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La Repubblica
06 03 2014

Oggi a Bruxelles il Consiglio europeo straordinario sulla crisi. Leader Crimea: 11mila soldati filorussi controllano accessi alla penisola. Scontri a Donetsk, in Ucraina orientale. l'inviato Onu in Crimea minacciato e costretto a lasciare il Paese

ROMA - Oggi il presidente del Consiglio Matteo Renzi è atteso a Bruxelles per la prima volta per il Consiglio europeo straordinario. Dopo la riunione della segreteria del Pd a Largo del Nazareno alle 7,30, all'esame la nuova legge elettorale, il premier va a Bruxelles per la sua prova del fuoco davanti agli altri leader europei. Sul tavolo delle discussioni gli aiuti economici stanziati per l'Ucraina per i prossimi due anni e la possibilità di sanzioni da parte della Ue contro la Russia. Renzi inoltre dovrà dimostrare di essere in grado di sostenere la carica di prossimo presidente di turno del Consiglio Ue, soprattutto dopo la doccia gelata arrivata ieri dalla Commissione europea che ha definito l'Italia un Paese con squilibri macro-economici eccessivi.

Congelati dall'Unione Europea i beni del presidente ucraino destituito, Viktor Yanukovich, e di altri 17 esponenti del suo regime sospettati di appropriazione indebita di fondi pubblici.

Vertice a Roma Lavrov-Kerry. Oggi incontro a Roma tra il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov in occasione della conferenza sulla Libia. Ma quasi sicuramente si parlerà anche di crisi Ucraina.

Onu. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite torna a riunirsi oggi a porte chiuse per discutere della crisi ucraina. I rappresentanti dei 15 paesi membri si incontreranno alle 14.30 locali, per la quarta riunione celebrata da venerdì scorso.

Crimea. Le forze filo-russe in Ucraina controllano tutti gli accessi alla penisola della Crimea e hanno bloccato tutte le basi militari che non si sono ancora arrese. È quanto affermato da Sergei Aksyonov, nuovo premier della regione autonoma della Crimea. Aksyonov ha inoltre dichiarato di essere in continuo contatto con il governo della Russia. Si ritiene che gli 11mila soldati siano russi, sebbene il presidente Vladimir Putin e il ministro della Difesa Sergei Shoigu abbiano negato da Mosca di avere inviato delle truppe in Crimea.

Osce. Ieri sono arrivati oggi a Odessa 35 osservatori internazionali dell'Osce. La missione si concluderà il 12 marzo ed è disarmata.

 

Precipitato nel pieno di una delle peggiori crisi degli ultimi trent'anni, il giovane premier e i suoi ministri devono soprattutto evitare di commettere grossi errori. Il che significa in primo luogo non perdere di vista i rilevanti interessi economici in gioco in Ucraina e dintorni. ...
Amnesty International
28 02 2014

Antonio Marchesi e Gianni Rufini, rispettivamente presidente e direttore generale di Amnesty International Italia, hanno inviato al presidente del Consiglio Matteo Renzi l'Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, "un contributo al dibattito politico italiano - spesso, purtroppo, ideologico e astratto - su una serie di questioni che riguardano, in modo molto concreto, le vite di milioni di persone".

Questi i 10 punti dell'Agenda per i diritti umani in Italia:

1.garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura;

2.fermare il femminicidio e la violenza contro le donne;

3.proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell'immigrazione;

4.assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri

5.combattere l'omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate);

6.fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom;

7.creare un'istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani;

8.imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani;

9.lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati;

10.garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l'adozione di un trattato internazionale.

L'Agenda era stata originariamente sottoposta, in occasione delle ultime elezioni politiche, ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati. Era stata sottoscritta, integralmente o quasi, da moltissimi candidati, che avevano accettato di prendere un impegno formale, scritto e pubblico, con Amnesty International e soprattutto con i propri elettori: 117 candidati firmatari sono ora parlamentari della Repubblica.

"A un anno di distanza" - si legge nella lettera inviata da Amnesty International Italia al presidente del Consiglio Renzi - "possiamo dire che l'Agenda ha contribuito a portare per la prima volta questioni importanti relative ai diritti umani al centro dell'azione del parlamento e del governo. Nella prima parte di questa legislatura, di diritti umani si è discusso di più e meglio che in passato, in sintonia con quelle parti della società italiana che da tempo sollecitano una maggiore attenzione a uno o più temi dell'Agenda".

Infatti, per quanto riguarda specificamente l'attività parlamentare, sulla maggior parte dei 10 punti sono stati presentati disegni di legge e su diversi di essi è iniziata la discussione. Di omofobia, ma anche di femminicidio, si è discusso, forse per la prima volta, in chiave di diritti umani.

