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Tanto tuonò che piovve. Il primo pogrom dei Pegida?

  • Venerdì, 16 Gennaio 2015 12:40 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
16 01 2015

Martedì mattina è stato trovato il corpo di Khaled Bahray Idris, un giovane rifugiato politico eritreo di 20 anni, poco lontano dalla sua residenza che condivideva con altri sette rifugiati a Dresda. Secondo le rilevazioni fatte la morte è avvenuta lunedì notte, a poche ore dalla fine della marcia dei 50.000 Pegida.

La polizia sassone, secondo un'interrogazione fatta giovedì dal parlamentare verde Volker Beck, avrebbe agito con un atteggiamento implicitamente razzista. Il parlamentare ha denunciato la polizia di Dresda, rea di essersi mossa in ritardo nel riconoscere la morte come omicidio, nonostante le molte coltellate alla gola e al petto, sostenendo invece l'assurda tesi di come il giovane si fosse rotto la clavicola che gli avrebbe lacerato la gola. La polizia, inoltre, avrebbe mandato la scientifica a rilevare gli indizi circa 30 ore dopo il ritrovamento del corpo e, subito prima di andare via, avrebbe fatto irruzione nell'appartamento della vittima, facendo accertamenti sui documenti dei coinquilini, insieme ai relativi esami del DNA. Il capo della polizia di Dresda afferma di essere tranquillo e di non temere la denuncia del parlamentare.

Secondo il sistema federale tedesco, il capo della polizia di un Land risponde esclusivamente al Ministro degli Interni dello stesso Land, essendo questi la massima autorità in materia di polizia prevista dalla legge federale. Il Ministro Federale svolge solo una funzione di indirizzo e, eventualmente, di coordinamento, ma non ha uffici di polizia che rispondono direttamente a lui. Nel caso di Desdra, quindi, il capo della polizia risponderebbe politicamente a quella CDU sassone più volta accusata di fiancheggiare e coprire estremisti di destra e di sostenere oggi i Pegida.

L'elemento tuttavia che lascia più sgomenti, riaccendendo il dibattito in vista del prossimo lunedì con la settimanale “passeggiata serale” dei Pegida, è stata quella che sembrerebbe essere una vera e propria rivendicazione politica dell'omicidio. Nella serata di martedì, infatti, a 24 ore dall'omicidio e dalla manifestazione di Pegida, circolavano in rete tra i gruppi sostenitori di una squadra di terza categoria (la Dinamo Dresda) frasi che richiamavano all'accaduto con una sospetta dovizia di particolari. Infine, ed è l'elemento più importante, sono apparsi in città volantini firmati da uno dei vari gruppi di hooligans che animavano gli Hogesa ieri e i Pegida oggi; su questi volantini, che rivendicavano l'omicidio, l'inquietante frase: “via i rifugiati; vi verremo a prendere; è stato il primo, non sarà l'ultimo”.

Nella confusione delle notizie, ancora incerte dopo quarantottore, nelle città tedesche dove il movimento dei rifugiati politici ha caratterizzato e qualificato il dibattito politico, la risposta non si è fatta attendere. Ad Amburgo le reti sociali hanno convocato un corteo per domenica e un presidio contro Pegida per lunedì. A Berlino il corteo cittadino antirazzista partirà dal quartiere multietnico di Neukoelln domenica mattina. Lunedì sera si attende il terzo tentativo dei Pegida Berlinesi di manifestare, ma già da adesso pare che la risonanza della notizia (alcuni giornali parlano del “primo pogrom firmato Pegida”) abbia prodotto un moltiplicarsi delle iniziative del lunedì contro di loro (addirittura pare ci sarà un corteo “istituzionale” che partirà dalla cancelleria).

Verena, Michele e i ragazzi della Berlino antimafia

Si chiama Francesco Sbano. Giornalista, fotografo. Per qualche anno è stato lui il cantastorie dell'Italia in Germania. Purtroppo. Un video, "Uomini d'onore". E le "Canzoni di mafia". Con la stampa tedesca in sollucchero per tanto folclore, che ribadiva la diversità culturale e in fondo etnica del popolo degli spaghetti. Invano i giovani italiani venuti a Berlino portandoci anche le nuove culture civili apprese a scuola e nelle associazioni hanno provato a denunciarlo, a spiegarlo.
Nando dalla Chiesa, Il Fatto Quotidiano ...

