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Abbatto i muri
24 07 2015

Non si tratta a questo punto di capire chi è colpevole o innocente, perché a tanto pensano i giudici e questo non è un tribunale. Si tratta di capire cosa muove questa vicenda, quali paure, le une contro le altre, che genere di dinamiche mette in moto e che tipo di persone sono attratte da questa discussione.

Intanto serve pensare che parliamo di persone, tutte quante. La prima investita da una serie di accuse e rimbrotti moralisti che di certo non c’entrano con la faccenda in se. I secondi che in questi giorni vengono strenuamente difesi da persone dalle quali probabilmente neppure si sentirebbero rappresentati. Sessisti, gente che approfitta per buttarsi nella mischia e avere qualcuno da linciare, maschilisti che non vedono l’ora di dare della zoccola a qualcuno e poi gente ideologicamente schierata che non difende loro quanto la possibilità che si possa sottrarre legittimità ad una discussione che riguarda la cultura dello stupro. Non esiste, dicono. E’ un’invenzione delle femministe. Le donne sono responsabili delle proprie azioni e se escono per pulleggiare allora si buscano le conseguenze.

Allora capite come la discussione esula dal fatto in se’, proprio come ho sempre scritto, e diventa pretesto per segnare un limite che riguarda anche me. Non solo. E’ un limite che riguarda tutti perché per come è stata trattata tutta questa faccenda possiamo dire che i pregiudizi sono stati la chiave di lettura in ogni caso. Che i ragazzi siano stati condannati o assolti si iniziò col dire che si trattava di mostri, con interessi sanguinolenti, con chi amava fare film splatter, con scene di violenza, e chi può esserci più violento di uno che rappresenta in un film la violenza? Come dire che Dario Argento è un serial killer e chi fa film d’amore invece è tanto una brava persona.

Stereotipi moralisti. Gli stessi che hanno riguardato lei, l’accusatrice: vita non lineare, bisessuale, con le mutande rosse, sessuata, attrice di film splatter, frequentatrice di seminari sul sesso, priva di pudore. Sostanzialmente indecorosa. In giro leggi di uomini incazzati con le donne per altre questioni, chissà quali, che le insultano chiunque e inibiscono il dissenso e la critica, minacciando querele a nome degli assolti (e vi giuro che non si può fare), istigando loro a fare giustizia per il branco maschile che a questo punto esige di essere rappresentato per una vendetta di genere, contro le donne e contro le femministe, tutte.

In realtà in pochi casi leggo un po’ di disinteressata empatia nei confronti di queste persone coinvolte, in vario modo, in una vicenda più grande di loro. Lei imprigionata per sette anni in una condizione pessima, così come la descrive nella sua lettera, e loro di punto in bianco a guardare da vicino come sono fatte le patrie galere e con il terrore di vedersi rinchiusi lì per molto tempo. Comunque la vediate si tratta di una vicenda umana, in cui ciascun@ racconta la propria ferita con una verità processuale che, sebbene non si possa mettere in discussione, non è detto corrisponda alla verità in quanto tale, fatta di complessità e di sfumature che per esigenza di appiattimento in una delle due pose dicotomiche, bianco o nero, vengono ignorate.

Questo è ciò che dice la ragazza, il suo avvocato, tante persone che in questi giorni si sono schierate e che organizzano campagne di sensibilizzazione, una manifestazione il 28 luglio a Firenze, una richiesta parlamentare di indagine alla Procura per capire perché hanno fatto scadere i termini per presentare ricorso in cassazione, comunicati stampa dei centri antiviolenza e poi critiche arrivate per il moralismo di cui sembrano fatte le motivazioni della sentenza e le parole di chi tenta di spiegare alcuni dettagli specificati nella sentenza.

Qualcuna dice che una persona con un trauma non sarebbe in grado di dare un ordine coerente alla propria storia, in special modo se l’ha vissuta da ubriaca. Qualcun’altr@ dice che se la ragazza, il giorno dopo la vicenda, dunque dopo diverse ore dall’accaduto, ancora risultava con un o.8 di alcool nel sangue sette o dieci ore prima significa che ne aveva molto di più. Che lei fosse in grado di difendersi in quelle condizioni sembrerebbe poco credibile. E poi c’è che parlarne con certi toni nutre soltanto l’esigenza di certuni da pornografia della notizia, come se il mondo volesse celebrare un altro processo fuori, sui social network, così persi a valutare i punti della sentenza, come se tutti fossero perfetti giuristi o criminologi, invece che produrre analisi sociologiche che possano valutare la ricaduta sociale che ha su tutti e tutte.

