In passato, da Scelba al G8 di Genova, tutte le volte che questo è accaduto ci sono stati morti. Negli ultimi anni si è assistito a una nuova escalation da parte dei vari governi, incluso quello di Renzi (si pensi al suo discorso di radicale sfida ai sindacati), che induce a pensare che si voglia usare ancora una volta le maniere forti per controllare la piazza
Domenico Lusi, Pagina99 ...
Il Manifesto
01 08 2014

La “macelleria messica” alla scuola Diaz di Genova, a conclusione delle tragiche giornate del luglio 2001, quella definita da tutti come la più grande violazione dei diritti uman dalla seconda guerra mondiale costa solo pochi mesi di sospensione i funzionari di polizia responsabili.

Due anni dopo la sen­tenza di Cas­sa­zione che aveva con­dan­nato, salvo per i reati caduti in pre­scri­zione, i poli­ziotti respon­sa­bili della «macel­le­ria mes­si­cana» alla scuola Diaz di Genova, nel luglio del 2001, in occa­sione del G8, la com­mis­sione disci­pli­nare della corte d’Appello del capo­luogo ligure, ha sta­bi­lito una sospen­sione per una tren­tina dei poli­ziotti con­dan­nati o respon­sa­bili di reati durante il G8 genovese.

Sospen­sioni da tre a sei mesi, a seconda del «grado di respon­sa­bi­lità», una baz­zec­cola, per i fun­zio­nari che, aventi il ruolo di poli­zia giu­di­zia­ria, hanno anche orga­niz­zato e attuato l’attacco alle per­sone all’interno della scuola Diaz di Genova.

Pro­prio la spe­ci­fi­cità del ruolo di «poli­zia giu­di­zia­ria» ha per­messo di evi­tare la sospen­sione all’ex capo dello Sco Fran­ce­sco Grat­teri e all’ex vice­capo dell’Ucigos Gio­vanni Luperi (entrambi con­dan­nati a 4 anni di reclu­sione). Esclusi anche tutti quelli che nel frat­tempo sono andati in pen­sione, com­preso l’ex capo del VII nucleo del reparto mobile di Roma Vin­cenzo Can­te­rini, i cui uomini, «i Can­te­rini boys», fecero mate­rial­mente l’irruzione nella scuola Diaz, orga­niz­zata per sco­vare fan­to­ma­tici black bloc nella sede dive­nuta media cen­ter durante il G8. La com­mis­sione di disci­plina che ha sta­bi­lito le sospen­sioni, è com­po­sta da due magi­strati e da un fun­zio­na­rio del Viminale.

Si tratta di una nuova, enne­sima e forse con­clu­siva, tappa giu­di­zia­ria degli eventi del G8 di Genova, nel luglio del 2001. Al cen­tro delle vicende giu­di­zia­rie post ver­tice, negli anni, ci sono stati tre pro­ce­di­menti prin­ci­pali: il primo con­tro i mani­fe­stanti accu­sati di «deva­sta­zione e sac­cheg­gio»; un reato che non veniva uti­liz­zato dall’epoca post seconda guerra mon­diale e che dal G8 in avanti è diven­tato il gri­mal­dello giu­di­zia­rio con­tro ogni movi­mento sociale; il secondo pro­ce­di­mento era con­tro i fun­zio­nari di poli­zia respon­sa­bili dell’irruzione e dei pestaggi alla scuola Diaz.

Non solo vio­lenze, per­ché tra i reati di cui furono accu­sati i poli­ziotti — com­presa tutta la catena di comando fati­co­sa­mente rico­struita dai pm, a causa della poca col­la­bo­ra­zione delle forze dell’ordine — ci fu anche il falso e la calun­nia, a causa del ritro­va­mento nella scuola Diaz, delle due bot­ti­glie molo­tov (false, per­ché tro­vate nei giorni prima nei pressi di corso Ita­lia) da cui nac­quero tutta una serie di altri prov­ve­di­menti, nei quali venne tirato den­tro anche l’ex capo della poli­zia Gianni de Gen­naro (accu­sato di inci­tare alla falsa testi­mo­nianza durante i processi).

