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L'Espresso
13 04 2015

Dopo il caso sollevato dall'Espresso delle lavoratrici abusate nelle campagne siciliane, l'analisi dell'esecutivo rileva che le le denunce di violenza sono poche. Ma operatori sul campo e firmatari dell'interrogazione parlamentare ribattono: 'Chi vive segregata fatica a denunciare le violenze'

"Un fenomeno non significativamente esteso e stabile". Dopo cinque mesi il governo risponde sul caso delle donne romene abusate nelle serre del ragusano . Lo scorso ottobre dieci deputati chiedevano iniziative urgenti, dopo il caso sollevato dall’Espresso.

Il 17 marzo il sottosegretario Domenico Manzione ha presentato in aula una lunga e articolata analisi. Per prima cosa i numeri. Su 1800 donne regolarmente residenti, le denunce di violenza sono due nel 2012 e 2013, appena una nel 2014. “Comunque l’attenzione delle forze dell’ordine su tale fattispecie delittuosa è costante”, spiega il sottosegretario. Anche il Ministero degli Esteri romeno aveva osservato che il numero di segnalazioni in merito è molto limitato.
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Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa
Il nuovo orrore delle schiave romene

Cinquemila donne lavorano nelle serre della provincia siciliana. Vivono segregate in campagna. Spesso con i figli piccoli. Nel totale isolamento subiscono ogni genere di violenza sessuale. Una realtà fatta di aborti, “festini” e ipocrisia. Dove tutti sanno e nessuno parla
SOLO L'ULTIMA TAPPA
«È vergognoso da parte del governo dire che le violenze non sono aumentate perché non sono aumentante le denunce», dice all’Espresso l’onorevole Celeste Costantino, una delle firmatarie dell’interrogazione. «Chi vive in stato di segregazione si sente sotto minaccia e fatica a denunciare le violenze».

«Quella è solo l’ultima tappa di un lungo processo», ci dice Ausilia Cosentini, operatrice di Proxima, presente sul territorio fin dal 2012. «Occorre conquistare la fiducia della vittima. Con un passaggio in auto, col sostegno quotidiano. Materiale e psicologico».
Dopo le denunce dell'Espresso e le interrogazioni parlamentari, il caso delle giovani braccianti dell'est abusate dai padroni nelle campagne siciliane è ora al centro di un'inchiesta dell'Arma. Centinaia le persone già controllate

La curiosità di questi mesi ha aumentato la diffidenza delle donne. La sfiducia non è immotivata. Pratiche ferme, lentezze burocratiche, difficoltà di ogni tipo. Infine, una vittima deve trovare il coraggio di rendere pubbliche questioni così delicate. E quando accusa il datore di lavoro deve produrre prove in sede giudiziaria. Altrimenti rischia a sua volta la condanna per calunnia, osservano i legali.

In questi casi la prima interfaccia non può essere un poliziotto. Invece le istituzioni hanno scelto la strada delle retate. «Per l’esperienza che abbiamo, non siamo d’accordo con questa modalità di azione. Sappiamo che questo approccio non funziona», dice Cosentini.

Dopo l’inchiesta dell’Espresso, due interrogazioni parlamentari sul caso delle immigrate dalla Romania violentate e seviziate. Avviato in prefettura a Ragusa l’iter per un protocollo d’intesa che coinvolgerà anche gli agricoltori. E la stampa della Romania si interessa al caso

Ma cosa ha portato l’attenzione mediatica dei mesi scorsi? I cambiamenti positivi riguardano la maggiore attenzione delle istituzioni. C’è un buon lavoro di rete tra le organizzazioni del privato sociale. Ma lo stesso progetto di Proxima, citato da tutti, è in scadenza il 30 giugno. Probabilmente ci sarà l’ennesima proroga. “Ma così non è possibile programmare”, spiegano gli operatori.

Le notizie positive finiscono qui. Si discute ancora sull’estensione del fenomeno. Non sul modo di cancellarlo per sempre. Del resto non occorre attendere le denunce per allarmarsi. Le violenze sessuali sono provate da altri numeri. Inequivocabili. Li fornisce sempre il governo, riferendosi provincia di Ragusa, in particolare i reparti di ostetricia operanti a Ragusa, Modica e Vittoria: «Nel triennio 2012-2014, le interruzioni di gravidanza praticate a cittadine straniere sono state complessivamente 309, di cui 132, cioè il 42,7 per cento, hanno riguardato cittadine romene».

