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Lo scatto di Tsipras

Con applausi, abbracci e grandi sorrisi Alexis Tsipras ha fatto ieri il suo primo ingresso al Parlamento Europeo. Non era una passeggiata. Nel suo discorso introduttivo, il premier greco si è concentrato a rispondere, usando il buon senso e la ragionevolezza, a tutte le critiche.
Dimitri Deliolanes, Il Manifesto ...

Cosa ha detto Alexis Tsipras al Parlamento Europeo

Tsipras al Parlamento EuropeoInternazionale
08 07 2015

Il primo ministro greco Alexis Tsipras al parlamento europeo di Strasburgo in Francia, l’8 luglio 2015. - Vincent Kessler, Reuters/Contrasto Il primo ministro greco Alexis Tsipras al parlamento europeo di Strasburgo in Francia, l’8 luglio 2015.

Rispetto per il popolo greco. “La scelta coraggiosa del popolo greco non è una scelta di rottura con l’Europa, è la scelta di tornare a valori comuni come democrazia, solidarietà, rispetto reciproco e uguaglianza. Il messaggio uscito dal referendum è chiarissimo: l’Europa, la nostra struttura comune, o sarà democratica o avrà serie difficoltà a sopravvivere in queste circostanze difficili. Occorre rispetto per la scelta del nostro popolo”.

Le responsabilità. “Dobbiamo renderci conto che la responsabilità fondamentale del vicolo cieco in cui ci troviamo non riguarda gli ultimi cinque mesi del mio governo, ma i programmi di salvataggio che sono in vigore da cinque anni e mezzo”. “Non sono tra quei politici che danno la colpa dei problemi agli stranieri: per tantissimi anni i governi greci hanno creato uno stato clientelare, hanno alimentato la corruzione tra politica e imprenditoria e arricchito solo una fetta di popolazione. Il 10 per cento dei greci detiene il 56 per cento della ricchezza del paese; e questa enorme disuguaglianza unita ai programmi di austerità, invece di correggere, ha appesantito la crisi”.

Laboratorio fallito. “La Grecia e il popolo greco hanno fatto un sforzo senza precedenti per il cambiamento. In molti paesi europei sono stati applicati programmi di austerità, ma da nessuna parte così duri e per così tanto tempo. La mia patria si è trasformata in un laboratorio di austerità. Ma l’esperimento non ha avuto successo. Rivendichiamo un accordo con i nostri alleati che ci porti direttamente fuori della crisi, che faccia vedere la luce alla fine del tunnel”.

I soldi europei solo alle banche. “I fondi che sono stati stanziati non sono mai arrivati al popolo greco. Sono stati stanziati per salvare le banche greche ed europee ma non sono mai arrivati al popolo greco”.

Oggi la proposta greca all’Esm. “La lotta alla disoccupazione è il primo obiettivo della sua proposta”. “La nostra proposta comprende la richiesta di un impegno immediato a lanciare un dibattito di merito sulla sostenibilità del debito pubblico, non ci possono essere tabù tra di noi per trovare le soluzioni necessarie”. “Oggi invieremo la nostra richiesta al Fondo salvastati europeo (Esm)”. “La proposta del governo greco per la ristrutturazione del debito non ha l’obiettivo di gravare ancora di più sui contribuenti europei”.

Fiducioso. “L’Europa si trova a un incrocio importante”. “È un problema europeo e non solamente greco, e per un problema europeo serve una soluzione europea. Ma la nostra è una storia di convergenze e non di divergenze, una storia di unioni e non di divisioni. Per questo parliamo di Europa unita e non divisa. Serve un compromesso condiviso in modo da evitare una frattura storica”. “Sono certo che ci assumeremo la nostra responsabilità storica e sono fiducioso che entro due, tre giorni riusciremo a rispettare gli obblighi nell’interesse della Grecia e anche dell’eurozona”.


Il Parlamento Europeo pioniere sulle famiglie Lgbt

Il Fatto Quotidiano
11 06 2015

Due giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato, con 341 voti favorevoli e 281 contrari e su proposta della socialdemocratica tedesca Maria Noichl, una risoluzione sulla strategia dell’Unione Europea sulla parità tra uomini e donne dopo il 2015 (2014/2152(INI)). Tale risoluzione è stata riferita nelle cronache italiane come un importante documento in materia di diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT), ma in realtà è molto più di questo: è un vero e proprio manifesto della parità di genere.

