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La Rina spende la pensione in serrature. Ne ha cambiate dieci: vive sola a Milano, alloggio popolare di 15 metri, convinta che i vicini entrino a gettare il malocchio e rubarle i soldi. Anche la Tilde, a Besana Brianza, vive sola, con l'ossessione dei ladri tipica dell'Alzheimer esordiente. ...
La lotta contro l'omofobia sta per arrivare nelle scuole. Il ministero dell'Istruzione sta predisponendo un piano nazionale in collaborazione con le Pari Opportunità e l'Unar, l`Ufficio antidiscriminazioni, che dovrebbe partire nei prossimi mesi. ...

ArticoloTre
01 11 2013

Vittima di un sistema scolastico troppo rigido? Sembrerebbe proprio questo il motivo che avrebbe spinto un alunno cinese di quinta elementare a gettarsi dalla finestra, a Chengdu, nel sud-ovest. Aveva 10 anni e gli era stato imposto di scrivere un tema di scuse e autocritica per aver parlato in classe.

Lo ha rivelato la Radio Nazionale Cinese sul suo sito web. Un componimento di 1000 caratteri che proprio il ragazzino non riusciva a portare a termine. Comprensibile, forse, che a quell'età non si riesca a fare un vero “esame di coscienza”, dato che le autovalutazioni non sono mai cosa semplice, nemmeno per un adulto.

Evidentemente non la pensava così il maestro che, considerandolo invece un suo grosso limite, gli avrebbe consigliato di buttarsi di sotto. Lui non ci ha pensato due volte e l’ha fatto davvero.

Un appunto ritrovato all'interno di un libro di testo dello studente rende benissimo il suo senso d'angoscia: "Maestro, non ce la faccio. Mi sono sporto diverse volte quando ho tentato di saltare giù".

Si è schiantato su una macchina parcheggiata sotto l'appartamento in cui viveva e per lui non c’è stato nulla da fare. Indignati e furiosi, i genitori hanno appeso uno striscione all'esterno della scuola: "L'insegnante ha costretto nostro figlio a buttarsi giù dall'edificio".

L’istituto, in tutta risposta, avrebbe spiegato sul suo sito ufficiale che al bimbo e ai suoi compagni di classe era semplicemente stato chiesto di dare una valutazione al proprio comportamento dopo che avevano disturbato una gara di lingua.

Secondo i responsabili dunque, l'alunno sarebbe morto "per un incidente". Nell'opinione di molti invece, il fatto non rappresenterebbe altro che una pressione eccessiva, figlia di un meccanismo che fa del rigore un utilizzo spropositato e prematuro.

Il Fatto Quotidiano
01 11 2013

Né le vicende di Mikhail Khodorkovsky né la figura dell’oligarca Boris Berezovsky sono contemplate nella bozza del manuale unico di storia da sottoporre all’approvazione di Vladimir Putin. Un testo che dovrà sostituire le oltre cento edizioni ora usate nel sistema scolastico della Federazione russa.

Fresco del riconoscimento della rivista Forbes, che lo ha nominato personalità più influente al mondo, scalzando il presidente statunitense Barack Obama, il capo di Stato russo può vedere ora scomparire dai volumi di storia per le scuole i nomi di alcuni dei sui rivali.

Si sta concretizzando la revisione dei testi richiesta lo scorso febbraio all’Accademia delle scienze, che per i critici rischia di dare della storia un’unica versione approvata dal Cremlino e ricorda la propaganda di epoca sovietica. Progetto di cui si discusse già a partire dal 2007 e che anche Dmitry Medvedev tirò fuori nel 2009 durante il suo mandato presidenziale.

Sebbene storici citati dall’agenzia Ria Novosti allontanino dal progetto lo spettro di una lettura degli eventi storici fatta unicamente con gli occhi della leadership russa, l’esclusione di nomi come quello di Khodorkovsky e di Berezovsky quando si arriva a parlare dell’epoca post-sovietica ha lasciato più di un dubbio.

Il secondo è ritenuto l’eminenza grigia della politica russa, protagonista di un film che nel titolo ne riassume la figura: L’oligarca. Morto lo scorso marzo, gli sono stati attribuiti tutti o quasi i principali fatti e le vicende di quegli anni, dalla rielezione di Boris Eltsin nel 1996, quando portò dalla parte dell’allora capo di Stato i suoi colleghi magnati, fino all’ascesa al potere dello stesso Putin, dalle cui grazie si era tuttavia allontanato, per alla fine auto-esiliarsi a Londra.

