×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Il Fatto Quotidiano
10 02 2015

È successo domenica 8 febbraio nella chiesa di Santo Stefano nel comune parmense di Sala Baganza dove due ragazze sarebbero state cacciate per essersi lasciate andare al gesto di affetto

di Silvia Bia 

Cacciate dal parroco perché si abbracciavano durante uno spettacolo in parrocchia. È successo domenica 8 febbraio nella chiesa di Santo Stefano nel comune parmense di Sala Baganza (Parma), dove due ragazze sarebbero state cacciate per essersi lasciate andare al gesto di affetto. Le giovani però non hanno accettato l’imposizione e dall’episodio è scaturito un aspro diverbio che ha richiesto perfino l’intervento di una pattuglia dei carabinieri.

Quanto accaduto è stato denunciato dalle associazioni Ottavo Colore, Agedo (associazione Genitori di figli omosessuali) e Certi Diritti, che hanno riportato il racconto della coppia: “Denunciamo ancora una volta il modo violento e discriminatorio in cui viene attaccato il diritto fondamentale di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale, vogliamo qui ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito oltre tre anni fa che gay e lesbiche ‘hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia’, quindi anche di baciarsi e tenersi per mano per strada, se lo desiderano”.

Il gesto contestato in questo caso sarebbe un semplice abbraccio. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri e dei testimoni, le ragazze stavano assistendo al saggio di canto insieme al pubblico, invitate dalla cugina di una delle due, che si esibiva nella parrocchia. Vista la troppa affluenza delle persone in sala, alcune erano dovute rimanere fuori appoggiate al muro del corridoio e così anche le giovani. Nel corso dello spettacolo, durante una canzone romantica, le due si sarebbero lasciate andare ad un abbraccio, come tante altre coppie presenti.

Subito dopo però sarebbero state allontanate dal parroco, che si sarebbe rivolto a loro con queste parole: “O vi staccate immediatamente o dovete andarvene, ci sono anche dei bambini qui”. Il sacerdote pensava forse di chiudere la situazione con quell’appunto e una semplice sgridata, come è abituato a fare in altri frangenti con i suoi parrocchiani. Ma le due ragazze si sono ribellate a quella che per loro era una discriminazione nei loro confronti, e così hanno chiesto spiegazioni: “E se fossimo lesbiche cosa fa, ci caccia?”. La situazione in poco tempo è degenerata: il sacerdote ha portato le ragazze nel cortile per chiarire le cose lontano dallo spettacolo in corso, ma la discussione è sfociata in una lite e a quel punto l’uomo ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. Quando la pattuglia è arrivata, le giovani si erano già allontanate dalla parrocchia e la situazione era ritornata alla normalità. Le ragazze hanno raccontato quanto accaduto ai militari, ma al momento nessuno ha sporto denuncia sull’episodio, mentre la parrocchia di Sala Baganza ha scelto di non commentare.

“Questi gesti non saranno più ignorati. Dietro ogni persona discriminata, ci saranno la famiglia, gli amici e sempre più cittadini pronti a reagire, a denunciare, a lottare – hanno dichiarato le associazioni – Scagliarsi apertamente contro queste ragazze non esprime in realtà alcun valore morale o etico, ma al contrario solo disprezzo e disgusto per una popolazione che reclama libertà, dignità e protezione dalla violenza. Ancor peggio se questo atteggiamento è assunto da un prete che dovrebbe per la sua missione includere le persone, non perseguitarle e rendersi conto che dietro alle parole ci solo vite di persone, ci sono famiglie che vanno rispettate i cui figli e figlie non sono bersagli da colpire”.

Il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto ad una coppia di donne lesbiche l'adozione di una bimba, figlia biologica di una delle due mamme, che prenderà ora il cognome di entrambe. Le due donne sono state seguite per mesi dagli psicologi e dagli assistenti sociali del "Gruppo integrato di lavoro Adozioni", i quali hanno reputato la coppia assolutamente "normale" e la bimba "vivace, intelligente e carina". In una parola: felici. La bimba ha cinque anni ed è figlia dell'amore tra le due donne che convivono da un decennio. ...
La repressione, per ragioni sociali, religiose, di convenienza, dell'identità non eterosessuale può provocare molta sofferenza. Il 10 giugno scorso la Corte Costituzionale ha sanzionato il diritto di una coppia di rimanere giuridicamente sposata anche se il marito, dieci anni dopo il matrimonio, aveva cambiato sesso. Egli s'era sposato pur sentendosi esclusivamente donna, con un corpo maschile normale. ...
Perseguitata a colpi di sms ingiuriosi, di mail rubate e diffuse a tutti i compagni discuola, di foto estorte. Costretta suo malgrado ad aderire a una confraternita di compagne di scuola scatenate perché tirarsi indietro vorrebbe dire perdere Dylan, la ragazza che ama. ...

Corriere del Veneto
11 12 2013

TREVISO – Sarebbe tutto iniziato con un bacio in un corridoio. Un bacio forse troppo avido, per alcuni. Anche se poi la versione ufficiale è quella di un abbraccio. Protagoniste, due studentesse del Duca degli Abruzzi, istituto superiore di Treviso. Uno loro coetaneo, indignato, ha spedito una lettera alla vicepreside. La quale avrebbe richiamato le due studentesse. Un episodio ancora borderline, dal quale però è già scaturita una conseguenza reale. Sabato prossimo, durante la ricreazione, gli studenti hanno organizzato un flash mob: tutti cingeranno al braccio un nastro viola, il colore simbolo della lotta all’omofobia. I fatti sono raccontati da Lorenzo Boz, rappresentante della consulta provinciale degli studenti per il Duca degli Abruzzi.

«La nostra vicepreside, la professoressa Renata Moretti, ha convocato due ragazze che frequentano la sede distaccata di San Pelajo», spiega. «Il motivo: aveva ricevuto una lettera di uno studente che si lamentava del loro comportamento tra i corridoi scolastici. Io ho parlato con le ragazze, che mi hanno detto di essersi solo abbracciate». Fatte queste premesse, c’è però un «retrogusto omofobo», per citare Boz, e di qui la decisione, «in armonia col corpo docente» di organizzare durante l’assemblea, convocata per sabato mattina, il flash mob tra le 10.45 e le 10.50 nel parcheggio antistante la scuola, una iniziativa pensata e voluta dai compagni di classe delle ragazze. «Precisiamo però che il comportamento dei docenti è stato totalmente corretto», precisa il rappresentante degli studenti.

«Anche se ci fosse stato un richiamo, è assolutamente legittimo: nel regolamento scolastico sono vietate le effusioni amorose in luoghi pubblici, indipendentemente dal sesso dei protagonisti». La preside dell’istituto, Maria Antonia Piva, conferma l’accaduto, che sarebbe avvenuto lunedì 9 dicembre, di mattina. «Ma a me risulta al più un normale richiamo in corridoio, di quelli che si fanno ogni giorno», puntualizza. «In ogni caso voglio vederci chiaro, convocherò i protagonisti per capire cosa è effettivamente avvenuto». Per quanto riguarda la manifestazione, la docente non pone paletti, anzi. «Siamo attenti a tutte le dinamiche educative, è importante oliare il dialogo tra educatore e studente», chiude. «E non mi pare sbagliato che i ragazzi possano riflettere sui temi della discriminazione politica, razziale o sessuale senza con questo contrapporsi al corpo docente».

facebook