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A subire la decisione del Tribunale di sorveglianza sono Spartaco Mortola, che allora dirigeva la Digos di Genova (deve scontare otto mesi), Giovanni Luperi, ex dirigente dell’Ucigos ora in pensione (deve scontare ancora un anno) e Francesco Gratteri
 
“Meglio tardi che mai. Dopo quasi dodici anni dai fatti, due giorni fa, il 31 dicembre, tre dei poliziotti più alti in grado presenti a Genova durante il G8 del 2001 sono stati arrestati per la ‘macelleria messicana’ della notte della Diaz”. Lo sottolinea in una nota Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum nel luglio 2001, riferendosi agli arresti domiciliari comminati a Spartaco Mortola, Giovanni Luperi e Francesco Gratteri la sera di S.Silvestro.

Ai tre, scrive Agnoletto, “è stata rifiutata la richiesta di essere inviati ai servizi sociali“. “Non sono poliziotti qualunque, già nel 2001 ricoprivano incarichi di massima importanza ricorda Agnoletto-: il primo capo della Digos genovese, il secondo ex dirigente dell’Ucigos e Francesco Gratteri era il numero tre della polizia italiana con la non velata aspirazione di diventarne il capo. Nei lunghi anni del processo, mentre i magistrati li inquisivano, le loro carriere progredivano vertiginosamente di promozione in promozione con il beneplacito del governo di turno e con il silenzio del Parlamento; nessuno nella polizia, come nel governo, ha mai sentito la necessità, nemmeno dopo le condanne di primo e secondo grado, di rimuoverli dai loro incarichi”.

Anche per queste ragioni, scrive ancora Agnoletto, “la decisone dei magistrati è di estrema importanza ed è stata possibile proprio per l’indipendenza dal potere politico che l’attuale Costituzione garantisce alla magistratura. Certo, agli arresti domiciliari resteranno per pochi mesi, gran parte della pena è stata cancellata dal provvidenziale indulto del 2006 ed altri mesi verranno cancellati dalla buona condotta, ma le decisione dell’ultimo dell’anno prova, tra mille difficoltà, a ribadire un principio fondamentale: non ci sono zone franche, non ci sono impunità garantite dalla divisa che si indossa. Le vittime della violenza perpetrata dagli uomini in divisa la notte della Diaz stanno ancora aspettando da dodici anni una parola di scuse dalle nostre istituzioni; che finora – conclude la nota – non c’è stata”.

G8 Genova: risarcimento beffa per uno dei pestati della Diaz

  • Martedì, 19 Novembre 2013 10:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio repressione
19 11 2013

Ad un manifestante tedesco andranno quindicimila e 500 euro: il giudice ha usato le tabelle degli incidenti stradali.
Primo risarcimento in sede civile per le violenze alla Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Un manifestante tedesco ha ottenuto 15.500 euro, ma la sentenza con la quale i giudici hanno stabilito la cifra fa già discutere. Infatti, le botte della polizia sono state valutate alla stregua di un incidente stradale.

Il manifestante, che non si era costituito come parte offesa nel processo penale, aveva chiesto attraverso il suo legale Carlo Malossi di Modena un risarcimento di oltre 200 mila euro, ma il giudice della seconda sezione civile Paolo Gibelli, pur accogliendo sostanzialmente le richieste per il danno biologico, ha fissato in 12 mila euro il risarcimento, adottando i parametri recenti fissati dalla legge Balduzzi e non quelli cosiddetti della "Tabella di Milano" che stabilisce parametri assai più alti.

Inoltre, per la calunnia e l'ingiusta detenzione il risarcimento è di soli 3.500 euro, ben poca cosa se si considera che gli arrestati della Diaz erano accusati di reati pesantissimi, "incastrati" da prove false appositamente fabbricate dalla polizia.

Nei giorni scorsi sono state depositate le prime sei cause civili da parte di altrettanti manifestanti che si erano costituiti al processo penale conclusosi con la condanna in Cassazione degli alti funzionari di polizia.

