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Corriere della Sera
26 06 2015

Sabato torneranno i carri scenografici con piume e paillettes al Milano Pride. La sfilata partirà in piazza Duca d’Aosta alle 16 e si concluderà in Porta Venezia alle 18. Corso Buenos Aires resterà chiuso in parte, all’altezza di viale Tunisia. Ci sarà anche il sindaco Giuliano Pisapia sabato e con lui, come testimonial, l’ex calciatore Alessandro Costacurta che «lancerà un messaggio contro l’omofobia nello sport», ha anticipato il presidente di Arcigay Fabio Pellegatta. La sfilata del Gay Pride chiude la settimana dell’orgoglio omosessuale - patrocinata da Comune e Regione -, iniziata sabato scorso con il «Kick off party» al padiglione Usa di Expo, ed è proseguita con oltre 50 appuntamenti «per dire no all’omofobia e alla discriminazione».

Si prevede l’arrivo di oltre 50 mila persone. Il tragitto è breve: da piazza Duca d’Aosta il corteo sfilerà in via Vitruvio per raggiungere piazza Caiazzo attraverso via Settembrini e da qui sul corso Buenos Aires fino al palco in Porta Venezia. La parata a piedi e i carri - pochi, massimo 8, e di medie dimensioni - a chiudere. Fino a domani sera, il quartiere Lazzaretto ospiterà una grande fiera mercato alla quale partecipano i commercianti del piccolo quadrilatero. La comunità Lgbt si mobilita, annunciando presentazioni di libri, spettacoli teatrali, convegni, aperitivi e serate disco. La manifestazione è stata organizzata dal Coordinamento Arcobaleno.

L’edizione di quest’anno avrà anche una attenzione particolare al tema dei profughi: gli organizzatori hanno infatti deciso di devolvere parte dei fondi raccolti nell’ambito delle iniziative della Pride Square e della Pride Week per la manifestazione e generi di prima necessità alle associazioni che si occupano di accoglienza. «Milano è un grande laboratorio dei diritti con tante iniziative che la rendono un avamposto dei diritti per tutti e un esempio di città aperta per tutto il Paese - ha detto ieri Filippo Del Corno, assessore alla Cultura, presentando Milano Pride a Palazzo Marino - . Il tema dei diritti va declinato a livello nazionale e allargato anche ad altri temi sociali proprio per creare un clima di condivisione e di vera rappresentanza. Per questo è importante la scelta di intervenire a favore dell’accoglienza. Il Milano Pride esprime questa capacità, coinvolgendo in una grande festa tutta la città con un messaggio di speranza per una società sempre più a difesa dei diritti».

Paola D’Amico

Tutta nostra la città!

  • Mercoledì, 10 Giugno 2015 12:31 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
10 06 2015

Vite, energie, corpi favolosi e fuori controllo! Il 13 giugno partirà da Piazza della Repubblica il Roma Pride 2015. Appuntamento ore 15:00, Piazza della Repubblica

Lo attraverseremo come spazio conquistato e non concesso, dove rivendicheremo la libertà e i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex insieme al diritto ad una città libera da pregiudizi e dal malaffare, per il rispetto della dignità di tutt*. Mentre il sindaco Ignazio Marino sostiene i diritti delle coppie gay, si schiera in prima fila insieme a chi sta svendendo la città, rispondendo con le ruspe alla necessità di diritti e sottraendo ai cittadini gli spazi sociali, di aggregazione e di produzione culturale. Scendiamo in piazza gridando no al Jobs Act, al Piano Casa e al decreto Salva Roma, no alle ruspe di Salvini e al silenzio sulle morti in mare dei migranti. La nostra città è diventata insopportabile, triste, grigia e vuota. Noi ci riprendiamo gli spazi che ci vengono sottratti e intrecciamo le lotte per un comune percorso di mobilitazione.

Contro la precarietà abitativa, culturale, lavorativa e affettiva, contro la tristezza e la solitudine, contro il silenzio e il razzismo, scendiamo in piazza e riprendiamoci le strade!

Noi non stiamo con Marino, siamo frocie fuori norma!


Siamo fuori controllo. Siamo posate ed educate. Siamo svogliate e sgraziate. Siamo artiste e fannullone, femministe e ricchione. Siamo frocie ineducate. Siamo mani delicate, bocche insaziate. Siamo figlie di un rigore che ci ha volute ribelli. Siamo corpi desideranti, corpi stanchi, corpi vivi e fuori forma. Viviamo le nostre vite di lotta e favolosità negli spazi che occupiamo. Il Pride, la parata, è uno spazio che occupiamo. Uno spazio che ci appartiene perché non ci è stato concesso, ma è stato da noi conquistato. Uno spazio in cui esprimiamo la nostra essenza, mostriamo i nostri corpi, urliamo i nostri desideri e cantiamo la nostra rivoluzione, senza paura e forti della resistenza che celebriamo, perché libere dalla norma, libere dalla classificazione e dalla costrizione. Le nostre vite reclamano spazi, e i nostri corpi se li prendono!

