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Il Fatto Quotidiano
12 09 2013

Diletta è a scuola. Al secondo giorno di liceo artistico. E’ stato un inizio meraviglioso, di quelli che mi spingono a divulgare per raccontare, dare fiducia, speranza a tutti coloro che invece vivono impatti e realtà devastanti. Le classi prime sono state accolte in modo molto carino. Diletta ha potuto visitare ogni angolo della scuola. Ha potuto conoscere praticamente tutti. In classe si sono presentati.

Copertura totale con le 18 ore di sostegno e 20 di assistenza. Ho verificato la situazione degli altri alunni. Ad ogni alunno sono state assegnate le ore previste di insegnamento di sostegno. Qualche problema con l’ascensore. Ma sono stata rapita dall’entusiasmo di tutti. In un attimo Diletta era dove doveva essere. Un bel clima davvero. Una normalità preziosa che onestamente non avevo mai incontrato in questi termini.

Ero talmente emozionata ieri che non sono riuscita a scrivere. Anche oggi fatico un po’. Diletta ha riflettuto molto sul suo primo giorno di liceo e ieri sera mi ha spiegato che è davvero orgogliosa di avercela fatta. Raccontava a sua sorella che finalmente incontra ragazzi come lei, poi ridacchiando le diceva che lei ora a scuola potrà fare i laboratori di pittura mentre la sorellina deve studiare alle elementari. Poi al termine del discorso l’ha rassicurata spiegandole che anche lei “da grande” potrà andare al liceo. Motivata, fiera. Ho capito quanto sia stato importante anche il suo esame di terza media.

Resta un quesito di base: se alcune scuole riescono a fare così tanto, perché molte altre non ce la fanno? Il retrogusto molto amaro di questa gioia per gli alunni disabili della scuola che Diletta frequenta è che questo non accada spesso. E non si può giustificare. E non possiamo diventare artefici di cause legale per ogni ambito. Non è giusto neanche questo.

C’è a mio giudizio troppa discrezionalità nei dirigenti. Se a parità di fondi (carenti) e di personale (carente) in alcuni Istituti si riesce a garantire un servizio di buon livello, vuol dire che altrove non si lavora con la stessa efficienza. E che sia chiaro che ciò non significa che le risorse siano sufficienti. Perché queste scuole che sono l’esempio di impegno e ingegno potrebbero davvero formare adulti preparati se potessero disporre delle risorse necessarie.

Vorrei capire perché ci sono bambini senza assistenti e senza docenti, senza pc e senza materiali, a fronte dei tanti non disabili con ore di supplenza fino a dicembre, se non per tutto l’anno. Genitori che raccolgono soldi per sapone, carta igienica, carta per le mani, e fanno regali alle maestre che poi si utilizzano in classe: computer, stampanti, macchine fotografiche ecc…
Onore al merito di tutto questo personale della Pubblica Amministrazione spesso preso di mira a causa di taluni esempi che inquinano l’efficienza.

Si può trovare un modo per trasmettere e insegnare questi buoni esempi, mentre cerchiamo di tirare su le sorti di questa Italia? La scuola credo che sia il primo tassello. Per tutti. Perché inclusione esiste se si pensa a tutti gli alunni e a tutti i disagi. Quando un alunno disabile non riceve le dovute garanzie per consentirgli di studiare, si danneggia indirettamente la scuola. E quando gli alunni non sono adeguatamente istruiti si danneggiano tutti gli alunni inclusi quelli disabili.

Vorrei aprire la visione al gruppo. Perché alla base del nostro insegnamento esiste il gruppo classe come cellula di origine. Dovremmo inventarci qualcosa e consentire alla macchia d’olio di allargarsi sempre più affinché tutti i nostri figli possano studiare sul serio.

