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Kenya: la dichiarazione omofoba di Ruto

  • Mercoledì, 06 Maggio 2015 08:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
06 05 2015

Niente gay in Kenya, per loro non c’è posto. Così il vice presidente del paese africano William Ruto liquida la questione durante una funzione religiosa che si è svolta in una chiesa vicino Nairobi, secondo quanto riportano le agenzie di stampa.

“Non permetteremo l’omosessualità nella nostra società perché viola i nostri principi religiosi e culturali” ha dichiarato Ruto di fronte alla congregazione, ricordando il sostegno ai “leader religiosi per difendere la nostra fede“.

“Non c’è spazio per l’omosessualità in questo Paese, ve lo posso assicurare” ha continuato. Un messaggio chiaro mandato proprio mentre è in visita in Kenya il segretario di Stato statunitense John Kerry, giunto in Kenya per parlare di terrorismo, ma anche di promozione dei diritti umani.

Come ricorda l’Ansa, Ruto è sotto processo al Tribunale Penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Alle dichiarazioni contro la comunità lgbt, ha risposto via twitter lo scrittore omosessuale Binyavanga Wainaina che lo ha definito “l’uomo più pericoloso in Africa”.

Violenza e (auto)censura: Russia sempre più omofoba

  • Giovedì, 16 Aprile 2015 14:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibrì
16 04 2015

L'esistenza di un sistema repressivo è senza dubbio dimostrata dagli atti di censura delle autorità sulla stampa e sulle azioni delle persone e degli attori sociali. Ma, in realtà, c'è un segnale molto più significativo per misurare l'efficacia e la profondità della repressione: l'autocensura. Capita così che in Russia il video di presentazione della candidatura alle presidenziali americane di Hillary Clinton (video sotto) venga trasmesso dal canale Dohzd segnalandolo come vietato ai minori perché contiene la scena di due uomini che, mano nella mano, annunciano la decisione di sposarsi. Non importa che le autorità non abbiano detto nulla e non importa neppure che Dohzd sia da anni un canale apertamente schierato con l'opposizione anti-putiniana: i dirigenti non hanno voluto correre rischi e hanno preventivamente deciso di vietare il video ai minori (abcnews.go.com).

Se la decisione della tv appare assurda, in realtà non è per nulla immotivata: la legge russa punisce pesantemente la "propaganda dell'omosessualità", espressione vaga nella quale il regime può identificare tutto e nulla. I sostenitori di Putin, comunque, potranno fare i finti tonti e continuare a negare l'omofobia del suo governo: in fondo, diranno, si è trattato di una libera scelta di un operatore privato, non dell'imposizione di un'autorità pubblica, no? Intanto altre forme di autocensura sembrano anche più inquietanti. L'assistente virtuale della Apple, Siri, ad esempio rispondeva così a chi le chiedeva in russo dove fossero i locali gay più vicini: "Arrossirei, se potessi". E se le si facevano domande sui matrimoni omosessuali rimaneva in silenzio o replicava: "Farò finta di non aver sentito" (video).

Apple ha spiegato che si trattava di un bug (solo sull'omosessualità e solo nella versione russa: potenza delle coincidenze, eh!). Le multinazionali - e soprattutto quelle che si presentano come friendly, come la Apple di Tim Cook, che pochi giorni fa scriveva: "Non ci importa cosa la legge permetta in Indiana o in Arkansas: noi non tollereremo mai la discriminazione. Non è una questione di politica o di religione, è questione di come trattiamo gli altri in quanto esseri umani" (washingtonpost.com) - farebbero meglio a essere più sincere: se vogliono continuare a vendere in mercati controllati da regimi repressivi (business is business, in fondo), almeno non mascherino gli effetti della repressione come libere scelte o improbabili effetti di errori tecnici...