Il caso sollevato dall’Espresso arriva in Romania. Il Ministero degli Affari Esteri risponde che mancano “segnalazioni delle vittime”. Le braccianti “sentite” dai carabinieri nelle serre

Marisa Nicchi, prima firmataria dell’interrogazione di SEL, evidenzia che a Vittoria, città di 60mila abitanti, siamo di fronte a “un’obiezione di struttura”. Nessuno dei medici che lavorano nel locale ospedale pratica l’interruzione di gravidanza.

UN FENOMENO CHE SI ALLARGA
Secondo il governo alcuni amministratori locali hanno riportato «l’esigenza di evitare enfatizzazioni della questione». «Una percezione non del tutto veritiera della realtà fattuale» potrebbe danneggiare l’economia locale.

Nel frattempo, proseguono gli incontri del tavolo in Prefettura a Ragusa. Ma il fenomeno sembra allargarsi alla provincia di Catania. È di qualche giorno fa l’inchiesta “Slave” della Procura etnea. Un’organizzazione di romeni e italiani riduceva in schiavitù i lavoratori impegnati nella raccolta delle arance. Secondo i giudici, un filone dell’indagine ancora in corso riguarderebbe le donne dell’Est costrette a prostituirsi.

Globalist
27 03 2015

Vendere il proprio corpo per pagarsi la retta o un migliore stile di vita all'università non è affatto un tabù in Gran Bretagna. Anzi, secondo un sorprendente studio condotto dalla Swansea University, il 22% degli studenti negli Atenei del Regno ha considerato come una opzione i cosiddetti lavori nell'industria del sesso, che vanno dalle chat erotiche, agli spogliarelli fino alla vera e propria prostituzione. E il 5% ha ammesso di aver fatto soldi in questo settore: si contano più uomini di donne.

Sarebbero secondo gli esperti, di decine di migliaia di studenti che si sono già 'messi in vendita': un dato allarmante per le università britanniche che dovrebbero offrire sostegno a queste persone. Lo studio, dal titolo emblematico di 'Student Sex Work Project', ha chiesto anche agli studenti di motivare questa scelta. I due terzi afferma che la priorità sono i soldi per uno stile di vita migliore, mentre il 45% vuole evitare di finire l'università coi debiti accumulati per pagarsi le costose rette nel Regno. Ma c'è anche chi mette prima di tutto il piacere fisico.

Si lavora in questo settore per periodi brevi e con orari part-time, meno di cinque ore a settimana, per non togliere troppa attenzione agli studi.

Al supermercato del sesso

  • Lunedì, 23 Marzo 2015 09:31 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
DonneNisha Lilia Diu, Internazionale 
20 marzo 2015

Il Paradise è una casa di appuntamenti di Stoccarda. E' uno dei megabordelli nati in Germania negli ultimi anni. Come molti altri è in stile marocchino. Immaginate un incrocio tra la dimora di un sultano e un albergo economico, infilatelo tra una serie di anonimi palazzi in un parco industriale e vi sarete fatti un'idea. Non è la prima volta che entro in un bordello. A Bangkok, quando avevo 19 anni, con due amiche prendemmo una stanza in un posto chiamato Mango Inn. Ci bastarono un paio d'ore per capire dove eravamo finite. ...

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DonneIl Paradise è una casa di appuntamenti di Stoccarda. E' uno dei megabordelli nati in Germania negli ultimi anni. Come molti altri è in stile marocchino. Immaginate un incrocio tra la dimora di un sultano e un albergo economico, infilatelo tra una serie di anonimi palazzi in un parco industriale e vi sarete fatti un'idea. Non è la prima volta che entro in un bordello. A Bangkok, quando avevo 19 anni, con due amiche prendemmo una stanza in un posto chiamato Mango Inn. Ci bastarono un paio d'ore per capire dove eravamo finite. 
Nisha Lilia Diu, Internazionale ...

Agi
19 03 2015

Reclutavano in Argentina ragazzi, li collocavano in una struttura a Buenos Aires, con l'aiuto di medici compiacenti li sottoponevano a pesanti cure ormonali e interventi di chirurgia plastica per poi avviarli alla prostituzione transessuale prima in Argentina e poi, una volta selezionati, in Italia.

Sono 11 le persone arrestate dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati perche' ritenute responsabili, a vario titolo, di aver costituito un'organizzazione criminale dedita alla tratta di esseri umani, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

La rotta consolidata e prevalentemente utilizzata per il trasferimento dei trans prevedeva, quasi sempre, una sosta a Parigi prima di giungere in Italia: prelevati direttamente all'aeroporto o alla stazione ferroviaria dal "referente" di zona, i giovani venivano avviati alla prostituzione a Roma e sul litorale romano. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere e' stata emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

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