Khodorkovsky, già a capo del colosso petrolifero Yukos, sta invece scontando una condanna per evasione fiscale e appropriazione indebita. Fu arrestato dieci anni fa, in un raid delle teste di cuoio salite a bordo del suo aereo sulla pista dell’aeroporto di Novosibirsk. Dalla cella è diventato una delle figure dell’opposizione a Putin. È opinione diffusa che l’arresto e la condanna furono l’esito di un conflitto politico con il tre volte presidente e il suo caso è spesso sollevato per testare le credenziali democratiche di Mosca.

Altro tema controverso sono proprio gli anni al governo di Putin. I libri dovrebbero comprendere anche il 2012, anno della sua terza elezione al Cremlino e delle proteste per denunciare i presunti brogli a favore dell’uomo forte della Russia. Per Sergei Zhuravlyov, vicedirettore dell’Istituto per la storia russa, citato da Izvestia, saranno comprese tutte le manifestazione sia a favore sia contro il voto. La bozza dovrebbe comprendere almeno 20 argomenti tra quelli ritenuti controversi o oggetto di interpretazioni diverse. Si va dai costi della Seconda Guerra Mondiale, anche con il comportamento delle truppe sovietiche durante il conflitto, al ruolo di Stalin e all’entità delle purghe, con il bilancio delle vittime non quantificato. Fine ultimo dell’operazione è considerato il volere rafforzare il senso di appartenenza nazionale e di una storia condivisa.

Intanto, secondo quanto riporta il Moscow Times, mentre si discute dei contenuti, un miliardario amico d’infanzia e vicino al presidente è interessato a entrare come co-proprietario in Prosveshcheniye, casa editrice russa, specializzata nella pubblicazione di testi scolastici, i cui profitti arrivano almeno per metà dalle commesse statali.

Il magnate è Arkady Rotenberg nominato a settembre presidente del consiglio d’amministrazione della casa editrice, una manovra che che secondo quanto scrive il quotidiano in lingua inglese, anticipa ulteriori cambi societari.

Andrea Pira

Il Mattino
31 10 2013

Accade a Napoli: alle elementari non c'è la sedia per l'alunna disabile. Dovrebbe acquistarla il Comune, da due anni. E questo non è né un caso isolato né l'unico ostacolo che, ogni giorno, la piccola Gaia incontra nel percorso tra casa e scuola: sua madre per 30 lunghissimi minuti spinge la carrozzina con la bimba, in salita, per strada, schivando auto e scooter, fa slalom tra le buche e le vetture in sosta selvaggia. Sotto il sole come mostrano le immagini (clicca qui per guardare il video), e, coprendo la bambina con una mantella, anche sotto la pioggia.

«Arrivare qui in macchina - scuote la testa la madre della dodicenne, Marisa D'Onofrio - sarebbe ancora più faticoso, a causa delle difficoltà di parcheggio. Caricare, prima, e lasciare, poi, a scuola la carrozzina, un'operazione simile a un trasloco».

Per consentire, infatti, alla bimba di seguire le lezioni, Marisa D'Onofrio porta in classe la sedia avuta in dotazione dall'Asl, quella che usa anche a casa. Con la paura permanente che la carrozzina si rompa. «Ciò significherebbe costringere mia figlia a restare a letto fino alla riparazione, la sedia rappresenta le gambe, e anche le braccia di Gaia».

Interpellata, la preside del 35esimo circolo didattico Scudillo spiega che ha presentato richiesta e sollecitato più volte l'acquisto all'ufficio competente del Comune: le è stato risposto che la gara è in corso. Intanto, l'attesa continua per il secondo anno consecutivo.

Mobilitati i commercianti di viale Colli Aminei per la piccola Gaia: «L'abbiamo vista crescere, è la nostra mascotte» dicono Lino e Ciro Granato, della pescheria Azzurra. «È una bimba dolcissima - aggiunge il giornalaio -, e sua madre una donna coraggiosa che lotta per l'integrazione».

Genitori in prima linea con l'associazione Tutti a scuola e il suo presidente Toni Nocchetti che afferma: «Non può definirsi civile un Paese che non riesce a garantire a un suo figlio più debole la possibilità di stare insieme agli altri. Purtroppo, le politiche di desertificazione dello Stato sociale che i governi nazionali hanno sostenuto in questi anni orribili sono i principali responsabili di quanto accade. Gli enti locali non sono immuni da responsabilità, tuttavia, e la storia di Gaia ne è la più efficace rappresentazione».

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