Renzi rilancia sulle unioni civili per le coppie omosessuali. Anzi no. Il dibattito esplode ieri pomeriggio in rete, dopo la lettura del passaggio dedicato dal premier all'argomento nella lunga intervista su l'Avvenire. ...

Suggerimenti a Matteo Renzi

  • Giovedì, 24 Luglio 2014 14:52 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
Internazionale
20 luglio 2014

Quando a febbraio Matteo Renzi è diventato il più giovane presidente del consiglio italiano, è saltato fuori un vecchio video del 1996 in cui imitava Silvio Berlusconi. ...
Maria mantello, Micromega
13 luglio 2014

La scuola migliore si crea finanziandola, non impoverendola, denigrando cultura e formazione col taglio del corso di studi e trasformando i prof. in burocrati-ossequiosi.

Micro Mega
10 07 2014

Questa volta l’hanno fatta veramente grossa. E siccome l’hanno fatta talmente grossa che molti lo hanno capito, eravamo in tanti – ma proprio in tanti – martedì 8 all’Assemblea del Coordinamento delle Scuole di Roma; 5 di pomeriggio, molti di noi impegnati ancora nell’esame di Stato, caldo africano.

Che la proposta Reggi-Giannini rischi di ridare testa e gambe alla mobilitazione è evidente. L’assemblea, al di là delle analisi dei probabili provvedimenti in materia di scuola che, se confermati, ribadiscono e aggravano la linea Gelmini-Aprea-Brunetta (a differenza di quanto il PD ha continuamente garantito in campagna elettorale; “primo passo: cancelleremo la riforma Gelmini”) ha scandito la tabella di marcia della mobilitazione che – per partire – non può attendere la ripresa dell’anno scolastico.

La schizofrenia del PD in questo caso è stata evidente: proclami, anticipi, annunci e poi smentite dirette o indirette, ritrattazioni, revisioni. Infine: conferme. Sono confusi o tentano di confonderci? L’ipotesi più probabile è che la posta in gioco sia talmente alta e strategica (un progetto di revisione di tutto quanto riguarda la professione docente, orari e salari compresi, extracontrattuale) che saggiare il terreno e testare le reazioni sia fondamentale. Che non abbiano le idee chiare è escluso: la proposta è perfettamente coerente con la linea meritocrazia-valutazione-riforma del reclutamento cara da anni al PD, così come allo screditamento del sindacato che quel partito sta perseguendo.

Prima di tutto le conclusioni dell’assemblea: una serie di appuntamenti da non mancare. Noi docenti sappiamo per esperienza che i colpi di mano estivi (si pensi alla riforma Gelmini) sono i peggiori. Ed è per questo che ci auguriamo che alle nostre iniziative se ne aggiungano altre; tra le tante annunciate, la prossima è l’Assemblea Autoconvocata degli Insegnanti Arrabbiati di Torino, che si terrà venerdì alle 17.30. La mobilitazione a Roma prevede già tre date. Domenica 13 luglio, seminario organizzato dai lavoratori autoconvocati della scuola il 13 luglio dalle ore 9 al Cielo sopra l’Esquilino via Galilei 57. Lunedì 14 luglio: assemblea nazionale, indetta dall’Unicobas, ma a cui hanno aderito tutti gli autoconvocati, alle ore 15,30 sotto al Ministero della Pubblica Istruzione. Martedì 15 luglio (data in cui il testo dovrebbe essere sottoposto a Renzi): sit in davanti a Montecitorio, ore 9. La concomitanza con il contemporaneo presidio contro la riforma del Senato in Piazza delle 5 Lune, alle 10 dello stesso giorno, non è casuale: si tratterà di una vera e propria catena umana per protestare contro il progetto trasversale di incrinare le basi della democrazia. Questa è la risposta della scuola della Costituzione. Per cominciare.

E adesso, per i non addetti ai lavori, un breve riassunto dei fatti che hanno portato ad una risposta così immediata ed imponente. La scorsa settimana il sottosegretario Reggi illustra un pacchetto di misure che saranno consegnate al consiglio dei ministri, per poi essere tramutate in una legge delega. L’abuso della delega è stato sempre aspramente criticato dal PD di opposizione (che però, a quanto pare, si è prontamente adeguato, una volta al governo). Essa sottrae al dibattito parlamentare materie fondamentali. Si tratta di una serie di articoli ai quali verranno conferiti contenuti concreti attraverso i decreti legislativi: esattamente come accadde per la “riforma” Moratti, ad esempio. Un contenitore vuoto, con degli annunci; sul come, sul quanto, persino sul cosa specificamente farci entrare ci penseranno dopo; e per noi potrebbero esserci amare sorprese. Non sarebbe la prima volta.

