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Il Fatto Quotidiano
25 07 2014

Ora è il tempo dei diritti civili. La recente notizia dell’insegnante trentina di una scuola paritaria, probabilmente discriminata al punto di perdere il suo lavoro a causa del suo orientamento sessuale, lo dimostra. E lo stiamo dimostrando a Napoli, con atti concreti, perché la buona politica, per essere vicina ai cittadini, non può che farsi carico dei desideri e delle aspettative di un popolo e anche delle minoranze. Non ci sono cittadini di serie A e di seri B.

Per questo, come sindaco di Napoli, ho personalmente registrato, pochi giorni fa, la trascrizione delle così dette “nozze gay” celebrate all’estero di Roberto e Miguel, presso gli uffici della nostra anagrafe. L’ho fatto, perché avevo già firmato un’ordinanza per autorizzare la registrazione di queste unioni al fine di affermare un principio base della nostra Costituzione: l’uguaglianza nelle diversità. Perché la diversità è una ricchezza. Perché l’amore è un diritto, e quella straordinaria pietra miliare giuridica che è la Costituzione americana, non a caso, iscrive il “diritto alla felicità” fra le libertà civili.

I diritti civili e le identità di genere sono il tema su cui la politica oggi, a tutti i livelli, si deve misurare: e si deve impegnare in modo prioritario. E’ giunto il tempo di dare vera attuazione alla Costituzione. Costituzione la cui portata “rivoluzionaria” è stata spesso congelata distinguendo capziosamente e oziosamente fra principi programmatici e attuativi. Ma i diritti non possono essere “programmatici”: o sono concreti o non sono diritti.

Come sindaco, io sento il peso di dovere dare ogni giorno risposte alle sollecitazioni o alle richieste dei mie concittadini; di chi vede in me lo Stato nella sua dimensione più prossima: e al quale non posso rispondere di aspettare i tempi della politica. Anche e soprattutto a partire dalla dimensione amministrativa, allora, le istituzioni devono impegnarsi a fornire queste risposte: perché fare il sindaco – per me – non significa fare il passacarte o il burocrate delle carte bollate, ma far vivere i diritti e le libertà.

Certo, non mi sfugge il dato che la questione delle nozze gay o delle unioni civili debba essere affrontata compiutamente dal legislatore. Ma, anche attraverso scelte come quella che abbiamo compiuto a Napoli, possiamo spronare il Parlamento sovrano a intervenire e a colmare una lacuna legislativa che è stata stigmatizzata anche dalla Consulta e dal Consiglio d’Europa.

La Costituzione, d’altronde, afferma che non ci possono essere discriminazioni basate sul sesso e, al fine di garantire una vera uguaglianza sostanziale fra i cittadini, compete alla “Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Creare le condizioni politico-amministrative perché la persona umana si sviluppi con armonia significa proprio porsi il tema dei diritti civili qui ed ora. Per questo, noi sindaci dobbiamo intervenire subito, anche attraverso semplici ordinanze. Con atti dall’alto valore non solo simbolico ma giuridico: Miguel e Roberto, adesso, potranno partecipare ai bandi per le assegnazioni delle case, per le politiche familiari, per le politiche sociali.

Napoli è apripista nei diritti Lgbt. Ed è una scelta nelle corde della nostra storia, perché la città di cui sono sindaco è da sempre aperta alle diversità; da sempre capace di accogliere minoranze o chi la pensa diversamente. Mentre oggi molte coppie gay ancora devono sposarsi all’estero e fuggono via, c’era un tempo in cui dal Nord Europa si veniva a Napoli, terra di tolleranza, libertà e amore. Il grande poeta, latinista e giurista tedesco Karl Heinrich Ulrichs, che fu pioniere dei diritti degli omosessuali quando in Prussia c’erano leggi che perseguivano le diversità, visse infatti a Napoli, dove né la sua vita né la sua opera intellettuale furono mai discriminate e messe in pericolo.

Con la scelta dell’amministrazione che ho l’onore di presiedere, Napoli ritorna alla sua storia. E mi auguro che il Parlamento intervenga subito e autorevolmente su di un tema dove c’è bisogno di politica e di buona politica soprattutto.

