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Ma cosa succede se un bambino è figlio di genitori omosessuali e ha, per esempio due mamme? In una scuola materna di Roma il problema è stato risolto, dopo aver sentito una psicologa, cancellando la festa del papà e optando per una generica festa della famiglia. ...

Solidali con Nichi

  • Martedì, 05 Febbraio 2013 18:06 ,
  • Pubblicato in Flash news
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
05 02 2013
 
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli solidarizza con Nichi Vendola dopo la sua intervista a Il fatto quotidiano.

“Comprendiamo perfettamente dal racconto di Nichi Vendola la sua percezione di sentirsi minacciato anche per un semplice gesto come quello di uscire la sera per fare una passeggiata. E’ quello che succede a centinaia e centinaia di omosessuali che escono di casa e che potrebbero all’improvviso essere coinvolti in episodi di discriminazione e aggressione verbale e/o fisica”  questo il commento di Andrea Maccarrone, Presidente del Mario Mieli.

“L’amministrazione di centro destra di Alemanno ha sdoganato vecchi  e nuovi “ripulitori” che si sono sentiti autorizzati a prendersela con gay, lesbiche trans,  donne e stranieri. A questo si aggiunga la particolare veemenza con la quale molti politici dissertano più o meno volgarmente sull’omosessualità ed ecco che si chiude il cerchio di una diffusa  discriminazione verso l’orientamento sessuale e l’identità di genere che colpisce facilmente il nostro Paese, che non riesce nemmeno a riconoscere i diritti civili delle persone gay, lesbiche e trans. A Nichi Vendola quindi la solidarietà della nostra Associazione e la certezza che saremo insieme a lui per combattere a faccia lata per il raggiungimento di uguali diritti per tutti, senza paura”.
 
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Andrea Maccarrone – Presidente
3297488791
Ufficio Stampa   
3487708437

I diritti negati dei genitori omosessuali

  • Lunedì, 04 Febbraio 2013 09:16 ,
  • Pubblicato in Flash news
Giornalettismo
04 02 2013

Nel servizio di Nadia Toffa delle "Iene" la storia dei due papà Davide e Luciano: "Una coppia come le altre"

di Alberto Sofia

Stessi doveri, ma non gli stessi diritti. E’ dedicato alle coppie di fatto che decidono di avere dei figli il servizio di Nadia Toffa delle Iene, intitolato “Genitori Arcobaleno”. Protagonisti Luciano e Davide, che ogni giorno si prendono cura dei gemelli Andrea ed Elisabetta: “Tante persone in Italia pensano che siamo dei marziani, si meravigliano del fatto che riusciamo a crescere i nostri figli come tutte le coppie ‘normali’ “, ha spiegato uno dei genitori.
TANTE FAMIGLIE NEGATE – Non sono gli unici: Toffa spiega come in Italia siano già almeno 100mila le coppie di “omo-genitori” a condividere la stessa esperienza. Peccato che per lo Stato italiano, almeno in base alle leggi in materia, i loro diritti non vengano riconosciuti.

PIONIERI E VISIBILITA’ – Luciano e Davide – che vivono a Poggio Caiano, alle porte di Firenze – spiegano perché hanno accettato di essere intervistati: nessun protagonismo, ma “serve per dare visibilità ad una richiesta ormai urgente: la nostra quotidianità è la stessa di tante altre famiglie italiane”, aggiungono. “Viviamo insieme da nove anni, abbiamo comprato una casa insieme, paghiamo le tasse: cosa c’è di diverso?”. Per questo si chiedono: “Perché se amo una persona, devo negare certi principi?”, incalza uno dei due genitori. Dopo anni di convivenza ed essersi sposati a New York, avevano il desiderio di poter crescere dei figli: per questo hanno avuto due gemelli grazie all’utero in affitto di una donna che ha fecondato il seme di Davide. Ma i bambini, riconosciuti come figli di entrambi oltreoceano, per la legge italiana rimangono invece solo figli del padre biologico: “Se avessimo potuto, avremmo fatto ricorso all’adozione per avere dei bambini”. Ma lo Stato italiano non lo permette, per questo hanno deciso di scegliere un’altra strada: “Siamo andati in California, dove abbiamo scoperto un’agenzia che ti mette in contatto con una “donatrice” (la donna che offre l’ovulo, ndr) e con una “portatrice”( quella che porta in grembo il bambino, ndr)”, spiegano.

