Dinamo Press
15 04 2015

Un dialogo con Karim, attivista della Marche di ritorno dal fronte di Kobane. Dopo mesi di resistenza assieme alle formazioni kurde Karim è tornato in Italia e racconta la rivoluzione del Rojava, la guerra, la resistenza contro l'IS

"Gli stolti chiamavano pace il semplice allontanarsi del fronte”.

(Non c’è nessun dopoguerra – Wu Ming, Yo Yo Mundi)

Una giornata di primavera. Un cielo limpido. Un respiro trattenuto tra Istanbul e Bologna. Un aeroporto. Il volto di Karim che appare tra la folla. Gli abbracci.

Sono passati tre mesi. In Rojava. A Kobane. Volontario nelle file delle Forze di Difesa del Popolo (YPG). A combattere Isis.

Tre mesi a difesa di un progetto politico laico, femminista, comunitarista ed ecologista chiamato “confederalismo democratico” o “democrazia senza stato”. La vita in ballo. Ancora una volta, socialismo o barbarie.

Tre mesi in guerra.

Guerra, qualcosa di estraneo a noi occidentali nati e vissuti da decenni in questa pace.

Guerra, una parola che abbiamo imparato a pronunciare con pudore.

Guerra, quello spazio che lambisce i confini d’Europa a sud, come a est. A sole poche ore di volo dalla “nostra” pace.

Karim ha attraversato questi spazi, quello d’occidente e d’oriente, quello della pace e della guerra. Così lontani, così vicini, così intersecati. Ed è tornato. Vivo.

Ora è il tempo del racconto. Condividere un’esperienza straordinaria, nel senso etimologico del termine, fuori dall’ordinario. Un racconto pubblico, che vuole divenire comune, perché ogni scelta partigiana è una scelta politica.

Ancora una volta, vogliamo che le prime parole siano le sue.


*tratto da www.arvultura.it

Dinamo Press
13 04 205

Sette militanti del Centro Sociale Dordoni di Cremona sono stati arrestati: per due di loro è scattato il carcere, gli altri si trovano agli arresti domiciliari. Per tutti l'accusa è di rissa aggravata e riguarda i fatti del 18 gennaio 2015, quando alcune decine di neofascisti di CasaPound assaltarono il centro sociale armati di spranghe e bastoni.

In quell'occasione, uno storico compagno del centro sociale, Emilio V. di 49 anni, rimase a terra, in coma. Solo dopo lunghe giornate tra la vita e la morte, Emilio è riuscito a svegliarsi. Anche lui è tra i destinatari delle misure cautelari.

Secondo quanto scrive il CSA Dordoni, nell'ordinanza viene detto esplicitamente che gli arresti sono funzionali a impedire agli attivisti la partecipazione alla manifestazione cittadina del 25 aprile e a quella di Milano contro Expo del 1 maggio.

Nell'ambito dello stesso procedimento sono stati arrestati anche 9 neofascisti appartenenti a Casa Pound. Due di loro sono stati trasferiti in carcere con l'accusa di tentato omicidio, gli altri sono ai domiciliari per rissa aggravata.

È chiaro il tentativo politico e giudiziario di mettere sullo stesso piano chi quel giorno ha assaltato un centro sociale armato di tutto punto, con chi invece ha difeso quel luogo e le persone che si trovavano all'interno. Anche a rischio della propria vita. Emblematico che venga colpito dall'accusa di rissa aggravata anche a chi quel giorno è finito in coma per difendere se stesso e le persone che aveva intorno.

Questi arresti si sommano a quelli di pochi giorni fa, quando la magistratura di Cremona aveva ordinato le manette anche per due manifestanti del corteo antifascista del 24 gennaio, quando in migliaia da Cremona e da tutta Italia, siamo scesi in strada per esprimere solidarietà a Emilio e pretendere la chiusura delle sedi delle organizzazioni neofasciste da cui partono i raid squadristi.

Va rigettato qualsiasi tentativo di mettere sullo stesso piano i fascisti e gli attivisti dei movimenti sociali, rivendicando il diritto a togliere l'agibilità politica alle organizzazione dell'estrema destra razzista e a tutelare la libertà di movimento ed espressione dei movimenti.