Luigi De Magistris

Lisario è una bambina, da poco le sono venute le "regole", anche se nessuno in famiglia le ha spiegato che si tratta del "normalissimo Sangue delle Donne". Così si è spaventata, ha creduto che le avessero tagliato nuovamente la gola, come pochi giorni prima, quando un chirurgo maldestro per toglierle un gozzo le ha lacerato le corde vocali. È il 1642, siamo a Napoli. ...

Che vergogna quelle armi italiane usate nel massacro di Gaza

  • Giovedì, 17 Luglio 2014 09:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
17 07 2014

Parla il palestinese-italiano Jamal Qaddorah, dopo la manifestazione di sostegno agli abitanti della Striscia svoltasi a Napoli.

Napoli si mobilita per Gaza. Nel capoluogo campano ieri oltre settecento persone sono scese in piazza per esprimere solidarietà al popolo palestinese. Jamal Qaddorah, palestinese, da anni impegnato nella Cgil Campania come responsabile per le politiche dell'immigrazione, è addolorato e arrabbiato mentre impotente guarda in video le bombe israeliane che uccidono donne, uomini, bambini nella striscia di Gaza. Le parole per dire di guerra e morte sono sempre riduttive, ma i media, solitamente interessati alle notizie di "sangue" in questo caso ci provano a stento. L'Italia, che Jamal ha scelto come patria (nel 2009 ha ricevuto il riconoscimento della cittadinanza italiana), continua a rendersi complice di un massacro, fornendo gli M346 a Israele.

Secondo lei in Occidente abbiamo una visione chiara di ciò che accade a Gaza? Assolutamente no. Ad esempio la vicenda dei tre poveri ragazzi israeliani, morti, secondo le nostre fonti sono rimasti uccisi in un incidente stradale e non per mano palestinese.

Eppure la notizia è stata usata per contrastare l'eco internazionale che stava avendo il vertice del Vaticano e il richiamo ad Israele. Così è stato sottaciuto che i tre integralisti israeliani che hanno bruciato il ragazzo palestinese sono stati incarcerati per mostrare al mondo che Israele vuole fare giustizia, ma subito dopo sono stati rilasciati senza aver subito alcun processo. Altre vicende di cui non si è quasi parlato sono quelle di un ragazzo italiano picchiato il 7 giugno scorso perché indossava la kefiah e delle pallottole esplose contro l'ambasciata palestinese a Roma. Se queste stesse cose fossero accadute agli israeliani sarebbero uscite su tutti i giornali.

Qual è la verità taciuta? Siamo a 200 morti solo in questi giorni, con palazzi crollati in pochi istanti e donne e bambini uccisi. Israele ha compiuto più di 860 attacchi a Gaza, ucciso 90 persone, di cui più di 22 bambini, 650 ferite. Gaza è senza luce e senza acqua. Sono stati colpiti un'ambulanza dell'ICRC e l'ospedale Wafa, in Shijaya, ucciso un giornalista alla giuda di un'auto su cui era ben visibile la scritta TV. Un medico norvegese attivista in un ospedale a Gaza ha riferito di persone "bruciate dentro" e si presume che Israele stia sperimentando sui palestinesi armi proibite e sconosciute, così come è accaduto nel 2011 con il fosforo bianco.

L'Italia come si sta ponendo? L'Italia è il primo paese in Europa a vendere armi a Israele. Mi vergogno del fatto di essere italiano e vedere uccisi le nostre donne e bambini a causa degli M346. La situazione delle continue aggressioni israeliane e della colonizzazione della Cisgiordania è drammatica anche a causa della vergognosa complicità dei governi ipocriti. L'Italia paga lo scotto di decenni di berlusconismo che ha rovinato la cultura e ha portato la politica ad un livello mediocre. L'Europa tutta sconta la coscienza sporca dell'Olocausto eppure non denuncia crimini vergognosi quanto quelli nazisti.

