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Huffingtonpost
04 11 2013

Matteo Renzi, in coda alla spettacolare kermesse della Leopolda, forte del suo stile di giovanotto scanzonato, approva, con apposita delibera della sua giunta giovane e bella, un brutto film, vecchio e clericale.
Si tratta del cimiterino dei non nati, del diritto di seppellire grumi di materia, chiamandoli bambina e bambino. È uno splatter che ritorna sugli schermi della politica con inquietante regolarità. Il copione è sempre lo stesso: una compassionevole aggressione delle mamme mancate.

Tutte quelle donne che, poiché il corpo ha le sue insondabili leggi, non sono riuscite a portare a termine il loro dovere di animali al servizio della specie. Ci aveva già provato Sveva Belviso, vice dell'indimenticabile sindaco Alemanno. Si trattava, allora, di 600 metriquadri dedicati nel Laurentino.
Sveva dichiarò, nel gennaio 2012, che "Il seppellimento del bimbo" avrebbe "restituito valore" a quello che, senza una tomba-culla, sarebbe stato ridotto al rango di "rifiuto ospedaliero". Si sollevò la prevedibile ondata di proteste. Da parte delle donne, da parte delle donne femministe, da parte della componente più laica della sinistra e di quella più illuminata del mondo cattolico.
Non ricordo chi vinse. Forse il cimiterino non fu edificato, forse sì. Ha poca importanza. Ciclicamente, i vari Movimenti per la vita (dei feti, non delle madri) hanno proposto di scavare fosse, piantare fiori, benedire zolle, riservare settori dei vari cimiteri per celebrare i diritti di chi non c'è. Sarebbe una delle tante crociate del superfluo, se non fosse, sempre più chiaramente e tristemente, una delle tappe simboliche più subdole ed efficaci della battaglia per la trasformazione della legge 194 in carta straccia.

Ci ha pensato il simpatico Renzi, mentre la sua giunta approvava la delibera in materia di sepolture e gravidanze interrotte? Ha pensato per un attimo che, in Italia, nascosta dietro la foglia di fico del "problema di coscienza" una percentuale elevatissima di ginecologi, rifiuta di eseguire il proprio dovere medico, nonché di ottemperare ad una legge dello Stato?
Ha provato a immaginare che cosa vuol dire per una ragazza, per una donna, che non si sente pronta a diventare madre, dover aspettare, cercare, bussare ad altri ospedali, mentre i giorni passano e l'operazione da dolorosa diventa pericolosa? No, non lui. Nessun uomo sa, nessun uomo riesce a immaginare.

Però alcuni si fidano di noi. Della parola delle donne. E ci ascoltano. È da più di 30 anni che lo ripetiamo: abortire è una sofferenza psichica, un sacrificio delle propria integrità fisica e mentale, uno scacco, un'amputazione. Ci si ricorre quando un'incidente, un'emergenza, un problema di salute o l'estrema giovinezza o la disinformazione impediscono il funzionamento del metodo anticoncezionale.

Si ricorre all'aborto quando qualcosa va storto nella relazione con l'uomo che dovrebbe diventare l'altro genitore. Quando la gravidanza è frutto di violenza, fisica o psichica. Si abortisce quando si è troppo povere, o fragili. Si abortisce perché diventare madre è una responsabilità enorme e non tutte non sempre decidono di farsene carico. Si abortisce con dolore, sempre, in ogni caso, quando l'aborto è volontario e quando è spontaneo. Si rassicuri chi teme che per le donne tutto sia diventato troppo facile. Non lo è, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Chi, invece, in buona fede, pensa di procurare sollievo alle non-mamme, mandandole a piangere davanti a un quadratino di terra smossa, sappia che non è così. È una forma di sadismo di stato. Un'ingerenza intollerabile. Oltreché una palese buffonata.
Ci pensi, Matteo il giovane, prima di proporsi per la guida del centro sinistra. Ci pensino anche i suoi assessori.

#Renzi e il #Pd: NON parlate di “donne” (please!)

  • Giovedì, 31 Ottobre 2013 11:24 ,
  • Pubblicato in L'Articolo

Abbatto i Muri
30 ottobre 2013

Confesso che di Renzi non so molto. Figurarsi che l'altro giorno su twitter si scherzava e c'era qualcun@ che pensava alla Leopolda ci fosse la sfilata di Miss Italia. Gente che eleggi senza proporzionale e con il maggioritario secco, of course.

#Renzi e il #Pd: NON parlate di “donne” (please!)

