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Sostiene Martina

  • Giovedì, 21 Marzo 2013 09:07 ,
  • Pubblicato in Flash news
Repubblica.it
21 03 2013

Ha fatto tutto prima delle altre. Per istinto e voglia di libertà. È stata forte, fragile, sbagliata, giusta. Soprattutto vincente. Ha amato chi le pareva come le pareva. E così ha giocato. Sotto rete, a testa alta. Il secondo sesso con la racchetta in mano. Martina non ha mai aspettato la vita, l' ha anticipata e tatuata. Nove Wimbledon, 167 tornei vinti in singolare, 177 in doppio, 18 titoli del Grande Slam. E poi il resto, che è tantissimo, immenso. Compresa la sua curiosità. Anche fuori dal rettangolo di gioco. Non si è fermata davanti agli avversari, all' età, alle convenzioni.

Ha scelto una trans come coach e pazienza se Wimbledon con le sue fragole alla panna si scandalizzava. Né si è arresa a chi diceva: non si fa. All' est come all' ovest. Ha patito la solitudine, da straniera, c' è una foto in cui festeggia il successo abbracciando un palo: «Non conoscevo nessuno». Era ed è un esempio. Un simbolo di consapevolezza. Non solo: anche le donne possono, ma devono. Pure con le parole colpisce al volo, figurarsi se la spiazzi. Omaggiò un ristoratore di Milano con la frase: «Your cooking is better than my tennis». Il tuo cibo è meglio del mio tennis. E ora: «Sono cresciuta in un regime comunista dove bambine e bambini facevano sport nella stessa maniera. Quando sono arrivata in America nei club però c' erano solo i ragazzi».

Martina Navratilova ha 57 anni, si tiene bene, ha attraversato epoche, sempre da protagonista, mai da fondocampo. Continua ad essere un simbolo sportivo non arrugginito. Magari si ammacca: un tumore al seno sconfitto, un edema p o l m o n a r e mentre scala il Kilimangiaro, i divorzi e gli accordi extragiudiziali con le sue ex, ma se c' è una a cui chiedere cosa succede allo sport è lei. Da Armstrong a Pistorius, non c' è un campione che si salvi. Resistono i vecchi miti mentre quelli più attuali si dissolvono. Lo sport è diventato infido o forse solo meno vero. «L' ho sempre detto: a est non c' è libertà di stampa, a ovest non c' è libertà dalla stampa. Non è che una voltai campioni fossero tutti perfetti, c' erano anche molti brutti tipi, le pecore nere fanno parte del panorama, solo che non si sapeva molto su di loro. Oggi invece tuttii personaggi dello sport passano sotto il microscopio, ogni loro azione viene ingrandita e trasmessa.
E così se quello che vedi nello specchio non ti corrisponde iniziano i guai e le ombre. Una volta si faceva sport per un paese, per un'idea, per qualcosa, per se stessi. Ti caricavi sulle spalle un peso, imparavi la responsabilità, anche quando cercavi di liberarti. Io ho giocato a tennis perché mi piaceva, non per diventare ricca, come ti rispondono oggi. Un conto è il mito del successo, la voglia di fare e di strafare, quel felice egoismo che ti fa negare la sconfitta, un altro è quello di farcela perché ti piace il conto in banca e sei vittima della tua immagine. Se fai molti soldi significa che sei riccoe basta. Non diventi una persona migliore. Quello che conta è chi sei, come ti comporti con gli altri, i tuoi valori, il tuo carattere. Armstrong si è dopato? Non ho nessuna pietà per lui, voglio che vada via, che non torni mai più, è un baro, non credo alle confessioni dove si invoca la necessità di ricorrere a un metodo sbagliato per reggere la pressione».

Quella di Pistorius sembrava una bella favola e invece è finita nel sangue. «Spero non si condanni il mondo dei disabili per colpa di Pistorius. Ognuno può avere contraddizioni e angoli oscuri, ma chi lotta ogni giorno per risalire da una condizione svantaggiata deve avere il diritto alla comprensione e al rispetto. Paga chi sbaglia, la colpa non può ricadere su chi prova a rimettersi in piedi. Bisogna sempre provare a realizzare le proprie idee. Perché è la testa che comanda tutto, anche il tuo corpo. Il giorno dopo aver avuto la notizia del tumore al seno sono andataa giocarea hockey, ma ho dovuto smettere, non avevo energie. Figurarsi lo stato mentale di persone a cui dicono che per la malattia non potranno più correre e saltare». È ancora un anno di violenza contro le donne.