Fabiana Gianni

Il Fatto Quotidiano
11 09 2013

Per una ventina di bambini sinti che frequentano le scuole primarie di Landiona, piccolo comune nel Novarese, il nuovo anno scolastico è iniziato con una polemica. Una quindicina dei loro compagni di classe, tutti bambini italiani, saranno trasferiti nella scuola di Vicolungo, un altro comune in provincia di Novara. La decisione è stata presa ancora nel maggio scorso, quando si è tenuto un incontro a cui hanno partecipato i sindaci dei rispettivi comuni insieme ai genitori di tutti gli alunni e al direttore vicario dell’Istituto comprensivo statale “Guido da Biandarate”, che raggruppa le scuole di 10 piccoli paesi situati alla periferia di Novara. Alla riunione era presente anche l’ex sindaco leghista di Landiona, Francesco Cavagnino, che è uscito dal Carroccio ed ora è consigliere comunale di minoranza per la Lista civica. Lui stesso parla di un suo avvicinamento al Pd. E’ stato proprio Cavagnino a denunciare il caso.
Nel corso della riunione è stato specificato che non tutti i bambini potevano essere trasferiti a causa del numero limitato dei posti nel plesso scolastico di Vicolungo, e che la preferenza andava data a coloro che avevano la residenza a Landiona. Il requisito al quale la maggior parte dei bambini sinti non corrispondeva. Così il tutto è finito in una specie di segregazione degli alunni non italiani. Questi ultimi, tra l’altro, venivano accusati di non pagare le rate per la mensa e il doposcuola. La cosa non corrisponde alla verità dei fatti, come sostiene il consigliere Cavagnino, che aveva verificato tutto di persona. Secondo lui, la gravità dell’accaduto sta nel fatto che nella Regione Piemonte non ci sia nessuna norma che definisca la residenza come un fattore vincolante ai fini scolastici.
Le radici della controversia sono lontane nel tempo. Una decina di anni fa, per tenere aperta la scuola del paesino, le famiglie sinti erano state invitate a portare i loro figli a scuola. L’elementare era stata così salvata dalla chiusura. La prima cittadina di Landiona,Marisa Albertini, sostenuta alle elezioni del maggio 2012 dalla lista Landiona nuova spiega così il caso: “I bimbi rom iscritti sono 25, ma quelli che frequentano le lezioni sono molti di meno. Gli italiani, se vogliamo definirli così, sono una dozzina. Avevamo tentato di accorpare le classi con quelle di Sillavengo, altro paese della zona, per favorire una maggiore integrazione, ma non è stato possibile”. Non si esprime, invece, il direttore dell’Istituto comprensivo statale “Guido da Biandarate”: “Ho ricevuto l’incarico da una settimana, ho sentito qualcosa, ma non posso dire nulla”. Sulla vicenda Franca Biondelli, deputata novarese del Pd, ha annunciato un’ interrogazione parlamentare. Mentre il consigliere Cavagnino che nei prossimi giorni dovrà verificare l’evolversi della situazione sul posto dichiara: “Questa storia getta discredito su tutto il paese, ma noi non siamo razzisti“.

Unicef, 40% ragazzi siriani non andrà a scuola quest'anno

  • Lunedì, 09 Settembre 2013 07:32 ,
  • Pubblicato in Flash news
Nena news
07 09 2013

Migliaia di scuole sono distrutte, altre centinaia ospitano gli sfollati. Una generazione di siriani rischia di rimanere senza istruzione

L'allarme lanciato dall'Unicef è drammatico. Due milioni di giovani siriani tra i 6 e i 15 anni, circa il 40% della popolazione scolastica non potrà seguire alcuna lezione quest'anno. E' questa una delle conseguenze piu' della guerra civile che devasta la Siria, denuncia l'agenzia dell'Onu a tutela dell'infanzia.

Circa la metà dei ragazzi siriani che non potrà andare a scuola è profugo nei paesi vicini: Turchia, Libano e Giordania.

2.535 scuole sono danneggiate o distruttein due anni e mezzo di combattimenti feroci tra l'Esercito e i ribelli sunniti. Almeno 1.992, il 20% del totale, vengono utilizzate come rifugio per gli sfollati interni. Circa l'80% degli alunni (2,5 milioni) sono sotto i 14 anni e più della metà sono profughi o sfollati.
L'Unicef riferisce che ad Aleppo, la seconda città per importanza della Siria, solo 140.000 su 1,2 milioni di bambini in età scolare (6%), frequentano la scuola.

«Per un paese che poco prima dell'inizio del conflitto aveva quasi raggiunto l'obiettivo dell'educazione primaria universale, queste cifre sono raccapriccianti", ha dichiarato la portavoce dell'Unicef, Marixie Mercado, per sottolineare la gravità della situazione.

Domani 8 settembre, un'altra agenzia dell'Onu, l'Unesco, ha proclamato la Giornata Internazionale dell`Alfabetizzazione e la Siria, dove intere generazioni sono private del diritto allo studio, sarà al centro dell'agenda dei lavori.
"I posti disponibili sono in aumento, ma anche le richieste, così siamo sempre in affanno e 4mila bambini per i nidi e altrettanti per le materne, ogni anno restano a casa". ...
L'Italia non dovrà mai più sfornare un laureato che a 25 anni non ha mai fatto un lavoro, neppure il cameriere. Le multinazionali oggi assumono laureati su tre criteri: primo, chi ha chiuso l'università in tempo. Secondo, chi ha fatto l'Erasmus. Terzo, chi ha fatto stage o lavori. ...

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