Settenove
19 11 2013

Educare è meglio che reprimere, anche in materia di violenza contro le donne. Benché l'Italia risulti drammaticamente distante dagli obiettivi di educazione paritaria che le organizzazioni internazionali ci chiedono, il recente dibattito intorno all'approvazione del disegno di legge anti femminicidio ha riportato l'attenzione sulla necessità di eliminare gli ostacoli culturali e il pensiero discriminatorio che, di fatto, legittimano la prevaricazione e la violenza.

Con questo spirito, il 25 novembre, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, esce “Di pari passo. Percorso educativo contro la violenza di genere per le scuole secondarie di primo grado”. Uno strumento nuovo e prezioso per insegnanti, educatori, formatori, genitori e chiunque lavori a contatto con adolescenti e preadolescenti che riconosce alla scuola un ruolo di primo piano nella formazione di una società che superi quei modelli omologanti che sono terreno fertile per bullismo e violenza di genere.

“Di pari passo” nasce dall'esperienza di Nadia Muscialini, direttrice del centro antiviolenza Soccorso Rosa di Milano, impegnata in un importante percorso educativo contro la violenza di genere nelle scuole medie inferiori, e di Terre des Hommes, organizzazione internazionale in difesa delle bambine di tutto il mondo, che ha sostenuto e patrocinato il progetto di Soccorso Rosa collocandolo nell'ambito della sua campagna internazionale Indifesa. Si è aggiunta in seguito l'importante collaborazione con l'associazione Fare per bene onlus anch'essa impegnata nella divulgazione scolastica.

I diritti del libro verranno devoluti a Soccorso Rosa per il sostegno ai corsi nelle scuole contro la violenza di genere.
Il libro è rivolto ai ragazzi delle scuole medie inferiori.

Secondo gli esperti, dai 10/11 anni l'immaginario dei ragazzi è già influenzato dagli stereotipi di genere che riguardano i rapporti tra uomini e donne ma non è ancora radicato. Il percorso proposto da Nadia Muscialini e Terre des Hommes si propone di decostruire l'immaginario discriminante e proporre nuovi modelli di relazioni basati su collaborazione e rispetto tra i generi. Il libro, strutturato in 5 capitoli, si articola secondo un percorso completo e stimolante: fornisce proposte, attività di gruppo, esercizi, immagini da svolgere e realizzare con classi e gruppi di ragazzi.

Diritti umani, dignità, rispetto e libertà sono i primi argomenti del libro, affrontati attraverso esercizi e simulazioni da svolgere in classe. I temi del conflitto e della sua risoluzione sono al centro del secondo capitolo e vengono analizzati attraverso le varie forme di gestione: mediazione, separazione e scontro. Gli esercizi partono dal vissuto dei ragazzi per riflettere sulle loro esperienze, guardarsi dentro, discutere in classe sulle alternative possibili e imparare a non essere complici delle violenze altrui. Il terzo capitolo è dedicato all'analisi e all'abbattimento degli stereotipi di genere, spingendo i ragazzi alla comprensione della differenza che esiste fra il sesso biologico e la costruzione sociale del genere.

Il quarto capitolo descrive i vari tipi di violenza, dalla violenza fisica a quella psicologica a quella sessuale: le attività proposte smontano i miti sull’amore e le relazioni di coppia e screditano le scuse che provano a giustificare la violenza. L'ultima parte è dedicata al tema dell'omosessualità, cercando di contrastare il bullismo omofobico (causa, tra i giovani, di un suicidio su dieci), aiutando i ragazzi a vivere l’omosessualità come una caratteristica dell’essere umano.

Di pari passo è la nuova pubblicazione della neonata casa editrice Settenove, fondata da Monica Martinelli con l'obiettivo di prevenire la violenza di genere e proporre nuovi linguaggi, partendo dai bambini e dai ragazzi. Concretamente e ogni giorno.

Il libro verrà presentato a Milano il 25 novembre,  presso la Sala del Consiglio nel Palazzo della Provincia, in via Vivaio 1  alle ore 11.00. Lo stesso giorno durante la serata benefica DONNE X LE DONNE al Teatro nuovo di piazza san Babila a Milano, le copie del libro saranno vendute a sostegno del Centro Soccorso Rosa. Una grande serata di cabaret e solidarietà per celebrare la Giornata Mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne in cui si avvicenderanno artiste della comicità e della canzone italiana, organizzata dall'associazione Fare per bene onlus, patrocinata da Zelig Ethic, Mediafriends e dal Comune di Milano.

