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I cittadini e i lavoratori (Bruno Ugolini, L'Unità)

  • Sabato, 23 Novembre 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Mettetevi nei panni degli autoferrotranvieri genovesi da quattro giorni intenti a bloccare i trasporti pubblici, con relative trattenute della busta paga e con il rischio di severe penali essendo un'agitazione illegale, contraria alle regole che disciplinano l'astensione dal lavoro laddove sono in gioco diritti elementari dei cittadini. ...

Il Fatto Quotidiano
18 10 2013

Due grandi cortei in due giorni per Roma. Oggi la Capitale affronterà lo sciopero di 24 ore del trasporto pubblico e la manifestazione dei sindacati di base, che è partita da Piazza della Repubblica e raggiungerà piazza San Giovanni.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas, parla di oltre 50mila dimostranti. La giornata sarà conclusa dalla partita Roma-Napoli, da sempre ad alto rischio scontri. Domani, il corteo organizzato dal movimento No Tav, che da piazza San Giovanni punterà verso Porta Pia, passando davanti ai ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture.

Lo sciopero ha causato diversi disagi per i mezzi in superficie: per gli autobus, secondo i dati Usb, le adesioni hanno raggiunto l’80%, provocando lunghe attese alle fermate. L’agitazione non ha però riguardato le metropolitane, rimaste aperte per permettere ai manifestanti di partecipare al corteo. Intanto, cinque cittadini francesi, tra i 20 ei 40 anni, tutti con precedenti per turbativa dell’ordine pubblico, sia in Italia sia all’estero, sono stati fermati ed identificati durante alcuni controlli nel centro storico di Roma: saranno accompagnati alla frontiera e allontanati dall’Italia. Le forze dell’ordine hanno poi fermato un furgone sospetto in viale Regina Elena. A bordo manganelli, biglie, un martello frangivetro e altro materiale, tutto sequestrato.

Dalle sedi regionali dell’Usb sono arrivati a Roma oltre cento pullman per la manifestazione. Ad aprire il corteo, uno striscione recita: “Via i governi dell’austerità dall’Italia e dall’Europa”. Diverse le anime che partecipano alla marcia partita da Piazza della Repubblica: in testa, il coordinamento dei migranti e rifugiati, seguiti dai lavoratori dell’Ilva di Taranto e dai Vigili del Fuoco in divisa.

Hanno dato la propria adesione anche il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, i comitati per la casa e le associazioni degli studenti e dei lavoratori del pubblico impiego. E ancora, docenti, professori, maestre e avvocati, tutti precari.

I migranti chiedono la cancellazione della legge Bossi-Fini: tra gli striscioni esposti, si legge “Scusate se non siamo affogati”, “Invece di dare la cittadinanza ai morti, date la residenza ai vivi” e “Legge Bossi-Fini, decreto Maroni e Grillo”. A fine corteo, i dimostranti prevedono di allestire una tendopoli in piazza San Giovanni, in modo da permettere a chi vuole di partecipare alla manifestazione No Tav di domani.

La due giorni di manifestazioni ha fatto scattare le contromisure delle forze dell’ordine. Camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza presidiano gli snodi importanti della città e i palazzi istituzionali, ministeri compresi. Particolarmente rafforzata la vigilanza alle vie d’acceso al Viminale, Palazzo Chigi, Senato e Quirinale. Pannelli di protezione sono state installate davanti ai dicasteri dell’Economia e delle Infrastrutture.

In corso controlli e perquisizioni in varie zone della città nei confronti dei pullman che trasportano i manifestanti. Un gruppo di decine di anarchici, alcuni a volto coperto, è stato intercettato dalla Digos nella zona di Porta Maggiore, a circa un chilometro dal corteo dei sindacati di base. All’arrivo degli agenti il gruppo di anarchici si è dileguato.

Sciopero delle donne, l'ok di Susanna Camusso

  • Mercoledì, 24 Luglio 2013 09:22 ,
  • Pubblicato in Flash news
GiULiA
24 07 2013

Per aderire all'appello, lanciato da Barbara Romagnoli e Adriana Terzo (giornaliste freelance) e Tiziana Dal Pra (presidente associazione interculturale Trama di Terre) puoi scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., indicando almeno nome, cognome e città di provenienza.

