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Corriere della Sera
25 06 2015

"Quante divisioni hanno, i talidomidici?", potrebbe chiedere qualcuno facendo il verso alla famigerata battuta di Stalin sul Papa. Nessuna, ovvio. Anzi: è il più indifeso e innocuo di tutti gli «eserciti» del mondo.

Per quanto solo morale e disarmata una «dichiarazione di guerra» delle vittime del talidomide, il farmaco che mutilò migliaia di bambini nati senza braccia, senza mani, senza gambe, metterebbe però la Germania in gravissima difficoltà.

Ci si può difendere anche dall'Isis: non dalla vergogna. E i talidomidici hanno tutta l`intenzione di mettere la Bundesrepublik di Angela Merkel sul banco degli imputati proprio per i decenni di ambiguità, a partire dal «Mammuth Prozess» (noi diremmo processo-lumaca) che finirono per coprire le colpe della casa farmaceutica tedesca Griinenthal di Stolberg, vicino ad Aquisgrana.

La quale solo nel 2012, oltre mezzo secolo dopo, si è rassegnata a chiedere scusa alle migliaia di persone mutilate dalla criminale sciatteria con cui il letale talidomide fu messa in commercio e addirittura consigliato (consigliato!) alle donne incinte. ...

Il Bundesrat approva i matrimoni gay

Qualcuno avvisi Matteo Renzi. Il "modello tedesco" di unioni civili, che lui e il suo Pd vogliono importare in Italia, ha le ore contate. Presto anche in Germania accadrà quel che, da ultimo, è avvenuto in Irlanda: l'approvazione del matrimonio egualitario. Da ieri, infatti, nella Repubblica federale la fine delle discriminazioni nei confronti di gay e lesbiche è più vicina.
Jacopo Rosatelli, Il Manifesto ...

Germania: Grosse Koalition contro il diritto di sciopero

  • Mercoledì, 27 Maggio 2015 07:51 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
27 05 2015

Dopo le potenti lotte sindacali di queste settimane, in Germania si sta discutendo una nuova regolamentazione del diritto di sciopero e della rappresentanza sindacale. All'insegna dell'ordoliberalismo tedesco.

La Germania è diventata uno “Streikland”, scriveva un paio di giorni fa la Süddeutsche Zeitung. Con lo sciopero dei macchinisti della Deutsche Bahn, che per settimane è riuscito a paralizzare il paese, quello dei lavoratori e degli educatori dei Kindergarten e quello di una parte del personale della Deutsche Post, il 2015 rischia di diventare l'“anno di fuoco”, l'anno col maggior numero di giorni di sciopero in Germania. Le statistiche, prontamente pubblicate sui maggiori quotidiani tedeschi, riportano però subito alla realtà, mostrando come, in confronto a paesi quali la Francia o la Danimarca o la Spagna, i numeri tedeschi tornino subito a ridimensionarsi, ripiombino entro il recinto della norma. Placate subito gli animi dunque, non sta accadendo nulla di eccezionale!

E se tante volte qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, puntuale come una mannaia, il Governo Federale Tedesco ha pensato immediatamente a scioglierlo. Dopo che la GDL, sindacato minore che ha condotto con determinazione radicale le settimane di sciopero dei macchinisti, aveva acconsentito a una tregua temporanea, nel momento in cui l'azienda aveva accettato, oltre l'aumento salariale del 5% e la diminuzione delle ore di lavoro, anche la possibilità che la GDL rappresentasse altre categorie lavorative (in aperta contrapposizione col maggiore sindacato del settore, la EVG), ecco giungere, con inquietante e scientifica puntualità, una proposta di legge di nuova regolamentazione del diritto di sciopero e della rappresentanza sindacale nei posti di lavoro. Non casualmente critici e oppositori l'hanno anche chiamata “Lex GDL”, in quanto risposta immediata e diretta, forse in primo luogo, contro il sindacato che più ha dato filo da torcere al governo nell'ultimo periodo. Proposta di legge che, neanche a dirlo, viene dalla SPD, in particolar modo dalla giovane socialdemocratica Andrea Nahles, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo di coalizione di Angela Merkel. “Il conformismo, che è sempre stato di casa nella socialdemocrazia, non riguarda solo la sua tattica politica, ma anche le sue idee economiche. Ed è una delle cause del suo sfacelo successivo”, scriveva Walter Benjamin nel 1939. Suonerà banale e ridondante, ma forse, di questi tempi, è bene tenerle sempre a mente queste parole.