DONNE X LE DONNE LUNEDI 25 NOVEMBRE 2013 - ORE 21.00 - TEATRO NUOVO - PIAZZA SAN BABILA - MILANO

In una scuola che ha risorse c’è spazio per tutti

Il Fatto Quotidiano
10 09 2013

E’ successo in una frazione di Costa Volpino, a Corti, in provincia di Bergamo ma potrebbe accadere ovunque: alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico i genitori di alcuni bambine e bambini di una scuola elementare hanno ritirato i loro figli dalla scuola venendo a sapere che sarebbero stati una minoranza. Su 21 bambini, infatti, 14 sono immigrati, cosa che è stata giudicata non una ricchezza per quei sette bambini italiani, bensì un fardello che avrebbe rallentato l’apprendimento dell’intera classe.

Potrei facilmente unirmi al coro di quanti sulla scia del politically correct hanno sparato a zero sulle scelte di quei genitori, accusandoli di miopia e di razzismo, ma in realtà se non si vuole essere ipocriti non si deve aver timore nell’affermare che in fondo quei genitori hanno qualche ragione. E’ evidente a chiunque abbia un po’ di buon senso che dei bambini e delle bambine non italiani si troveranno senza dubbio svantaggiati a dover imparare a leggere e scrivere in una lingua che non è la loro, ed è ancora più evidente che dei bravi maestri non li lasceranno indietro ma si adegueranno alle esigenze della classe.

Detto questo lungi da me il volere classi solo per stranieri o il prendere spunto da questa vicenda per chiudere le porte agli immigrati. Anzi sono fermamente convinta che il venire in contatto con culture e realtà diverse, facendosene anche contaminare, per una bambina e un bambino è una splendida opportunità di conoscenza, di apertura mentale e di arricchimento.

Il problema però esiste e va affrontato e risolto. Così come vanno risolti i cento e mille problemi della scuola italiana che ha subito con gli ultimi due governi un impoverimento economico e culturale senza precedenti a partire da quei tagli agli insegnanti di sostegno indispensabili per supportare non solo gli alunni diversamente abili, ma anche quelli che per le ragioni più diverse non riescono a stare al passo con il resto della classe.

Oggi il consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che dopo anni di politiche restrittive per la prima volta sembra imboccare una via diversa con misure pari a 400 milioni di euro, 26 mila assunzioni a tempo indeterminato per i docenti di sostegno, stabilizzazione dei precari e risorse destinate al diritto allo studio. A questo si aggiunge l’estensione del permesso di soggiorno per gli stranieri a tutta la durata degli studi a dimostrazione che in una scuola che ha risorse c’è spazio per tutti.

In clima di austerità e di crisi il tornare a investire nella scuola, nell’istruzione e nella cultura e nella ricerca è un segnale di cambiamento importante che ridà speranze e ottimismo per il futuro. I tagli se servono facciamoli altrove.

 

Corriere.it
28 06 2013

Il bambino aveva manifestato disturbi dell’apprendimento dopo il divorzio dei genitori. La scuola non aveva i soldi per il programma di sostegno.

VENEZIA — Infinite discussioni, continui litigi e, alla fine, un divorzio pesante. Con un bambino di appena sei anni che resta nel mezzo. E che, anche a causa del trauma dovuto alla separazione dei genitori, inizia a manifestare qualche problema di apprendimento. Disturbi lievi, niente di grave. Piccole assenze momentanee che, però, con il passare dei mesi, diventano più marcate. Il ragazzino - che chiameremo Andrea anche se non è il suo vero nome - diventa sempre più nervoso, refrattario. Non disturba, non parla a voce alta, si contiene. Ma di fare quello che dicono le maestre non ne vuole sapere. Il salto dall'asilo alle elementari, o, come si chiamano adesso, scuole primarie, va ancora peggio ed è un secondo piccolo trauma. Nella nuova classe, in un comprensorio del Veneziano, Andrea non lega. Né con i suoi nuovi ventidue compagni di classe né con la nuova maestra. E il deficit di apprendimento peggiora visibilmente.