“Il diritto alla parità di trattamento”, recita il primo considerando (A) della risoluzione, “è un diritto fondamentale riconosciuto dai trattati dell’Unione, emblematico e profondamente radicato nella società europea, imprescindibile per l’ulteriore sviluppo di quest’ultima, che dovrebbe applicarsi tanto nella legislazione, nella pratica e nella giurisprudenza quanto nella vita reale.”

È questo infatti il tratto più significativo del documento che, con buona pace dei timorosi di cataclismici sconvolgimenti sociali, non è vincolante ma costituisce un’importante piattaforma giuridica di partenza per eventuali proposte della Commissione, che finora se n’è occupata troppo timidamente, e per interventi politici e normativi degli Stati membri sul tema.

Vi sono diversi aspetti sui quali il Parlamento concentra la propria attenzione: la violenza contro le donne, che ne mette in gioco la dignità; la disparità nel rivestire ruoli di potere e decisionali, che genera un deficit democratico a sfavore del genere femminile; la necessità di parificare anche di fatto il godimento di congedi parentali a favore dei maschi, consentendo così alle donne di accedere maggiormente al mondo del lavoro; la povertà femminile (“la povertà in Europa ha troppo spesso il volto di una donna“, si legge nel considerando O), che è causa di esclusione sociale; soprattutto, il perdurare dei tradizionali ruoli e stereotipi di genere, che “influenzano ancora profondamente la ripartizione dei compiti in famiglia, nell’istruzione, nella carriera professionale, nel lavoro e nella società in generale” (cons. R).

Non un documento sui diritti LGBT, dunque, ma un manifesto dal respiro più ampio. Certamente, il primo manifesto di questo tipo, capace di prestare attenzione specifica non solo alle problematiche giuridiche connesse all’attuale disparità di genere, ma soprattutto alle origini sociali di tale disparità, e dunque ai comportamenti socio-culturali di natura discriminatoria, sui quali il Parlamento auspica le istituzioni europee e nazionali ad intervenire incisivamente anche a livello educativo (v. i par. 61-66).

Chiaramente, il mancato riconoscimento delle realtà LGBT (famiglie monoparentali e omogenitoriali, tanto per intenderci) rafforzano gli stereotipi di genere, che il Parlamento ha deciso di combattere. Chi non concepisce la possibilità di una famiglia con due madri o due padri, infatti, non fa altro che rifiutare di vedere come la complementarietà dei ruoli di genere non sia affatto un requisito necessario per costituire un ambiente familiare solido e sano. Non è solo una questione sociologica, ma una semplice lettura della realtà: queste famiglie non vanno immaginate, perché già esistono. La loro esclusione dal riconoscimento dei diritti, come avviene attualmente in Italia, getta un’ombra sulla consistenza democratica e la reale capacità inclusiva di un determinato Paese. Il Parlamento Europeo non fa altro che prendere atto di tutto questo. Ma, ripeto, lo fa con riguardo al tema più ampio della disparità di genere.

Che cosa succederà ora? Si sbricioleranno le montagne? Il Po inonderà la Pianura Padana? L’Etna e il Vesuvio erutteranno in drammatica contemporanea? No. Semplicemente, si rifletterà a livello istituzionale sul da farsi. La via è tracciata, l’ennesimo muro è caduto. L’Europa si dimostra, come lo è già da tempo, molto più aperta e attenta dei Parlamenti nazionali, che invece latitano.

A tal proposito, il Sen. Giuseppe Marinello, in quota NCD e presidente della Commissione ambiente, ha così reagito alla notizia della risoluzione: “L’Italia se ne frega altamente.” Vette altissime, come al solito. Il 55% delle donne europee ha subito nella sua vita una o più forme di molestie sessuali? Il 33% delle donne europee subisce violenze fisiche o sessuali sin da 15 anni?

Chissenefrega. Il Parlamento Europeo riporta l’ovvia considerazione che “Una vita priva di violenze è una condizione essenziale per la piena partecipazione alla società” (considerando J). E chissenefrega.

Ieri la Camera ha sollecitato il governo, con riferimento alla trascrizione delle nozze tra persone dello stesso sesso contratte all’estero, “ad adottare le misure necessarie per garantire un eguale trattamento delle medesime situazioni su tutto il territorio nazionale“. Un impegno di una genericità e astrattezza tali da far impallidire di fronte alla chiarezza d’intenti del Parlamento Europeo e del sonoro “chissenefrega” lanciato da un altro partito di governo ieri.

Matteo Winkler

#ParlamentoEuropeo: approvata la risoluzione #Tarabella.