  • Mercoledì, 30 Ottobre 2013 15:22 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminismo a Sud
30 10 2013

da Abbatto i Muri:

Confesso che di Renzi non so molto. Figurarsi che l’altro giorno su twitter si scherzava e c’era qualcun@ che pensava alla Leopolda ci fosse la sfilata di Miss Italia. Gente che eleggi senza proporzionale e con il maggioritario secco, of course.

Ci fu quella volta che mi s’incupì la fiKa ritenendo che perfino a Firenze fare un cimitero nominato ai feti fosse una cosa un minimino oppressiva per le donne che scelgono di abortire. Ma qui già siamo a cose intime, non c’è molto da pretendere che si lasci a tutte la libertà di autodeterminarsi senza produrre ricatti psicologici a chi sceglie l’ivg, avendo a mente anche quelle che invece tengono a quel luogo di sepoltura. Solo una istituzione patriarcale può lasciare che questa cosa diventi una lotta tra due sensibilità ferite, in cui per raccontare il mio stupore e la mia amarezza devo inevitabilmente ferire quella che ha suo malgrado abortito e invece proprio non voleva. Ma fare una scelta differente non mi dice comunque che l’attenzione in direzione delle donne sia migliore. Dove oltretutto chiedere ad un partito di citare la parola “donne” (come anche quella “femminicidio”) oggi è come pretendere che si sposi un brand senza contenuti.

Ci sono partiti che non smettono mai di parlare di donne (e anche di femminicidio), salvo poi mostrare di non capirci nulla di persone in generale.

La polemica sul “non hai detto donne” fatta su Renzi rischia di alimentare un ulteriore mito. E per fortuna che a rispondere siano Loredana Lipperini e Monica Pepe che chiariscono da un lato che è tutto il Pd a utilizzare la questione di genere come un brand salvo poi imporre un modello paternalista e autoritario e dall’altro che parlare di questioni di genere senza fare seguire azioni concrete che facciano riferimento alla cultura e all’educazione sia pressocché inutile.

Il Pd vanta di includere donne nelle liste, di metterle al governo, le fa perfino parlare, pensa te quanto è progredito ‘sto partito, ma usare quote rosa e la parola “donna” brandizzata non lo rende migliore. Anzi. La maniera in cui ne parlano è da democrazia cristiana tutta famiglia, casa, chiesa o Dio, patria e famiglia. E in quanto a Patria, devo dire, alla parola “donne” segue troppo spesso quella “italiane” che pure l’Huffington usa per attribuirla alle intenzioni di una Lipperini che, conoscendola, vi giuro non va in giro fasciata di tricolore né canta l’inno da mattina a sera.

Fate così, tutti quanti. Non importa davvero che pronunciate termini tra l’altro oramai obsoleti in relazione ai generi. Che importa se parli di donne, uomini, trans, gay, lesbiche, bisex. Il punto è che se parli di persone, di soggetti invece che di oggetti, devi rispettarne l’autodeterminazione e dovrai ascoltare quanto hanno da dire. E proporre. E ci sta anche che non abbiano nulla da dire a Renzi in se’, non perché sia una cattiva persona, ma più che altro perché c’è chi rifiuta di delegare al leader istanze che vuole rivendicare per se’.

L’appello ai governi, ai padri, ai presidenti, ai leader di partito, di cagarci il giusto è anche mortificante sotto certi aspetti. Se io voglio qualcosa me la prendo. Volevate che su quel palco si pronunciasse la parola “donne”? Potevate squattarlo, tirare giù uno striscione, andare a prendervi il microfono, autorappresentarvi, invece che chiedere a LUI di rappresentare VOI.

Nel dubbio, senza grande interesse per le kermesse mediatiche in generale, di una cosa sono certa. Ho conosciuto brave persone, intelligenti, che stanno dietro alla faccenda di Renzi. Si interessano di questioni di genere, ci parlo anche volentieri e restano invisibilizzate, immagino per scelta, da un progetto che comunque punta tutto sull’uomo leader. Le cose, come sempre, non sono mai tutte bianche o nere.

Io non vorrei che la polemica sia strumentale alle battaglie interne del Pd perché il Pd le donne le usa in ogni modo possibile per legittimare dai pacchetti sicurezza repressivi ai tagli alle pensioni della nonna. Essere strumentalizzate non solo per beccare voti ma anche in vista dell’elezione del segretario del LORO partito, del quale personalmente non me ne frega nulla, direi che risulta intollerabile.

