Il giocattolo si è rotto

Lo hanno scritto e affermato in molti. Queste elezioni regionali consegnano una certezza non camuffabile: Matteo Renzi è stato seccamente sconfitto. È stato sconfitto il segretario del Pd e il presidente del Consiglio, non solo perché egli è stato un protagonista della campagna elettorale in prima persona e sino all'ultimo giorno. Ma perché le cifre mostrano, al di fuori di ogni dubbio, il forte arretramento numerico e politico del Pd, analizzato dai commentatori di ogni tendenza. Dove vince, significativamente, è per il peso specifico di singoli candidati, eccezione che conferma la regola.
Piero Bevilacqua, Il Manifesto ...

Il bivio del rottamatore

Naturalmente i primi commenti di Renzi e dei suoi al risultato delle amministrative sono improntati alla iattanza. Abbiamo stravinto 5 a 2 e il resto è chiacchiera, ha signorilmente glossato il Guerini, gentleman della politica 2.0. Ma stavolta le spacconate non bastano. Negare l'evidenza è possibile ma non cambia le carte in tavola. Che dicono senza possibili smentite la bocciatura del governo e del suo capetto. I fatti sono già stati analizzati dalla stampa, una volta tanto unanime. Non solo il Pd perde due milioni di voti in un anno (e un milione rispetto all`era Bersani) a vantaggio dell'astensionismo e della destra.
Alberto Burgio, Il Manifesto ...

Eticamente ineleggibili

Affidare alla vigilia delle elezioni l'appalto milionario di un nuovo ospedale in Liguria a uno dei nuovi padroni dell'Unità è un'operazione benemerita. Lodare l'ottimo lavoro per Expo di Diana Bracco, oggi alle cronache per presunte fatture false della sua società farmaceutica, è perfettamente normale. Questo è il Pd e per questo l'attacco forsennato scatenato contro la presidente della Commissione antimafia, per aver adempiuto al suo dovere, non stupisce.
Norma Rangeri, Il Manifesto
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Cartellino di lavoroMonica Pepe, Zeroviolenza
29 aprile 2015

Qual'è stato il passaggio cruciale che in Italia ha segnato il punto di caduta dei diritti dei lavoratori?
Franco Berardi. Negli ultimi anni le aggressioni contro i diritti dei lavoratori non si contano. L'abolizione dell'articolo 18, per quanto doloroso sul piano simbolico, non ha fatto che completare precarizzazione e sistematica violazione di ogni diritto.
Per trovare il passaggio cruciale che ha aperto la strada all'assolutismo capitalistico bisogna a mio parere risalire al momento in cui, all'inizio degli anni ’80, grazie alle tecnologie divenne possibile ridurre drasticamente il tempo di lavoro necessario e questo potenziamento si trasformò paradossalmente in una sconfitta operaia.

Chi aspira oggi a diventare operaio?

  • Martedì, 04 Novembre 2014 09:14 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
Nadia Urbinati, La Repubblica
04 novembre 2014

La battaglia sul lavoro che sta dividendo il Pd è più di una contesa sulla rappresentanza politica dei lavoratori. Il 25 ottobre scorso ha messo in scena una spaccatura che è più che politica, e che per questo peserà sui destini del Pd [...]La dimensione globale dei mercati e la decadenza del valore sociale del lavoro stanno insieme e si riflettono nella diaspora e trasformazione della sinistra. ...

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