Muove l'indignazione per un altro efferato femminicidio, muove l'orrore Fabiana bruciata viva dal suo fidanzato, ma ogni giorno è segnato da un altro gesto di insopportabile violenza. Dal linguaggio, all'insulto, alla rappresentazione, alle molestie, al femminicidio, al fastidio infinito della cronaca, che annacqua, giustifica, spettacolarizza tutto.

Abbiamo sempre denunciato, attraverso le piazze, ballato con One Billion Rising, scritto, analizzato. Abbiamo indagato se la crisi non fosse un alibi per giustificare, abbiamo discusso come scrollarci di dosso quel giudizio di moralismo, di non adeguate allo scherzo e alla modernità.

La quotidianità implacabile, giorno per giorno, ci schiaccia in nuova violenza. Ogni giorno ci interroghiamo su quanto tutto questo violi la nostra libertà, ci faccia essere preoccupate e condizionate per le nostre figlie. Ogni giorno vediamo allontanarsi l'idea della libertà femminile metro di misura della democrazia.

Insieme sappiamo che tante e tanti invece vorrebbero che finisse violenza, disumanità, disprezzo, separazione dei corpi dalle menti. Tante e tanti sanno che la violenza contro le donne è violenza su tutti, rende peggiore la vita di tutti.

Traduciamo la positività delle ratifiche della Convenzione di Istanbul nella necessità di una legge, attesa da troppo, che riconosca nei LEA i centri antiviolenza e tanto altro. Traduciamo il nostro essere persone e non oggetti nel valore del nostro lavoro, riconosciuto e nel tanto non visto, non riconosciuto, non retribuito.

Scioperiamo per fermare la cultura della violenza, disconnettiamoci dalle attività quotidiane per un giorno.

Affermiamo che senza donne libere, autodeterminate, non c'è società.

Fermiamoci insieme perché "rabbia, dolore, sconforto, indignazione, denuncia e consapevolezza" devono far dire basta.

Susanna Camusso Vera Lamonica Elena Lattuada Serena Sorrentino

 

Turchia, sciopero del sesso contro la violenza sulle donne

  • Giovedì, 18 Aprile 2013 08:38 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
18 04 2013

L'associazione femminile Sefkat Der di Konya, antica capitale della Turchia, ha lanciato un appello alle proprie aderenti perché pratichino per 41 giorni uno sciopero del sesso per protestare contro il fenomeno endemico in Turchia della violenza contro le donne.

L'associazione propone inoltre che le donne turche rifiutino per lo stesso periodo di fare lavori di casa. Almeno una donna viene uccisa ogni giorno in Turchia e i reati di natura sessuale sono aumentati del 400% in 10 anni.

La protesta arriva mentre il paese è ancora scosso da una nuova vicenda violenza di gruppo contro una ragazzina di 13 anni, stuprata a Golcuk da 29 uomini. E a rendere ancora più scottante l'allarme delle donne di Konya giunge un sondaggio realizzato per l'Università di Karikkale presso gli uomini turchi sulla violenza domestica: il 34% della popolazione maschile del paese ritiene che picchiare la moglie «ogni tanto è necessario».

Quasi un turco su 5 (il 18%) considera che l'uomo a casa è il capo ed «è libero di usare la violenza quando occorre», l'11,8% che bisogna punire la donna se «si mette contro il marito». Il ritorno dei valori di una società patriarcale islamica soprattutto nelle zone rurali e nelle perfierie delle grandi città sembra favorito anche dai 10 anni di potere del premier Recep Tayyip Erdogan, che ha ridato voce e orgoglio alla Turchia profonda, religiosa e conservatrice, riducendo l'influenza della componente laica ed europea.

Poche settimane fa ha destato grande emozione nel paese il processo in appello per un altro stupro di gruppo, subito da una bambina di 12 anni violentata da 26 uomini a Mardin nell'Anatolia orientale. Durante il processo di primo grado gli imputati erano stati rimessi in libertà. «Lei non ha una figlia? Che cosa farebbe se sua figlia avesse subito tutto ciò?», aveva scritto la ragazzina all'allora ministro della giustizia: «Tutti gli accusati ora sono fuori. Che ne è della mia vita?».

Corriere Immigrazione
28 febbraio 2013

Da Bolzano a Palermo presidi, incontri, convegni e presentazioni letterarie per celebrare il Primo Marzo 2013 – 24h senza di noi. La giornata senza immigrati.
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