Fate così. EVITATE di parlare di donne nel vostro scazzo interno a farvi belli a chi se ne occupa di più. Evitate. O imparate tutti a dare spazio a temi complessi a cominciare dal fatto che non si può fare un decreto legge in nome delle donne senza tenere conto dell’opinione delle donne.

Sepoltura dei feti: approvata la delibera della giunta Renzi

  • Mercoledì, 30 Ottobre 2013 13:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

Maschile/Femminile
30 10 2013

E insomma, giusto a poche ore dalla chiusura della Leopolda il consiglio comunale di Firenze ha discusso e approvato la famosa delibera della giunta Renzi sul cimiterino dei feti a Trespiano, sulla quale molte associazioni di donne fiorentine, a cominciare da Snoq, tenevano da tempo accesi i riflettori (la delibera è stata tenuta chiusa per mesi nel cassetto: anche la tempistica per riproporla, l’immediato post-Leopolda, è suggestiva… un autogoal?).

Ma vediamo nel merito: la delibera è stata riproposta ripulita (e in senso non solo figurato) di quei passaggi splatter, là dove si parlava di sepoltura dei “prodotti abortivi e del concepimento”, evocando l’orrore: quel passaggio era stato accolto dall’esultanza del Movimento per la Vita e dei pro-life, e aveva addirittura scatenato macabri flash mob di gruppi dell’ultradestra contro i consultori (la storia qui).

Evidentemente si è capito che la faccenda era una vera bomba, ed era meglio evitare. Inoltre non si parla più esplicitamente di un’area dedicata nel cimitero. Quindi, in buona sostanza, la lotta delle fiorentine e delle loro supporter esterne contro il cimiterino voluto da Renzi ha avuto un certo successo, evitando un precedente pericoloso che -specie nell’eventualità di una premiership Renzi- avrebbe dato il la all’istituzione di cimiterini analoghi in molte città. La delibera è passata con 30 voti a favore, 4 contrari e 7 non voti. A favore il Pd (tranne Francesco Ricci e Claudia Livi, non votanti), Idv e gruppo Noi per Matteo Renzi, contrari Ornella De Zordo (perUnaltracitta’), Tommaso Grassi (Sel) Marco Semplici e Massimo Sabatini (lista Galli).

Il passaggio del testo di regolamento cimiteriale che riguarda i feti definisce le dimensioni delle fosse (mi scuso), delle urne e dei “monumentini” e per il resto rinvia al decreto presidenziale in vigore da più di vent’anni che regola la materia: “Ferme restando le previsioni del piano di settore cimiteriale, in riferimento alle sepolture previste di cui all’art.7 del decreto del Presidente della Repubblica del 10/9/1990 e nel rispetto dell’art.50 lett.d, è confermata la prassi consolidata e vengno previste le seguenti dimensioni per gli spazi...“, eccetera.

Ma alcune ambiguità restano. La “prassi consolidata”, in realtà, spiega Tommaso Grassi di Sel che ha votato contro la delibera, “è che c’è nei fatti già un’area dedicata nel cimitero. Inoltre è ancora da capire se sia stata eliminata la planimetria allegata che individuava con chiarezza l’area nel cimitero di Trespiano”. Grassi spiega la sua contrarietà anche con il fatto che “regolamentando con una delibera le dimensioni delle fosse e le modalità della sepoltura, di fatto si istituzionalizza la questione. Dalla “prassi consolidata” si passa a un vero regolamento con un iter pubblico, il che significa di fatto conferire ai feti lo status di “cittadini morti”. Un simbolico pesante, che va a colpevolizzare le donne che decidono di interrompere la gravidanza”.
In effetti, essendoci già una legge che regola chiaramente la materia, non si comprende la necessità di un richiamo dettagliato in una delibera comunale: a che cosa serve ribadire? E’ un atto amministrativo, o un gesto politico-ideologico? “Insomma” dice ancora Grassi “è un po’ come per l’Imu, che viene cancellata e poi reintrodotta con altri nomi. Anche qui sono sparite le parole che davano scandalo, ma la sostanza della questione è stata in buona parte salvaguardata“.

La delibera è stata difesa in aula da Stefania Saccardi, assessora ai Servizi Sociali e vicesindaca, legatissima a Matteo Renzi. Avvocata, cattolica, già legale dell’Istituto Diocesano, Saccardi ha letto alcune lettere di padri e madri che desideravano seppellire il “loro” feto e ha spiegato che la questione non andava posta in termini ideologici.

Non è questione ideologica, in effetti. E’ questione di pelle. La legge 194 sull’aborto ormai è una legge di carta, sostanzialmente inapplicata in gran parte del territorio nazionale: la delibera Renzi, sia pure alleggerita, non va certo nel senso di migliorare le cose. Quando pensiamo a Renzi, pensiamo anche a questo Renzi.