PAGARE PER CRESCERE FIGLI – In pratica ovulo e sperma vengono accoppiati in laboratorio e impiantati nell’ “utero in affitto” della portatrice. Tutto questo ha un costo: “Intorno ai cento mila euro”, spiega la Toffa nel servizio. In pratica, per reclamare e rendere effettivo il desiderio di genitorialità bisogna affrontare sforzi economici che non tutti possono permettersi. Senza contare altre spese, come quelle relative al viaggio transoceanico, l’alloggio, il laboratorio e gli avvocati per le pratiche legali. E i fondi che devono essere pagati alla portatrice.

BATTESIMO E DON SANTORO – I due bambini rappresentano poi una sfida simbolica a quella Chiesa che continua a guardare al passato, rifiutandosi di riconoscere i normali diritti di queste coppie. Compreso l’accesso a funzioni e celebrazioni religiose classiche per i credenti, come il battesimo. Ma non tutti i sacerdoti sono d’accordo: a battezzare i due piccoli è stato Don Alessandro Santoro – intervistato da Giornalettismo in merito pochi giorni fa - della Comunità delle Piagge a Firenze. “Non c’è nulla da dire: è un battesimo di due bambini e basta”,  aveva commentato il sacerdote. Don Santoro accoglie tutti quelli che sono esclusi dalle gerarchie ecclesiastiche: per questo il “prete ribelle” non è ben visto dalle autorità. Già in passato  era stato oggetto di polemiche ed era stato sospeso per un certo periodo. La sua “colpa”? Aver celebrato il matrimonio religioso tra un transessuale e il suo compagno. Non riconosciuto dalla Chiesa, in quanto la sposa è considerata “non donna”. Adesso ha deciso di battezzare i due bambini figli della coppia omosessuale. Anche perché – come concludono Davide e Luciano – non sono nient’altro che una famiglia normale. Eppure in Italia nemmeno le coppie di fatto sono riconosciute dalla legge: altro che adozioni, matrimonio e genitorialità. L’Italia, insieme a Grecia e Cipro, resta uno dei pochi paesi che continua a negare i diritti di troppe persone: “La società è pronta – spiegano altre due mamme intervistate – ma manca la legge: così, per esempio, se io sto male, la mia partner non può venirmi nemmeno a trovare in ospedale”. In pratica, cittadini di Serie B. “Che sia arrivato il momento di fare qualcosa?, conclude Toffa. In attesa che il prossimo Parlamento possa dare le giuste risposte.
Con la legge contro la "propaganda" pro-omosessualità, la Russia si allontana ancora di più dall'Europa. La legge che legalizza il matrimonio tra omosessuali, è già in vigore in molti paesi dell'Europa occidentale.(...) Oltre al matrimonio sono legali sia l'adozione e il ricorso alla procreazione medicalmente assistita per le coppie di donne ...

Gay e musulmano: condizioni inconciliabili?

  • Lunedì, 21 Gennaio 2013 11:19 ,
  • Pubblicato in Flash news
Corriere Immigrazione
21 01 2013

Il documentario I am gay and muslim è ambientato in Marocco e centrato proprio su questa domanda. Intervista al regista, Chris Belloni.

Per girare questo film ha raccolto le testimonianze di  80 uomini omosessuali. Ognuno di loro ha raccontato la sofferenza nel dover vivere una vita a metà: nascondendo la propria identità sessuale, infatti, si nasconde una parte fondamentale di sé.

Quando si parla di “identità” di una persona a cosa ci si riferisce?
«Quando si parla di “identità”, spesso si fa riferimento all’identità sessuale. Io penso che l’identità di una persona abbia molte sfaccettature e consista di molti aspetti differenti. Nel mio film  i ragazzi condividono apertamente le loro esperienze riguardo alla loro identità religiosa e sessuale. Queste due identità sembrano antitetiche ed è per questo che diventa interessante sentirli parlare  di questi argomenti, tenendo presente che, per loro, anche l’identità marocchina è molto importante».
 
Molte persone credono che essere omosessuali e musulmani sia una contraddizione: ma i pregiudizi nei confronti dell’omosessualità derivano dalla cultura o dal Corano?
«Molti musulmani condannano l’omosessualità sulla base della loro fede nel Corano. Ad ogni modo, io ho conosciuto l’iman sudafricano Muhsin Hendricks, che è omosessuale ed ha un’altra interpretazione del Corano e dell’omosessualità. La sua metodologia teologica si fonda su Loth, e fa riferimento a Sodoma e Gomorra. Le persone che entravano nelle città di Sodoma e Gomorra venivano sottoposte a violenze e stuprate dai loro abitanti. I musulmani fanno spesso riferimento a questi fatti per condannare l’omosessualità, laddove invece l’imam dice che l’omosessualità consiste nell’amore tra due uomini invece che nell’abuso e nello stupro tra uomini».

