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Distruggono la "famiglia naturale" e stanno trasformando la scuola in un "campo di rieducazione" che sforna soldatini di una nuova "religione". La chiamano "ideologia del Gender", in pratica un'educazione sessuale impartita ai bambini in nome della critica alla divisione dei ruoli sessuali nella famiglia. ...
Giovedì 3 aprile, ore 16.30-18.30
Istituto Comprensivo "Via Casale del Finocchio" - Borgata Finocchio (Roma)

Lezione di Gianni De Domenico nell'ambito del progetto nelle Scuole delle periferie romane "Gli adulti imparano, gli adulti insegnano l'arte della convivenza tra uomini e donne".

Media e linguaggio del corpo

  • Martedì, 18 Marzo 2014 17:49 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Mercoledì 7 maggio, ore 16.30-18.30
Istituto Comprensivo "Via dell'Archeologia"
Via Aspertini, 325 - Roma

Lezione di Loredana Lipperini nell'ambito del progetto nelle Scuole delle periferie romane "Gli adulti imparano, gli adulti insegnano l'arte della convivenza tra uomini e donne".

Il questionario sui prof antigay a Piacenza

  • Venerdì, 14 Marzo 2014 12:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
14 03 2014

Un questionario anti-discriminazione destinato agli studenti delle classi quinte delle scuole superiori di Piacenza ha innescato un acceso e probabilmente inatteso scontro tra associazioni e parti politiche della città emiliana.

"INDOTTRINAMENTO OMOSESSUALISTA" – Uno dei primi ad accendere la miccia delle polemiche è stato il consigliere comunale Giovanni Botta, un rappresentante del Nuovo Centrodestra, che ha denunciato pubblicamente l’iniziativa del Comune con parole al vetriolo. «Quel questionario è fazioso. Ormai certa politica si occupa solo di sesso, fa a pezzetti uomini e donni e ne considera solo una parte», ha dichiarato durante un consiglio comunale. Seguito a ruota, poi, dall’Unione dei Giuristi Cattolici, che ha parlato, senza mezze misure, di «indottrinamento omosessualista nelle scuole», di «campagna promozionale a favore delle ideologie gender e Lgbt» e, infine, di «nuova e fantasiosa antropologia che nulla ha a che vedere con la realtà delle cose».

"CACCIA ALLE STREGHE" – Ma perché tanta acredine? A spiegarlo è un articolo a firma di Filippo Manvuller pubblicato oggi su Libero. Ai rappresentanti del mondo cattolico e della cultura conservatrice non piace la lotta alle discriminazioni e all’omofobia combattuta a colpi di delazioni con un test che chiede ai ragazzi delle scuole superiori di indicare in forma anonima se hanno sentito i docenti della loro scuola pronunciare termini offensivi come «finocchi», «froci» e «lesbicone», un metodo che – dicono – potrebbe trasformare il questionario in una vera e propria «caccia alle streghe».

Si legge Su Libero:
Un assist agli studenti che intendono vendicarsi di qualche brutto voto, in forma rigorosamente anonima: una crocetta alla voce «insegnante», due righe di dettaglio nella sezione «note», ed ecco confezionata la denuncia segreta. Le pari opportunità sono assicurate e con esse la grana per il prof di turno. Qualcuno, su internet, se n’è accorto: «Con le risposte chiuse c’è il rischio di una schedatura degli omofobi per ‘categorie’: i docenti, i bidelli, gli studenti», potenziali bersagli esposti al «fuoco» incrociato degli studenti, «armati » dai paladini del «rispetto delle differenze».

"TEMA DA AFFRONTARE CON I RAGAZZI" – Diverso è ovviamente il parere di chi il questionario l’ha proposto, ovvero l’assessore comunale Giulia Piroli, che considera «indispensabile» che i quesiti vengano sottoposti ai ragazzi «rapidamente», «senza tante spiegazioni, né dagli insegnanti, né tanto meno da esterni». «Il tema della discriminazione di genere – ha spiegato Piroli nei giorni scorsi – va «affrontato con i nostri ragazzi». «Il questionario – ha proseguito – è anonimo e mira a capire quanto i giovani conoscano dell’argomento, in modo poi da poter indirizzare le nostre politiche. Non c’è alcun fine ideologico o tendenzioso».