«Anche per questo serve fare attività sportiva. Se impari a combattere, a non cedere, capisci che puoi reagire. Ma da sole non si va da nessuna parte. Serve una legislazione che aiuti, bisogna organizzarsi, e allearsi. È quello che abbiamo fatto all' Open di Australia per ottenere gli stessi soldi degli uomini. È inutile piangere sullo scarso potere delle donne anche al vertice dello sport se non si studia e non ci si mette in gioco. Guardate le leader femminili delle imprese e vedrete che tutte sono passate attraverso lo sport. Ma ora serve altro, serve una corrente di ritorno, una dirigenza di donne toste, preparate, professionali.

Se vogliamo che lo sport femminile funzioni e non sia solo sfruttato per creare belle immagini e copertine, dobbiamo invogliare chi ha capacità ad occuparsene e attrarre risorse economiche e organizzative. Ricordate Anna Kournikova? Non ha vinto nemmeno un torneo, ma era bella, finiva sempre in prima pagina, molto più di Lindsay Davenport che è stata per otto volte numero uno del mondo. A un giocatore si chiede di essere bravo, non attraente, le ragazze invece devono anche essere uno schianto. Abbiamo dimostrato che le grandi donne possono occuparsi di stato e finanza ora bisogna anche metterle in cima all' azienda sport. Katharine Hepburn diceva sempre: ' Non è quello che fai nella vita, ma quello che porti a termine'. Svelte, al lavoro».

Se lei uccide lei. E' femminicidio?

  • Martedì, 19 Marzo 2013 08:38 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Adriana Terzo, GiULiA
18 marzo 2013

Marilena Ciofalo è la 55a donna uccisa dall'inizio del 2013 all'interno di una relazione intima, colpita a morte nel sonno da due colpi di pistola perché, probabilmente, aveva scelto di cambiare partner. Ammazzata, dunque, perché - ancora una volta - percepita non come una donna libera di affermare le proprie aspirazioni, ma come una cosa di proprietà privata. ...
Lei, ancora lei e l'altra. Il triangolo amoroso questa volta declinato tutto al femminile finisce nel peggiore dei modi. Con due colpi di pistola ...

Le donne che non esistono. Diversamente Etero a Roma

  • Mercoledì, 06 Marzo 2013 08:38 ,
  • Pubblicato in Flash news
LezPop
06 03 2013

Giovedì se siete a Roma, non avete scuse. Alle 20, al cinema Aquila saranno proiettati due documentari italiani che parlano di lesbiche. Le lesbiche non esistono di Laura Landi e Giovanna Selis e Diversamente Etero di Elena Tebano, Chiara Tarfano, Marica Lizzadro e la sottoscritta.

Mi fa un po’ fatica, lo ammetto, scrivere su Lezpop di una cosa che ho fatto (anche io). Però, ci tengo e metto da parte la mia (falsa?) modestia e vi racconto del documentario (non vi posso parlare di Le lesbiche non esistono, perché – scusate – ma ancora non l’ho visto, per cui rimando la mia recensione alla prossima settimana). Diversamente Etero, per chi non l’ha ancora visto, è un documentario che parla di lesbiche e televisione italiana. Sì, perché le autrici, Elena Tebano (soprattutto) ed io, siamo appassionate di serie tv. E non solo, siamo convinte che la televisione, le immagini che ci arrivano dal tubo catodico, abbiano un potere enorme. Nel bene e nel male. In Italia, lo sapete meglio di me, non ci sono molte lesbiche dichiarate. Infatti, il documentario si apre con una domanda semplice: conosci una lesbica famosa? L’abbiamo chiesto in giro, alla gente comune, e le risposte sono altrettanto semplici: no (eccetto Gianna Nannini, che però non si è mai dichiarata tale).

E allora, quando nell’inverno del 2010 ci hanno segnalato la storia di Sarah e Veronica del Grande Fratello 10 ci siamo incuriosite. Elena all’epoca stava preparando una lezione proprio sui personaggi omosessuali nei telefilm ed io le stavo dando una mano con il montaggio per dei filmati da mostrare, e ci siamo dette: perché non raccontare anche la storia di Sarah e Veronica? E abbiamo cominciato a seguire con interesse (e anche una sana dose di divertimento) le vicende delle due donne nella casa. Abbiamo visto quello che succedeva sul web e quello che succedeva in tv. Abbiamo notato le differenze di rappresentazione. E poi, l’8 aprile del 2010, con Chiara Tarfano ci siamo messe, telecamera in spalla, a fare delle riprese al Toqueville di Milano, dove erano riunite le fan di Sarah e Veronica, alla loro prima serata in discoteca “insieme”. Lì ci si è aperto un mondo. Erano migliaia, da tutta Italia. Anzi, no. Da tutto il mondo. Lo vedete nel trailer. Da quel giorno le nostre vite sono cambiate. E abbiamo investito tutte le nostre energie (e tutti i nostri risparmi) nella realizzazione del documentario.

