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Circolo Mario Mieli
23 01 2014

Gli interventi contro il bullismo omofobico messi in campo dall’Assessorato alla Scuola del Comune di Roma vanno nella giusta direzione di informare e offrire strumenti di conoscenza e contatto diretto agli studenti romani.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, così come altre associazioni romane, è presente da anni in diverse scuole romane con progetti, sia autofinanziati che sostenuti dalle istituzioni, e con approcci che hanno sempre incontrato il positivo riscontro di studenti, insegnati e famiglie. Si tratta di programmi presenti in tutti i Paesi europei che solo da noi continuano a suscitare scandalo o reazioni scomposte delle destre, degli integralisti e di associazioni di famiglie cattoliche.

A tutti costoro ricordiamo che, contrariamente a quanto avviene per altre minoranze, le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans non sempre nascono e crescono in contesti familiari accoglienti e positivi nei confronti del loro orientamento sessuale e identità di genere e, quindi, reazioni scomposte e strumentali come quelle della presidente del Forum delle Associazioni Familiari Emma Ceccarelli sono lì a dimostrare come tanto ci sia da fare per sconfiggere l’omofobia proprio all’interno delle famiglie.

Invitiamo tutte queste associazioni ad abbandonare posizioni pregiudiziali e ideologiche e a confrontarsi su questi temi con apertura e disponibilità.

“Sarebbe bello che anche le famiglie delle scuole  coinvolte nel progetto contro il bullismo omofobico del Comune di Roma vi vedessero un’occasione di crescita e di confronto positivo e non un rischio o un pericolo” dichiara Andrea Maccarrone presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. “Il rispetto per le diversità, il dialogo, la conoscenza sono sempre delle risorse per gli studenti. Inoltre, proiettando le statistiche sulla popolazione studentesca è credibile che almeno il 10% degli studenti sia omosessuale o trans, magari all’insaputa di familiari e amici, e interventi che mirano a contrastare il bullismo omofobico accrescono la consapevolezza aiutando loro, i compagni di classe e tutte le famiglie ad affrontare al meglio il difficile periodo dell’adolescenza evitando i gravi rischi che omofobia e transfobia  comportano proprio in quella età”.

Il Circolo Mario Mieli è disponibile ad organizzare incontri con le associazioni familiari che siano davvero interessate a conoscere e a confrontarsi con la nostra esperienza, andando oltre i pregiudizi e le diffidenze reciproche e superando approcci ideologici e integralisti che sicuramente non risultano utili, soprattutto al benessere dei più giovani che dovrebbe stare a cuore a noi tutti.

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Carlotta De Leo, Corriere della Sera
23 gennaio 2014

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i "predicozzi" e le frasi tipo "tra qualche anno capirai…"

Come parlare ai ragazzi di amore e sessualità?

Corriere della Sera
23 01 2014

di Carlotta De Leo

Amore, sessualità e rispetto tra donna e uomo. Non è facile parlare ai ragazzi di questi temi a scuola, evitando i «predicozzi» e le frasi tipo «tra qualche anno capirai…».

L’adolescenza – non tutti ce lo ricordiamo quando questo capitolo della vita si è chiuso – declina solo il presente, perchè corpo e personalità sono così in subbuglio che il futuro è nebbia fitta.

Così ogni emozione è eterna, ogni amore è unico, ogni no è carico di rabbia.

Eppure è proprio sui banchi di scuola che deve nascere la voglia di amare e rispettarsi l’un l’altro cercando di sviluppare coscienza e conoscenza del rapporto amoroso.

C’è bisogno di una guida perchè, purtroppo, la parità tra i generi non è un meccanismo spontaneo, ma una conquista. Questo è perchè gli adolescenti hanno già introiettato gli squilibri della società adulta e, a modo loro, ne ripropongono i meccanismi di prevaricazione e «bullismo».

Una ricerca dell’organizzazione inglese Girlguiding portata avanti su oltre 1.200 donne tra i 7 e i 21 anni ha dipinto un quadro sconfortante: le molestie sessuali sono la «normalità», una realtà così condivisa da non fare notizia.

Di cosa stiamo parlando? Di fischi e sguardi insistenti, battute volgari, insulti, palpeggiamenti e stalking.

La maggioranza delle ragazzine di 13 anni ha già sperimentato queste molestie, una percentuale che sale all’80% tra le donne tra 19 e i 21anni.

E con internet la situazione non migliora: il 54% delle ragazze tra gli 11 e 21 anni ha già subito abusi online.

Le molestie minano lo sviluppo psicologico delle ragazze. Il 60% delle intervistate dice di essere stata trattata con «condiscenza» e di essersi «sentita stupida» a causa del loro sesso, e l’87% sostiene di essere stata giudicata per l’aspetto fisico e non per le proprie capacità.

Insomma, è a scuola che bisogna intervenire per cambiare. Solo così potremo insegnare alle generazioni future che non è nella violenza che risiede la sessualità, ma nell’accettare la differenza di ognuno di noi e la libertà di vivere le proprie storie d’amore senza ricatti, minacce o altri atti tremendi.

Però, prima di tutto, occorre trovare il linguaggio giusto per parlare di questi temi ai ragazzi. Il web offre un terreno fertile per iniziare. E’ proprio qui che si muove Safebook, il programma di educazione sessuale e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili si basa su video-lezioni di Maurizio Bini, ginecologo dell’Ospedale Niguarda di Milano e sessuologo specializzato sui giovanissimi. «Relazione vuol dire un gioco dinamico e non potere e prevaricazione» spiega Bini nei video che lo scorso anno circa 600mila ragazzi delle medie e delle superiori hanno visto sulle Lim (lavagne elttroniche). E quest’anno il progetto si arricchisce di un concorso e una serie di incontri con esperti che possono essere richiesti dalle singole scuole.

«Le preoccupazioni dei genitori una volta erano le gravidanze indesiderate e le malattie. Adesso ce n’è uno nuovo: la rete – dice Bini – E’ pieno di esempi di politici e attori le cui carriere si sono arrestate per colpa di foto e video hard. Foto che dovevano rimanere private e che invece sono finite in rete. Ci sono anche esempi ben più tristi…».

Il Sexting è qualcosa che i ragazzi incontreranno nella loro vita: «Avete una possibilità su cinque di ricevere questo materiale. La cosa che dovete fare è cancellarlo immediatamente e avvertire chi ve lo ha inviato del pericolo che ha corso».

Se viene messa in rete, quella foto o quel video saranno eterni. «I social network non sono un gioco: se usati in maniera scorretta, possono essere dannosi. E, la prima regola, la più basilare, è che se facciamo qualcosa con il pc o con il telefono è impossibile tornare indietro: è la cosiddetta eternità del dato digitale – spiega Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica alla Statale di Milano – Ragazzi, non c’è mai una seconda possibilità. Oggi il dato si diffonde, rimbalza sui social network. E la rimozione è spesso solo un modo per moltiplicare ancora l’effetto» .

"Ora non dir più nulla". Anche quando intima il silenzio alle sue vittime, il professor Walter Giordano non riesce a non essere forbito, e perfino un pò antiquato, nonostante le faccine di cui riempie i suoi sms. Ma il "patto di sangue" c'è. ...
Il viceministro Cecilia Guerra ha ricordato che presto la lotta contro la violenza sulle donne arriverà nelle scuole in modo ancora più organico di quanto non accada ora. "Occorre intervenire - ha spiegato - laddove si forma la mentalità dei nostri ragazzi per scardinare gli stereotipi". ...

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