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"Io, dal Cie allo scippo sventato"

  • Venerdì, 07 Febbraio 2014 08:34 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Fatto Quotidiano
07 02 2014

"Se ho paura che possa succedermi qualcosa? Certo, ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta. E lo rifarei. So che Dio mi proteggerà".

Da qualche giorno Benjamin è l'eroe del centro storico di Napoli. Più precisamente dalla mattina del primo febbraio. ...

Il Mattino
09 01 2014

L'iniziativa è scattata lo scorso week end. I ragazzi girano in bici o a piedi, individiano zone di spaccio e pusher e contattano le forze dell'ordine.

Caivano. "Il cittadino per la sorveglianza": con queste parole stampate sulla pettorina partono i ragazzi delle ronde anti-spacciatori.

L’iniziativa è dell’associazione di volontariato "Liberi", che raggruppa i giovani di Pascarola e non solo.

Sono studenti, liceali e universitari, che di mattina seguono le lezioni a scuola o nelle facoltà, ma nel pomeriggio - finito il loro "dovere" sui libri - si riuniscono per dar vita ai loro progetti di legalità.

La prima azione per individuare le piazze di spaccio è iniziata lo scorso fine settimana. Durante i weekend partono in auto, in bici o semplicemente a piedi per monitorare il loro territorio e difenderlo da chi vuole avvelenarlo con l’illecito commercio di stupefacenti.

Perché il fenomeno della droga, purtroppo, qui sta dilagando. Cocaina, marijuana e eroina, queste le tre sostanze roghe più diffuse: mentre negli anni precedenti questa piaga si limitava a quartieri isolati, oggi si sta diffondendo anche nelle zone centrali e lo smercio viene praticato tranquillamente in pieno giorno.

Elena Petruccelli

Il Mattino
02 01 2014

Ivan muove il mento e tocca un comando elettronico che aziona le ruote della sua sedia a rotelle.

Ha uno sguardo sereno e pieno di vita, occhi di chi ha sofferto molto ma non ha mai perso la speranza. La sua sedia fa un dribbling sulla pavimentazione disastrata, evita il tappeto di siringhe della vela gialla di Scampia, dov'è nato e vive da sempre in compagnia dei suoi genitori, all'interno di un appartamento che ha la muffa alle pareti.

Ivan di cognome fa Grimaldi, ha 19 anni e capelli neri. La sua stanza è dipinta per metà di azzurro perché il Napoli è la sua passione. Quando c'è un gol, però, questo tifoso non può esultare: le mani sono disperatamente immobili sulle ginocchia. A 14 anni giocava sul letto, una capriola è stato l'ultimo evento della sua vita "precedente". Subito dopo ci furono la caduta, l'ospedale, la sentenza: tetraplegico.

"Era l'8 dicembre di cinque anni fa - Ivan parla con un filo di voce, e sul volto si disegna un sorriso amaro-. Per cui il periodo natalizio per me non evoca mai bei ricordi. Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho girato centri di riabilitazione in tutta Italia, adesso vivo un po' meglio perché ho un pacemaker. Però mi sento prigioniero nella Vela".

Per Ivan è un inferno la vita in quel gigante di cemento e ferro con muri scalcinati, condotte che sgocciolano, sporcizia, degrado. Potrebbe far finta di niente ma non riesce a evadere: le barriere architettoniche sono insormontabili. Anzi lo erano perché nella vela c'è gente di cuore che s'è tassata per comprare e installare un paio di pedane di ferro: piccoli scivoli sopra le scale che per Ivan rappresentano l'unica strada verso il mondo.

Oggi, però, non sono solo le barriere architettoniche a tormentare Ivan. Adesso nella sua mente c'è soltanto una speranza. L'unica alla quale è riuscito ad aggrapparsi: il metodo Stamina. "Dicono che con l'infusione di cellule staminali entro un anno e mezzo ci sarebbe la possibilità di rimettermi in piedi -racconta Ivan, l'innocenza nel suo corpo immobile - Certo, lo so, non è facile. Ci sono problemi burocratici. E poi ci vogliono soldi. Non posso dire se questo tipo di cura potrà davvero salvarmi, ma al momento è la mia unica e sola speranza".

Una speranza che è anche forza. E di forza, Ivan Grimaldi, ne ha da vendere. Poco prima dell'ingresso alla Vela di Scampia, quel mostro minaccioso che si erge sulla desolazione dell'asfalto, c'è piazza Grandi Eventi. Lì, su alcune colonne, c'è un'iscrizione a opera dell'artista Rosaria Iazzetta. "Quando la felicità non la vedi, cercala dentro". Un insegnamento che Ivan, in questi anni, ha fatto davvero suo.

Marco Perillo

Corriere della Sera
31 12 2013

Scendi dall’auto e di corsa a infilarsi in un portone. «L’altro giorno hanno sparato a un ragazzo, meglio andare di fretta». A Barra, un quartiere nella periferia orientale di Napoli, la gente deve seguire regole ben precise, tenere gli occhi bassi e «non guardare mai verso alcune finestre», perché «lì ci abitano i camorristi». I ragazzi sono tanti, il numero di dispersione scolastica è altissimo e quasi tutti hanno almeno un parente che ha avuto guai con la legge. Le strade sono strette e per parlare è meglio chiudere la porta dietro le spalle. Qui la sola cosa che funziona è la criminalità organizzata, che recluta i ragazzi e li arruola. In cambio uno stipendio, rischioso, ma sicuro. L’alternativa al momento è una sola e paradossalmente si chiama scuola di circo.

Il Tappeto di Iqbal è una cooperativa sociale che tenta di strappare i giovani dalla vita, ormai segnata, in mezzo alla strada e insegnare delle regole. «Chi sta con me deve andare a scuola: solo così possiamo lavorare insieme nella nostra palestra circense», spiega il presidente Giovanni Savino. Sui trampoli i bimbi si muovono sicuri, poi ci sono le palline, le clave: «Al posto delle armi propongo di diventare mangiafuoco. E il metodo funziona», continua Giovanni tanto che anche il Cirque du Soleil, dopo aver ammirato la tecnica dei ragazzi sui trampoli, ha proposto alla compagnia di collaborare.

Ogni giorno 80 bambini dopo la scuola passano il pomeriggio nella cooperativa, mangiano, fanno i compiti e poi si allenano. Ma ancora per poco. La sede in cui l’associazione lavorava è stata messa sotto sfratto dal Comune di Napoli: «Stare in strada è troppo pericoloso, siamo stati aggrediti e minacciati, non posso fare correre il rischio ai bambini». Ora il Tappeto di Iqbal è ospite nelle stanze di una associazione locale. Ma i soldi scarseggiano, l’amministrazione non passa i fondi e «quello che guadagniamo durante i nostri spettacoli in giro per l’Italia lo usiamo per pagare i ragazzi, altrimenti è normale tornare a fare parte della criminalità organizzata dove ricevere uno stipendio è facile». E qualcuno è già passato dall’altra parte della barricata.

Nel 1734, a Napoli, fu emanato un editto che vietava durante i giorni della festa religiosa del Natale questo tipo di pubbliche scommesse a base numerica, accontentando così sia re Carlo di Borbone, ...

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