La comunità palestinese a Napoli e gli stessi napoletani stanno sostenendo la Palestina? I napoletani sono da sempre solidali con la causa palestinese. Dopo un primo presidio del 5 luglio, sabato 12 luglio in 300 siamo andati davanti alla Rai di Napoli, per denunciare la disinformazione parziale e manipolata diffusa dai media e a chiedere un'informazione adeguata e veritiera sulle vicende in Palestina. In seguito al nostro intervento è stato realizzato un servizio accurato da parte delle televisione pubblica. Ma dovrebbe essere sempre così, non dovremmo essere noi a chiedere il diritto all'informazione libera. Intanto i napoletani ci chiamano per chiedere se possono mandare medicine e sacche di sangue a Gaza. Ma come li portiamo? Gaza è un carcere a cielo aperto.

Da 66 anni il conflitto tra Palestina e Israele continua a mietere vittime. Come si possono trovare ragioni plausibili per una guerra infinita? Semplicemente perché Israele non ha interesse a fare la pace, perché anche quando viola le regole delle Nazioni Unite e i diritti umani, non viene punito con l'embargo o il boicottaggio perché è una potenza economica. Il mondo deve obbligare Israele ad accettare la legalità internazionale. La rete italiana per il disarmo ha chiesto al ministro Federica Mogherini "una decisione veloce e chiara in merito alla fornitura degli M346, che impedisca agli armamenti italiani di rendersi complici in futuro di atti di guerra e di violazione dei diritti umani di popolazioni già duramente colpite da decenni di conflitto". La sicurezza di Israele passa per la sicurezza dei palestinesi.

Napoli c'è. Primo matrimonio gay celebrato da De Magistris

  • Mercoledì, 16 Luglio 2014 13:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Guazzingtonpost
16 07 2014

15-07-2014 - Corriere del Mezzogiorno -

IL PRIMO MATRIMONIO TRA GAY REGISTRATO IN COMUNE A NAPOLI

De Magistris festeggia la prima coppia gay registrata a Napoli


Si è tenuta ieri mattina a Palazzo San Giacomo la prima trascrizione di un matrimonio celebrato all’estero tra persone dello stesso sesso. «Oggi mi tremavano le gambe, e come la prima volta che ci siamo sposati», ha detto Roberto Solone Boccardi, cittadino napoletano sposo di Miguel Antonio Araujo, cittadino spagnolo. E aggiunge: «Ringrazio il sindaco de Magistris per il suo impegno». E il sindaco ha ribadito: «Un provvedimento che rende la città di Napoli apripista per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone». Grande la soddisfazione delle associazioni che lottano per la parità dei gay; i rappresentanti si augurano ciò che è avvenuto a Napoli sia «solo un primo passo». Se lo augura Antonello Sannino, presidente Arcigay cittadino. «Spero - dice - che questo sia un primo passo che porti alla scrittura e all’approvazione di una legge avanzata in tema di matrimonio egualitario e ci auguriamo che in Parlamento ci possa essere la più ampia condivisione possibile».

Roberto e Miguel I primi sposi gay riconosciuti anche a Napoli

NAPOLI - A Palazzo San Giacomo ieri alle 10.30 c’è stata la prima trascrizione di un matrimonio gay. Roberto e Miguel, sposati a Madrid in Spagna, hanno trascritto la loro unione nel Registro dell’Anagrafe del Comune di Napoli e sono così la prima coppia omosessuale sposata anche per il Comune partenopeo. Ad accompagnare gli sposi, gli amici e i rappresentanti dell’Arcigay. «Oggi - ha detto Roberto, napoletano - mi tremavano le gambe come la prima volta che ci siamo sposati. Ringrazio il sindaco de Magistris per il suo impegno. I cittadini di Napoli - ha aggiunto - erano già pronti al nostro matrimonio, ora lo sono anche le istituzioni e finalmente sulla mia carta di identità sarò coniuge come già lo sono sui miei documenti spagnoli». Roberto ha ricordato di essere emigrato «per l’assenza di diritti, oggi mi sento orgoglioso di essere napoletano».

