Il Fatto Quotidiano
18 03 2015

Attacco jihadista al Museo del Bardo a Tunisi, dove 18 persone – riportano i media locali – sono rimaste uccise. Tra loro, secondo quanto riferito da Al Jazeera, ci sarebbero anche due italiani e l’emittente locale Radio Mosaique, al termine del blitz della polizia, precisa che ci sono ancora 10 persone in ostaggio. Otto concittadini secondo il sito del quotidiano tunisino Al Tunisia sarebbero rimasti feriti, mentre 2 sono quelli confermati dall’unità di crisi della Farnesina.

Tutto è cominciato in tarda mattinata, quando tre miliziani “pesantemente armati” e in uniforme militare hanno aperto il fuoco nei pressi del Parlamento, che è stato evacuato, e poi si sono rifugiati nel museo, che sorge nelle vicinanze, prendendo in ostaggio tra i 20 e i 30 turisti stranieri, tra i quali alcuni bambini. Il portavoce del ministero dell’Interno della Tunisia, Mohamed Ali Aroui, ha confermato la morte di 8 persone, di cui 7 turisti – la cui nazionalità è in corso di accertamento – e un tunisino. Dopo l’attacco e l’evacuazione dei turisti all’interno dell’edificio, è scattato il blitz della polizia. E al termine delle le operazioni delle forze speciali antiterrorismo, secondo fonti di sicurezza tunisine citate dalla radio locale BusinessNews.com, i morti sono 18 e tre i terroristi uccisi.


Gli italiani coinvolti – Le quattro italiane tenute in ostaggio nel Museo partecipavano ad una gita organizzata dal Circolo ricreativo dipendenti comunali (Crdc) di Torino. Circa 80 persone – tra cui 34 del “Circolo Ricreativo Aziendale per i Lavoratori” di palazzo Civico, 14 dipendenti comunali, 14 loro parenti e sei pensionati dell’ex Città di Torino – erano in crociera con la Costa Fascinosa. Questa mattina, a quanto si è appreso, è stata organizzata una visita al Museo del Bardo e la comitiva si è divisa in due gruppi, uno dei quali sarebbe andato in giro per la città e l’altro in visita al museo. Di questo secondo gruppo, rimasto poi coinvolto nell’attacco terroristico, farebbero parte quattro dipendenti comunali, due familiari e altre persone di cui non si conosce il numero. La crociera era partita il 15 di marzo e si sarebbe dovuta concludere il 22.


La nave, partita domenica scorsa da Savona, ha attraccato in mattinata a Tunisi. Il programma della giornata prevedeva la visita del centro storico, lo shopping nel suk e, appunto, una tappa nel museo del Bardo. I connazionali rimasti uccisi sarebbero due anche secondo quanto riferisce Carolina Bottari, 54 anni, turista torinese rimasta coinvolta nei fatti. “Eravamo una comitiva di una cinquantina di persone. Qui nella stanza siamo in sei italiani, di là nello stanzone sono molti di più. Due persone sono morte. Altre tre sono rimaste ferite”. La donna fa parte di un gruppo di dipendenti del Comune di Torino ed è impiegata presso l’ufficio Patrimonio dell’amministrazione comunale. Poco dopo l’aggressione, l’unità di crisi della Farnesina parlava di “due italiani feriti, altri 100 al sicuro”.


Nel momento in cui è avvenuto l’attacco, ha detto a LaPresse un deputato tunisino, che si trovava in Parlamento, era in corso una riunione della Commissione Sicurezza ed esercito che lavora per redigere una legge antiterrorismo ed erano presenti alcuni generali dell’esercito.


La ricostruzione – I tre terroristi hanno tentato di entrare nel palazzo dell’Assemblea nazionale, ma la guardia di Sicurezza della Camera si è accorta che i tre uomini in uniforme non avevano armi regolari hanno chiesto di deporle. Da lì la sparatoria che ha indotto i miliziani a rifugiarsi nel vicino museo del Bardo, e a sequestrare un gruppo di turisti che si trovavano nelle sale. In quel momento, secondo l’emittente privata locale Radio Mosaïque FM, nell’edificio erano presenti circa 200 turisti. Una persona è rimasta ferita nel corso dell’attacco al Parlamento, ha spiegato il portavoce del ministero degli Interni Mohamed Ali Laroui, ed è stata trasportata in ospedale.


