Scrutini, è record di adesioni allo sciopero

  • Martedì, 09 Giugno 2015 07:56 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
09 06 2015

Contro il Ddl Renzi-Giannini-Pd. Primi dati sull’adesione alla protesta contro la riforma del Pd. A Bologna si digiuna a staffetta fino al 13 giugno. Scoppia il caso sull’organico funzionale. Flc-Cgil: «Il Miur vuole anticipare una riforma che non è approvata». Ieri sera a Roma la protesta di cinquanta insegnanti alla direzione Pd al Nazareno

Per dare un’idea del clima che c’è sulla scuola, biso­gna vedere que­sta imma­gine scat­tata ieri sera a Roma, nelle vici­nanze della sede del Par­tito Demo­cra­tico al Naza­reno. Una cin­quan­tina di inse­gnanti pro­te­sta­vano con­tro l’ex par­ti­tone del 41%, men­tre era in corso la dire­zione che dovrebbe avere segnato la “pace“tra il pre­si­dente del Con­si­glio Renzi e le mino­ranze interne sulla scuola. Furoi un plo­tone di poli­zia a pro­te­zione del par­tito e del governo con­tro poche decine di “faci­no­rosi”. Un par­tito senza popolo, sepa­rato e che si difende — sim­bo­li­ca­mente — con­tro una società che pro­te­sta. Eccola qui

Allo scio­pero degli scru­tini hanno aggiunto quello della fame. A staf­fetta, per 24 ore al giorno, fino al 13 giu­gno, quando pre­su­mi­bil­mente il con­te­stato Ddl scuola dovrebbe andare in aula al Senato, anche se Renzi sem­bra essersi preso una set­ti­mana di rifles­sione in più. Siamo a Bolo­gna, sotto la sede dell’ufficio sco­la­stico regio­nale in via in Casta­gnoli. Ogni «digiu­na­tore» porta al collo un car­tello auto­pro­dotto con uno slo­gan sulla scuola, una parola d’ordine, una poe­sia. C’è un tavo­lino, alcune sedie da cam­peg­gio, stri­scioni, un librone che rac­co­glie opi­nioni e com­menti dai pas­santi che soli­da­riz­zano con il moto di pro­te­sta che da più di un mese sta scuo­tendo la scuola ita­liana e soprat­tutto il governo Renzi. Anche di notte, assi­cu­rano i docenti, sarà garan­tita la pre­senza di almeno due «digiu­na­tori» che met­te­ranno a dispo­si­zione un micro­fono, o un mega­fono, a dispo­si­zione di chi vuole con­di­vi­dere le sue con­si­de­ra­zioni sull’istruzione pub­blica. E non man­cano musica, cori, il tea­tro a soste­gno dell’iniziativa.

«Non resta che opporre i nostri corpi allo sna­tu­ra­mento sel­vag­gio della più impor­tante isti­tu­zio­nae cul­tu­rale del nostro paese: la scuola» sosten­gono i mani­fe­stanti. La riforma di Renzi è «un rischio per la demo­cra­zia». Una volta appro­vata: «pro­li­fe­re­ranno le scuole pri­vate per chi potrà per­met­ter­sele, fio­ri­ranno le scuole pub­bli­che di lusso nei quar­tieri bene della città e si mol­ti­pli­che­ranno le scuole pub­bli­che senza risorse e senza spe­ranza nei quar­tieri popo­lari e nelle peri­fe­rie povere». «Cre­sce­ranno le dise­gua­glianze in modo dram­ma­tico, di nuovo acca­drà che i figli dei dot­tori faranno i dot­tori men­tre i figli degli ope­rai faranno gli ope­rai». Non che que­sto non accade già oggi, viene da aggiungere.

