Nel deserto delle urne

Se dopo le elezioni regionali erano tornati i campanelli d'allarme, dopo il voto comunale si sono messe all'opera proprio tutte le campane. [...] Chi deve preoccuparsi più di tutti è il premier-segretario. Dopo questo importante voto amministrativo Renzi dovrebbe prestare meno attenzione alla grancassa mediatica che gli suona la serenata e avere maggior cura alla realtà del paese per quella che è. Se il Pd perde sia con un candidato di sinistra che con uno di destra, vuol dire che lo sfondamento al centro è una chimera e la riconquista di un consenso a sinistra un'illusione.
Norma Rangeri, Il Manifesto ...

Scuola, passo falso del governo al Senato

Governo battuto: la Buona scuola ha dei profili di incostituzionalità. [...] Dieci voti a favore. Dieci contrari, una parità che in commissione Affari Costituzionali del Senato equivale ad un parere negativo e che costringe la maggioranza ad andare sotto. [...] "Battuta d'arresto per una riforma che non piace a nessuno". [...] Le proteste continuano. E al blocco degli scrutini ieri nel Lazio e in Lombardia ha aderito, secondo i Cobas, il 90 per cento dei docenti.
Claudia Voltattorni, Il Corriere Della Sera ...

Evapora il partito della nazione

Nella direzione Pd abbiamo visto il solito Renzi, quasi come se nulla fosse accaduto. Sulle riforme avanti, ne va della credibilità in Europa (ancora?). Per la scuola, che ha terremotato il paese, la graziosa offerta di ben 15 o 20 giorni di riflessione. Per pensare cosa? Colpisce la mancanza di analisi del punto centrale. Emerge con evidenza dalle cifre elettorali e dai commenti post-voto il fallimento del disegno strategico di un partito della nazione volto ad essere la Dc del millennio.
Massimo Villone, Il Manifesto ...

Scrutini, è record di adesioni allo sciopero

  • Martedì, 09 Giugno 2015 07:56 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
09 06 2015

Contro il Ddl Renzi-Giannini-Pd. Primi dati sull’adesione alla protesta contro la riforma del Pd. A Bologna si digiuna a staffetta fino al 13 giugno. Scoppia il caso sull’organico funzionale. Flc-Cgil: «Il Miur vuole anticipare una riforma che non è approvata». Ieri sera a Roma la protesta di cinquanta insegnanti alla direzione Pd al Nazareno

Per dare un’idea del clima che c’è sulla scuola, biso­gna vedere que­sta imma­gine scat­tata ieri sera a Roma, nelle vici­nanze della sede del Par­tito Demo­cra­tico al Naza­reno. Una cin­quan­tina di inse­gnanti pro­te­sta­vano con­tro l’ex par­ti­tone del 41%, men­tre era in corso la dire­zione che dovrebbe avere segnato la “pace“tra il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi e le mino­ranze interne sulla scuola. Furoi un plo­tone di poli­zia a pro­te­zione del par­tito e del governo con­tro poche decine di “faci­no­rosi”. Un par­tito senza popolo, sepa­rato e che si difende — sim­bo­li­ca­mente — con­tro una società che pro­te­sta. Eccola qui

Allo scio­pero degli scru­tini hanno aggiunto quello della fame. A staf­fetta, per 24 ore al giorno, fino al 13 giu­gno, quando pre­su­mi­bil­mente il con­te­stato Ddl scuola dovrebbe andare in aula al Senato, anche se Renzi sem­bra essersi preso una set­ti­mana di rifles­sione in più. Siamo a Bolo­gna, sotto la sede dell’ufficio sco­la­stico regio­nale in via in Casta­gnoli. Ogni «digiu­na­tore» porta al collo un car­tello auto­pro­dotto con uno slo­gan sulla scuola, una parola d’ordine, una poe­sia. C’è un tavo­lino, alcune sedie da cam­peg­gio, stri­scioni, un librone che rac­co­glie opi­nioni e com­menti dai pas­santi che soli­da­riz­zano con il moto di pro­te­sta che da più di un mese sta scuo­tendo la scuola ita­liana e soprat­tutto il governo Renzi. Anche di notte, assi­cu­rano i docenti, sarà garan­tita la pre­senza di almeno due «digiu­na­tori» che met­te­ranno a dispo­si­zione un micro­fono, o un mega­fono, a dispo­si­zione di chi vuole con­di­vi­dere le sue con­si­de­ra­zioni sull’istruzione pub­blica. E non man­cano musica, cori, il tea­tro a soste­gno dell’iniziativa.

«Non resta che opporre i nostri corpi allo sna­tu­ra­mento sel­vag­gio della più impor­tante isti­tu­zio­nae cul­tu­rale del nostro paese: la scuola» sosten­gono i mani­fe­stanti. La riforma di Renzi è «un rischio per la demo­cra­zia». Una volta appro­vata: «pro­li­fe­re­ranno le scuole pri­vate per chi potrà per­met­ter­sele, fio­ri­ranno le scuole pub­bli­che di lusso nei quar­tieri bene della città e si mol­ti­pli­che­ranno le scuole pub­bli­che senza risorse e senza spe­ranza nei quar­tieri popo­lari e nelle peri­fe­rie povere». «Cre­sce­ranno le dise­gua­glianze in modo dram­ma­tico, di nuovo acca­drà che i figli dei dot­tori faranno i dot­tori men­tre i figli degli ope­rai faranno gli ope­rai». Non che que­sto non accade già oggi, viene da aggiungere.