Le voci contro parlano di mille bugie, contraddizioni, del fatto che lei non fosse ubriaca ma capace di connettere, rispondere a chi la interpellava e perfino di tornare a casa sulle proprie gambe. La sentenza elenca punti di distanza tra la versione dell’accusa e quella della difesa. Incongruenze, menzogne. Una memoria non fedele dei fatti. Un settimo ragazzo che non si trovava neanche lì, e così si sommano gli elementi che hanno portato i giudici all’assoluzione dei sei.

Quello che non si capisce, a prescindere dalla sentenza, è perché mai vi sia chi non riconosce il tono moralista del quale parrebbe intrisa. La spiegazione la trovo nel senso di alcune discussioni. Gli uni contro le altre armat*, dietro diverse barricate. Uomini che parlano del terrore di essere denunciati e finire in galera solo sulla base della parola di lei e donne che affermano di non essere mai credute e che non vogliono denunciare proprio perché voglio evitare di finire – loro stesse – sotto processo. Uomini che temono di poter essere soggetti a una morale “nobile” che difende le donne dalla violenza e che imputa reati sulla spinta di molle emozionali. Donne che ricordano le mille volte in cui sono state chiamate puttane, zoccole, troie, e che ricordano quanto sia difficile per noi attraversare una strada senza dover giustificare la minigonna, o subire una molestia, uscire fuori la sera, da sole, senza temere nulla di male e godere di una sana vita sessuale senza dover dare spiegazioni a nessuno. Donne che a volte si schierano con una deriva istituzional/giustizialista che non dovrebbe riguardarci.

Gli uni evitano di riconoscerci la ricerca di una libertà che ci è dovuta e le altre non colgono il fatto che di là, arroccatissimi dietro una montagna di pregiudizi, stanno uomini paurosi, che da queste vicende leggono finali da film dell’orrore. Si immedesimano, inevitabilmente, nella vita di quei ragazzi e chi non lo fa, da uomo, è spesso perché ha un atteggiamento paternalista, non libertario, nei confronti delle donne e dunque approfitta della discussione per tutelarle e trovare gratificazione cavalleresca per il proprio ego.

Le altre si immedesimano nella ragazza, perché chi tra noi non ha avuto almeno una esperienza di violenza? Chi non ha mai subito una molestia? Chi non si è mai sentita privata della libertà di essere, fare, vestire come si vuole? Ed è inevitabile che si leggano le questioni con parzialità e in senso proiettivo e in tutto ciò si alimenta ancora una cultura che gira che ti rigira in realtà non sconfigge i pregiudizi ma li legittima o per raccontare, in modo stereotipato e sessista, che tutte le donne mentono o per dire, generalizzando, che tutti gli uomini sono potenziali stupratori a meno che non si comportino da cavalieri.

Capite allora che la discussione necessaria, quella sulla cultura da cambiare, affinché sia più semplice vivere la sessualità e la propria vita senza giudizi esterni e senza subire cacce alle streghe, viene semplicemente soppiantata da un rumore di fondo in cui diverse tifoserie evitano di ascoltare davvero e intendono soltanto portare la ragione dalla propria parte.

La battaglia contro il moralismo per me è assolutamente necessaria, ché se non si fa quella, allora, ditemi, per cosa esattamente vi state battendo?

laglasnost

Femminismo a Sud
10 06 2014

Donne e bambini sgomberati a Firenze giovedì occupano un altro spazio. Ecco la comunicazione del Movimento di Lotta per la Casa:

Stamattina nuova occupazione delle ormai ex occupanti di via Pier Capponi, dopo lo sgombero di giovedì scorso, di seguito il comunicato del Movimento di Lotta per la casa:

Le donne sgomberate giovedì hanno occupato stamattina un albergo sfitto dal 1999 in via bardazzi n.4, angolo con via baracca in zona novoli.

Piu di cento occupanti e famiglie sfrattate a sostenerle in presidio. Se le istituzioni non hanno niente di meglio da offrire che strutture umilianti e disciplinari, sta a noi riprenderci un pezzo della ricchezza sociale di cui siamo espropriati…

Per riconquistare nella lotta la dignitá negata da un servizio sociale che colpevolizza le povertá.