«Il provvedimento varato da questa Amministrazione - ha detto de Magistris - ha un importante valore simbolico, ma anche giuridico e rende la città di Napoli apripista per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone. Napoli è città dei diritti e delle libertà». Grande la soddisfazione delle associazioni che lottano per la parità delle persone omosessuali; i rappresentanti si augurano ciò che è avvenuto a Napoli sia «solo un primo passo». Se lo augura Antonello Sannino, presidente Arcigay cittadino. «Spero - dice - che questo sia un primo passo che porti alla scrittura e all’approvazione di una legge avanzata in tema di matrimonio egualitario e ci auguriamo che in Parlamento ci possa essere la più ampia condivisione possibile». In questa senso, e’ di pochi giorni fa il tesseramento a due associazioni gay partenopee di Francesca Pascale, la compagna di Silvio Berlusconi. Commossi ed emozionati gli amici e i testimoni della coppia. «Ricordo - ha raccontato Fabrizio Marrazzo, testimone di nozze - il senso di esilio che dava la celebrazione del matrimonio fra Roberto e Miguel a Madrird, oggi sono sposi anche per Napoli. Siamo felici».

da La Repubblica

 

Prima trascrizione in Comune di un matrimonio gay

Roberto e Miguel si sposati a Madrid. L’Arcigay: Napoli capitale dei diritti civili

STELLA CERVASIO

SONO la prima coppia gay che ha potuto trascrivere l’unione contratta nel registro dell’anagrafe del Comune. La cerimonia, ieri a Palazzo San Giacomo, alla presenza del sindaco Luigi de Magistris. Ad accompagnare gli sposi, gli amici e i rappresentanti dell’Arcigay. «Oggi - ha detto Roberto, napoletano - mi tremavano le gambe come la prima volta che ci siamo sposati. Ringrazio il sindaco per il suo impegno. I cittadini di Napoli - ha aggiunto erano già pronti al nostro matrimonio, ora lo sono anche le istituzioni e finalmente sulla mia carta di identità sarò “coniuge” come già lo sono sui miei documenti spagnoli».

Roberto ha raccontato di essere stato costretto a emigrare «per l’assenza di diritti. Oggi - ha aggiunto - mi sento orgoglioso di essere napoletano e mi auguro che anche il Parlamento italiano lavori per rendere possibili i matrimoni gay». La registrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso all’anagrafe dell’amministrazione comunale è possibile in seguito a una delibera varata alla fine di giugno dal sindaco de Magistris con la quale si ordina agli uffici dell’anagrafe e stato civile di includere tra quelli contratti a Napoli anche quelli di persone dello stesso sesso non celebrati in Italia.
«Il provvedimento varato da questa amministrazione - ha sottolineato il sindaco ha un importante valore simbolico, ma anche giuridico e rende la città di Napoli apripista per quanto riguarda la tutela dei diritti delle persone. Napoli è città dei diritti e delle libertà».

Grande soddisfazione è sta- ta espressa dalle associazioni che lottano per la parità delle persone omosessuali: «La città non da oggi, ma oggi ancora di più - sottolinea il presidente dell’Arcigay cittadina, Antonello Sannino - è di fatto la capitale dei diritti civili in Italia. Questo deve essere un primo passo che porti alla scrittura e all’approvazione di una legge avanzata in tema di matrimonio egualitario e ci auguriamo che in Parlamento ci possa essere la più ampia condivisione possibile». Pochi giorni fa, infatti, il tesseramento a due associazioni gay partenopee di Francesca Pascale, la compagna di Silvio Berlusconi.

Pascale pro gay: "Le battute di Silvio? Non mi fanno ridere"

  • Mercoledì, 09 Luglio 2014 08:46 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
09 07 2014

Una tessera di Gaylib, associazione di centrodestra, e una di arcigay, storicamente vicina alla sinistra.

La svolta sui diritti Lgbt di Francesca Pascale, compagna dell'ex premier Silvio Berlusconi, è bipartisan, così da non scontentare nessuno. E passa da Napoli, dove ieri sera la fondatrice del fu comitato "Silvio ci manchi" ha ricevuto le tessere delle due associazioni in difesa dei diritti dei gay davanti a decine di curiosi e altrettanti giornalisti. ...

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