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Il crimine dell'indifferenza

Ieri in Germania è morta una ragazzina di 23 anni, si chiamava Tugce. Due settimane fa aveva preso le difese di due ragazzine minorenni, molestate davanti alla toilette di un fast-food a Offenbach da un gruppetto di bulli. Chi fa un crimine in un luogo pubblico lo fa sapendo che può essere visto. Cominciamo col combattere l'indifferenza, consideriamola parte del crimine.
Ferdinando Camon, La Stampa ...

La Stampa
27 11 2014

Domani è il suo 23esimo compleanno, ma lei smetterà di respirare. Lo ha deciso il padre, dopo aver consultato miriadi di neurologi: staccherà le macchine. Due domeniche fa sua figlia Tugce era stata picchiata brutalmente da un diciottenne ed era finita in coma vegetativo. Da allora la Germania assiste sconvolta ai dettagli che continuano ad emergere su quell’episodio.

Dieci giorni fa, in un McDonald’s di Offenbach, in Assia, due ragazzine vengono pesantemente molestate da un gruppo di ragazzi capeggiati da Sanel M, 18enne di origine serba. Le due, che secondo i testimoni hanno tra i 13 e i 16 anni, gridano, cercano di ribellarsi. E’ una scena interminabile, di quasi mezz’ora, senza che nessuno intervenga. Neanche il personale del fast food muove un dito, infine Tugce decide di intervenire e riesce effettivamente a metterli in fuga.

Ma i molestatori non hanno rinunciato: aspettano nel parcheggio, davanti al McDonald’s. Un’ora dopo Tugce e alcuni amici escono dal fast food. Sanel è ubriaco. Le va incontro e la colpisce a freddo con un pugno alla tempia. Lei cade a terra sbattendo la testa e va in coma. E quando un amico si precipita nel locale per chiedere un bicchiere d’acqua - Tugce sta sanguinando dalla testa - una dipendente del McDonald’s si rifiuta di darlo gratis.

Il deputato dell’Assia Ismail Tipi (Cdu), che ha incontrato i parenti della ragazza e ha dato poco fa la notizia che il padre ha deciso di staccare le macchine che la tengono ancora in vita, si unisce alle loro proteste contro il comportamento incredibile del personale del fast food. “Per mezz’ora”, ha dichiarato, Sanel e i suoi avrebbero molestato le due ragazzine, “senza che nessuno dei dipendenti si sia sentito in dovere di prendere il telefono e chiamare la polizia. Tutto questo non sarebbe mai successo”. McDonald’s respinge le accuse: tutti si sarebbero comportati correttamente, persino la dipendente che ha chiesto soldi per un bicchiere d’acqua.

Tonia Mastrobuoni

Se Germania e Europa non parlano la medesima lingua

E' straordinario come muta il giudizio sulla caduta del Muro di Berlino venticinque anni dopo. Dell'emozione suscitata da quell'evento e della sua immensa risonanza mondiale rimane soltanto una enfatica reiterazione mediatica. A 25 anni dalla caduta del Muro, l'integrazione del Paese con il resto della Ue è riuscita soltanto in parte. Creando nuovi problemi...
Gian Enrico Rusconi, La Stampa ...

Cos'è rimasto di quel muro

Il Muro di BerlinoIl Muro di Berlino non crollò il 9 novembre 1989. Solo, ne cambiò la percezione generale. Da impenetrabile barriera geopolitica che separava la parte Ovest dall'Est dell'ex capitale del Reich - il "mondo libero" dall'impero sovietico - a mera barriera architettonica,
Lucio Caracciolo, l'Espresso ...

Abbatto i muri
19 09 2014

Quella che sto per raccontarvi è una storia che sintetizza la chiacchierata che ho fatto con una sex worker, italiana, che lavora in Germania. Non importa come ci sia arrivata o meno. Quello che lei vorrebbe far sapere al mondo è che fa questo mestiere per scelta e che le regole che vorrebbero imporre ora, grazie alla pressioni delle autoritarie abolizioniste, se approvate creeranno non pochi problemi a tutt* i/le sex workers.

Lei mi spiega che l’intenzione di schedare, registrare, medicalizzare, patologizzare le sex workers, perché è soprattutto nei confronti delle donne che questa persecuzione è rivolta, giustificata dalla volontà di “salvare” le donne dal possibile sfruttamento, non è che uno dei modi attraverso i quali la Germania sta tentando di arginare l’immigrazione. Come già spiegato da altre tutta questa burocrazia ovviamente diventerà un motivo di espulsione per le migranti che vengono braccate come clandestine anche se ipocritamente si dice che si vorrebbe salvarle dalla tratta.