Poi è arrivata Marica, la regista, a dare forma alle nostre interviste. Man mano, ci siamo accorte che prima di essere una storia lesbica, era una storia di donne. Di donne della tv. Donne di un certo modo di fare tv (per intenderci, Diversamente Etero – forse – non esisterebbe senza Il corpo delle donne di Lorella Zanardo). Donne poco vestite, infilate in programmi televisivi che – il più delle volte – fanno della vera e propria “pornografia sentimentale” (la definizione non è mia, ahimè, ma della fantastica Chiara Volpato, docente di Psicologia Sociale all’Università di Milano Bicocca). Ma è anche una storia di donne comuni, donne giovani, e donne meno giovani, di mamme che si preoccupano per le loro figlie e di donne sposate che lasciano i mariti perché hanno trovato l’amore di un’altra donna. E allora, siccome siamo a ridosso dell’8 marzo (quel giorno in cui se mi regalano delle mimose, ammetto, divento una brutta persona), mi piace ricordare che ci sono tanti modi per essere donna. Che dovrebbero essere tutti visibili. E tutti con eguali diritti.

Insomma, se venite al Cinema Aquila di Roma giovedì, vedrete questo e tante altre cose ancora. Potremmo farci “quattro chiacchiere” (con me sarà presente anche la regista Marica Lizzadro) e magari berci una bella birra – che non fa mai male.

Il bacio censurato delle spose lesbiche

  • Lunedì, 18 Febbraio 2013 12:07 ,
  • Pubblicato in Flash news
18 02 2013

La rivista Weddings Unveiled ha rifiutato l'immagine
 
di Alberto Sofia
 
Censurata dalla rivista Weddings Unveiled perché voleva mostrare il bacio tra due donne sposate. Anne Almasy, una fotografa americana di matrimoni, si è vista rifiutare la richiesta di acquisto di uno spazio pubblicitario soltanto perché voleva mostrare l’immagine dell’unione tra due persone dello stesso sesso, come spiega l’Huffington Post.

LA PUBBLICITA’ CENSURATA – E’ stata la stessa fotografa a spiegare il caso sul suo blog, difendendo la sua scelta e denunciando quando accaduto:
    “Per la prima volta, dopo 10 anni, avevo deciso di acquistare uno spazio pubblicitario, sulla rivista Weddings Unveiled: una mezza pagina, concordata via mail e attraverso diverse telefonate con i redattori della rivista. Avrei potuto scegliere un qualsiasi numero di belle foto di una sposa sorridente con il suo sposo in smoking, ma ho voluto pubblicare una foto che spiega la mia filosofia professionale”, ha affermato.

SOLTANTO AMORE – La fotografa spiega come non abbia voluto pubblicizzare la comunità gay, ma come il suo fosse un modo per mostrare con gli scatti l’amore, in tutte le sue forme. “Quelle due donne avevano unito le loro vite attraverso il matrimonio. Condividono la loro vita, le loro gioie e dolori, e tutta la quotidianità che noi tutti condividiamo con i nostri partner”, ha aggiunto. Persone come tutti, semplicemente amore.

LA CENSURA DELL’ANNUNCIO – Era stato l’editor della rivista a chiedere alla fotografa di cambiare la richiesta:
    “C’è forse un’altra fotografia che desidera utilizzare nel suo annuncio? Noi non ci sentiamo di pubblicare un annuncio con una coppia dello stesso sesso. Queste non sono le nostre convinzioni personali, naturalmente, ma, sa …”
Ma la fotografa non ha cambiato idea: sull’Hp si spiega come la rivista non abbia voluto rischiare, timorosa di “offendere parte del suo pubblico”, nonostante siano diversi i sondaggi che spiegano come la maggior parte delle persone sostenga il matrimonio omosessuale: ben il 68% secondo un sondaggio recente negli Stati Uniti.
 
Nonostante i numeri, diverse sono ancora le aziende che preferiscono far finta di nulla e non pubblicizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una discriminazione di genere e legata all’orientamento sessuale che non è piaciuta alla fotografa, che ha denunciato la censura pubblicamente. Sono poi arrivate le scuse dell’azienda, che ha cercato di spiegare la sua decisione, con sincerità:
    “La questione continua a dividere, pensavamo che parte del nostro pubblico potesse offendersi. Ci dispiace aver agito per paura e incertezza. Non avevamo mai dovuto affrontare una situazione simile: abbiamo agito in un modo che non rispecchia le nostre convinzioni personali. Siamo davvero convinti che tutto l’amore sia bello e che tutte le persone abbiano il diritto di sposarsi. E allora perché abbiamo preso questa decisione? Sapevamo che tutti non condividono la nostra convinzione”, hanno aggiunto Terri e Brooke, gli editori della rivista.
Dal suo blog Anne ha così denunciato la scelta: “Spero che un giorno siano gli occhi della storia a smentirvi: la vostra decisione sembrerà arcaica e assurda”, ha concluso la fotografa.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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