La Stampa
18 12 2013

Barack Obama ha deciso di farsi rappresentare da Billie Jean King, campionessa di tennis e icona del movimento gay, alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Soci, in Russia. Com’è noto da tempo né il presidente, né la First Lady, tantomeno il suo vice, saranno presenti alla giornata inaugurale, una cosa che non accadeva dal 2000. Inoltre, nella delegazione Usa non ci sarà alcun esponente del suo governo.

A guidare la rappresentanza americana, Janet Napolitano, ex segretario della Sicurezza Interna, oggi presidente dell’Università della California. Ma la semplice presenza di Billie Jean King, componente del President’s Council on Fitness, Sports and Nutrition, assieme tra l’altro a un’altra ex atleta apertamente gay, la pattinatrice sul ghiaccio Caitlin Cahow, rappresenta un gesto che più di mille parole lancia un messaggio chiarissimo al governo di Mosca, da tempo sotto accusa per le sue politiche anti-omosessuali.

Non è la prima volta che Obama sfida sul terreno dei diritti dei gay il Cremlino: durante l’ultimo G20 che si è tenuto questa estate a San Pietroburgo, il presidente americano ha avuto un lungo incontro con i rappresentanti della comunità gay russa che da anni si battono per i loro diritti. Un gesto di aperta sfida a Vladimir Putin.

Il rapporto tra Obama e Billie Jean King ha radici lontane: nell’agosto 2009, pochi mesi il suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente la premiò con la Medal of Freedom, per essere stata la “protagonista del cambiamento” nella lotta per l’uguaglianza tra i sessi.

Nata nel 1943, la King è stata per molti anni la numero uno del tennis mondiale, vincitrice di 12 tornei del grande slam, e iscritta nel 1987 nell’International Tennis Hall of Fame. Ma è conosciuta soprattutto per essere stata la prima atleta dello sport professionistico a fare coming out, dichiarandosi apertamente omosessuale nel lontano 1981, in seguito a una disputa legale tra lei e la sua ex partner Marylin Barnett. «Nel giro di 24 ore, da quando sono uscita allo scoperto - ha raccontato molti anni dopo - ho perso tutto. Ho detto addio ad almeno 2 milioni dollari di contratti di sponsorizzazione e per anni ho dovuto giocare solo per pagare i miei avvocati. Per i primi tre mesi sono andata in rosso di 500 mila dollari. Ero sotto shock». Ma da quegli anni molto duri, i tempi sono cambiati. E il prossimo 7 febbraio sarà lei, assieme a un’altra sportiva lesbica, a rappresentare un presidente che più di ogni altro s’è battuto per la tutela dei diritti degli omosessuali.

La legge anti-gay russa è costituzionale, lo ha dichiarato la corte, lasciando capire che non solo è utile ma anche necessaria. E visto che resta ben salda si fa di nuovo pressante l'appello a boicottare le Olimpiadi invernali russe di Sochi per denunciare le pesanti discriminazioni. Ultima a farsene portavoce è stata Lady Gaga forte dell'altissimo gradimento di cui gode come icona gay. ...

Il Fatto Quotidiano
02 10 2013

“Politica e sport sono sempre connessi, anche se c’è gente che agisce come se fossero due cose differenti”. Così lo sciatore statunitense Bode Miller, come tanti altri atleti, ha ribadito la sua contrarietà alle leggi omofobe russe a quattro mesi dalle Olimpiadi invernali di Sochi. “Credo che sia assolutamente vergognoso che ci siano paesi e persone che siano tanto intolleranti e tanto ignoranti”, ha detto il vincitore di cinque medaglie olimpiche, che disputerà a Sochi a febbraio i suoi quinti Giochi invernali.

Ad allarmare in particolar modo la comunità internazionale – addirittura si è paratalo del boicottaggio delle Olimpiadi di Sochi – è la legge sulla cosiddetta ‘propaganda dell’omosessualità’. E’ stata firmata dal presidente russo Vladimir Putin a giugno e quindi sarà in vigore anche durante i Giochi. Il provvedimento delinea pesanti sanzioni per coloro che dovessero promuovere l’omosessualità verso i minori di 18 anni. Promuovere in questo caso vuol dire, per esempio, anche tenersi per mano in posti pubblici. Il Comitato Olimpico Internazionale ha rassicurato tutti dicendo di aver ricevuto garanzie dal governo russo che non ci saranno discriminazioni contro gli sportivi né contro i tifosi e si è detto convinto che la Russia rispetterà la Lettera Olimpica che proibisce discriminazioni di qualunque tipo.

Ma Miller rimane perplesso davanti alla prospettiva di gareggiare a Sochi, o comunque in Russia, Paese dove certe opinioni vanno tenute nascoste. Lo sciatore 35enne ha assicurato che la legge che proibisce la propaganda gay e le dimostrazioni di affetto in pubblico, mette in una situazione complicata gli sportivi che andranno ai Giochi. “Chiedere ad uno sportivo di andare in un posto – gareggi e rappresenti una filosofia - e poi dirgli che non può esprimere le sue opinioni né dire quello che pensa è ipocrita ed ingiusto”, ha sostenuto il campione Usa. Ma il Compitato Olimpico Statunitense non si è mai sbilanciato su un eventuale boicottaggio dei giochi. Anche se si è detto in disaccordo con la legge in una lettera pubblicata nel mese di agosto, ha anche spiegato di ritenere fuori questione il boicottaggio delle Olimpiadi invernali ospitate dalla Russia. “Stiamo cercando di spiegare agli atleti che stiamo ottenendo tutte le garanzie possibili dal Cio sul fatto che gli atleti e i tifosi saranno al sicuro, e che tutti a Sochi siano in grado di concentrarsi esclusivamente sulle competizioni”, ha assicurato il portavoce Patrick Sandusky.

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