Alcuni provvedimenti, poi, sono già andati in porto, anche se è bene avvertire che ad essere già percorsi sono solo i primi tratti di una strada più lunga. Ad esempio, la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, in quanto assunzione di un impegno sul piano internazionale, costituisce un punto di partenza: servono, come previsto dalla Convenzione, misure concrete di sostegno alle vittime della violenza, adeguatamente finanziate, e azioni di prevenzione efficaci. "La repressione, sui cui sono incentrati gli sforzi di attuazione della Convenzione compiuti fino a questo momento, da sola non risolverà un problema che nel nostro paese ha assunto proporzioni drammatiche" - precisa l'organizzazione per i diritti umani.

"A un atteggiamento complessivamente positivo delle forze politiche sui diritti umani ha fatto, tuttavia, da contraltare il riproporsi di vizi antichi, frutto di un conservatorismo tendenzialmente trasversale in quanto determinato, almeno in apparenza, da affiliazioni diverse dall'appartenenza all'uno o all'altro schieramento politico" - sottolineano Marchesi e Rufini.

Per quanto riguarda, ad esempio, l'introduzione di un reato specifico di tortura nel nostro ordinamento giuridico, da diverse legislature viene regolarmente presentato qualche emendamento che stravolge la definizione internazionale e che, una volta approvato, ha l'effetto di rendere impossibile il proseguimento della discussione fino alla fine della legislatura.

Amnesty International Italia segnala infine al presidente del Consiglio Renzi "la perdurante presenza di alcuni veri e propri tabù, come quello che riguarda i rapporti con la Libia": rapporti che, se risultano assenti o quasi dai dibattiti del parlamento, sono stati invece ampiamente presenti nell'agenda del precedente governo, senza che si tenesse adeguatamente in conto la situazione dei diritti umani in quel paese.

La lettera di Amnesty International Italia si conclude ricordando il costante riferimento del presidente del Consiglio Renzi alla necessità della discontinuità, della novità e della velocità:

"In tema di diritti umani, quella necessità è ravvisata da tempo da Amnesty International: occorre un segnale di forte discontinuità rispetto al ruolo marginale assegnato finora dalle istituzioni del nostro paese alla difesa dei diritti umani, occorrono nuove leggi e nuove prassi in favore dei diritti umani e ciò deve essere fatto con urgenza, per non accumulare altri ritardi".

Per interviste: Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



Il sessismo del governo Renzi si vede (anche) dalla foto di gruppo

  • Mercoledì, 26 Febbraio 2014 10:05 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

D I S . A M B . I G U A N D O
26 02 2014

Fare sessismo significa guardare una persona, e cioè valutarla, giudicarla, fotografarla, riprenderla in video, in una parola “definirla” (con parole e/o immagini), per il suo sesso, punto e basta. Non per ciò che sa, pensa, dice, sente. Non per quel che ha fatto o potrebbe fare. Non per la sua storia personale e/o professionale. Ma solo per il sesso che le si attribuisce, con tutti gli stereotipi che si porta dietro: vestiti, posture, comportamenti, tic vari. Ed è sessismo, attenzione, anche quando lo sguardo – il giudizio, la valorizzazione, la definizione – sono positivi, non solo quando sono negativi. Anche quando dici che donna è bello, che le donne sono più capaci degli uomini, più organizzate, più pragmatiche, e tutti gli ammennicoli di cui molte donne sono le prime a vantarsi, mettendosi da sole in un ghetto ammantato di positività, salvo poi lamentarsene appena si accorgono che le imprigiona. (Una donna non è più capace, organizzata, pragmatica e bla-bla-bla di un uomo, in quanto donna. Dipende: dalla donna e dall’uomo. Ovvio.)

Insomma, se Renzi mette assieme un governo evidenziando il fatto che metà dei ministri sono donne, sta facendo un’operazione sessista, come ha spiegato anche Eretica sul Fatto Quotidiano. Dici: ma lui le ha scelte per competenza, professionalità, capacità. Rispondo: e allora perché si fa fotografare, con Napolitano, beatamente in mezzo alle ministre? Perché non «Renzi con i/le ministri/e del settore economico», ad esempio? O «Renzi con x e y», selezionando i/le ministri/e per funzioni e obiettivi? Ma soprattutto: perché nessuna delle ministre si è opposta a quella foto di gruppo? Si chiama pinkwashing, si chiama: operazione d’immagine, belletto, superficialità. Ancor prima di cominciare. Il che indebolisce le ministre soprattutto, ma anche il governo. Specie se i media abbondano, come ha fatto persino Repubblica, di annotazioni sul vestito, il look, i capelli delle signore. Ancor prima di cominciare.