I provvedimenti prevederebbero (condizionale d’obbligo, considerate le varie ritrattazioni) scuole progressivamente aperte fino a coprire l’intera giornata; con quali fondi, con quale personale, in quali spazi realisticamente occupabili per un lavoro protratto non è dato sapere. Aumento dell’orario di lavoro (e non di lezione) dei docenti fino a 36 ore settimanali, nell’ambito delle quali verrebbero coperte anche le supplenze brevi, che – pertanto – creerebbero un ulteriori ostacolo per i precari, che da anni vengono convocati per sostituire i docenti assenti. In una ragionieristica ed equivoca visione della nostra professione – che omologa la quantità di lavoro alla qualità – chi cumula e copre più incarichi riceverà un aumento salariale. Considerata la centralità del dirigente scolastico, non poteva mancare il ritorno su un rovello trasversale (esattamente come trasversale fu l’Aprea-Ghizzoni); e che quindi accomuna tutti i componenti dell’attuale maggioranza: la revisione degli organi collegiali. Dulcis in fundo: eliminazione di un anno di scuola superiore. Il tutto a contratto scaduto dal 2009: modifiche di orario, competenze, retribuzioni per via legislativa e non attraverso il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale.

Dopo le prime “imprecise indiscrezioni”, come le ha chiamate lo stesso Reggi in un’intervista radiofonica, e la veemente reazione ad esse, il PD si incontra a Terrasini sul tema della scuola. La kermesse – ancora una volta chiamata “ascolto” (l’autoascolto di chi se la canta e se la suona) – fa registrare alcuni passi indietro. Matteo Orfini ribadisce che il piano scuola “è ancora tutto da vedere”; lo stesso Reggi parla di “parole poco meditate” e dice “Vi chiedo scusa, è stata una stupidaggine”; salvo poi – lunedì 7, con il consueto tono sereno e garbato – ribadire per un’ora a Radio Anch’Io, su Radio 1 tutte le “indiscrezioni” precedentemente trapelate. Ma con un’aggiunta non indifferente: a tenere aperte le scuole si provvederà con l’aiuto dei privati.

Ci risiamo. Non paghi di aver picconato la scuola pubblica alle sue fondamenta con la legge di parità, gli (indegni) nipotini del PCI hanno necessità di confermare la propria sudditanza al neoliberismo e all’Occidente più spregiudicato, propiziando l’entrata di sponsor e aziende private nelle scuole. Torneremo – c’è da giurarlo – presto a rifare i conti con il consiglio di amministrazione.

Alcune considerazioni finali

1. È d’obbligo – nel loro analfabetismo didattico e pedagogico – inneggiare all’immancabile “maggiore qualità e valorizzazione dell’insegnamento e dei docenti”. Che sarebbe raggiunta, secondo loro, facendo tappare tutti i buchi possibili agli insegnanti di ruolo. Espellendo definitivamente una buona parte di coloro che – precarizzati irresponsabilmente da uno Stato che non ha saputo garantirne i diritti – hanno permesso alla scuola di andare avanti. Noi che lavoriamo da tanto tempo nella scuola, sappiamo che si tratta solo di una mistificazione demagogica: l’insegnamento è una cosa serissima, che non si compra un tanto al chilo. Per svolgerlo dignitosamente ed autorevolmente ci vuole una buona disciplina personale, nel dosare con equilibrio preparazione dei contenuti, didattica, determinazione delle prove, valutazione, relazione educativa. Le ore di insegnamento non sono 18 (alle superiori) o 24 (alla primaria) per un privilegio o un capriccio contrattuale, ma perché esse sono nient’altro che il feed back di tutto ciò che serve a prepararle, destinato a tramutarsi – se efficacemente condotte – in successo formativo.