Oltretutto questo modo di trattare la regolarizzazione della prostituzione è esattamente speculare a quanto richiede la società di stampo patriarcale. I controlli e la registrazione obbligatoria si esigono affinché la puttana sia pulita, sana, matura, stigmatizzata, non già per offrire alla sex worker una tutela, strumenti e diritti per se stessa, quanto perché quella società, un po’ razzista, accennando alle migranti che svolgono quel mestiere, teme che vi sia una specie di contagio, una contaminazione con pregiudizio su eventuali malattie e cattive intenzioni da parte di queste donne.

Dunque là dove dovresti trovare una rete di servizi, di prevenzione per le malattie sessualmente trasmissibili, con tanto di tutela della privacy, cosa che va garantita sempre quando c’è di mezzo la salute, ovvero dove dovresti trovare facilitazioni e modalità di regolarizzazione per poter, finalmente, accedere a documenti, diritti, burocrazie che ti collocano tra i cittadini e le cittadine che mai possono essere vittime di discriminazione, ci troviamo in uno scenario per cui la storiella del tesserino o dell’abilitazione a fare la puttana serve a garantire che il maschio tedesco non infili il suo cazzo dentro una vagina che potrebbe procurargli problemi. Come se non fosse intenzione delle sex workers quella di esigere l’uso del preservativo.

Dunque invece che tutelare le sex workers, semmai, dal fatto che un cliente può pretendere prestazioni non consensualmente pattuite o che può evitare un pagamento dopo aver fruito della prestazione sessuale, il pregiudizio e il sospetto ricade sulla pelle della puttana perché la si immagina, stigmatizzandola, sporca, soprattutto perché straniera, e dunque da sottoporre a mille controlli.

Non solo: le abolizioniste, per esempio, premono affinché le sex workers, quelle che decidono di fare questo mestiere, siano sottoposte a visite psichiatriche. La loro idea sarebbe quella di giudicarle non in grado di intendere e di volere addirittura creando una specie di schizofrenia anagrafica, in termini di diritti, per cui tu sei maggiorenne a 18 anni ma loro, proprio in relazione al sex working, vorrebbero che tu compissi prima i 21 anni, poi ti farebbero volentieri sottoporre a visita psichiatrica e infine, quando avranno colto che tu sei irrecuperabile, un po’ come farebbe un’antiabortista dopo averti fatto attraversare la via crucis dei convincimenti e delle patologizzazioni per farti tornare indietro sulla tua decisione, senza alcun rispetto per la tua scelta personale, accecate dal fanatismo e da una ideologia che in modo ossessivo portano avanti, sulla pelle delle altre, millantando una rappresentanza, in nome delle altre, che nessuna ha loro riconosciuto, e dunque quando non c’è altro da fare ti spetta l’umiliazione, la mortificazione, come deterrente, per farti tornare in clandestinità e farti sentire comunque fuori posto.

Visita psichiatrica che attesti la tua totale capacità mentale nell’atto di scegliere questa professione. E lì voglio vedere se fanno la stessa cosa ogni volta che hanno a che fare con mestieri di altro tipo. Poi visite mediche di ogni genere. Quei buchi che dicono di voler tutelare, quel corpo che immaginano debba essere degno di rispetto, diventa cavia di esperimenti sociali e di attenzioni sgradite. Un dito in culo per controllare bene che non vi sia nulla di sospetto, un altro nella fica affinché si sappia che tutto va bene, una strizzatina di tette, già che ci siamo, volendo possono anche radiografarmi il cervello per stabilire se l’ampiezza corrisponde a quella di una puttana media, così da realizzare un catalogo, che chiameranno registro (pubblico) con tanto di foto, nomi, indirizzi reali, senza alcuna tutela della privacy, affinché lo Stato finalmente acquisisca il ruolo di magnaccia istituzionale. Volendo, in quel cazzo di registro, ci si può anche mettere anche la specialità della casa. Io faccio pompini a testa in giù, quell’altra separa le acque del mar rosso mentre ti fa venire, quell’altra ancora masturba anche le corde vocali per farti stare meglio, e via di questo passo.

L’umore tra le ragazze che lavorano in Germania, capirete bene, che è piuttosto basso. E se teniamo conto che quell’umore riguarderà le ragazze di tutta Europa, la cui frenesia oggi pare quella di rendere la vita peggiore alle sex workers, consegnandole alla “tutela” (leggasi persecuzione) dei patriarchi, diciamo che le cose non vanno così bene. La donna italiana con cui ho parlato così conclude la discussione: “sono andata via dall’Italia pensando che in Germania ci fosse più libertà e meno pregiudizi e invece mi tocca ricredermi… il fantastico nord Europa, Svezia in testa, propagandano libertà e invece si occupano solo di vincolare le scelte delle donne a un modello sociale che loro spacciano come libero e democratico. Quello che vedo è un fascismo dalle tinte finto/liberali. Qui non hanno mai perso l’abitudine a voler controllare i corpi e la vita delle persone… soprattutto se si tratta di donne!“

E’ questo che vogliamo anche per noi? Pensiamoci.

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