Ci sono casi, nel mondo arabo-islamico, di persone transgender?
«Certamente, ci sono molti casi di persone transgender nel mondo arabo, ma anche in Turchia, per esempio. Una delle più note cantanti turche è transgender. Era uomo ed ora è una donna. Comunque, lei detesta l’omosessualità; vuol essere accettata come una donna che ama gli uomini».

E si parla anche di bisessualità?
«Ho intervistato circa 80 persone omosessuali o bisessuali in Marocco, prima di girare il film. Molte di loro si considerano bisessuali, perché in genere ci vuole molto tempo per ammettere di essere omosessuali. Altri si considerano bisessuali, perché vogliono avere una vita familiare normale, con moglie e figli. In altre parole: sono omosessuali, perché si sentono attratti dagli uomini, ma si ritengono bisessuali, perché vogliono essere accettati dalla società e vogliono avere una vita familiare normale».

La non accettazione della propria omosessualità si verifica anche in Paesi come l’Italia. Com’è l’esistenza di una persona che deve nascondere il proprio orientamento sessuale? Quali sono le maggiori difficoltà?
«Molte persone omosessuali in Marocco vivono in situazioni tremende. La maggior parte di loro deve nascondere i propri sentimenti per tutta la vita. Alcuni di loro hanno genitori più aperti e liberali, ma questo si verifica solo in qualche caso: su 80 persone intervistate, solo 9 avevano parlato apertamente ai loro genitori. La maggior parte vive in una situazione ambigua: ha confidato di essere omosessuale a qualche amico (omosessuale) molto intimo. Ma è molto difficile confessare la propria omosessualità ai membri della propria famiglia, quali genitori o fratelli. Un numero considerevole di loro ha avuto la prima esperienza sessuale con un parente, in particolare un cugino».

Prime esperienze sessuali, con amici o parenti, sono del resto comuni anche tra gli omosessuali “occidentali”. Il cinema documentario, secondo lei, può essere uno strumento utile per far conoscere la situazione dei gay musulmani e per suscitare riflessioni e dibattiti costruttivi sull’argomento?
«Sì, certamente. Penso che rappresentare la vita della gente (così come fanno i documentari) abbia una ripercussione positiva sulla vita delle persone. Magari non proprio direttamente sui protagonisti stessi del film, ma certamente la comunità Lgbt del Marocco in qualche modo può trarne beneficio. I’m gay and muslim è stato proiettato nel corso di numerosi festival cinematografici nel mondo e la situazione degli appartenenti alla comunità Lgbt in Marocco è stata oggetto di dibattito in molti Paesi. Inoltre, il film è stato proiettato alcune volte nel regno alawita per un pubblico scelto, in collaborazione con l’ambasciata olandese. Molte organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani e diplomatici di ambasciate occidentali hanno visto il documentario e si sono adoperati per potenziare i progetti che si battono per i diritti Lgbt in Marocco. Ultimo, ma non meno importante, il fatto che molti omosessuali marocchini siano al corrente di questo film e si sentano rafforzati dal fatto che alcune persone abbiano osato condividere le loro storie. Perciò sì, credo veramente che un film come il mio possa in qualche modo contribuire all’emancipazione delle persone Lgbt nel Paese nordafricano».

Le persone che hanno preso parte al film come hanno reagito nel momento in cui ha proposto loro il progetto?
«Ho incontrato molti omosessuali e la maggior parte di loro era disposta a condividere la propria storia. Comunque, solo alcuni fra questi volevano condividerla davanti alle telecamere, e ciò è comprensibile. Le persone che appaiono nel film sono veri eroi e io mi auguro che la loro recitazione abbia apportato alla loro vita cambiamenti significativi. Tuttavia, mi è costato molto tempo e molta fatica convincerli a collaborare a questo progetto. Fino a questo momento, le persone che hanno recitato nel film non hanno avuto problemi. Incrociamo le dita».

Cosa si augura per il futuro?
«Sono fiducioso nel futuro delle persone appartenenti alla comunità Lgbt marocchina. Ci sono alcuni piccoli cambiamenti che vanno nella giusta direzione. La cosa più importante è arrivare ad abolire l’articolo 489 del Codice Penale, che proibisce l’omosessualità (atti contro natura). Il Paese non è ancora pronto per questo, ma si può già notare che questa legge tende a colpire un numero inferiore di persone rispetto al passato. È veramente difficile per un Paese musulmano come il Marocco accettare l’omosessualità, ma penso che si debba contribuire a rendere la gente più consapevole nei riguardi di questo fenomeno e che si debba educarla, in modo che si possa arrivare un giorno a far sì che le famiglie riescano ad accettare il proprio figlio, nel caso in cui riveli di essere omosessuale».

Alessandra Montesanto

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