Venerdì 22 Maggio la legge è stata approvata con la grande maggioranza del Parlamento: soltanto 17 sono stati i voti contrari. Se non dovessero esserci ulteriori intralci di percorso e se il Presidente della Repubblica Federale, Joachim Gauck, dovesse quindi sottoscrivere subito la legge, quest'ultima potrebbe entrare in vigore già a Luglio. Chiamata anche “Tarifeinheit”, vale a dire unità contrattuale, la legge prevede che nel luogo di lavoro viga il contratto stipulato dal sindacato con il maggior numero di iscritti e che, conseguentemente, sia sempre questo stesso sindacato ad avere il diritto e l'unica legittimità a proclamare eventuali scioperi. I sindacati minori sarebbero così tenuti ad adeguarsi e a trovare, obbligatoriamente, un accordo e una “linea comune e condivisa”, relativa al contratto di lavoro, col più grande. Sotto l'emblematica espressione “Ein Betrieb, ein Tarifvertrag”, un'impresa, un contratto di lavoro, è stata infatti anche riassunta la legge (e come non sentir risuonare qui l'eco nostrana del nostro “socialdemocratico” Presidente del Consiglio e del suo auspicio al sindacato unico...). La Ministra del Lavoro Andrea Nahles, dopo i turbolenti dibattiti che si sono susseguiti in questi giorni, ha avuto anche il coraggio di dichiarare che “il diritto di coalizione e il diritto di sciopero non sono stati intaccati” in alcun modo. Dall'altra parte, a fronte del chiaro tentativo di marginalizzazione e isolamento, i sindacati minori, spesso quelli indipendenti e più conflittuali, si dicono pronti ad andare davanti la Corte Costituzionale Federale per denunciare l'incostituzionalità di tale intervento legislativo, nella misura in cui mette in serio rischio lo stesso diritto di sciopero e la libertà dei lavoratori.

Di fronte a questa nuova “sacra caccia alle streghe” contro “lo spettro” dello sciopero e dei diritti dei lavoratori che si aggira per la “vecchia Europa”, si impone con rinnovata urgenza una riflessione sulle forme di resistenza, di auto-organizzazione e di difesa del mondo del lavoro, soprattutto di quelle figure frammentate, precarie, atipiche, prive di tutela e di rappresentanza sindacale. Si impone una volta di più una riflessione comune su cosa possa voler dire costruire uno sciopero sociale transnazionale dentro e oltre l'Europa.

 

 

 

Il grande passo indietro delle donne dell'Est

  • Venerdì, 15 Maggio 2015 08:33 ,
  • Pubblicato in Il Racconto
Donne DDRSabine Kergel, Le Monde Diplomatique
14 maggio 2015

A 25 anni di distanza, la vita quotidiana delle donne tedesche continua a essere caratterizzata dalle diverse concezioni del loro ruolo da una parte e dall'altra del Muro.
La maggior parte dei sociologi aveva pronosticato che la vita delle donne all'Est e all'Ovest si sarebbe armonizzata nel breve e nel medio termine, grazie al processo di unificazione; troppo ottimisti? Per esempio, nel 2007 solo il 16% delle madri di bambini fra i 3 e i 5 anni lavorava a tempo pieno nell'Ovest del paese, contro il 52% all'Est. ...

Tra Atene e Berlino lo spread diventa noir

  • Martedì, 12 Maggio 2015 13:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Di che colore è il "giallo" al tempo della crisi? Le strade di Atene assomigliano ai grandi vialoni deserti delle metropoli dell'Est sovietico Anni 70. Scrive Petros Markaris: "La crisi ha spazzato via gli ingorghi dal centro di Atene. Un ateniese su due ormai mette in moto la sua macchina solo in caso di estrema necessità.

L'eccezione è la mia riverita persona che fa sempre tutto al contrario e tira fuori la Seat dal garage quando gli altri riconsegnano le chiavi per risparmiare tasse e assicurazioni". L'io narrante, al solito, è quello dell'onesto commissario Kostas Charitos che già da un po' di anni risolve inchieste nella Grecia ammazzata dalla congiuntura e dalla troika europea. ...

Fabrizio d'Esposito

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