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Giovedì 3 ottobre si torna a Genova

  • Giovedì, 03 Ottobre 2013 13:07 ,
  • Pubblicato in Flash news
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03 10 2013

Giovedì 3 ottobre si torna a Genova. Si torna a Genova per un processo d'Appello che potrebbe concludere tutta la fase processuale che è seguita alle manifestazioni del G8 di Genova del 2001. Alla sbarra ancora i manifestanti che dopo la sentenza definitiva di Cassazione dello scorso 13 luglio sono stati condannati per i reati di devastazione e saccheggio. Per 5 di loro infatti, il prossimo 3 ottobre la Corte d’Appello di Genova dovrà valutare la concedibilità o meno dell’attenuante di pena dell’aver agito per «suggestione della folla in tumulto».

Nel frattempo, Marina, Alberto e Gimmy sono ancora in carcere mentre Ines è ai domiciliari.

Sono anni, questi, in cui la magistratura usa sempre con maggior frequenza gli strumenti normativi del codice Rocco, retaggio del regime fascista quali ad es. i reati di devastazione e saccheggio o quelli di attentato accanto all'arsenale normativo che si è andato via, via ampliando dal settembre 2001.

Proprio in questo mese di ottobre, a Roma, inizierà il più corposo dei processi per i fatti del 15 ottobre 2011, 18 imputati dovranno rispondere di reati molto gravi tra i quali devastazione e tentato omicidio; sempre per i fatti del 15 ottobre 2011 altre 7 persone sono già state condannate in primo grado per devastazione. Senza contare le decine e decine di processi a carico dei Notav che quotidianamente lottano contro la militarizzazione e la devastazione di un territorio minacciato da un’opera inutile imposta contro la volontà di chi la Valle la abita e non solo.

A 11 anni dai fatti del g8 di Genova a fronte dei dieci capri espiatori che sono stati condannati fino a 15 anni di carcere per devastazione e saccheggio, si contano: 222 procedimenti archiviati per violenze e torture commesse in strada da appartenenti alle forze dell’ordine, non è stato possibile identificare gli autori delle violenze; oltre 300 appartenenti alla polizia che sono entrati alla scuola Diaz ed hanno partecipato a quel massacro, sono rimasti fuori dal processo, non è stato possibile identificarli anche per gli ostacoli frapposti all'indagine dalla stessa polizia; gli appartenenti alle forze dell’ordine sono stati condannati per le violenze e le torture inflitte ai manifestanti a pene molto contenute e e per molti dei condannati i processi si sono prescritti. Alcuni di loro, ancora in servizio, hanno continuato a reiterato violenze e stupri. E poi ci parlano di poche mele marce.

Non è stato possibile, sempre per la reticenza degli imputati nei processi e dei protagonisti politici in sede di commissione d’indagine parlamentare, risalire lungo la catena di comando fino ad individuare i responsabili politici, i mandanti, di queste mattanze. Lo sappiamo lo Stato non processa se stesso. Ciononostante è facile indicarli, quei responsabili, nei soggetti che all'epoca avevano responsabilità di governo e, non potrebbe essere diversamente.

Per noi Genova non è finita e non finirà questo 3 ottobre. Continueremo a portare nelle aule dei tribunali la solidarietà alle ed agli imputati e, continueremo ad occupare le piazze ed a ribellarci contro lo stato di cose presenti. La solidarietà è un’arma, continuiamo a sostenere anche economicamente gli imputati e le imputate per genova 2001 e per i fatti del 15 ottobre.

 
In quella caserma lo "Stato di diritto fu accantonato", la democrazia stracciata, la dignità delle persone violata. Ma nessuno dei responsabili pagherà. (...) Dodici anni dopo, sono arrivate le motivazioni della sentenza della Cassazione sui fatti di Bolzaneto che ha sostanzialmente confermato la decisione della Corte di Appello di Genova del 14 giugno scorso. ...

E se incontrassi uno dei poliziotti della Diaz?

  • Martedì, 30 Luglio 2013 13:01 ,
  • Pubblicato in Lettere
Osservatorio sulla Repressione
30 luglio 2013

Pubblichiamo una lettera di Mark Covell al giudice del tribunale di sorveglianza di Genova. Covell è il giornalista inglese finito in coma al G8 del 2001, durante l'irruzione della Polizia alla scuola Diaz.

Dear Dr. Giorgio Ricci,
Mi chiamo Mark Covell. Sono il giornalista inglese che fu quasi ucciso nell'irruzione alla Scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001.

"Inserite la scuola Diaz nei beni storici tutelati"

  • Martedì, 23 Luglio 2013 11:58 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
23 07 2013

"Inserite la scuola Diaz nei beni storici tutelati" Mark Covell e altre vittime della violenza della Diaz oggi al loro ritorno nella scuola genovese.

Inserire la scuola Diaz nei beni storici tutelati dallo Stato. E' la proposta che avanzerà formalmente nei prossimi giorni Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum al G8 di Genova del 2001. Agnoletto ha annunciato la proposta questa mattina nel corso della prima apertura, dopo 12 anni, della scuola alle vittime della notte della cosiddetta "macelleria messicana". Un evento reso possibile dal nuovo preside Aldo Martinis.

Alcuni dei manifestanti selvaggiamente picchiati dalla polizia in quella notte del luglio 2001 hanno finalmente potuto ripercorrere i luoghi del loro incubo, anche a fini terapeutici.

Agnoletto ha così annunciato la sua idea:"E' un dato di fatto che la Diaz rappresenti uno degli eventi più importanti della nostra storia e credo quindi che lo Stato debba in qualche modo ricordarlo e fissare questo ricordo. Penso ad una dichiarazione formale del Ministero dei Beni culturali e ad una targa".

Nei giorni scorsi si sono svolte altre manifestazioni a ricordo dei fatti del 2001, come la fiaccolata tra piazza Alimonda e la Diaz e la commemorazione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda.

Marco Preve

Gianni De Domenico e Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
21 luglio 2013

Gianni De Gennaro è stato recentemente eletto Presidente di Finmeccanica. Per i fatti di Genova l'ex Capo della Polizia è stato assolto anche se ritenuto responsabile moralmente. Cosa significa la nomina di un supersbirro a Presidente di Finmeccanica, ultimo colosso pubblico con 3 miliardi di perdita negli ultimi due esercizi di bilancio?
Significa che le cose in Italia non cambiano mai  o fanno davvero troppa fatica a trovare la strada per cambiare almeno un po'. L'intreccio tra poteri di diversa natura, burocrazie dello Stato, partiti, costituisce un invalicabile blocco di perpetuazione del malcostume, del privilegio, della corruzione.

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