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Diaz: Corte Strasburgo condanna l'Italia per tortura

  • Martedì, 07 Aprile 2015 09:29 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
07 04 2015

La condanna non riguarda solo le violenze, ma anche il fatto di non avere una legislazione sul reato di tortura

Quanto compiuto dalle forze dell' ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti durante il G8 di Genova , ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.

All'origine del procedimento c'è un ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, manifestante veneto che all'epoca aveva 61 anni e che rimase vittima del brutale pestaggio da parte della polizia durante l'irruzione nella sede del Genova Social Forum. I giudici hanno deciso all'unanimità che lo stato italiano ha violato l'articolo 3 della convenzione sui diritti dell'uomo, che recita: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

Cestaro, che durante l'irruzione fu brutalmente picchiato, ha accusato le autorità italiane di aver violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani - che proibisce la tortura e ogni trattamento degradante e umiliante - e l'articolo 13 perché è mancata un'inchiesta efficace per determinare la verità. L'azione avviata da Cestaro assume particolare rilevanza poiché è destinata a fare da precedente per un gruppo di ricorsi pendenti.

L'Ialia dovrà versare a Cestaro un risarcimento di 45mila euro

Amnesty International
07 11 2014

Genova, G8: per Amnesty International Italia la decisione della Cassazione di rifare il processo all'ex questore Colucci è "simbolica ma importante"

La decisione della Corte di cassazione di annullare il processo d'appello contro Francesco Colucci, l'ex questore di Genova ai tempi del G8 del 2001 è, secondo Amnesty International Italia, simbolica ma importante.

Colucci era stato condannato a due anni e otto mesi per falsa testimonianza sulle modalità di irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova.

"Il nuovo processo nei confronti dell'ex questore Colucci non si farà, dato che la prossima settimana arriverà la prescrizione" - ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

"Ma ci teniamo strette le parole del procuratore generale della Cassazione Enrico Delehaye, che durante la richiesta di annullare il processo ha nuovamente chiamato in causa il 'problema dei problemi' che ha influenzato i procedimenti giudiziari sulle gravi violazioni dei diritti umani avvenute a Genova 13 anni fa: l'assenza del reato di tortura" - ha proseguito Marchesi.

Parole che - sottolinea Amnesty International Italia - ricordano quelle pronunciate dal giudice Roberto Settembre, estensore della sentenza del processo d'appello per le violenze di Bolzaneto, il quale lamentò l'assenza nel codice penale persino della parola, tortura appunto, che avrebbe potuto descrivere il trattamento subito da oltre 250 persone all'interno del centro di detenzione genovese.

"Parole analoghe" - ricorda Marchesi - "a quelle pronunciate dal procuratore generale di Genova, Vito Monetti, nel luglio 2012, all'indomani della sentenza di Cassazione sulle violenze nella scuola Diaz".

"Speriamo che i sempre più frequenti e autorevoli richiami alla necessità di colmare questo vuoto legislativo, che perdura da oltre 25 anni, spingano il parlamento italiano a introdurre nel codice penale il reato specifico di tortura" - ha concluso Marchesi.

Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361,
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

"Diaz" finalmente in prima serata

Il Fatto Quotidiano
23 10 2014

Giovedì 23 ottobre alle ore 21,in prima serata, Rai 3 trasmetterà il film di Daniele Vicari “Diaz” prodotto dalla Fandango e dedicato alla giornata genovese durante la quale furono “sospese” Costituzione ed ordinamento democratico.

Il film ricostruisce, con impressionante realismo e puntuale rigore storico, quelle ore e, soprattutto, l’assalto alla scuola Diaz, i pestaggi, e tutto quello che indusse persino un funzionario di polizia a parlare di scene da “macelleria messicana“, anche se forse il paragone più appropriato sarebbe stato quello con i metodi usati dai fascisti cileni agli ordine del generale golpista Augusto Pinochet.

Il regista Daniele Vicari, autore che ci ha regalato altre opere ricche di talento e di grande passione civile, non ha realizzato un film contro le istituzioni e le forze di polizia, al contrario ha denunciato azioni e deviazioni che hanno disonorato la Repubblica, infangando anche chi quella divisa ha sempre cercato di rispettarla.

“Diaz” era già stato trasmesso da Sky, una tv a pagamento, e, oltre due anni fa, sempre da Rai3 in tarda serata.

In quella occasione migliaia e migliaia di persone avevano sottoscritto un appello, lanciato da Articolo 21 e ripreso anche da ill Fatto Quotidiano, per chiedere alla Rai di rimandare in onda il film, in prima serata, per consentire a milioni di cittadini di assistere a questa vera e propria lezione di educazione civica, a questo atto d’amore verso la legalità repubblicana.

Dal momento che questo appello è stato ora raccolto ci sembra doveroso ringraziare Rai3, il direttore Andrea Vianello e chi ha deciso di inserire “Diaz” tra i film della rassegna dedicata al cinema italiano e, naturalmente tutti i cittadini, che hanno sottoscritto quella petizione.

Giovedì sera rivedremo quelle immagini disperate e terribili, nella speranza che a nessun cittadino possa più accadere quello che é accaduto agli “ospiti” reclusi nella caserma di Bolzaneto.