 

 

Global Project
08 04 2015

Questa mattina è stata occupata la sede dell'Ater Verona nel quartiere di San Zeno per denunciare pubblicamente la concessione di una sala pubblica a neofascisti di Forza Nuova e integralisti di Christus Rex per una conferenza dal titolo "Dio, Patria e Famiglia", prevista per venerdì sera.
Gli/Le Antifascisti/e, dopo aver chiesto un incontro con il presidente Niko Cordioli, sono stati ricevuti nella sala della direzione generale dal delegato Giorgetti, il quale non ha permesso ai giornalisti presenti di assistere al colloquio. Come ci si aspettava, Giorgetti ha confermato che la sala verrà data ai neofascisti. Dopo questa presa di posizione vergognosa di Ater è stata annunciata pubblicamente una mobilitazione antifascista e antirazzista venerdì 10 aprile, con concentramento a Castelvecchio (corso Cavour) alle ore 17.00.

Di fronte all'indifferenza generale e al legame che continua a persistere tra istituzioni cittadine e enti pubblici con i neofascisti, rispondiamo tutti e tutte in maniera determinata riprendendoci la città e difendendo in piazza i diritti contro l'odio e il razzismo.
Siamo tutt* antifascist*!

Osservatorio Antirazzista Veronese

Il diritto al rovescio. Fotoreportage #nomuos

  • Mercoledì, 08 Aprile 2015 14:41 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
08 04 2015

Un reportage narrativo e fotografico dalla manifestazione No Muos del 4 aprile a Niscemi, il corteo dei 5mila dopo il sequestro del Muos. Leggi anche la diretta del corteo, e l'articolo "Perchè è stato sequestrato il Muos?" da nomuos.info

Sabato 4 Aprile migliaia di manifestanti si sono ritrovati nella sughereta di Niscemi per ribadire l'ostilità incondizionata contro il MUOS, installazione militare americana che serve a pilotare i droni e muovere guerre in tempo reale in tutto il globo.

La testa del corteo, lasciata ai bambini, testimoniava la volontà degli attivisti di comunicare l'importanza di una battaglia che nasce dal coinvolgimento di tutti, soprattutto dei e delle giovani che assurgono a simbolo di riscatto in un luogo che vuole avere il diritto di scegliersi la propria esistenza ripudiando gli strumenti di morte e guerra speculari alla ragion di stato.

Come in un quadro del pittore fiammingo Pieter Brughel (foto sotto) la valle antistante il cancello 1 della base restituiva un'immagine densa di tensioni e storie sociali differenti che per una volta convergevano verso lo stesso obiettivo. Erano presenti le realtà sociali che lottano in difesa del territorio, dai non tav della val di susa alla rete askavusa di Lampedusa, passando per i comitato contro gli inceneritori e i no triv.

L'imponente corteo ha marciato, per l'ennesima volta, contro il diritto al rovescio che vede le forze di polizia schierate a difesa di un cantiere abusivo e a tutela degli interessi di un governo straniero nel proprio territorio. Le forze dell'ordine, in assetto antisommossa, vigilavano il cantiere dall'interno, a difendere l'indifendibile.Già altre volte i "difensori del diritto" si sono schierati dalla parte sbagliata, scortando operai fin dentro un cantiere abusivo e cercando di bloccare e intimidire gli attivisti che tentavano di far valere i propri diritti impedendo a chiunque di entrare dentro la base militare posta sotto sequestro dalla magistratura.

Dopo i sigilli del cantiere da parte della procura di Caltagirone, la massiccia presenza degli attivisti dimostrava l'importanza dell'azione diretta come unica via per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni. La manifestazione di Sabato dimostra che nessuno vuole abbassare la guardia anche contro le istituzioni che si schierano dalla parte di un governo straniero che lucra sul nostro territorio e contro il diritto al benessere della popolazione locale. Eravamo tutti a Niscemi con i nostri corpi, con la volontà di riprenderci la nostra terra da chi ne vuole fare un luogo di guerra ed esclusione, abbiamo ribadito la nostra volontà di smontare la foresta meccanica di antenne fino all'ultimo bullone, non smetteremo di lottare fino al riconoscimento incondizionato delle nostre ragioni.

 

No Muos, la primavera di Niscemi

Attese migliaia di persone da tutta Italia nel pomeriggio a Niscemi per l'appuntamento contro l'installazione del Muos. Ci saranno tutte le anime del variegato movimento che si è battuto in questi anni, dalle instancabili mamme No Muos ai centri sociali. E dopo le ultime sentenze che hanno dato ragione alla protesta sarà un clima di quasi festa, ma senza abbassare la guardia: la battaglia tra i mille piccoli Davide dell'altra Sicilia e il "mostruoso" Goilia a stelle e strisce continua.
Antonio Mazzeo, Il Manifesto ...

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