Infine il terzo pro­ce­di­mento prin­ci­pale, quello rela­tivo alle vio­lenze e alla tor­ture subite dai ragazzi e dalle ragazze arre­state e por­tate nel com­plesso della caserma di Bol­za­neto (tra i con­dan­nati ci sono anche medici). Dal 2001 molti altri pro­ce­di­menti sono stati svolti, su fatti di strada, sin­gole denunce, men­tre è man­cato il pro­cesso che avrebbe dovuto fare luce sull’evento più tra­gico di quelle gior­nate, vale a dire l’omicidio di Carlo Giu­liani in piazza Ali­monda, giunto al ter­mine di una dina­mica di scon­tri, comin­ciata con una carica dei cara­bi­nieri ad un cor­teo autorizzato.

Tutti i fun­zio­nari di poli­zia con­dan­nati per i fatti del G8 sono stati inter­detti dai pub­blici uffici per 5 anni, ma que­sta deci­sione della corte d’appello di Genova costi­tui­sce la prima vera e pro­pria san­zione «interna» nei loro confronti.

La Repubblica
22 07 2014

A 13 anni di distanza dal G8 di Genova, nel corso del quale venne ucciso Carlo Giuliani, ricordato proprio domenica in piazza Alimonda e diverse centinaia di persone furono ferite dalle forze di polizia, Amnesty International Italia ricorda che, nonostante alcune importanti sentenze, continuano a mancare scuse e assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel luglio 2001 e si fanno ancora attendere riforme indispensabili, quali l'introduzione del reato di tortura e dei codici d'identificazione per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico e altre misure finalizzate a una maggiore trasparenza dell'operato delle forze di polizia.

Intanto il Comitato Verità e Giustizia per Genova, promosso da alcune delle vittime delle violenze con amici e parenti nel 2002, ha annunciato il proprio scioglimento perchè ritiene "di aver assolto fino in fondo gli scopi prefissi: testimoniare, documentare, sostenere le parti civili nei processi e gli avvocati. Questo scioglimento per noi equivale al compimento della missione che ci eravamo dati". Ma non tutto è risolto, infatti: restano da istituire una commissione parlamentare, consentire l'identificazione del personale di ordine pubblico e definire norme contro le tortura.

Mentre Amnesty segnala che le sentenze hanno riconosciuto che a Genova, nel 2001, furono commesse gravi violazioni dei diritti umani, e alla lentezza dei procedimenti, si sono accompagnati l'esiguo numero dei funzionari dello Stato condannati e la levità delle pene inflitte, quasi mai eseguite a causa della sopravvenuta prescrizione. "Un osservatore neanche troppo distratto potrebbe farsi l'idea che a Genova, 13 anni fa, non sia successo niente di grave. E' vero il contrario, ma l'assenza di collaborazione delle istituzioni e le gravi e perduranti lacune legislative hanno impedito di rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8" dichiara Antonio Marchesi.

Il 5 gennaio scorso il Tribunale di sorveglianza di Genova ha disposto gli arresti domiciliari per tre funzionari di polizia che avevano posizioni di comando la notte dell'irruzione alla scuola Diaz. Il 1 luglio, il procuratore regionale della Corte dei Conti di Genova ha chiesto a cinque funzionari di polizia un risarcimento di un milione e 120.000 euro per il danno d'immagine procurato dalla "vile aggressione" a un manifestante di fronte alla Questura del capoluogo ligure. "Segnali importanti. Tuttavia, fino a quando le autorità italiane non predisporranno meccanismi efficaci per prevenire la tortura, l'uso eccessivo della forza e altre violazioni dei diritti umani, il rischio che possa riprodursi qualcosa di simile a quanto accaduto a Genova 13 anni fa non può dirsi scongiurato" conclude Marchesi.

Per cercare un confronto su questi temi, Amnesty ha scritto oggi ad Alessandro Pansa, Leonardo Gallitelli e Saverio Capoluogo, rispettivamente Capo della Polizia, Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri e Comandante generale della Guardia di Finanza.

Da una parte cittadini che manifestano, dall'altra esponenti delle istituzioni che rappresentano anche quei cittadini, e che sono chiamati a tutelare l'incolumità di tutti: anche dei manifestanti. ...
"Ha effettuato egli stesso visite mediche di primo ingresso con modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignità della persona visitata; ha in particolare costretto le persone di sesso femminile a rimanere nude anche alla presenza di uomini, a venire osservate nelle parti intime e a girare più volte su se stesse, così sottoponendole ad una forte e grave umiliazione fisica e morale". ...

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