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Gender Strike

  • Mercoledì, 11 Marzo 2015 10:54 ,
  • Pubblicato in Flash news

Blog Sciopero Sociale
11.03.2015

All’interno della cornice dello Strike Meeting di Febbraio, il tavolo di discussione sul Gender Strike ha visto la partecipazione di moltissime realtà transqueerfemministe da tutta Italia.
Sin dal primo atto dello Strike Meeting l’articolazione della tematica dello “Sciopero dei e dai Generi” ha avuto la capacità di innervare, tagliando in maniera trasversale, l’intero processo di costruzione e di avvicinamento alla data dello Sciopero Sociale del #14N. Il Jobs Act è, infatti, come ci siamo dette più volte, in aperta ed immediata continuità con tutte quelle riforme che negli ultimi anni hanno sancito il passaggio alla precarietà come condizione esistenziale.

La discussione fatta all’interno del tavolo sul Gender Strike si è articolata a partire da alcuni punti fondamentali: l'analisi delle modalità di cattura delle forme di vita, contemporaneamente stigmatizzate e messe a valore h24, individua l'agire di un dispositivo di inclusione/esclusione messo in atto da questo doppio movimento. Lavorare sul disvelamento di questi meccanismi è un passaggio necessario per rompere la condizione di ricatto che produce e, nel cui quadro, si danno sfruttamento e fragilità di contrattazione.

Gli ormai sempre più pervasivi meccanismi di sfruttamento e non-riconoscimento delle capacità informali ed extra curriculari (relazionali, affettive, comunicative) non riguardano più in maniera esclusiva un segmento del mercato del lavoro (tradizionalmente ad alta occupazione femminile) ma applicano il paradigma del lavoro femminilizzato a tutti i settori del lavoro, attraverso la progressiva specificazione e differenziazione delle strategie di sfruttamento. Molto concretamente, il salario come misura della riproduzione della forza lavoro è saltato. Il riflesso sulle nostre esistenze dell'estensione dello sfruttamento alla vita e alle 24 ore sta nella compressione salariale e nel dilagare del lavoro gratuito, non riconosciuto attraverso forme di reddito diretto e indiretto.

L’intenzione di esplorare forme nuove e adeguate di autorganizzazione del lavoro precario, unita alla generalizzazione ed alla contemporanea progressiva specificazione dei dispositivi di sfruttamento, ci impone un interrogativo: a quali soggettività ci rivolgiamo nel tentativo di trasformare in pratica politica il ragionamento fatto fin qui?
Abbiamo dunque individuato nello strumento dell’inchiesta una base necessaria da cui ripartire. Da qui l’esigenza e la volontà di costruire assieme un “copione” di inchiesta a partire dalle nostre condizioni soggettive di precarie e precari. Abbiamo ritenuto perciò utile approfittare dello Strike Meeting per iniziare ad “auto-inchiestarci”. Alcun@ compagn@ hanno messo a disposizione le loro esperienze lavorative e di vita al fine di produrre una video-inchiesta che, speriamo, possa rappresentare una prima sperimentazione da ripetere e riprodurre.

L'inchiesta deve porsi l'obiettivo ambizioso di indagare un contesto profondamente mutato e di aprirsi alla contraddittorietà delle forme di vita metropolitana colpite dalla crisi, mettendo a tema sia l'espressione genuina del piano desiderante delle soggettività precarie, che le forme di sfruttamento connesse alle esistenze. L’esperienza fatta dalle compagne di Perugia, che hanno utilizzato la vetrina di grandi eventi come Eurochocolate, fornisce un'indicazione utile da cui prendere spunto collettivamente.
Altra tematica affrontata è quella del dissolversi del modello di welfare familistico. Questa tendenza si accompagna alla fine delle tradizionali forme di contratto. A fronte della trasformazione delle forme di vita e del mercato del lavoro, non corrisponde quindi alcun tipo di bilanciamento in termini di trasformazione del welfare e di adeguamento del sistema degli ammortizzatori sociali. Laddove la difesa della “famiglia tradizionale” continua a informare, su un piano sempre più simbolico che sostanziale, l’accesso ai servizi e ai sussidi pubblici, ci sembra fondamentale scardinare dalle basi la retorica ipocrita che ancora eleva la famiglia eterosessuale e inquadrata nella cornice del matrimonio ad unica e sola forma istituzionalizzata di affettività “meritevole”.

La critica del welfare familistico italiano, il mancato adeguamento dello stato sociale alle trasformazioni radicali della società e il suo progressivo smantellamento, definiscono l'altro asse strategico del Gender strike e del processo dello Sciopero Sociale.
Le lotte per il Diritto alla Salute, portate avanti a partire dalla questione dell'accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza e del contrasto all'obiezione di coscienza, hanno individuato un terreno fertile su cui agire per riaprire il conflitto sul welfare a partire dal superamento del sistema familistico e per incrociare le lotte delle donne e degli operatori sanitari su battaglie comuni.