Il Fatto Quotidiano
01 08 2014

La commissione disciplinare della Corte d’Appello del capoluogo ligure ha inflitto dai 4 ai 4 mesi e mezzo ai poliziotti responsabili dell'irruzione alla scuola Diaz e della falsificazione di prove contro i no global. Esclusi dalle sanzioni l’ex capo dello Sco Francesco Gratteri e l’ex vicecapo dell’Ucigos Giovanni Luperi (entrambi condannati a 4 anni di reclusione), perché non avevano funzioni di polizia giudiziaria. Per gli altri funzionari coinvolti per altri episodi si va da un minimo di tre mesi a un massimo di sei

Sono in tutto una trentina i funzionari di polizia colpiti dai provvedimenti di sospensione dal servizio – da tre a sei mesi -, per essere stati condannati o prescritti in tutti i procedimenti relativi al G8 di Genova del luglio 2001, in particolare per le violenze alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto. Le sanzioni sono state disposte dalla commissione disciplinare della Corte d’Appello di Genova, che in questi giorni ha concluso i procedimenti. Dai 4 ai 4 mesi e mezzo di sospensione sono stati inflitti ai funzionari responsabili dell’irruzione alla Diaz e della costruzione di false prove a carico dei no global con cui tentarono di giustificare le violenze.

I provvedimenti – contro i quali i legali dei poliziotti hanno presentato ricorso – riguardano anche i funzionari di polizia i cui reati sono stati dichiarati prescritti dalla Cassazione nel luglio 2012. Ma esclude l’ex capo dello Sco Francesco Gratteri e l’ex vicecapo dell’Ucigos Giovanni Luperi (entrambi condannati a 4 anni di reclusione), perché non avevano funzioni di polizia giudiziaria. Esclusi anche tutti i funzionari che sono andati nel frattempo in pensione, come l’ex capo del VII nucleo del reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini. La commissione della Corte d’Appello del capoluogo ligure che ha disposto le sanzioni è composta da due magistrati e un funzionario del ministero dell’Interno.

I provvedimenti emessi dal Tribunale di Genova sono al momento le uniche sanzioni disciplinari prese nei confronti dei poliziotti condannati, che hanno avuto come pena accessoria alle condanne penali l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Il procedimento disciplinare in capo al ministero dell’Interno, relativo ai reati commessi da propri dipendenti, è stato dichiarato estinto proprio a causa della presenza del procedimento attivato dalla Procura generale del capoluogo ligure.

La Repubblica
22 07 2014

A 13 anni di distanza dal G8 di Genova, nel corso del quale venne ucciso Carlo Giuliani, ricordato proprio domenica in piazza Alimonda e diverse centinaia di persone furono ferite dalle forze di polizia, Amnesty International Italia ricorda che, nonostante alcune importanti sentenze, continuano a mancare scuse e assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel luglio 2001 e si fanno ancora attendere riforme indispensabili, quali l'introduzione del reato di tortura e dei codici d'identificazione per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico e altre misure finalizzate a una maggiore trasparenza dell'operato delle forze di polizia.

Intanto il Comitato Verità e Giustizia per Genova, promosso da alcune delle vittime delle violenze con amici e parenti nel 2002, ha annunciato il proprio scioglimento perchè ritiene "di aver assolto fino in fondo gli scopi prefissi: testimoniare, documentare, sostenere le parti civili nei processi e gli avvocati. Questo scioglimento per noi equivale al compimento della missione che ci eravamo dati". Ma non tutto è risolto, infatti: restano da istituire una commissione parlamentare, consentire l'identificazione del personale di ordine pubblico e definire norme contro le tortura.

Mentre Amnesty segnala che le sentenze hanno riconosciuto che a Genova, nel 2001, furono commesse gravi violazioni dei diritti umani, e alla lentezza dei procedimenti, si sono accompagnati l'esiguo numero dei funzionari dello Stato condannati e la levità delle pene inflitte, quasi mai eseguite a causa della sopravvenuta prescrizione. "Un osservatore neanche troppo distratto potrebbe farsi l'idea che a Genova, 13 anni fa, non sia successo niente di grave. E' vero il contrario, ma l'assenza di collaborazione delle istituzioni e le gravi e perduranti lacune legislative hanno impedito di rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8" dichiara Antonio Marchesi.

Il 5 gennaio scorso il Tribunale di sorveglianza di Genova ha disposto gli arresti domiciliari per tre funzionari di polizia che avevano posizioni di comando la notte dell'irruzione alla scuola Diaz. Il 1 luglio, il procuratore regionale della Corte dei Conti di Genova ha chiesto a cinque funzionari di polizia un risarcimento di un milione e 120.000 euro per il danno d'immagine procurato dalla "vile aggressione" a un manifestante di fronte alla Questura del capoluogo ligure. "Segnali importanti. Tuttavia, fino a quando le autorità italiane non predisporranno meccanismi efficaci per prevenire la tortura, l'uso eccessivo della forza e altre violazioni dei diritti umani, il rischio che possa riprodursi qualcosa di simile a quanto accaduto a Genova 13 anni fa non può dirsi scongiurato" conclude Marchesi.

Per cercare un confronto su questi temi, Amnesty ha scritto oggi ad Alessandro Pansa, Leonardo Gallitelli e Saverio Capoluogo, rispettivamente Capo della Polizia, Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri e Comandante generale della Guardia di Finanza.

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