Il sessismo del governo #Renzi

Il Fatto Quotidiano
23 02 2014

di Eretica

A proposito di sessismo. E’ quella strana cosa per cui guardi una persona e la valuti, la offendi, la giudichi, la fotografi, la definisci, per il suo sesso e per il ruolo di genere che le imponi. Per esempio: piazzare al governo otto donne per legittimare un pessimo governo e poi vantarsene, ecco, quello è sessismo. Meglio: si chiama pinkwashing, ovvero quando con una passata di rosa pensi di fare sembrare più bello qualcosa di profondamente grigio. Le donne, di per sé, non sono geneticamente buone così come gli uomini non sono geneticamente orrendi, e questa cosa del dividere le persone e attribuire meriti o demeriti in base al sesso, che lo vogliate o no, è sessista. Perciò il fatto che al governo ci siano metà donne – ragion per cui c’è chi perfino stappa bottiglie di spumante come se fosse arrivato capodanno – non rende quel governo migliore.

La stessa recensione mediatica a proposito del nuovo governo è inequivocabilmente sessista: i media che raccontano come sia pessimo il M5S poi pubblicano servizi fotografici in cui guardi le scarpe, il pancione e il culo di qualche ministra. Se ieri leggevi la prima pagina online di Repubblica o del Corriere sembrava parlassero di un reality. E’ stata pubblicata la cronaca dell‘ingresso delle ministre sorridenti che facevano ciao ciao ai giornalisti. Pensavano forse di attraversare il red carpet che le portava alla consegna dell’Oscar. A conferma di ciò i commenti più “politici” poi sono stati dedicati all’altezza del tacco o al colore delle giacche indossate. Di queste ministre perciò sappiamo che sono ben vestite, mediamente piacenti, alcune proprio bone, sanno indossare un tacco 12 senza inciampare, sono fertili, amano la famiglia, e senza dubbio l’orientamento che si mostra è quello di un governo, e dell’editoria che lo sostiene, che parlano di donne non per le loro competenze, se ne hanno, ma per caratteristiche assegnate per questioni di genere.

Spiego una cosa elementare: presentare le donne mostrando fisicità, look e grado di fertilità mammesca, senza neppure raccontare esattamente quali competenze hanno, che idee, che pratiche politiche o che successi professionali hanno conseguito, ecco, è questa cosa qui che realizza il terreno culturale sul quale attecchisce il sessismo. Un ulteriore appunto: presentare le ministre in quanto donne, culturalmente identificate, secondo il piddino pensiero, in quanto soggetti deboli, vittime, da tutelare, eccetera, significa che se mai oserai contestare scelte politiche, da loro firmate e promosse, quelle diranno che le stai offendendo perché sono donne. Questo vuol dire che le ministre in salsa Pd hanno una duplice funzione: lavano di rosa il grigio per farlo apparire meno scuro e poi fanno da scudo umano, consapevole e corresponsabile, per spostare l’oggetto delle critiche e delle discussioni nel caso in cui il Governo subirà delle contestazioni.

Ed eccole, infine: sono giovani e se ce l’hanno fatta loro, come diceva Renzi presentando i partecipanti dell’ultima edizione del Grande Fratello, significa che possiamo farcela proprio tutti. In effetti leggendo qualche nome si resta un po’ perplessi. Per dire: la competenza della Madia esattamente dove risiederebbe? Non che io abbia qualche passione per i tecnici, anzi, ma per davvero s’era detto basta con le vecchie logiche di partito, rottamiamo di qua e di là, ma in definitiva la logica che prevale mi pare sempre la stessa. C’è un partito che consegna cariche alla gente di partito. I ministri vanno in quota parte, si accontenta un po’ tutti, e alla fine si racconta che però è una figata perché ci sono anche otto donne dalle quali, per inciso, io non mi sento rappresentata neanche un po’.

Detto questo, giusto per restare a chiacchierare di show business: chissà se arriveremo mai al televoto per nominare ed espellere un governo e i suoi ministri. A me pare che in effetti in quella fase quasi ci siamo già. Però, suvvia, basta brutti pensieri. The show must go on. Chissenefrega delle precarietà e delle urgenze della gente. Ragioniamo di amenità. Da spettatrice: posso chiedere una zummata sulle caratteristiche fisiche dei ministri? Si potrebbe vedere la caviglia di Franceschini, l’avambraccio di Alfano e il culo di Delrio?

E statemi bene, mi raccomando.

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