“L’umiliazione dei cittadini continua – scrive in una nota il Comitato Verità e Giustizia per Genova, che da 12 anni sostiene la battaglia delle vittime della “macelleria messicana” – Prima dipendenti dello stato ti pestano a sangue, rischiando di infliggerti lesioni letali, poi ti arrestano costruendo prove false e mentendo all’opinione pubblica, subito dopo il presidente del consiglio in conferenza stampa internazionale ti addita come eversore e violento; e ora, a ben dodici anni di distanza dai fatti, una volta finiti i processi, una volta smontato il castello di menzogne, una volta chiaro al mondo che 93 cittadini furono letteralmente calpestati nel corpo e nello spirito, ecco il risarcimento: 15mila euro, rispetto ai 200 mila richiesti nel primo giudizio civile intentato da uno dei malcapitati ospiti della scuola Diaz, trasformata la notte del 21 luglio 2001 in una sorta di tonnara”


Valerio Onida: «C’è stata la violazione della Convenzione Europea». Lo Stato deve rispondere per la mancanza del reato di tortura, il ritardo dei risarcimenti nei confronti dei danneggiati e la mancata sospensione dei pubblici ufficiali.

Sono passati 12 anni dal G8 di Genova, quando nella caserma di Bolzaneto 150 fermati hanno subito da parte di pubblici ufficiali violenze fisiche e psicologiche. In quelle giornate di luglio 2001, mentre arrivavano più di 300mila manifestanti da tutto il mondo, uno stabile della caserma di Bolzaneto, sede del reparto mobile della polizia di Genova, era stata trasformata in istituto penitenziario provvisorio: un punto di smistamento dei fermati del G8, dove i manifestanti sarebbero dovuti velocemente passare solo per il foto-segnalamento e la visita medica.

Ma, invece di poche ore, i fermati sono rimasti anche due giorni, subendo maltrattamenti da parte di poliziotti, guardie penitenziarie e personale medico. Di questi pubblici ufficiali solo una quarantina sono stati identificati e per questo processati. 4 gli assolti, 7 i condannati penalmente; per gli altri imputati i reati penali sono caduti in prescrizione e sono stati dichiarati responsabili dei fatti ai soli fini civili, quindi condannati al risarcimento danni nei confronti delle vittime.Per queste condotte criminose, la Cassazione ha condannato anche i ministeri dell’Interno e della Giustizia al risarcimento. Secondo la legge avrebbero dovuto cominciare a pagare sin dalla sentenza di primo grado, 5 anni fa, ma così non è andata. Infatti, solo a fine settembre di quest'anno il ministero dell’Interno ha comunicato che si inizierà con il risarcimento di 31 parti offese, le uniche 31 che hanno fatto ricorso alla Corte Europea. Per gli altri non c'è ancora niente di ufficiale.

Nonostante per il processo di Bolzaneto la Corte di Appello parli di “trattamenti inumani e degradanti o azioni di tortura” che esprimono “il massimo disonore di cui può macchiarsi la condotta del Pubblico Ufficiale”, la tortura non è perseguibile come reato, perché nell'ordinamento penale italiano non esiste. Dopo aver raccolto il ricorso dei manifestanti, e in base ai termini dell'articolo 3 della Convenzione Europea che l'Italia ha ratificato nel 1955, ora è proprio la Corte Europea dei diritti umani a chiedere ufficialmente informazioni sull'adeguatezza delle sanzioni previste dalla legge italiana nei casi di tortura e di trattamenti inumani o degradanti.

Inoltre uno degli standard richiesti dalla Corte Europea è la sospensione dei pubblici ufficiali in corso di processo. Ad oggi, invece, le istituzioni non si sono ancora pronunciate su eventuali procedimenti disciplinari. Al contrario, come denunciano gli avvocati delle parti civili, alcuni di quegli ufficiali oggi condannati sono stati anche promossi negli anni. Anche di questo lo Stato dovrà rispondere alla Corte Europea per i diritti umani.
Le giornate del G8 di Genova hanno dato seguito ad altri processi e quello di Bolzaneto non è l'unico procedimento in cui sono stati coinvolti membri delle Forze dell'ordine: la Cassazione ha confermato le condanne per le violenze della polizia durante l’irruzione alla scuola Diaz Pertini, mentre è stato archiviato il procedimento penale nei confronti del carabiniere che ha sparato a Carlo Giuliani.

