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La nuova fotografia dell'Istat sul sistema previdenziale chiarisce la situazione degli assegni: il 38,7% percepisce tra mille e 2mila euro, il 13,2% tra 2mila e 3mila euro; il 4,2% tra 3mila e 5mila euro e il restante 1,3% percepisce un importo superiore a 5mila euro. ...

Renzi prenda nota, Obama è pro matrimoni gay

Huffington Post
27 03 2014

E se Obama in visita a Roma chiedesse a Matteo Renzi perché in Italia non ci sono i matrimoni gay cosa risponderebbe il neo Presidente del Consiglio?

Siamo distanti anni luce dagli Stati Uniti dove le coppie gay possono sposarsi ormai in molti Stati e dove c'è un Presidente tra i più gay friendly nella storia americana.

Ad una domanda di questo tipo Renzi avrebbe poco da twittare, e forse il protocollo e la cortesia istituzionale non creeranno a Renzi l'imbarazzo di dare una risposta ad una domanda che non ci sarà. L'Italia sul piano dei diritti è stato un Paese che ha fatto notare negli anni '90 all'America l'anacronismo e la disumanità della pena di morte.

Su questo abbiamo fatto una battaglia di civiltà che ha coinvolto tutte le nostre istituzioni.

E' quello che l'America di Obama sta facendo sui diritti civili e umani delle persone lgbt, caratterizzando questa Amministrazione sul piano del progresso dei diritti civili.

Se sui delitti e le pene abbiamo un portato storico che ci richiama a Beccaria, sui diritti civili abbiamo un presente politico che ci rimanda a Giovanardi e a Sacconi per citarne solo due. Non abbiamo neanche balbettato una qualche riforma del diritto di famiglia, non sappiamo cosa fare per tutelare i figli - sempre più numerosi - delle coppie gay, abbiamo ancora esponenti di governo per cui i gay al massimo possono andare dal notaio se hanno qualcosa da ereditare, ma giammai sono una famiglia.

Siamo una Little Italy dei diritti senza offesa per gli italiani che hanno fatto grande l'America. E mentre ci sono nuovi emigranti dei diritti, coppie gay che vanno a sposarsi anche a New York, a Roma abbiamo l'immobilismo della politica. Ricordare che Obama è pro matrimonio gay allora è d'obbligo.

Renzi ne prenda nota.

Fabrizio Marrazzo

Altrimenti è di grande consolazione il pacchetto-Senato "gratis", e comunque, ultima offerta di giornata, le moriture province contribuiranno con il loro sacrificio a mettere "nelle tasche degli italiani 80 euro" (sempre citazione renziana). ...

L’omofobia uccide, i diritti salvano vite

  • Mercoledì, 26 Marzo 2014 14:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
26 03 2014

C’è un’emergenza che la valanga di buone intenzioni annunciate dal governo Renzi non ha finora neanche sfiorato: i diritti civili.

Sul tema dei diritti civili il governo Renzi non è partito col piede giusto, e le dichiarazioni dei membri dell'esecutivo sono tutt'altro che incoraggianti. Qualche giorno fa il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi (Nuovo Centro Destra) ha condannato le iniziative di informazione sull’omosessualità e di contrasto alla discriminazione nelle scuole in quanto, sostiene, fonte di “indottrinamento”.

Tra di esse il progetto Le cose cambiano – voluto dal Comune di Roma dopo l’ennesimo suicidio di un ragazzo gay deriso dai suoi coetanei – che ha lo scopo di ricordare ai giovani LGTB che non sono soli attraverso il racconto di storie di omosessualità. Si tratta di salvare delle vite, non di propaganda come vuole far credere il sottosegretario.

Se si esclude la boutade di Toccafondi, finora nel governo è implicitamente prevalsa la tipica impostazione benaltrista che già ha caratterizzato l’inazione dei ministeri precedenti: con tutti i problemi del paese, non c’è tempo per occuparsi di inezie come il matrimonio gay. Ci penseremo, forse, quando sarà passata l'emergenza.

Sbagliato: la parità nei diritti civili è un’emergenza. E affrontarla non solo non ostacola il raggiungimento di altri obiettivi, ma garantirebbe anche benefici incommensurabili a costo zero.

