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Il Fatto Quotidiano
17 09 2015

Vari Paesi europei hanno da tempo già approvato leggi per regolare le unioni civili, i matrimoni gay, e l’Europa condanna l’Italia e la sollecita, anzi, le impone di prendere una decisione favorevole su questo punto in tempi molto brevi.

Da tempo i parlamentari s’annacano sul ddl Cirinnà e un emendamento oggi e un altro domani è finita che l’unione civile è diventata una Formazione sociale specifica.

La formazione sociale specifica non è un’unione civile e neppure un matrimonio che costituirà una famiglia. L’unica famiglia riconosciuta sarà sempre e solo quella formata da un uomo e una donna. La coppia formata da persone dello stesso sesso invece è destinata a occupare sempre una posizione inferiore con un inferiore numero di diritti. Questo risultato, tra l’altro, che è una mediazione della mediazione, pare impedisca di ottenere la possibilità del riconoscimento dei matrimoni gay in via giudiziaria.

Nessuna legge è meglio di una cattiva legge, dicono infatti i movimenti Lgbt che comprendono le famiglie omogenitoriali mai invitate a portare un contributo di idee sul tavolo di composizione della proposta di legge. Sembra pratica costante di questo governo quella di promuovere leggi che parlano di questioni di genere e di farlo senza tenere conto delle persone che quelle leggi dovrebbero rappresentare. Così è stato per leggi che parlavano di donne, così è per questa proposta di legge che sembra l’ennesima e intollerabile presa in giro.

Cos’è che vogliono i movimenti Lgbt? Una parte in realtà non riconosce l’istituto del matrimonio prodotto da un contesto etero/normativo e non vorrebbe per sé quelle stesse regole. Molti invece, perché vivono assieme da tempo e si trovano in difficoltà quando il compagno o la compagna non viene riconosciut@ come congiunt@ – perché esistono da tempo famiglie omogenitoriali vecchie e nuove che hanno bisogno di questa legge per regolare la posizione anche con i propri figli – vorrebbero fosse riconosciuta perlomeno l’unione civile. Regole che consentano al o alla partner di adottare il figlio che insieme hanno voluto. Che permettano ai e alle partner di succedersi nei contratti di affitto, di ereditare beni, di poter attivare un conto in banca in comune, di potersi assistere in ospedale, di poter adottare il figlio di uno dei due partner, di poter vedere riconosciuta la loro unione che per loro è a tutti gli effetti una famiglia.

Tante sono dunque le persone sotto ricatto che attendono da anni una soluzione e che oggi vedono i parlamentari che giocano al ribasso togliendo sempre più diritti e tentando di far passare una legge che umilia e disconosce le coppie omosessuali per un’autentica dimostrazione di progresso. E tutto ciò succede mentre rappresentanti istituzionali si impegnano a censurare libri in cui si osa dire che esistono anche altri generi e mentre varie aree integraliste e “lievemente” omofobiche insistono dicendo che nelle scuole ci sarebbe il Gender, ovvero l’invenzione catto/integralista che mira a bloccare i corsi di educazione e rispetto dei generi nelle scuole.

Io mi chiedo come facciano alcune persone a negare diritti a chi li chiede e poi a restare serenamente lì a immaginare di aver compiuto una buona azione. Non sia mai che esercitaste le falangi per scrivere emendamenti costruttivi invece che le tante boiate pensate semplicemente per fare ostruzionismo. Parliamo di aree politiche che non hanno problemi a dire che gay, lesbiche e trans sarebbero malati. Non temono di dire che le famiglie omogenitoriali avrebbero una cattiva influenza nei bambini e non lesinano altre battute omofobe, con calunniosi parallelismi tra gay e pedofili, pur di ottenere quel che vogliono.

Per finire una chicca: la “formazione sociale specifica” è diventata naturalmente tema di parodie e sfottò. Una pagina facebook dedicata, in cui potete trovare tanti meme esilaranti, e un generatore automatico di perifrasi che descrivono perfettamente l’assoluta bizzarria della proposta italica.

Concludo perciò in senso costruttivo e propongo, grazie ad Alessandro Capriccioli, altre possibili diciture da usare per le unioni gay.