La Stampa
02 01 2015

Germania, il discorso di Capodanno dedicato al movimento razzista in crescita

«Ovvio che accogliamo le persone che cercano di salvarsi»: nel suo discorso di fine anno, Angela Merkel ha difeso la linea del governo tedesco sugli immigrati e ha usato toni inusitatamente duri contro gli anti islamisti di Pegida, senza mai citarli. In «quelle manifestazioni» ha sottolineato la cancelliera, vengono anche scanditi slogan rubati alla rivoluzione pacifica che portò 25 anni fa alla caduta del muro di Berlino come «noi siamo il popolo». Ebbene, per Merkel, cresciuta dietro la Cortina di ferro, «quello che intendono veramente è: voi non ne fate parte - per il colore della vostra pelle o per la vostra religione». E «nei loro cuori albergano troppo spesso i pregiudizi, la freddezza, sì, addirittura l’odio».

Fenomeno dilagante
Pegida è l’acronimo tedesco per un movimento nato a ottobre a Dresda che si oppone alla presunta «islamizzazione dell’Occidente». Sulla falsariga delle manifestazioni che nell’autunno del 1989 ebbero il coraggio di opporsi alla dittatura di Honecker, gli organizzatori rinnovano l’appuntamento con la piazza ogni lunedì. E hanno scelto di rapinare i rivoluzionari non solo del giorno, ma anche dell’inno più famoso. Ormai Dresda ha contagiato anche altre città tedesche come Duesseldorf o Kassel, ma è nella capitale sassone che il movimento sta crescendo a ritmi vertiginosi. A ottobre circa in 200 avevano colto l’invito del fondatore, Lutz Bachmann, a scendere in piazza: all’ultimo, il 22 dicembre, c’erano 17.500 persone.

L’Afd è l’unico partito, a parte i neonazisti della Npd, ad aver preso le difese degli anti Islam di Pegida, che riescono peraltro a mescolare teste rasate, frange violente delle tifoserie calcistiche e gente comune. E il numero due del partito, Alexander Gauleiter, già avvistato alle manifestazioni di Dresda, ha attaccato a caldo il discorso di fine anno della cancelliera, sostenendo che «giudica dall’alto gente che non conosce». Ma ieri è intervenuto anche Bernd Lucke: «Merkel bolla le persone come misantrope senza neanche ascoltarle», ha sostenuto il leader dell’Afd, aggiungendo che la xenofobia va respinta ma che «i problemi dell’integrazione andrebbero affrontati in modo oggettivo e costruttivo».

Sondaggi preoccupanti
Un sondaggio di Forsa ha rivelato che due terzi dei tedeschi ritiene «esagerate» le paure di un’islamizzazione. Tuttavia, un 29% pensa che l’influenza dell’Islam sia forte e giustifichi Pegida. Se si guarda in particolare agli elettori Afd, è il 71% a sostenere la necessità di un movimento anti islam. Per il presidente di Forsa, Manfred Guellmer, un risultato che conferma come il partito nato in opposizione all’euro, che ha cambiato pelle diventando nell’ultimo anno sempre più una formazione ultra conservatrice con un focus forte sull’immigrazione, rappresenti «una minoranza con chiare tendenze xenofobe».

Tonia Mastrobuoni

Internazionale
16 12 2014

Circa diecimila persone hanno partecipato a un corteo contro “L’islamizzazione dell’occidente” a Dresda, in Germania. L’organizzazione è stata organizzata dal movimento Pegida (Europei nazionalisti contro l’islamizzazione dell’occidente). Nella città tedesca si è svolta anche una contromanifestazione a cui hanno partecipato cinquemila persone. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha condannato ogni estremismo. “C’è libertà di pensiero in Germania, ma non c’è spazio per l’odio contro le persone che arrivano da altri paesi nel nostro”, ha detto. Bbc

La Germania che ha una paura fottuta dell'Islam

A inizio ottobre erano poco più di trecento, a novembre circa un migliaio. L'8 dicembre a Dresda hanno sfilato in 10mila, riprendendo la tradizione dei cortei del lunedì sera dell'autunno 1989 che in poche settimane portarono alla crisi politica della Germania Est. Solo che nel mirino dei manifestanti non c'è un regime dispotico e liberticida, ma la minoranza musulmana del paese, dipinta come un pericolo mortale per l'identità culturale tedesca ed europea.
Daniele Zaccaria, Cronache del Garantista ...

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