La situazione in Russia è troppo grave e si sta deteriorando troppo rapidamente per dare acqua al mulino di chi nega che la legislazione di Mosca sia omofobica e alimenti l'omofobia: secondo un recente sondaggio il 51% dei russi non vorrebbe un vicino di casa gay, mentre appena tre anni fa (prima della legge sulla "propaganda gay") la quota degli intolleranti era "solo" del 38%. Solo il 20% ritiene che gli omosessuali debbano essere accettati dalla società, mentre reclama una loro condanna sociale ben il 63% delle persone (a fronte del 25% negli Stati Uniti e dell'11% nell'Unione Europea; apnorc.org). Altri studi forniscono cifre persino peggiori.

"La propaganda funziona" constata Tatiana Vinnichenko, che presiede la Rete LGBT russa. La rapida radicalizzazione dell'omofobia fa paura, come ammette l'attivista Alekseenko: "Tre o quattro anni fa c'erano individui estremisti, ma ora formano gruppi: ci minacciano sui social network, pubblicano dettagli sui militanti e sulle loro famiglie, minacciano violenze fisiche". E a volte picchiano, stuprano, bruciano vive le persone, le uccidono.

E le autorità fomentano l'odio e il sospetto, nei discorsi ufficiali e attraverso le leggi, che presto potrebbero persino peggiorare: se le organizzazioni non governative (ONG) sono considerate sin dal 2012 come "agenti stranieri" - cosa che implica pressioni, limitazioni, pesanti spese - una nuova proposta vorrebbe vietare le "organizzazioni straniere indesiderabili" che "rappresentano una minaccia per le capacità di difesa e per la sicurezza dello stato o per l'ordine pubblico o per la salute pubblica". Insomma, sembra avvicinarsi un'ulteriore giro di vite per le associazioni LGBT. "Prima le cose erano molto più facili: in passato le persone pensavano che si potesse fare qualcosa per migliorare la situazione. Ora sono stanche di lottare senza ottenere risultati" dice Vinnichenko (theguardian.com).

La situazione è tragicamente la stessa in Kirghizistan, dove gli attacchi omofobici sono aumentati dopo l'approvazione, sotto influenza russa, di una legge che criminalizza la "formazione di atteggiamenti positivi nei confronti di forme non tradizionali di relazioni sessuali" - un altro modo per definire quella che i russi chiamano "propaganda gay". L'aumento delle tensioni e delle minacce è culminato nell'attacco alla sede dell'associazione LGBT Labrys: sono state gettate tre bombe molotov nei suoi uffici e solo per un caso fortunato l'incendio che si è sviluppato non ha provocato danni irreparabili (labrys.kg).

L'odio omofobico monta in Russia e varca i suoi confini, ma c'è spazio per un po' di speranza negli stati baltici, nati anche loro dal crollo dell'Unione Sovietica: l'Estonia ha introdotto le unioni civili e il ministro degli esteri della Lettonia ha fatto coming out. Proprio nella capitale lettone, Riga, si svolgerà dal 15 al 21 giugno l'EuroPride 2015. Nonostante l'opposizione delle chiese cristiane locali e l'appoggio di appena il 4% della popolazione, gli organizzatori della manifestazione sono ottimisti e si aspettano la partecipazione di più di 2mila persone. "Perché non fare la storia e perché non farla a Riga, anche se alcuni settori della società lettone non sono pronti? - si chiede Kaspars Zalitis, co-presidente di EuroPride - Nessuno è mai pronto per i grandi cambiamenti. Ma il cambiamento è possibile" (reuters.com).

Pier

 

"Non cambieremo candidato". L'Eliseo fa sapere che non ci saranno ripensamenti sulla scelta di nominare Laurent Stefanini come ambasciatore alla Santa Sede. [...] Nominato da quattro mesi, Stefanini non si è ancora mai insediato perché il Vaticano non ha dato il gradimento che richiede normalmente la procedura. L'ex capo del protocollo del ministero degli Esteri ha già lavorato all'ambasciata francese presso la Santa Sede, ma è anche un omosessuale dichiarato, dettaglio che ha messo in crisi la procedura di insediamento. 
Anais Ginori, la Repubblica ...

