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Bimba giù dal balcone: era stata stuprata

  • Giovedì, 16 Ottobre 2014 08:57 ,
  • Pubblicato in Flash news
la Repubblica
16 10 2014

Il mostro è in mezzo a loro. In questo orrore che conta già due bambini morti, Chicca e Antonio, entrambi volati giù dallo stesso palazzo, arriva la prima tragica certezza. La bambina, Fortuna Loffredo, sei anni, detta Chicca, ha subito abusi "reiterati".

Tutto nell'omertà di un rione dove, secondo gli inquirenti, potrebbero esserci altri bambini sottoposti a violenza. ...
Il grasso è nocivo se ingerito, è nocivo se incarnato nella persona che ci si siede accanto, è nocivo anche solo se visto passare. È nocivo e in fondo pericoloso perché costituisce una provocazione cocente alla mia regola di vita, il cui unico precetto ordina: sii magro. Non: sii giusto. Non: sii buono. Non: sii capace. Non: sii saggio. Ma: sii magro.
Mauro Covacich, Corriere della Sera ...

Corriere della Sera
09 10 2014

In tre lo hanno preso in giro perché era grasso. Poi, uno di loro lo ha bloccato, gli ha abbassato i pantaloni e soffiando con la pistola ad aria compressa usata in un autolavaggio gli ha provocato lacerazioni nell’intestino.

Un arresto e due denunce
È successo mercoledì pomeriggio a Napoli, nel quartiere di Pianura: la vittima è un quattordicenne ora gravissimo in ospedale a Napoli: ha riportato lesioni multiple al colon. Un giovane di 24 anni, V.I., è stato fermato per tentato omicidio; i suoi complici, A.D. e V.E., sempre di 24 anni, sono stati denunciati per lo stesso motivo.

L’indagine
I carabinieri della stazione di Bagnoli sono risaliti ai tre 24enne sentendo i familiari della vittima, che avevano raccolto le poche parole che il ragazzino è riuscito a pronunciare. V.I. Sarebbe l’autore materiale del fatto, mentre A.D. e V.E. avrebbero partecipato alla presa in giro ma non alla violenza.

Corriere della Sera
06 10 2014

Grazie all’appello di un parroco: «Diteci dove sono e denunceremo noi»

di Antonio Crispino

Don Marco Ricci è il prete che ha contribuito al ritrovamento di decine di bidoni tossici interrati. Svelando una confidenza fattagli da un suo parrocchiano. A Ercolano, cava Montone. E’ un lembo del parco nazionale del Vesuvio dove ora ci sono Arpac, Noe e Corpo forestale dello Stato a tirare fuori bidoni. “Lei si immagini un enorme pavimento - dice don Marco - Ora stanno scavando solo in una mattonella”. Racconta le decine di denunce, segnalazioni, esposti fatti dai cittadini in venti anni di traffico di rifiuti. “Nessuno mai ci ha dato ascolto. Ci chiedevano i punti esatti degli interramenti ma noi vedevamo solo un traffico notturno di camion. Nessun cittadino era nelle condizioni di poter seguire questi camion e vedere con precisione”. Qualcuno però ha visto, anzi più di qualcuno. E l’altro giorno davanti alle richieste di don Marco ha ceduto. Li ha portati sui posti dove dice di aver visto gli intombamenti, ossia dove da giorni stanno riaffiorando decine di bidoni di rifiuti tossici. “E’ solo una minima parte - ribatte Don Marco-. Da queste parti sono passati centinaia di camion. So per certo che ci sono altre persone che conoscono bene i punti degli scarichi, si facciano coraggio e vengano a dircelo”. La paura? Don Marco abbatte ogni alibi: “Vengano a dirmelo in confessionale, la loro privacy sarà garantita, andrò io dai magistrati a dire dove e quando. In questo momento non ci interessa criminalizzare nessuno. Vogliamo solo estirpare il male che c’è sotto questa terra”.