Le donne occupanti si sono rifiutate di “aspettare subendo” nella speranza di accedere in futuro a qualche briciola di welfare distribuita nei famosi “percorsi” dei servizi sociali. Per questo si sono riprese il proprio diritto alla casa, dimostrando di non essere spaventate nemmeno dall’esercito di polizia schierato giovedì per sgomberarle.

Un esempio di coraggio e dignitá per tutte e tutti.

la Repubblica
09 05 2014

Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l'idraulico. Sono arrivati a lui grazie all'intuizione di un agente e alle testimonianze di alcune prostitute.

"Sono finito. Ormai non mi salva nessuno", così, una mano sulla fronte, seduto in un ufficio della questura. Riccardo Viti, idraulico di 55 anni, è stato arrestato questa mattina all'alba, nella sua casa di Firenze non lontano dall'ospedale di Careggi. Secondo la polizia sarebbe lui il maniaco delle prostitute che ha ucciso Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta per le sevizie, sotto un viadotto dell'Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città.

Parlano i vicini: "E' un tipo strano"

Questa mattina gli investigatori della squadra mobile hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un minivan bianco parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell'uomo lavora all'ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell'ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

Viti, interrogato in questura e ha confessato davanti al pm Paolo Canessa che ha coordinato le indagini su questa vicenda che comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.

Sono in corso anche gli accertamenti per verificare la corrispondenza dei dati biologici con le tracce del Dna isolate dal Racis dei Carabinieri in alcuni precedenti casi simili, dove le vittime erano sopravvissute. All'identificazione dell'uomo, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte da numerose prostitute che si sono imbattute in questa persone. La pista che ha portato a Viti sarebbe stata imboccata grazie a un agente delle volanti che dopo l'omicidio di Cristina Zamfir, lo scorso 5 maggio, si è ricordato di un intervento effettuato un anno fa per una lite fra un cliente e una prostituta in cui il cliente era a bordo di un minivan bianco, un Doblò.

Laura Montanari, Luca Serranò, Gerardo Adinolfi


La Repubblica
07 05 2014

FIRENZE . Un maniaco che ha colpito almeno 7 volte in 8 anni tra Prato e Firenze, legando e seviziando le sue vittime. In un caso, domenica sera, fino alla morte. «Era italiano, tra i 50 e i 60 anni, grasso, con pochi capelli». Una prostituta ieri pomeriggio in questura ha raccontato la sua notte con l’assassino della donna “crocifissa” ad Ugnano: «Era tranquillo, ma quando scendemmo dall’auto diventò una bestia. Mi fece spogliare e mi legò con le braccia incrociate davanti al viso, in piedi». La donna fu seviziata con un legno. Un’altra lucciola, che si rifiutò di salire in macchina, ha spiegato: «Aveva gli occhi di ghiaccio. Frequentava spesso il parco delle Cascine».

Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Andrea Cristina Zamfir, che aveva una figlia piccola e viveva a Sesto Fiorentino con lei e il compagno, gli investigatori coordinati dal pm Canessa sono certi di essere di fronte a un maniaco seriale. Oltre a straziare le vittime a Ugnano, alla periferia del capoluogo, dove sono stati denunciati tre casi (nel 2006, nel 2013 e domenica notte) e altri vengono riferiti dagli abitanti, agiva a Prato. La mobile di quella città indaga su 4 episodi, del 2009, 2011, 2013 e di quest’anno. Le vittime, sempre legate con nastro adesivo e seviziate, sono state portate tutte nello stesso luogo, nel comune di Calenzano. Certamente tante prostitute non hanno denunciato le violenze, quindi i casi possono essere di più.

Non avrebbe invece niente a che fare con questo maniaco la persona che nel 2007 seviziò una lucciola nel campo delle Bartoline alle porte di Firenze, lo stesso dove nel 1981 il mostro aveva ucciso due giovani.

In alcuni casi, tra cui l’ultimo, il maniaco ha usato scotch dell’ospedale fiorentino di Careggi. Mentre si fanno verifiche su varie persone, una in particolare per un episodio nel Pratese, si preparano accertamenti tecnici. In tre casi, uno a Prato e due a Firenze, sono state trovate tracce di Dna "altamente compatibile". Si farà l’esame genetico ad alcuni sospetti.

Una festa per imparare a non avere paura della normalità. Può sembrare un paradosso, eppure è quanto accadrà oggi a Firenze dove centinaia di famiglie omogenitoriali si vedranno per dare vita alla prima festa nazionale delle famiglie arcobaleno. ...

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