È un’emergenza perché la sottrazione dei diritti più elementari, come quello di sposarsi, a una quota rilevante della popolazione e in ossequio a pregiudizi ideologici, morali e religiosi è una barbarie indegna di un paese civile. E perché quando la discriminazione è incastonata nei livelli istituzionali più alti, al punto di essere prevista dalla legge e difesa da membri del governo, fornisce una giustificazione morale a una miriade di comportamenti omofobici, come quello del sottosegretario, che a catena invadono ogni angolo della vita civile provocando disastri nelle esistenze delle persone discriminate.

Le conseguenze dell’omofobia sulla salute e sul suicidio delle persone omosessuali sono state già ampiamente analizzate dalla letteratura medica. È dimostrato che lo stigma dell’omosessualità nelle relazioni con amici e conoscenti provoca un significativo peggioramento dello stato di salute degli omosessuali.

Recentemente, un team di ricercatori guidato da Mark Hatzenbuehler della Columbia University ha mostrato che anche le caratteristiche generali della comunità in cui si vive – in termini di politiche istituzionali e diffusione dei pregiudizi anti-gay – rivestono un ruolo fondamentale.

Hatzenbuehler e colleghi hanno utilizzato i dati del General Social Survey (un’indagine condotta ogni due anni sui valori e i comportamenti di un campione rappresentativo della popolazione statunitense) per analizzare come le politiche istituzionali e i pregiudizi contro l’omosessualità influenzano la salute delle minoranze sessuali americane.

Nella ricerca, pubblicata su Social Science & Medicine, si mostra che, negli Stati Uniti, le minoranze sessuali che vivono in comunità dove sono diffusi forti pregiudizi contro l’omosessualità patiscono un tasso di mortalità significativamente più elevato rispetto al resto della popolazione, a parità di condizioni ambientali e socio-demografiche.

Ciò si traduce in un’aspettativa di vita di 12 anni più breve. Un’analisi delle cause di morte rivela che il suicidio e le malattie cardiovascolari hanno un’incidenza molto più elevata presso gli omosessuali che nel resto della popolazione. Il dato sui suicidi è particolarmente impressionante: nelle comunità in cui i pregiudizi sono più forti, l’età media in cui ci si toglie la vita è, nelle minoranze sessuali, di 18 anni più bassa rispetto al resto della popolazione. Segno inequivocabile che da giovani si patisce più gravemente la mancanza di accettazione da parte della società.

Come combattere i pregiudizi? La parità dei diritti civili probabilmente darebbe una spinta decisiva all'evoluzione culturale del nostro paese, inducendo una maggiore tolleranza della diversità. Lo stigma e le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale diventerebbero sempre più anacronistiche e si ridimensionerebbero gradualmente. La tensione sociale e relazionale che oggi soffoca tante persone omosessuali in Italia si allenterebbe, alleviando la sofferenza di molti al punto di salvare delle vite, come suggerisce lo studio dei ricercatori statunitensi.

Perché non è vero che i diritti non si stabiliscono per legge e che le leggi devono aspettare la maturazione del sentimento popolare per regolare temi eticamente sensibili. Le leggi servono anche per aiutare le masse a superare i loro pregiudizi, in nome del progresso, della giustizia sociale e del benessere collettivo. Se le leggi dovessero limitarsi a certificare i sentimenti meno controversi e più comunemente accettati, non avremmo mai avuto l’abolizione della schiavitù, o l’estensione alle donne del diritto di voto.

Renzi, il jobs act e la precarietà infinita

  • Sabato, 22 Marzo 2014 10:09 ,
  • Pubblicato in Il Commento
Chiara Saraceno, Ingenere
17 marzo 2014

Ancora una riforma che, in tema di lavoro, punta solo a una ulteriore flessibilizzazione dei contratti. Le conseguenze saranno gravi per i giovani e per le donne. Ecco perché.

Anche Renzi, come chi lo ha preceduto, sembra ritenere che il problema principale del mercato del lavoro in Italia sia la rigidità dei contratti di lavoro, non la carenza di domanda.

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