Per undici anni don Marco è stato parroco nella chiesa del Sacro Cuore, dove ricadono i luoghi degli scavi. A un certo punto si rende conto che i funerali sono aumentati a dismisura. Tutti per leucemie e tumori. Tutti troppo giovani. Troppi bambini. Solo una percezione che verrà confermata anni dopo dal ministero della Salute. Insieme con un altro prete di Portici, chiama a raccolta esperti, volontari, medici e quant’altro serve per capire cosa sta succedendo. Costituiscono il gruppo “Ambiente Vesuvio”. Elaborano dati allarmanti che il sacerdote presenta in un convegno nella frazione di San Vito nel 2013. Dati ignorati, contestati, ridicolizzati con le solite invettive: non c’è certezza degli intombamenti, manca il nesso tra inquinamento e tumori, li accusano di allarmismo e così via. Repertorio ormai noto a tutte le realtà gravemente inquinate, da Taranto alla Terra dei Fuochi, passando per Crotone o la Val Basento in Basilicata. Don Marco decide allora di andare oltre. Di fare un appello alle coscienze dei cittadini. “Chi ha visto o è a conoscenza di questi fatti, faccia un passo avanti”. “E’ stato un miracolo - ricorda don Marco - Dopo anni di inutili tentativi, un giorno si presenta in parrocchia un nostro collaboratore e ci indica una persona che in passato aveva assistito agli intombamenti”.

Il sacerdote non aspetta che “la pecorella smarrita” vada in chiesa, lo va a trovare a casa. Chiede collaborazione: “In nome della verità, è vero che tu ci puoi aiutare a capire dove sono sotterrati questi veleni?”. La reazione dall’altra parte è perplessa. Poi accetta. Scendono di casa e si recano nel Parco nazionale del Vesuvio, teoricamente un’area protetta. Don Marco riferisce tutto agli investigatori. Anzi, integra un esposto presentato alla Procura della Repubblica qualche tempo prima, dicendo che, grazie a delle confidenze ricevute, era in grado di indicare i luoghi esatti dove scavare. E’ una zona a monte di via Castelluccio, disseminata di ex cave di pietra lavica che poi sono state riempite con i rifiuti. Tra queste, cava Montone, dove sono iniziati i ritrovamenti l’altro giorno. Vicino c’è una villa di epoca romana. Ma i ritrovamenti non sono archeologici. Si tratta di ogni tipo di veleno: dal bitume all’amianto, dalle morchie di motori agli scarti di lavorazione di pellami. Tuttavia nell’aria non si respira soddisfazione. Piuttosto angoscia. Si percepisce che quella trovata è solo la punta di un’iceberg. “Penso alla vecchia discarica Lammendola Formisano, lì è stato fatto di tutto. Abbiamo bisogno della collaborazione di chi certamente conosce. Per questo, ribadisco: Parlate, non importa come e dove. Se volete, anche coperti dal segreto della confessione, non importa. Vorrà dire che andrò io a riferire agli inquirenti. In questo modo resterete nell’anonimato. Ora è necessario estirpare il male che ci sta avvelenando”.

Lammendola Formisano era una cava, una delle tante, poi diventata discarica. Siamo sempre nel Parco nazionale del Vesuvio. A metà degli anni ’90 si trasforma in qualcosa di ignoto. Si sa solo che la notte un flusso ininterrotto di camion si dirige in quella direzione. I cittadini lo segnalano. Le autorità la dichiarano nel 2004 sito di stoccaggio a causa dell’emergenza rifiuti per le strade di Napoli. Accumula rifiuti per quattro anni. Ma al tempo stesso alcuni cittadini lamentano traffici notturni ininterrotti. Si parla di bonifica ma si blocca tutto subito. Da problema nazionale diventa “Sito di interesse regionale”. Vengono a mancare le risorse. E’ un’area vastissima, produttiva. Qui di confessione non ne basterebbe solo una.

Il Parroco del rione Sanità

Molte idee sono considerate assurde solo perché nessuno ha mai provato a realizzarle. Come prendere un quartiere conosciuto per camorra e criminalità, valorizzare il suo patrimonio e creare opportunità di lavoro per i giovani
Emanuele Tirelli, l'Espresso ...

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