È poi a partire dalla sperimentazione di forme di neo-mutualismo come le Consultorie - Queersultorie, quotidianamente messe in campo, con pratiche e modalità differenti, nei vari nodi territoriali, che ci si misura con nuovi prototipi organizzativi. Il terreno di sperimentazione sulle forme di biosindacalismo deve avere la capacità di assumere la complessità di analisi definita all’interno dello Strike Meeting, producendo avanzamenti, contaminazioni, pratiche, nella direzione di articolare la presenza sui territori anche oltre la forma-sportello. Che tipo di integrazione fra esperimenti e strumenti si può produrre? Come superare la divisione fra ambiti? In questo senso, ci si è lasciate con l’idea di rivederci in forma assembleare per approfondire il discorso su Consultorie - Queersultorie, federazione di esperienze di neo-mutualismo e attivazione di una campagna sulla rivendicazione di politiche di welfare all’altezza delle nostre esigenze e dei nostri desideri.

Si è infine discussa l’importanza di incrociare il percorso NoExpoPride, che si darà appuntamenti organizzativi specifici, tappe e campagne di avvicinamento. Questo percorso si pone l'obiettivo di rovesciare la fasulla interpretazione della natura e del ruolo della donna che Expo sta costruendo. L'avvilente e artificiosa “naturalità” dell'immagine femminile, come madre, nutrice e generatrice di vita, sarà parte integrante della macchina retorica dell'Expo delle multinazionali, dei brevetti e della cementificazione, che con la natura, il pianeta e l'accesso all'alimentazione ha ben poco a che fare. Le soggettività queer saranno sgradite, o meglio rimosse, attraverso l'integrazione all'interno dei padiglioni di aree (di recinzione) gay friendly ad alto target. L'indicazione delle diverse realtà è di partecipare al percorso che si darà come prossima tappa l’appuntamento di Domenica 15 marzo a Roma.

http://noexpopride.noblogs.org/?p=57

Il Fatto Quotidiano
30 01 2015

Corteo dei bancari per le vie di Milano, e in altre città, contro la decisione unilaterale dell’Abi di disdettare e disapplicare i contratti collettivi di lavoro, a partire da aprile.”Abbiamo avuto un’adesione del 98 %“, spiega Lando Sileoni, segretario generale Fabi (federazione autonoma bancari italiani). “In piazza della Scala ci saranno 7 mila persone, sono partiti circa 130 pullman”, ha detto Sileoni che chiuderà la manifestazione insieme al segretario Cgil Susanna Camusso. E la stessa Camusso ha ribadito alle agenzie di stampa che “se l’Abi non cambierà idea, continueremo la mobilitazione e gli scioperi. Le categorie ci hanno ragionato e discusso, lo diremo oggi in tutte le piazze”.

Il leader Cgil ha poi aggiunto: “Con la crisi i banchieri hanno continuato ad arricchirsi, lasciando in difficoltà i bancari, in lotta per rinnovare il contratto di lavoro”. “Basta un numero – dice – per rendere evidente come nella crisi ci sia chi ha continuato ad arricchirsi e chi a impoverirsi: il presidente della Bce guadagna seicentomila euro l’anno, i banchieri italiani 3,7 milioni. Bastano queste cifre per capire come si sia scelto di arricchire pochi e di lasciare in difficoltà una categoria molto importante, perché – conclude – da lì dovrebbe passare parte della spinta agli investimenti per la ripartenza del Paese”.
 
Francesca Martelli

Oggi banche chiuse per sciopero

Lo sciopero dei bancari di oggi costringerà le banche alla chiusura degli sportelli. Certamente non di tutti ma, date le premesse arrivate dalle assemblee dei lavoratori a cui hanno partecipato oltre 100mila lavoratori, è verosimile immaginare che la maggior parte delle filiali rimarranno chiuse. Ai tempi dell'home banking dilagante i disagi che ne deriveranno per la clientela e per le organizzazioni non saranno però quelli di qualche anno fa.
Cristina Casadei, Il Sole 24 Ore ...

Il Post
29 01 2015

Clima sempre più teso nelle banche. Il settore infatti si ferma domani per lo sciopero proclamato dai sindacati di categoria. Una giornata di stop degli sportelli contro le condizioni poste dall’Abi sul rinnovo del contratto nazionale.

La protesta si aggiunge all’allarme lanciato in questi giorni da Assopopolari sul decreto che punta a trasformare le popolari più grandi in Spa. Secondo l’organizzazione il decreto determinerà una contrazione dell’occupazione stimata in una perdita di circa 20mila posti di lavoro (oltre che a una perdita di 80 miliardi di euro di crediti).

Dove tutto è di tutti

omn ia sunt communia"Dobbiamo rovesciare le narrazioni tossiche del governo, ribaltarne il senso, proponendo un'alternativa reale che parta dai nostri bisogni, dalle nostre necessità, mettendo in discussione la logica dei diritti a ribasso, l'ineluttabilità della precarietà, l'uso privatistico di scuola e università", incalza Dando, precario e docente. 
Maurizio Franco, Il Manifesto ...

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