del Forum delle Associazioni Familiari Emma Ceccarelli sono lì a dimostrare come tanto ci sia da fare per sconfiggere l’omofobia proprio all’interno delle famiglie.

Invitiamo tutte queste associazioni ad abbandonare posizioni pregiudiziali e ideologiche e a confrontarsi su questi temi con apertura e disponibilità.

“Sarebbe bello che anche le famiglie delle scuole  coinvolte nel progetto contro il bullismo omofobico del Comune di Roma vi vedessero un’occasione di crescita e di confronto positivo e non un rischio o un pericolo” dichiara Andrea Maccarrone presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. “Il rispetto per le diversità, il dialogo, la conoscenza sono sempre delle risorse per gli studenti. Inoltre, proiettando le statistiche sulla popolazione studentesca è credibile che almeno il 10% degli studenti sia omosessuale o trans, magari all’insaputa di familiari e amici, e interventi che mirano a contrastare il bullismo omofobico accrescono la consapevolezza aiutando loro, i compagni di classe e tutte le famiglie ad affrontare al meglio il difficile periodo dell’adolescenza evitando i gravi rischi che omofobia e transfobia  comportano proprio in quella età”.

Il Circolo Mario Mieli è disponibile ad organizzare incontri con le associazioni familiari che siano davvero interessate a conoscere e a confrontarsi con la nostra esperienza, andando oltre i pregiudizi e le diffidenze reciproche e superando approcci ideologici e integralisti che sicuramente non risultano utili, soprattutto al benessere dei più giovani che dovrebbe stare a cuore a noi tutti.

L'idea di punire più severamente le violenze su donne, omosessuali e immigrati sembra mossa da un intento educativo nei confronti delle memntalità discriminatorie sessite, omofobe e xenofobe e, insieme, da una concezione della pena intesa come deterrente. ...

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