Il processo per devastazione e saccheggio, per cui 10 manifestanti sono stati condannati lo scorso anno, vedrà l’ultima battuta domani (13 novembre), quando verrà valutata la concessione delle attenuanti per 5 di loro. Il reato prevede comunque pene che vanno dai 6 ai 15 anni di reclusione, che i manifestanti stanno già scontando.

Giovedì 3 ottobre si torna a Genova

  • Giovedì, 03 Ottobre 2013 13:07 ,
  • Pubblicato in Flash news
10x100.it
03 10 2013

Giovedì 3 ottobre si torna a Genova. Si torna a Genova per un processo d'Appello che potrebbe concludere tutta la fase processuale che è seguita alle manifestazioni del G8 di Genova del 2001. Alla sbarra ancora i manifestanti che dopo la sentenza definitiva di Cassazione dello scorso 13 luglio sono stati condannati per i reati di devastazione e saccheggio. Per 5 di loro infatti, il prossimo 3 ottobre la Corte d’Appello di Genova dovrà valutare la concedibilità o meno dell’attenuante di pena dell’aver agito per «suggestione della folla in tumulto».

Nel frattempo, Marina, Alberto e Gimmy sono ancora in carcere mentre Ines è ai domiciliari.

Sono anni, questi, in cui la magistratura usa sempre con maggior frequenza gli strumenti normativi del codice Rocco, retaggio del regime fascista quali ad es. i reati di devastazione e saccheggio o quelli di attentato accanto all'arsenale normativo che si è andato via, via ampliando dal settembre 2001.

Proprio in questo mese di ottobre, a Roma, inizierà il più corposo dei processi per i fatti del 15 ottobre 2011, 18 imputati dovranno rispondere di reati molto gravi tra i quali devastazione e tentato omicidio; sempre per i fatti del 15 ottobre 2011 altre 7 persone sono già state condannate in primo grado per devastazione. Senza contare le decine e decine di processi a carico dei Notav che quotidianamente lottano contro la militarizzazione e la devastazione di un territorio minacciato da un’opera inutile imposta contro la volontà di chi la Valle la abita e non solo.

A 11 anni dai fatti del g8 di Genova a fronte dei dieci capri espiatori che sono stati condannati fino a 15 anni di carcere per devastazione e saccheggio, si contano: 222 procedimenti archiviati per violenze e torture commesse in strada da appartenenti alle forze dell’ordine, non è stato possibile identificare gli autori delle violenze; oltre 300 appartenenti alla polizia che sono entrati alla scuola Diaz ed hanno partecipato a quel massacro, sono rimasti fuori dal processo, non è stato possibile identificarli anche per gli ostacoli frapposti all'indagine dalla stessa polizia; gli appartenenti alle forze dell’ordine sono stati condannati per le violenze e le torture inflitte ai manifestanti a pene molto contenute e e per molti dei condannati i processi si sono prescritti. Alcuni di loro, ancora in servizio, hanno continuato a reiterato violenze e stupri. E poi ci parlano di poche mele marce.

Non è stato possibile, sempre per la reticenza degli imputati nei processi e dei protagonisti politici in sede di commissione d’indagine parlamentare, risalire lungo la catena di comando fino ad individuare i responsabili politici, i mandanti, di queste mattanze. Lo sappiamo lo Stato non processa se stesso. Ciononostante è facile indicarli, quei responsabili, nei soggetti che all'epoca avevano responsabilità di governo e, non potrebbe essere diversamente.

Per noi Genova non è finita e non finirà questo 3 ottobre. Continueremo a portare nelle aule dei tribunali la solidarietà alle ed agli imputati e, continueremo ad occupare le piazze ed a ribellarci contro lo stato di cose presenti. La solidarietà è un’arma, continuiamo a sostenere anche economicamente gli imputati e le imputate per genova 2001 e per i fatti del 15 ottobre.

 
In quella caserma lo "Stato di diritto fu accantonato", la democrazia stracciata, la dignità delle persone violata. Ma nessuno dei responsabili pagherà. (...) Dodici anni dopo, sono arrivate le motivazioni della sentenza della Cassazione sui fatti di Bolzaneto che ha sostanzialmente confermato la decisione della Corte di Appello di Genova del 14 giugno scorso. ...

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