L’appello di Gio­vanni Coc­chi, docente e autore di uno dei video più clic­cati con­tro lo spot di Renzi alla lava­gna, è ai sena­tori, anche delle «mino­ranze Pd», che ieri sera si sono ritro­vati al Naza­reno con Renzi per discu­tere di una molto voci­fe­rata intesa pro­prio sulla scuola. Coc­chi chiede di votare secondo coscienza il prov­ve­di­mento, e di non votarlo per disci­plina di par­tito. Al pre­si­dio bolo­gnese, sono pas­sate Nadia Urbi­nati, le sena­trici Michela Mon­te­vec­chi del Movi­mento 5 stelle e Maria Mus­sini del gruppo misto (ex M5s), oggi è annun­ciato Gio­vanni Paglia di Sel.

Bol­let­tino di guerra dello scio­pero degli scru­tini. A Bolo­gna i Cobas ne sosten­gono il suc­cesso. Lungo l’elenco delle scuole che hanno ade­rito in massa: dall’Aldrovando-Rubbiani al San Mar­tino di Ben­ti­vo­glio. «Da varie parti sen­tiamo cre­scere le spe­ranze che il Ddl venga bat­tuto in Senato — sosten­gono i Cobas bolo­gnesi — ma non abbiamo mai fatto gran conto sulle alchi­mie di Palazzo». Il modo per dare un segnale deci­sivo al governo e ad un sem­pre più impo­po­lare Par­tito Demo­cra­tico resta, al momento, il suc­cesso dello scio­pero degli scru­tini. L’agitazione sta dila­gando nel paese. Abbiamo con­ferme di un’adesione totale allo scio­pero a Roma. Al liceo clas­sico Bene­detto da Nor­cia, al liceo scien­ti­fico Fran­ce­sco d’Assisi e all’istituto tec­nico commerciale-geometri Gior­gio Ambro­soli nel quar­tiere di Cen­to­celle, sono stati bloc­cati tutti gli scru­tini con­vo­cati per oggi e domani.

Quanto alla pre­sunta media­zione tra Renzi e le mino­ranze Pdsull’estensione del man­dato del «preside-manager» a sei anni il com­mento di Piero Ber­noc­chi (Cobas): «Sem­bra una “clau­sola di sicu­rezza, come se il pro­blema fosse il grado di cor­rut­ti­bi­lità del pre­side e non la carica di per sé degra­dante e distrut­tiva dei super­po­teri sull’intero fun­zio­na­mento della col­le­gia­lità sco­la­stica». Sono ancora incerti i tempi per la con­clu­sione dei lavori in Com­mis­sione: «La capi­gruppo del Senato deci­derà que­sta set­ti­mana la data in cui il prov­ve­di­mento sarà atteso in aula», sostiene il pre­si­dente della com­mis­sione Istru­zione Andrea Mar­cucci. «Quello che sta acca­dendo — denun­cia il Movi­mento 5 Stelle — è sem­pre più grave. Il governo in realtà sta facendo di tutto per negare alle forze di oppo­si­zione ogni pos­si­bi­lità di toc­care palla e di inter­ve­nire sul testo» «Ma quale aper­tura al dia­logo? — incal­zano le sena­trici di Sel, Lore­dana De Petris e Ales­sia Petra­glia — Renzi pre­tende che il Senato sia il notaio dei suoi dik­tat: indossa sem­pre una maschera, che cade un istante dopo, per­ché non ha alcun rispetto del Par­la­mento. Chie­dere ai diri­genti sco­la­stici indi­ca­zioni sull’organico poten­ziato, signi­fica voler blin­dare il prov­ve­di­mento sulla scuola ancora in discus­sione». Il caso ha sca­te­nato i sin­da­cati con­tro il Mini­stero dell’Istruzione accu­sato di vio­lare le pre­ro­ga­tive dei par­la­men­tari e igno­rare la pro­te­sta di cen­ti­naia di migliaia di per­sone. «L’arroganza del Miur non ha più limiti — è esploso Dome­nico Pan­ta­leo (Flc-Cgil) — il 3 Giu­gno al Miur si è svolta una riu­nione per dare appli­ca­zione alla riforma sulla parte che riguarda l’organico poten­ziato, senza che sia stata appro­vata. È un fatto gra­vis­simo del quale dovranno rispon­dere in Par­la­mento». Sul caso sono state pre­sen­tate diverse inter­ro­ga­zioni, tra cui una di Sel.

