La Repubblica
15 04 2015

I giudici bocciano il ricorso di un libico contro la polizia. "Corrompono la morale". Retate e arresti di omosessuali al Cairo

La polizia egiziana potrà espellere gli stranieri omosessuali e vietare il loro ingresso nel Paese. Lo ha stabilito ieri la Corte amministrativa egiziana, respingendo un ricorso riguardante una decisione del ministero dell'Interno in merito all'espulsione di un cittadino libico omosessuale. Il Tribunale ha riconosciuto legittimo il diritto del ministero di espellere stranieri omosessuali e di impedire il loro ingresso in Egitto.

Una decisione senza precedenti subito riportata ieri pomeriggio dal sito di Al Ahram. "La Corte amministrativa dell'Egitto", precisa il quotidiano più antico del Medio Oriente "ha confermato ciò che ha definito essere il diritto del ministero ad espellere stranieri omosessuali e ad interdire il loro ingresso in Egitto". Il tribunale ha confermato la decisione che nel caso specifico venne presa nel 2008, stabilendo che è stata assunta per preservare l'interesse pubblico e religioso e i valori sociali.

L'omosessualità non è ufficialmente fuorilegge in Egitto, ma le persone accusate di essere gay vengono spesso incriminate in base alle leggi che puniscono la "dissolutezza" o la "corruzione della morale pubblica", in pratica le leggi anti-prostituzione. La decisione della Corte cairota rischia di dare un serio colpo anche all'industria turistica, già in difficoltà per il terrorismo islamico. I resort per stranieri lungo le rive del Mar Rosso sono (erano) tra le mete più ambite per coppie gay e rischiano adesso di perdere una importante quota di clientela. I difensori dei diritti umani in Egitto denunciano una vera e propria campagna governativa contro i gay, arresti e persecuzioni contro gli uomini accusati di omosessualità sono aumentati drammaticamente negli ultimi mesi. Così come la gogna mediatica a cui vengono talvolta sottoposti gli arrestati.

Ha destato scalpore lo scorso dicembre la puntata del programma tv "El Mestakhabi" ("Nascosto") sulla retata anti gay della polizia in un hammam del Cairo, dove sono state arrestate 33 persone con l'accusa di "dissolutezza". Le troupe della rete Al Qahira wal Nas hanno accompagnato il blitz della polizia e gli arrestati sono stati trascinati fuori dal bagno turco in manette e seminudi sotto i riflettori delle telecamere. Ne è nata una forte polemica ma la polizia ha continuato in questi mesi a tenere sotto stretto controllo quel quadrilatero di strade fra la celebre Piazza Tahrir e Piazza Talaat Harb, dove tradizionalmente si ritrova la comunità gay.

Il Fatto Quotidiano
11 03 2015

Il governo smentisce, ma uno dei genitori ha annunciato la querela contro i ministeri dell'Istruzione e della Salute: "Chiediamo venga fatta giustizia"

Dopo una lunga agonia, è morto Ricardo de Olivera, 14enne brasiliano picchiato il 5 marzo scorso nella scuola pubblica di Vila Jamil, nella periferia di San Paolo. Il ragazzo è stato aggredito a scuola da cinque compagni perché figlio di una coppia di omosessuali. “Non sapevo che mio figlio fosse vittima di discriminazione a scuola”, ha detto in lacrime uno dei genitori, Marcio Nogueira. Il fratello della vittima, di 15 anni, ha raccontato alla polizia che Ricardo è stato aggredito all’entrata a scuola e che si è sentito male quattro ore dopo. La versione della famiglia viene respinta dai ministeri dell’Istruzione e della Salute che sostengono che il ragazzo sia morto per una emorragia cerebrale causata da un aneurisma.

Ma Nogueira sostiene che due dei cinque aggressori siano andati a casa del nonno di Ricardo per scusarsi ed ha annunciato una querela contro il governo di San Paolo: “Chiediamo che venga fatta giustizia e che episodi del genere non succedano ad altri ragazzi”.

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