La maestra, che dopo la spending review scolastica firmata dall'ex ministro Mariastella Gelmini è rimasta tutta sola di fronte agli alunni, non può stargli dietro. O si occupa dell'andamento di tutta la classe o segue da vicino il difficile percorso di Andrea. Più lento rispetto ai compagni, più tortuoso, a volte insopportabile. Non lo abbandona, sia chiaro. Ma fa quello che può. La riforma della scuola elementare parla chiaro: soldi non ce ne sono e gli insegnanti sono troppo occupati a tappare i buchi per dedicarsi ad Andrea. I percorsi alternativi richiedono personale. E serve l’avallo della neuropsichiatria dell’Usl di riferimento.

La maestra procede, riferisce ai genitori di Andrea. Ma loro sono troppo impegnati nelle litigate per occuparsi del bambino. Le pratiche vanno però avanti lo stesso. Partono a novembre dell'anno scorso, a un mese dall'inizio della scuola ma non arrivano a destinazione. Negli ultimi anni anche la neuropsichiatria ha subito dei tagli, una sua spending review. Mica è colpa degli psicologi. I casi da valutare, nel Veneziano come nel resto della regione, sono tanti. E il caso di Andrea deve aspettare. Fino fine maggio di quest'anno, a due settimane dalla fine della scuola. E quando gli psicologi intervengono ormai la sentenza è già scritta: «Andrea ha effettivamente bisogno di un sostegno, di un percorso personalizzato di apprendimento, ma ormai non ci siamo più con i tempi». La riforma Gelmini ha infatti reintrodotto le valutazioni numeriche nelle scuole primarie.

E i numeri sono numeri che si traducono inevitabilmente in una scritta rossa su un tabellone bianco. Nella fredda formula di «non ammissione alla classe seconda ». Un caso. Considerato che da parecchi anni, nessun bambino veniva bocciato in prima elementare per difficoltà di apprendimento. Con un caso nel caso. La causa della bocciatura sono i tagli e la burocrazia. I genitori, dilaniati dal divorzio, non potevano permettersi un insegnante privato. La scuola non poteva fornirlo anche se la legge impone che chi ha bisogno di un sostegno ha diritto ad averlo. «Purtroppo con la riforma Gelmini gli insegnanti si trovano costretti a scegliere tra una scuola facile per le maestre o una scuola facile per gli alunni. Qui hanno scelto la prima opzione. E la scuola si è bocciata da sola», dice secco Giancarlo Cavinato, dirigente scolastico e membro del Coordinamento genitori democratici.

«Prima della riforma scolastica le maestre agivano in compresenza e casi come questo potevano essere gestiti con maggiore facilità - continua il dirigente - Non c'era bisogno di bocciare perché c'erano gli spazi per intervenire con percorsi alternativi di recupero. Adesso, di fronte alle sempre più frequenti situazioni di deprivazione socio-culturale non ci sono più sufficienti margini di manovra e il risultato è che a pagare purtroppo è un bambino di sei anni». Ormai è prassi che nella trincea delle scuole elementari, quelle che hanno dovuto affrontare per prime e senza un quadro legislativo chiaro l’integrazione forzata tra italiani e stranieri, le tragedie famigliari e gli effetti della crisi, gli insegnanti si facciano carico di responsabilità enormi. Non è la prima volta che qualche dirigente scolastico, per far fronte ai tagli e a genitori troppo distanti, si è rivolto ad associazioni umanitarie private per ottenere un insegnante di sostegno. In questo caso non è successo. Questa volta non c’è stato nessun eroe. E nessun colpevole. La maestra di Andrea e la dirigente scolastica del comprensorio veneziano hanno semplicemente scelto la via più facile. E hanno scaricato Andrea al suo destino. Che è quello di affrontare con il prossimo anno scolastico un nuovo salto, una nuova classe prima e una nuova maestra. Nuovi piccoli traumi che la spending review e la burocrazia hanno trasformato in un grande problema.

Amicizia, amore, sesso: parliamone adesso

  • Lunedì, 24 Giugno 2013 09:59 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Pina Adorno, Consulta Consultori
26 giugno 2013

Di educazione sessuale ci siamo occupati altre volte su questo blog: è un tema così importante e strategico che gli operatori dei consultori, nonostante la costante diminuzione di risorse umane e materiali, si sono sempre sforzati di continuare a garantire spazi di intervento nelle scuole della nostra città per incontrare le ragazze e i ragazzi alle prese con la propria crescita e con gli stimoli e le sfide che tale crescita impone. ...
Paese Sera
10 06 2013

L'appello di Susi Fantino al futuro sindaco: "La scuola rimanga dov’è". Intanto, venerdì 14 giugno si terrà presso i locali della scuola la mostra di fine anno.