 

Aska News
01 06 2015

I giornalisti della redazione dell'agenzia radiofonica Area, dipendenti di Area Ag. s.c.p.a. e dipendenti di Audionews Regioni s.r.l, hanno indetto uno sciopero di 7 giorni, dal primo giugno a domenica 7 giugno, per denunciare il progressivo aumento dei ritardi retributivi. Sette giorni di sciopero per sottolineare la mancanza di sette mensilità di stipendio.

In un comunicato, i colleghi di Area, hanno spiegato così i motivi della protesta: "Estendendo la lotta per il ripristino di una situazione di legalità retributiva, stigmatizzano l'assenza di proposte concrete e plausibili da parte delle aziende, nonostante la disponibilità fornita da tempo, e ancora attuale, a considerare soluzioni in grado di affrontare le crisi aziendali che facciano leva sugli ammortizzatori sociali disponibili".

Con lo sciopero, i giornalisti di Area vogliono ribadire con forza: "Il lavoro si paga. Senza retribuzione non è occupazione non è impresa".

 

Germania: Grosse Koalition contro il diritto di sciopero

  • Mercoledì, 27 Maggio 2015 07:51 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
27 05 2015

Dopo le potenti lotte sindacali di queste settimane, in Germania si sta discutendo una nuova regolamentazione del diritto di sciopero e della rappresentanza sindacale. All'insegna dell'ordoliberalismo tedesco.

La Germania è diventata uno “Streikland”, scriveva un paio di giorni fa la Süddeutsche Zeitung. Con lo sciopero dei macchinisti della Deutsche Bahn, che per settimane è riuscito a paralizzare il paese, quello dei lavoratori e degli educatori dei Kindergarten e quello di una parte del personale della Deutsche Post, il 2015 rischia di diventare l'“anno di fuoco”, l'anno col maggior numero di giorni di sciopero in Germania. Le statistiche, prontamente pubblicate sui maggiori quotidiani tedeschi, riportano però subito alla realtà, mostrando come, in confronto a paesi quali la Francia o la Danimarca o la Spagna, i numeri tedeschi tornino subito a ridimensionarsi, ripiombino entro il recinto della norma. Placate subito gli animi dunque, non sta accadendo nulla di eccezionale!

E se tante volte qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio, puntuale come una mannaia, il Governo Federale Tedesco ha pensato immediatamente a scioglierlo. Dopo che la GDL, sindacato minore che ha condotto con determinazione radicale le settimane di sciopero dei macchinisti, aveva acconsentito a una tregua temporanea, nel momento in cui l'azienda aveva accettato, oltre l'aumento salariale del 5% e la diminuzione delle ore di lavoro, anche la possibilità che la GDL rappresentasse altre categorie lavorative (in aperta contrapposizione col maggiore sindacato del settore, la EVG), ecco giungere, con inquietante e scientifica puntualità, una proposta di legge di nuova regolamentazione del diritto di sciopero e della rappresentanza sindacale nei posti di lavoro. Non casualmente critici e oppositori l'hanno anche chiamata “Lex GDL”, in quanto risposta immediata e diretta, forse in primo luogo, contro il sindacato che più ha dato filo da torcere al governo nell'ultimo periodo. Proposta di legge che, neanche a dirlo, viene dalla SPD, in particolar modo dalla giovane socialdemocratica Andrea Nahles, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo di coalizione di Angela Merkel. “Il conformismo, che è sempre stato di casa nella socialdemocrazia, non riguarda solo la sua tattica politica, ma anche le sue idee economiche. Ed è una delle cause del suo sfacelo successivo”, scriveva Walter Benjamin nel 1939. Suonerà banale e ridondante, ma forse, di questi tempi, è bene tenerle sempre a mente queste parole.