Compartecipazioni gengivali botaniche, interazioni residuali sintetiche, agglomerazioni residuali biologiche, aggregazioni prepuberali analogiche, costituzioni perimetrali mimetiche, affiliazioni residuali asimmetriche, affiliazioni gengivali entropiche, interazioni ettagonali etiliche, aggregazioni gengivali pleonastiche, composizioni residuali elastiche, interazioni articolari analogiche…

Continuate pure. C’è sempre spazio per eufemismi imbecilli sintetici.

Eretica

I deboli restano scoperti

lavoroTra il ministero dell'Economia e Palazzo Chigi si prepara la legge di Stabilità [...]e già il ministro Pier Carlo Padoan è costretto a fare un impossibile zig zag tra le richieste a cui il governo preferirebbe non rispondere.
Antonio Sciotto, Il Manifesto ...

Circolo Mario Mieli
10 09 2015

«Nella ricerca affannosa di un compromesso, si è fatto riferimento alla formula “formazione sociale specifica” per segnare una distinzione tra queste coppie e quelle eterossessuali unite in matrimonio.

Ma questo espediente semantico è una forzatura, perché di formazioni sociali parla l’articolo 2 della Costituzione e sotto questa espressione stanno tutte le coppie».

Stefano Rodotà, con un lungo editoriale su Repubblica, scrive così della legge Cirinnà, che questa settimana riprende il suo cammino al Senato.

Martedì 8 torna a riunirsi la commissione Giustizia, gli emendamenti non si contano, con l’immancabile ostruzionismo di Carlo Giovanardi, e non è escluso che comunque si finisca per andare in aula senza relatore – un escamotage parlamentare per non far votare il testo in commissione.

Il compromesso di cui scrive Rodotà è quello che il Pd ha trovato con l’alleato Angelino Alfano. Ncd continuerà a puntare i piedi chiedendo che sia ribadito il divieto alla maternità surrogata – già vietata dalla legge 40 ma possibile in molti Paesi esteri, compresa Inghilterra e California – ma potrà così vantare di aver difeso i matrimoni, sancendo – come se ce ne fosse bisogno – che quella in discussione non è un legge mossa dal principio della piena uguaglianza. Sono unioni civili, semmai, che stabiliscono anche il diritto all’adozione del figlio del partner. Va bene, ma non sono matrimoni egualitari.

E se sui matrimoni gay Rodotà ricorda che il parlamento non è obbligato a riconoscerli (come invece la Corte Europea ci prescrive di fare per le unioni civili), ma farebbe molto bene («Perché aspettare?»), il giudizio sulla mediazione lessicale è duro: «Inventarsi la “formazione sociale specifica” è un travisamento della Costituzione, e la sua vera finalità, dovendo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome, non è quella di introdurre una distinzione, ma di riaffermare una discriminazione». Alcuni costituzionalisti, in questi giorni, hanno avanzano dubbi sulle ripercussioni che questa nuova formulazione potrebbe avere nell’estensione di alcune norme dedicate ai nuclei familiari. «Non è possibile introdurre un riconoscimento delle unioni civili che si presenti come una chiusura, come una concessione basata su una discriminazione», continua il professore, «non cediamo a un realismo regressivo».

Bella, in chiusura, per completare il suo ragionamento non più in punta di diritto ma politico, è la citazione che Rodotà fa di Andrea Pugiotto, professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara: «Che ci ricorda come “il paradigma eterosessuale del matrimonio crea incostituzionalità perché oppone resistenza non a un capriccio, né a un desiderio, né ad una “innaturale pretesa”, ma al diritto individuale alla propria identità personale”».

Unioni civili: maggioranza divisa

cuore-haringNonostante gli annunci del premier Matteo Renzi sull'approdo in aula entro il 15 ottobre delle riforme costituzionali e, subito dopo, del ddl sulle unioni civili, la capigruppo del Senato non decide nulla in merito alla loro calendarizzazione.
Cronache del Garantista ...
Le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono diventate "formazioni sociali specifiche", un termine grottesco e irritante.
Beppe Severgnini, Corriere della Sera ...

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