“Questa è la città del sole”. Ecco ciò che viene detto durante la prima lezione del corso base di fotografia analogica: “Qui tutto è di tutti, rispettatelo, condividetelo, abbiatene cura”. Una collinetta adiacente al parco della Caffarella, in inverno perennemente immersa in una fitta nebbia e d’estate mimetizzata tra i colori della natura, la Scuola di arti e mestieri Ettore Rolli di Roma è questo: un luogo sospeso in mezzo al verde, dove corsi di fotografia analogica, digitale, grafica pubblicitaria, web design, trompe l’oeil ogni anno fanno il pieno di iscritti, con un buon numero di esuberi da rispedire a casa per mancanza di spazi.

E per di più i corsi sono economicamente accessibili: alle tariffe viene applicato l'Indicatore della Situazione economica equivalente (Isee). Insomma, a leggerla così, dovrebbe essere portata – insieme alle altre scuole di arti e mestieri – come esempio, fiore all’occhiello della realtà capitolina: istruzione, formazione, docenti di eccellenza che investono tempo ed energie per trasmettere conoscenze, passione, rispetto per la cultura e le arti. Purtroppo, come spesso accade, non è così.

Da alcuni anni la Ettore Rolli condivide la palazzina al numero 120 di via Macedonia con il IX gruppo della polizia municipale e dal 2007 anche con il Gssu, il Gruppo Sociale di Sicurezza urbana. Gli spazi furono assegnati nel 2007 dall'allora sindaco Walter Veltroni. Decisione che ha creato numerosi problemi da allora: secondo il Gssu infatti la scuola doveva essere trasferita altrove per questioni di sicurezza: le attività e le indagini del gruppo speciale non potevano coesistere con il viavai di ragazzi e adulti dell’Ettore Rolli. E questa ipotesi, portata avanti ancora oggi da vigili urbani e Gssu, alimenta tutt'ora un difficile rapporto di coabitazione con la scuola Ettore Rolli, di cui si è fatto carico anche lo stesso Municipio ex IX.

Infatti fin da subito i docenti, la collettività, gli studenti e l’amministrazione Municipale si sono mossi in difesa del presidio culturale conosciuto per il suo valore. E in questi anni, ogni volta che si è pensato che il problema fosse stato risolto, la situazione precipitava nuovamente. Come accade proprio in questi giorni, a ridosso della chiusura dell’anno scolastico con la consueta mostra di fine corso.

“Una scuola come la Ettore Rolli, un servizio culturale e formativo di eccellenza che fornisce direttamente il Comune di Roma, è stata abbandonata dall’amministrazione sia nell’esigenza di continuità didattica sia nella richiesta di un’allocazione corretta, sicura e garantita”. Dure le parole di Susi Fantino, mini-sindaco uscente del IX Municipio e candidata presidente al nuovo VII Municipio, che aggiunge: “Al futuro sindaco chiedo due cose: che la Ettore Rolli rimanga dov’è e qual è il senso che un edificio, situato dentro il  Parco della Caffarella, così grande e così importante, venga assegnato alla polizia municipale e al Gssu – con il massimo rispetto per le loro fondamentali attività per i cittadini - invece di restituirlo alla collettività come centro di promozione culturale? A lui la risposta”.

Valentina Faraone

Dello stesso avviso Claudio Lombi, un passato da insegnante e presidente uscende del Consiglio del IX Municipio che aggiunge: “Con il contributo di tutti i gruppi politici abbiamo difeso in questi anni la Scuola Ettore Rolli, presidio culturale non solo da salvaguardare ma soprattutto da valorizzare, per l’ampio portato formativo che la caratterizza”. Venerdì 14 giugno alle 18,30 si terrà presso i locali della scuola la mostra di fine anno di tutti i corsi 2012-2013. L’auspicio è che la collettività e la stessa amministrazione si rendano protagonista della difesa di un presidio culturale e formativo pubblico di inestimabile valore.  

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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