E’ mezzo secolo che si combatte, e siamo ancora a questo punto.

aggiornamento ore 13.30: prime reazioni politiche. Questo è un altro candidato alla segreteria del Pd, Pippo Civati, che la vede molto diversamente. Vediamo se reagiranno anche gli altri due candidati.

Huffingtonpost
28 10 2013

Laura Eduati

Chi c'era può assicurare che alla Leopolda le donne non mancavano. Non soltanto in platea e nello staff di Matteo Renzi, ma anche sul palco a parlare. Eppure nel discorso conclusivo del sindaco di Firenze il riferimento all'universo femminile non c'è stato, tranne qualche accenno alle mamme. Troppo vago, hanno twittato deluse molte utenti. Una lacuna ancora più vistosa in un Paese dove il gender gap è ampio nonostante i piccoli passi in avanti: nell'ultimo dossier del World Economic Forum l'Italia è passata dal novantesimo all'ottantunesimo posto, forse anche per quel 25% di imprese al femminile e il continuo avanzamento delle manager ai vertici delle aziende, ma sempre anni luce dagli Stati scandinavi che svettano nella classifica della parità.

"Non mi stupisce nemmeno un poco", commenta la scrittrice Loredana Lipperini, conduttrice del programma culturale Fahrenheit su Radio3 da sempre attenta alla difficile emancipazione delle italiane. "Non mi stupisce perché penso che in fondo al Partito democratico delle donne non interessa granché", è la staffilata di questa giornalista che recentemente, insieme con le associazioni contro la violenza domestica, ha fustigato proprio il Pd per aver votato un decreto-legge sul femminicidio "improntato sull'ottica securitaria e poliziesca".
Tornando a Renzi: è mai possibile, si chiede Paola Pica sul Corriere della Sera, che in uno speech di candidatura un politico del 2013 possa citare le donne soltanto come mamme distratte e mamme che cucinano bene?

"E perché mai Matteo Renzi dovrebbe nominare la questione femminile? ", argomenta una delle figure storiche del femminismo italiano, la filosofa e scrittrice milanese Lea Melandri: "Il Partito democratico è pieno di donne capaci che però rimangono invisibili: sono loro che devono farsi avanti senza poi lamentarsi se il loro leader evita di pronunciare la parola donne". Melandri, non senza un intento provocatorio, invita le donne di sinistra a osservare le politiche berlusconiane: "Sono in prima linea, appassionate e combattive. Naturalmente stanno alla corte di Berlusconi, ma non in qualità di mogli e amanti come spesso a sinistra amiamo pensare".

Pensiero in parte simile a quello di Nicoletta Dentico, fondatrice di Se non ora quando, secondo la quale "va purtroppo registrata una vena di maschilismo proprio nei quarantenni che si dicono di sinistra", ossia gli uomini della generazione renziana. "Siccome ci sono vicini, la loro noncuranza nei temi di genere fa ancora più male". Eppure potrebbe anche darsi, continua Dentico, "che Renzi non abbia ritenuto opportuno nominare le donne perché è andato oltre, già include le donne nel suo pensiero politico". Interpretazione benevola? "Non voglio giustificare il sindaco di Firenze. Bisogna purtroppo registrare il fatto che le cose faticano a cambiare e tocca ora alle donne del partito prendere parola e non soltanto sulle questioni femminili".
Durissima invece la reazione di Lella Golfo, ex parlamentare Pdl, presidente della fondazione Bellisario dedicata alle eccellenze al femminile e ispiratrice della legge sulle quote rosa in azienda: "Quella di Renzi è una mancanza imperdonabile". E spiega: "Occupazione e imprenditoria femminile, welfare e servizi alla famiglia sono temi da mettere in cima all'agenda di qualsiasi candidatura ed è grave che proprio un aspirante leader della sinistra lo abbia dimenticato". Ma nemmeno lei, come Lipperini, è poi così sorpresa: "Avevo invitato Renzi a un convegno a Salerno su donne e impresa ma non è venuto, evidentemente il tema non gli è caro".

Monica Pepe, animatrice del sito zeroviolenzadonne.it che quotidianamente registra il dibattito sui diritti delle donne, è altrettanto perentoria ma guarda al concreto: "Ogni parola sulle donne e sulla battaglia contro l'omofobia risulterà comunque vuota se non verrà seguita da progetti di educazione nelle scuole sulla affettività gay e sul rispetto delle donne".

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