Posizioni condivise dalla locale associazione Arcigay L’Atomo, che fa sapere: «La nostra sensazione è che da un parte questo questionario faccia paura perché rischia di mettere in luce una realtà di cui nessuno, in questa città, ha mai voluto parlare prima, e dall’altra perché costituirebbe un pericoloso precedente in una città storicamente arroccata su posizioni conservatrici e reazionarie».

IL QUESTIONARIO – Il questionario si compone di 16 domande ed è stato presentato dal Comune ai presidi delle scuole superiori come iniziativa del piano Ready, rete anti discriminazione (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere) alla quale Piacenza aderisce dal luglio 2013.



Corriere della Sera
06 03 2014

Il progetto del Comune di Roma con «Le cose cambiano» contro le discriminazioni e per valorizzare le differenze

di Elena Tebano

Tutto è iniziato dall’appello di artisti e intellettuali, scossi per il nuovo suicidio di un ragazzo gay romano: il 30 ottobre scorso, con una lettera al Corriere, si sono rivolti al sindaco di Roma Ignazio Marino per chiedergli di fare qualcosa subito contro l’omofobia. I promotori, Ivano Cotroneo, Francesca Vecchioni e Cristiana Alicata, erano anche tra gli autori di Le cose cambiano, il progetto contro le discriminazioni lanciato dalla casa editrice Isbn in collaborazione con La 27esima Ora e Corriere.it. Quell’appello è stato ascoltato dal sindaco di Roma e adesso è diventato «lecosecambiano@roma»: un’iniziativa concreta, presentata ieri dall’Assessorato capitolino alla Scuola, per sensibilizzare gli studenti romani al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, contribuendo così a contrastare il bullismo omofobico. Sono 24 le scuole che hanno aderito.

«La quasi totalità delle persone che ha contattato la Gay Helpline di Roma Capitale nel 2013 ha dichiarato di essere stata vittima di almeno un episodio di discriminazione o di bullismo nelle scuole medie inferiori e superiori. La scuola è quindi un luogo in cui le ragazze e i ragazzi cominciano a vivere esperienze negative e possono diventare bersaglio di pregiudizi ed essere discriminati a causa del proprio orientamento sessuale della propria identità di genere. È nostro dovere come amministrazione pubblica contrastare ogni forma di bullismo e promuovere il rispetto delle differenze», ha spiegato Alessandra Cattoi, assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma.

Secondo una ricerca realizzata nel 2012 dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea, il 96% delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali o transessuali) in Italia riferisce di sentire tutti i giorni commenti o scherzi denigratori nei confronti dell’omosessualità e transessualità; il 91% di sentire in generale un linguaggio offensivo e il 79% espressioni di aperta ostilità o addirittura odio. Le conseguenze di un esperienza simile, soprattutto se vissuta a scuola (un luogo in cui i ragazzi dovrebbero essere invece incoraggiati a esprimere se stessi e la propria identità), possono essere pesanti e durature. «Che si esprima in forma di derisione, scherzi di cattivo gusto o violenze vere e proprie, il bullismo omofobico e di genere è un fenomeno allarmante e doloroso — dice Vittorio Lingiardi, professore ordinario di Psicologia Dinamica alla Sapienza Università di Roma —. Causa dispersione scolastica, insicurezza psicologica, difficoltà relazionali. È un’ esperienza traumatica che lascia il segno per tutta la vita. È nostro dovere capirne le cause e combatterlo».

Al contrario, ricevere sostegno a scuola o dal gruppo dei compagni, aiuta i ragazzi e le ragazze omosessuali a sentirsi più forti, anche contro l’omofobia e le discriminazioni. Sempre secondo la ricerca dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, il 96% delle persone lgbt si sentirebbe più a proprio agio a vivere apertamente la propria omosessualità (o transessualità) se a scuola si promuovesse il rispetto per gay, lesbiche e trans.

Il progetto di Roma cerca proprio di agire in questa direzione. Tre le iniziative previste: un’indagine condotta dall’università La Sapienza per monitorare i casi bullismo attraverso un questionario anonimo online in cui gli studenti potranno segnalare eventuali discriminazioni; una serie di incontri nelle scuole con esponenti della cultura, del cinema, del teatro, della medicina (ieri a presentarli c’era anche Roberto Vecchioni); un concorso per gli istituti: «Iocambiolecose@Roma». A conclusione, ci sarà un evento finale in vista del 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, con la presentazione dei risultati della ricerca e la premiazione del concorso.

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