2. Ascolto: in entrambe le interviste Reggi si è dilungato sul mantra demagogico dell’“ascolto” del mondo della scuola. Sappiamo che non c’è assolutamente stato. L’intervista a Radio Anch’io è di lunedì 7. Il testo sarà presentato a Renzi il 15. Per quanto sull’immancabile web (così fan tutti!), i tempi dell’ascolto – che, comunque, fino ad oggi continua a non esserci – non sarebbero stati davvero troppo limitati? È evidente che della nostra voce (voglio dire quella non irreggimentata nei diktat veloci e smart del Capo) a Reggi come a Giannini e compagnia interessa piuttosto poco. E ancora una volta si propone una riforma della scuola tutta tarata su logiche economiche ed economiciste per rispettare i vincoli del fiscal compact. Stesa presumibilmente dai soliti burocrati e amministratori lontani mille miglia dalla scuola vera.

3. Scuole aperte. Siamo tutti d’accordo sulla opportunità di tenere le scuole aperte il più possibile. E’ questa una tematica cui la scuola democratica è stata sempre molto sensibile. Lo dimostra il fatto che la Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola della Repubblica prevede le scuole aperte per tempi distesi. Tanto più che gli istituti scolastici si configurano in alcuni territori come l’unico presidio democratico esistente. Ma per tenere le scuole aperte occorrono risorse, personale, investimento economico e culturale. Occorrono strutture: sale, postazioni, tavoli, computer, biblioteche, connessioni. E la capacità di sostenere i costi che essi comportano. Veniamo da anni di tagli indiscriminati al tempo scuola, che hanno colpito tutti gli ordini in maniera indiscriminata, senza rispetto per diritti al lavoro e all’apprendimento. Per tenere le scuole aperte occorre assumere, non espellere dal circuito del lavoro.

4. Infine; la situazione è particolarmente insidiosa. A differenza di quanto fece Profumo che, con la “proposta indecente” di far fare 6 ore di lezione in più a parità di salario, riuscì a compattare in un fronte unitario di protesta docenti, studenti e genitori, oggi il PD (e i suo alleati) stanno mettendo in campo una strategia molto più sottile. Da una parte si occhieggia alle famiglie, con l’appetibile promessa di mantenere le scuole aperte, alludendo ad un servizio cui difficilmente si può rimanere insensibili. Dall’altra il fronte stesso degli insegnanti rischia di essere scompaginato. Quanti saranno tentati dalla possibilità di guadagnare di più, accumulando incarichi, soprattutto considerando la perdita di potere d’acquisto dei nostri salari, fermi al 2008? Quanti sapranno vigilare sulla propria dignità professionale rinunciando all’accumulo di cariche per riuscire ad arrivare ad un salario dignitoso? Quanti riusciranno a tenere ferma la barra sulla dignità professionale e sottrarsi alle seduzioni della carriera? Quanti dirigenti saranno davvero all’altezza di attribuire ruoli e cariche esclusivamente sulla base delle capacità dimostrate dall’insegnante (che non si misurano né sul numero di ore, né sulla quantità di progetti), indipendentemente da consuetudini, rapporti privilegiati, necessità di avere a che fare con esecutori fedeli? Una gestione sempre più centrata sulla figura del dirigente potrà davvero garantire libertà di insegnamento, una seria offerta formativa e la democrazia scolastica? Starà a noi stemperare le perplessità, evitare le tentazioni, non assecondare il progetto che – assieme a specchietti per allodole – rispolvera precarizzazione, privatizzazione, carriera, meritocrazia, valutazione, premialità su criteri arbitrari quanto quelli che abbiamo combattuto ai tempi di Gelmini.

Contiamo sul fatto che le iniziative di Roma – alle quali ci auguriamo aderiscano più docenti, studenti e genitori possibile – aprano una stagione di condivisione, nel comune tentativo di sventare l’attacco forse più grave che il mondo della scuola abbia subito negli ultimi anni. E che il dissenso diffuso nel mondo della scuola possa produrre – nel partito che (ahimé!) molti docenti hanno ancora votato solo poche settimane fa – un ripensamento serio e leale sul metodo e sul merito delle proprie scelte.

Marina Boscaino

Telemaco Renzi, contro l’austerità solo parole

Giorgio Cremaschi, Micromega
2 luglio 2014

Si è antitaliani se si afferma che il discorso di Renzi al Parlamento Europeo è una montata di fumo a manovella, fatta per avere consenso, non risultati? Anche la confusa metafora di Telemaco resta sospesa a mezz'aria.

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