L’appello di Gio­vanni Coc­chi, docente e autore di uno dei video più clic­cati con­tro lo spot di Renzi alla lava­gna, è ai sena­tori, anche delle «mino­ranze Pd», che ieri sera si sono ritro­vati al Naza­reno con Renzi per discu­tere di una molto voci­fe­rata intesa pro­prio sulla scuola. Coc­chi chiede di votare secondo coscienza il prov­ve­di­mento, e di non votarlo per disci­plina di par­tito. Al pre­si­dio bolo­gnese, sono pas­sate Nadia Urbi­nati, le sena­trici Michela Mon­te­vec­chi del Movi­mento 5 stelle e Maria Mus­sini del gruppo misto (ex M5s), oggi è annun­ciato Gio­vanni Paglia di Sel.

Bol­let­tino di guerra dello scio­pero degli scru­tini. A Bolo­gna i Cobas ne sosten­gono il suc­cesso. Lungo l’elenco delle scuole che hanno ade­rito in massa: dall’Aldrovando-Rubbiani al San Mar­tino di Ben­ti­vo­glio. «Da varie parti sen­tiamo cre­scere le spe­ranze che il Ddl venga bat­tuto in Senato — sosten­gono i Cobas bolo­gnesi — ma non abbiamo mai fatto gran conto sulle alchi­mie di Palazzo». Il modo per dare un segnale deci­sivo al governo e ad un sem­pre più impo­po­lare Par­tito Demo­cra­tico resta, al momento, il suc­cesso dello scio­pero degli scru­tini. L’agitazione sta dila­gando nel paese. Abbiamo con­ferme di un’adesione totale allo scio­pero a Roma. Al liceo clas­sico Bene­detto da Nor­cia, al liceo scien­ti­fico Fran­ce­sco d’Assisi e all’istituto tec­nico commerciale-geometri Gior­gio Ambro­soli nel quar­tiere di Cen­to­celle, sono stati bloc­cati tutti gli scru­tini con­vo­cati per oggi e domani.

Quanto alla pre­sunta media­zione tra Renzi e le mino­ranze Pdsull’estensione del man­dato del «preside-manager» a sei anni il com­mento di Piero Ber­noc­chi (Cobas): «Sem­bra una “clau­sola di sicu­rezza, come se il pro­blema fosse il grado di cor­rut­ti­bi­lità del pre­side e non la carica di per sé degra­dante e distrut­tiva dei super­po­teri sull’intero fun­zio­na­mento della col­le­gia­lità sco­la­stica». Sono ancora incerti i tempi per la con­clu­sione dei lavori in Com­mis­sione: «La capi­gruppo del Senato deci­derà que­sta set­ti­mana la data in cui il prov­ve­di­mento sarà atteso in aula», sostiene il pre­si­dente della com­mis­sione Istru­zione Andrea Mar­cucci. «Quello che sta acca­dendo — denun­cia il Movi­mento 5 Stelle — è sem­pre più grave. Il governo in realtà sta facendo di tutto per negare alle forze di oppo­si­zione ogni pos­si­bi­lità di toc­care palla e di inter­ve­nire sul testo» «Ma quale aper­tura al dia­logo? — incal­zano le sena­trici di Sel, Lore­dana De Petris e Ales­sia Petra­glia — Renzi pre­tende che il Senato sia il notaio dei suoi dik­tat: indossa sem­pre una maschera, che cade un istante dopo, per­ché non ha alcun rispetto del Par­la­mento. Chie­dere ai diri­genti sco­la­stici indi­ca­zioni sull’organico poten­ziato, signi­fica voler blin­dare il prov­ve­di­mento sulla scuola ancora in discus­sione». Il caso ha sca­te­nato i sin­da­cati con­tro il Mini­stero dell’Istruzione accu­sato di vio­lare le pre­ro­ga­tive dei par­la­men­tari e igno­rare la pro­te­sta di cen­ti­naia di migliaia di per­sone. «L’arroganza del Miur non ha più limiti — è esploso Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — il 3 Giu­gno al Miur si è svolta una riu­nione per dare appli­ca­zione alla riforma sulla parte che riguarda l’organico poten­ziato, senza che sia stata appro­vata. È un fatto gra­vis­simo del quale dovranno rispon­dere in Par­la­mento». Sul caso sono state pre­sen­tate diverse inter­ro­ga­zioni, tra cui una di Sel.

 

Una riforma che si adatta al declino del paese

Pawel-Kuczynski-politiche-contro-la-culturaIl nostro paese e il suo sistema produttivo non sembrano fatti per persone istruite. D'altra parte negli ultimi anni non sono mancate dichiarazioni di ministri del tipo che "con la cultura non sí mangia" (Tremonti) o "chi non sa fare insegna" (Castelli). Il governo attuale, con il disegno di legge sulla "buona scuola" ha annunciato una riforma che vorrebbe apportare cambiamenti significativi. Ma qual è lo stato delle cose? [...] Una sezione del Rapporto sullo stato sociale 2015, presentato ieri nella facoltà di Economia della Sapienza di Roma, analizza la situazione del nostro sistema d'istruzione e le sue connessioni con il nostro sistema produttivo. 
Felice Roberto Pizzo, Il Manifesto ...

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