  • Martedì, 10 Marzo 2015 12:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
10 03 2015

Il parlamento europeo ha votato per la risoluzione Tarabella, che contiene passaggi circa l’eguaglianza tra i generi e i diritti sessuali, riproduttivi delle donne con facilità di accesso alla contraccezione e all’aborto. Già qualche tempo fa si provò a fare passare un testo del genere con la Risoluzione Estrela, bocciata anche perché la parte piddina e renziana (Sassoli, Costa, Toia, altr*), si era astenuta. Oggi pare invece che il Pd abbia votato a favore, non so con quale quantità e che nomi, ma la risoluzione è passata. Se qualcun@ ha i nomi esatti dei parlamentati italiani che hanno votato contro e a favore sarebbe gradito saperlo e anche segnalarlo.

Di fatto contro la risoluzione approvata oggi si era schierato, massicciamente, il solito embargo di organizzazione cattoliche che tra un impegno contro la fantomatica ideologia gender e un altro per impedire alle donne di usare contraccettivi e abortire sono sempre in prima linea contro qualunque segnale di progresso che elimini la discriminazione verso alcuni generi precisi.

Per rispondere alle richieste dei gruppi cattolici il PPE è riuscito comunque a fare passare un emendamento che lascerebbe competenza agli Stati (hanno emendato l’articolo 46). Ciò significa che in Italia i diritti riconosciuti dalla risoluzione li vedremo garantiti chissà quando. La parlamentare Silvia Costa, Pd, renziana, che si era astenuta per la votazione della risoluzione Estrela, pare invece che oggi abbia votato a favore proprio perché c’era questo emendamento capestro. Lo stesso dicasi per David Sassoli.

Brevemente, e attendendo altri aggiornamenti e altre news, intanto segnalo che QUI potete trovare il testo della risoluzione e QUI alcune precedenti ricostruzioni sulle opposizioni in movimento.



Brevemente, e attendendo altri aggiornamenti e altre news, intanto segnalo che QUI potete trovare il testo della risoluzione e QUI alcune ricostruzioni sulle opposizioni in movimento.

Globalist
18 12 2014

Il Tribunale Ue ha annullato l'iscrizione di Hamas dalla lista nera Ue delle organizzazioni terroriste "per motivi procedurali", ma ne mantiene temporaneamente in vigore gli effetti per garantire il congelamento dei beni. Lussemburgo sottolinea che la decisione non implica apprezzamenti di fondo sulla natura di Hamas.

A fine 2001 il Consiglio Ue aveva creato la lista 'nera' delle organizzazioni terroristiche, contro cui è previsto il congelamento dei beni, iscrivendovi contestualmente anche Hamas che da allora vi è sempre stata mantenuta. Hamas ha quindi contestato questo mantenimento nella lista e, nella sua sentenza odierna, il Tribunale Ue constata che gli atti del Consiglio sono fondati non su fatti esaminati e motivati da decisioni delle autorità nazionali competenti ma da imputazioni fattuali emerse dalla stampa o da internet.

Le decisioni dell'Ue invece, per essere legali, devono basarsi su elementi concreti. Per questo Lussemburgo "annulla gli atti mantenendo allo stesso tempo i loro effetti al fine di garantire l'efficacia di ongi fururo eventuale congelamento dei beni". La durata degli effetti è fissata a tre mesi o, se viene introdotto un ricorso davanti alla Corte, sino alla sua chiusura.

Il Tribunale quindi tiene a sottolineare che l'annullamento dell'iscrizione di Hamas dalla lista nera Ue delle organizzazioni terroristiche, avvenuta "per motivi fondamentali di procedura", non implica "alcun apprezzamento di fondo sulla questione della qualificazione del movimento Hamas come gruppo terrorista" da parte del Consiglio Ue.

"Oggi abbiamo visto esempi sconvolgenti dell'ipocrisia europea". Lo ha detto Benyamin Netanyahu riguardo le decisioni assunte oggi da vari organismi Ue. "A quanto pare - ha aggiunto - troppe persone in Europa, nella stessa terra dove 6 milioni di ebrei sono stati massacrati, non hanno imparato alcunché".

"Israele non accetta i chiarimenti dell'Ue che la decisione del tribunale su Hamas sia soltanto un tema tecnico". Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu citato dai media. "Ci aspettiamo - ha aggiunto - che l'Ue prontamente ridefinisca Hamas come organizzazione terroristica".

Hamas si felicita, corretto errore Hamas si è subito felicitato per la decisione odierna del tribunale Ue a suo riguardo. "E' questa la correzione di un errore commesso dalla Ue nel 2003" ha detto Sallah al-Brdwail, un dirigente di Hamas, alla agenzia al-Quds. "Il terrorismo è la occupazione israeliana, e noi ne siamo le vittime".

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