Venerdì 22 Maggio la legge è stata approvata con la grande maggioranza del Parlamento: soltanto 17 sono stati i voti contrari. Se non dovessero esserci ulteriori intralci di percorso e se il Presidente della Repubblica Federale, Joachim Gauck, dovesse quindi sottoscrivere subito la legge, quest'ultima potrebbe entrare in vigore già a Luglio. Chiamata anche “Tarifeinheit”, vale a dire unità contrattuale, la legge prevede che nel luogo di lavoro viga il contratto stipulato dal sindacato con il maggior numero di iscritti e che, conseguentemente, sia sempre questo stesso sindacato ad avere il diritto e l'unica legittimità a proclamare eventuali scioperi. I sindacati minori sarebbero così tenuti ad adeguarsi e a trovare, obbligatoriamente, un accordo e una “linea comune e condivisa”, relativa al contratto di lavoro, col più grande. Sotto l'emblematica espressione “Ein Betrieb, ein Tarifvertrag”, un'impresa, un contratto di lavoro, è stata infatti anche riassunta la legge (e come non sentir risuonare qui l'eco nostrana del nostro “socialdemocratico” Presidente del Consiglio e del suo auspicio al sindacato unico...). La Ministra del Lavoro Andrea Nahles, dopo i turbolenti dibattiti che si sono susseguiti in questi giorni, ha avuto anche il coraggio di dichiarare che “il diritto di coalizione e il diritto di sciopero non sono stati intaccati” in alcun modo. Dall'altra parte, a fronte del chiaro tentativo di marginalizzazione e isolamento, i sindacati minori, spesso quelli indipendenti e più conflittuali, si dicono pronti ad andare davanti la Corte Costituzionale Federale per denunciare l'incostituzionalità di tale intervento legislativo, nella misura in cui mette in serio rischio lo stesso diritto di sciopero e la libertà dei lavoratori.

Di fronte a questa nuova “sacra caccia alle streghe” contro “lo spettro” dello sciopero e dei diritti dei lavoratori che si aggira per la “vecchia Europa”, si impone con rinnovata urgenza una riflessione sulle forme di resistenza, di auto-organizzazione e di difesa del mondo del lavoro, soprattutto di quelle figure frammentate, precarie, atipiche, prive di tutela e di rappresentanza sindacale. Si impone una volta di più una riflessione comune su cosa possa voler dire costruire uno sciopero sociale transnazionale dentro e oltre l'Europa.

 

 

 

Donne-sportDalle minacce di protesta allo sciopero del campo. Nel giorno in cui l'ennesimo scandalo calcio-scommesse mostra la faccia più triste del nostro pallone, la decisione delle calciatrici di serie A e B di non disputare la finale della Coppa Italia dona una ventata di dignità a tutto lo sport italiano. Una presa di posizione forte, che fa il paio con le dichiarazioni e le intenzioni espresse nei giorni scorsi dalle atlete italiane che hanno chiesto senza mezzi termini le dimissioni di Felice Belloli, il discusso presidente della Lega Nazionale Dilettanti al centro della bufera per aver etichettato le calciatrici italiane come "4 lesbiche" in cerca di fondi per giocare a pallone.
Samir Hassan, Il Manifesto ...

Scioperare? Mission impossible

  • Martedì, 19 Maggio 2015 09:58 ,
  • Pubblicato in L'Articolo

Pawel Kuczynski-ScioperoLeonardo Clausi, Il Manifesto
19 maggio 2015

Gran Bretagna: Tories sfrenati dopo il voto: stretta filo-padronale sui diritti dei lavoratori. [...] Questo è un governo duro con chi lavora. E per cominciare, niente di meglio che un buon vecchio attacco frontale al diritto di sciopero nel Paese che ha già le leggi più filo-padronali d'Europa. ...

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