Le parole degli omofobi diventano coriandoli

  • Giovedì, 09 Aprile 2015 11:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
09 04 2015

Così un’azienda di Dublino ricicla l’odio per finanziare la campagna “Yes equality”.

“Siamo abituati a fare belle cose con la carta, per questo quando abbiamo visto che la carta veniva usata per stampare bugie orrende contro il referendum sul matrimonio egualitario, abbiamo deciso di fare qualcosa”.

Così Daintree Paper, un’azienda di Dublino che realizza prodotti con la carta, spiega come è riuscita a trasformare l’odio omofobico in un modo per finanziare la campagna del sì al referendum del prossimo 22 maggio tramite il gruppo Yes Equality.

L’iniziativa si chiama “A Shred of Decency” (letteralmente “Un brandello di rispetto”) e non fa altro che raccogliere i volantini diffusi da chi fa propaganda contro il matrimonio egualitario, stampare slogan dello stesso tipo diffusi su internet o quelli raccolti e inviati dai clienti e poi ridurre la carta usata per la stampa in coriandoli a forma di cuore da usare durante le cerimonie dei matrimoni gay.

“Ogni volta che queste brutte bugie vengono stampate – spiegano nello spot dell’iniziativa -, noi realizzeremo bellissimi coriandoli”. Secondo i sondaggi, gli irlandesi favorevoli al matrimonio tra gay superano di gran lunga il quorum necessario alla vittoria del sì.

Secondo alcuni rilevamenti, sarebbero il 70 per cento, ma secondo altri si arriva all’80 per cento.Qualche giorno fa, inoltre, il parlamento ha definitivamente approvato la legge che consente alle coppie gay e lesbiche di adottare bambini.

Il Fatto Quotidiano
03 04 2015

In passato, nella lista nera finirono titoli insospettabili. Mary Poppins, per esempio: nel 1938, la bambinaia più famosa del mondo fu accusata di fomentare “la sottomissione cieca alla governante”. Oggi a terrorizzare “benpensanti”, gruppi di destra e ultracattolici sono soprattutto i racconti di famiglie gay, storie illustrate e fiabe con due mamme e due papà. Proprio come Piccolo Uovo, libro distribuito negli asili, che ha scatenato l’ira della Lega Nord e di Forza Nuova. Il suo caso è solo uno degli ultimi tentativi di censura dei volumi dedicati ai più piccoli. Un fenomeno che oggi prende di mira soprattutto i temi dell’omosessualità e della transessualità, e che mette in allarme l’Aib, l’Associazione italiana dei bibliotecari. Tanto che sull’argomento ha voluto dedicare un incontro alla 52esima edizione della Fiera del libro per ragazzi di Bologna: “Le raccolte di ogni biblioteca devono riflettere gli orientamenti attuali e l’evoluzione della società e non possono essere soggette ad alcun tipo di censura ideologica, politica o religiosa”.

I casi - In tutta Italia se ne contano decine, e non tutti finiscono sui giornali. A febbraio, a Carate Brianza, la comparsa in biblioteca del libro illustrato ‘Ho 2 mamme‘ ha alzato un polverone, dividendo la città. Da Milano la vicenda è arrivata fino a Roma con alcuni consiglieri comunali di centrodestra che, raccogliendo la protesta di un gruppo di genitori, hanno presentato un’interrogazione in Senato per denunciare “la propaganda delle famiglie omosessuali“. Due mesi prima, in provincia di Nuoro, un gruppo di genitori, sostenuto da un sacerdote, si era mobilitato per fare piazza pulita di alcuni libri scelti per un’iniziativa anti-discriminazioni di genere. Andando ancora più in là nel tempo si arriva in Emilia. Nel 2003, a Fanano, nel modenese, una bibliotecaria era stata multata e accusata di spaccio di materiale pornografico (poi assolta) per aver prestato il libro ‘Scopami‘, di Virginie Despentes, a un ragazzo di 14 anni.