Solo martedì il governo tunisino rassicurava: “La Tunisia è un Paese sicuro che può essere visitato tranquillamente”. Era il messaggio che la ministra del Turismo tunisino, Selma Ellouni Rekik, lanciava ai visitatori stranieri, smentendo notizie allarmistiche e falsi video circolati sul web circa presunti rischi legati al terrorismo islamico: “Certamente la situazione in Libia non ci aiuta, come avviene sempre quando ci sono problemi in paesi vicini, ma le nostre frontiere sono assolutamente impermeabili a qualunque tentativo di infiltrazione. Non c’è nessun problema di sicurezza in Tunisia, è tutto sotto controllo”. Alle 18 il presidente tunisino, Béji Caïd Essebsi terrà un discorso alla nazione.

ADN Kronos
30 12 2014

Ci sono anche tre italiani tra le 12 vittime della sciagura del Norman Atlantic, il traghetto italiano, partito da Patrasso e diretto ad Ancona, dove domenica è scoppiato un incendio (Foto - Video). Lo rende noto in un tweet la Guardia Costiera.

Si contano anche due morti anche tra i soccorritori. Si tratta di due marinai albanesi che fanno parte dell'equipaggio di un rimorchiatore albanese, Iliria, che ha agganciato il traghetto per portarlo a Valona. L'incidente si è verificato dopo la rottura di un cavo lanciato da un primo rimorchiatore. I due marinai, rimasti feriti, sono morti in seguito.

Il numero dei dispersi è ancora da accertare. Complessivamente sono state evacuate dalla nave e messe in salvo 427 persone, tra passeggeri e equipaggio.

La nave San Giorgio e il cacciatorpediniere de La Penne della Marina Militare sono ancora impegnati nelle ricerche di eventuali dispersi del tragico incendio. Al momento quindi non è possibile stabilire quando avverrà il rientro nel porto di Brindisi.

Potrebbero essere dirottati a Brindisi o ad Ancona i 39 naufraghi che, a bordo del mercantile 'Aby Jeannette' di bandiera maltese, stanno cercando di raggiungere Manfredonia, nel foggiano. A creare problemi le condizioni meteomarine difficili, che renderebbero molto complesso e pericoloso il trasbordo dei profughi sulle motovedette in mare aperto, necessario perché il mercantile non può attraccare in porto a Manfredonia. Tra i 39 profughi, per la gran parte albanesi e bulgari, ci sono anche cinque minori, con le famiglie, e tre feriti lievi.

E sono ore di ansia per Giuseppe Mancuso, autotrasportatore di 57 anni di Rocca di Caprileone, piccolo centro del messinese, tra i passeggeri della nave. Da 48 ore i parenti dell'uomo non hanno notizie del loro congiunto che non risulta né tra i superstiti né tra le vittime accertate.

"Purtroppo, fino a questo momento non ci sono notizie di Mancuso", conferma all'Adnkronos Bernadette Grasso, sindaco di Rocca di Caprileone e deputata regionale all'Ars che sta seguendo da vicino le sorti dell'uomo. Mancuso ha chiamato il figlio, un consigliere comunale del piccolo centro messinese, alle cinque del mattino di due giorni fa per dire che si trovava su una scialuppa, da solo. Ma da quel momento non si sono più avute notizie. Il telefono, da domenica mattina, è irraggiungibile.


Ieri l'autorità giudiziaria barese ha ordinato il sequestro della Norman Atlantic e ha iscritto nel registro degli indagati l'armatore Carlo Visentini e il comandante Argilio Giacomazzi. Si tratta di ''atto dovuto'', legato alla necessità di sequestrare il relitto per accertare una serie di ipotesi. Si procede per naufragio colposo e omicidio plurimo colposo.

Per gli inquirenti, oltre alla raccolta di testimonianze che già è in corso presso il Porto di Bari o in Salento, sarà fondamentale accertare le cause dell'incendio, in che modo si è propagato, se sono scattati i dispositivi antincendio, se era tutto efficiente e, per quanto riguarda la catena di comando, occorre stabilire cosa sia avvenuto sulla Norman Atlantic quando è stato dato l'allarme con abbandono nave.

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