Politici incapaci costringono la nostra quotidianità in città come modellini di plastica, costruiti da grosse mani inesperte, che non riescono a gestire i particolari. Le nostre vite hanno bisogno di città amiche, città morbide che parlano lingue diverse e mangiano cibi colorati; città gestite da chi riempie le sue strade e fa vivere i suoi spazi. Le città che vogliamo non hanno centri commerciali tra le baracche di piccoli commercianti; non hanno parcheggi sterminati al posto di parchi né decorazioni futuriste di cemento al posto di case popolari circondate da giardini. Le nostre città non accettano ricatti e compromessi; per questo noi non ci pieghiamo ai dettami politici che ci vedono come problema di ordine e decoro, ci stigmatizzano come fannullone delinquenti e pericolose, e ci ghettizzano in periferie abbandonate o in quartieri frocifriendly. Le città che vogliamo non si muovono su ruoli ritenuti rispettabili da un’autorità che non ci rappresenta, ma camminano sulle gambe di donne pelose e uomini sui tacchi, di bambine vestite male e di mamme con la barba. Le famiglie che abitano le nostre case sono scomposte e incasinate, non vanno a messa la domenica ma praticano il cunnilingus; non vanno al family day ma giocano nei centri sociali.

Emblema della strumentalizzazione che delle nostre soggettività viene fatta è Expo2015, che si è impossessata di costruzioni ideologiche da benpensanti per proporre modelli di città ecosostenibili, modelli di nutrizione sana e di integrazione di tutte le culture e di tutte le sessualità, per niente, però, supportati da credibilità e concretezza. Quello che expo è stato in grado di proporre fin’ora è solo sfruttamento dei territori, mercificazione dei corpi e sfruttamento del lavoro di giovani sottopagati. Ci opponiamo al modello expo, e rifiutiamo di sostenere il Pride ufficiale milanese che di tutto questo decide di farsi bandiera. Non vogliamo essere normalizzate; non vogliamo essere identificate in ruoli o controllate da norme. Vogliamo essere libere di autodeterminarci e usufruire di tutti gli strumenti che scegliamo per farlo.

Menti politiche illuminate impongono un regime economico di austerity definanziando le strutture pubbliche e sostenendo banche e grandi imprese; smantellano le forme di organizzazione sociale costruite dal basso e riconoscono un modello familiare irreale. La sanità deve essere pubblica, gratuita e libera dall’intervento delle lobby cattoliche! Gli interventi per il cambio di sesso si realizzano come sperimentazioni sui nostri corpi guidate da macellai che ci vedono come mostri. Ci ritroviamo a dover scegliere se ricoprire un ruolo maschile o un ruolo femminile e a dover regolare ogni aspetto della nostra vita sulla base di questa scelta. Ce lo impongono da bambine, e lì dobbiamo scegliere se essere principesse rosa o guerriere solitarie. Noi siamo principesse guerriere! E non siamo mai sole! Ci propongono lavori adatti alle nostre “Specificità”, all’immagine che di noi vogliono dare, all’aspetto più attraente della nostra personalità …o dei nostri culi.

Siamo brave casalinghe e badanti. Siamo negre puttane e zingare bastarde. Siamo migranti in cerca di vita, che vengono accolte da razzismo, sessismo e fascismo. Non vogliamo piacere alle belle forme dei salotti in cui si decidono le sorti di migranti che poi vengono lasciati morire sul tappetino di casa come fossero zanzare. Il nostro Paese si fa forte di grandi elogi sulle sue capacità di accogliere i migranti; cita enormi cifre stanziate a loro favore e bacchetta l’Europa che inerme assiste a tutto questo, ma non parla di CIE, non parla del lavoro in nero da schiavi, non parla del totale abbandono riservato a chi richiede asilo, e propone soluzioni ridicole da fumetto. Non ci riconosciamo in queste politiche, per questo decidiamo di non esserne schiave e trasgredire. Saremo in ogni città, in ogni lotta, in ogni parata, in ogni casa!

Ci riprendiamo la città, perché è tutta nostra!

 

Ma i tempi "rivoluzionari" dello Stonewall Inn sono ormai lontani, e l'ala più critica della comunità omosessuale berlinese denuncia da anni la deriva carnevalesca e turistica dell'evento, che considera ormai irrimediabilmente depoliticizzato. Ragione per cui nel 1997 nacque il T(ransgender) Csd, un pride alternativo che sfila ogni anno tra le vie di Kreuzberg, quartiere riottoso per eccellenza, mentre nelle stesse ore la manifestazione ufficiale inonda le strade del centro. ...
Un anno fa Marino, appena eletto, non se la sentì di sfidare quella parte di elettorato cattolico benpensante e un pò omofobico che pure lo aveva sostenuto, e disertò un appuntamento mondiale in difesa dei diritti civili universali. Oggi ci hanno messo la faccia e pure i corpi. Diciassette per l'esattezza. L'effetto dei quindici presidenti di municipio con le loro fasce giallorosse, incordonati al sindaco Ignazio Marino e al suo vice Luigi Nieri in apertura della parata, tra le bandiere sventolanti degli atei dell'Uaar e del Circolo Mario Mieli, vale tutto il Pride. ...
Abbiamo lottato per essere visibili, per poter essere, non tanto esibire, perché non c'era niente da esibire. Però provocare sì, era l'unico modo per dire ci siamo, dovete riconoscerci per quello che siamo. Quando sento che un ragazzo si è ucciso perché gay, mi viene dentro una grande rabbia e un odio, perché io ho ancora l'odio dentro di me. So cosa vuol dire avere sulla pelle lo stigma dell''esclusione. ...

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