“Ne vediamo di tutti i colori”, dice Enrica Manenti, presidente dell’Aib. “A Sesto Calende, ad esempio, per togliere un libro dagli scaffali della biblioteca comunale, il sindaco Marco Colombo l’ha preso in prestito e mai restituito. Non siamo in un regime di censura, è vero, ma sono comunque episodi molto gravi, che toccano nel vivo la professione del bibliotecario”. Per questo la Commissione nazionale biblioteche e servizi per ragazzi dell’Aib ha deciso di creare sul proprio sito una sorta di cronistoria dei casi di censura, con una raccolta di materiali. “Scriveteci e segnalate – è stato l’appello che la bibliotecaria Caterina Ramonda ha rivolto ai suoi colleghi presenti – Una delle censure più gravi è proprio quella che si fa nelle biblioteche, togliendo i libri dagli scaffali. Ci sono titoli che non si riescono a trovare in nessuna biblioteca. Noi vogliamo tenere alta l’attenzione su questo tema”.

A Bologna, in due ore di confronto, editori, scrittori e bibliotecari hanno raccontato l’evoluzione della censura nell’editoria per bambini e per ragazzi, concentrandosi in particolare sulle nuove forme di controllo. La lista di parole, azioni e personaggi messi all’indice è lunghissima. Affonda le radici nei secoli scorsi e arriva fino ai giorni nostri. Oggi a puntare il dito e a invocare le cesoie sono genitori, altre volte insegnanti, altre ancora consiglieri comunali. I motivi sono sempre gli stessi: la salvaguardia della famiglia tradizionale e dell’innocenza dei bambini.

Manuela Salvi, scrittrice classe 1975, ha portato al convegno la sua esperienza personale. I suoi libri hanno come protagonisti personaggi gay, lesbiche e drag queen. E in quelli per adolescenti non mancano scene di sesso. “L’omosessualità non è una parolaccia, nessun bambino ha mai reagito male davanti a questo tema”. Il suo esordio risale al 2005, con Nei panni di Zaff, albo illustrato per bambini dell’asilo, che parla di omosessualità. “Allora non incontrai molti ostacoli. Poi, nel giro di 10 anni, la situazione è cambiata. Gli editori hanno cominciato a chiedermi sempre più modifiche, tagli, autocensure, per evitare di avere problemi. Ma capita anche che alzino la fascia d’età, così che un libro per bambini di 10 anni viene destinato ai ragazzi di 14. Sono limiti che deprimono uno scrittore”. Per questo nel 2012, l’autrice ha deciso di abbandonare l’Italia e volare Oltremanica. E oggi, si definisce “una rifugiata culturale”. “Non si possono negare dei fatti che esistono e ci sono, come le famiglie gay. Altrimenti si crea una dittatura degli adulti che decidono cosa i bambini devono conoscere e cosa no”.

Presente all’incontro anche Francesca Pardi, editrice della casa Lo Stampatello. Si tratta di una piccola realtà che tra i suoi titoli ha anche Piccolo uovo, il libro illustrato che Forza Nuova ha detto di voler bruciare in piazza. “All’inizio, quando abbiamo deciso di iniziare a pubblicare favole sulle famiglie omogenitoriali fu un suicidio imprenditoriale. Il mercato non ci appoggiava. Oggi la censura non è più delle istituzioni, ma arriva sempre più spesso dai genitori, che pretendono di sovrapporsi a professionisti, insegnanti o bibliotecari, imponendo una censura selvaggia. E il paradosso è che nella quasi totalità dei casi queste persone non aprono nemmeno i libri che vogliono eliminare”.

Giulia Zaccariello

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