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C'è del sesso a Euston Road

  • Sabato, 10 Gennaio 2015 14:21 ,
  • Pubblicato in La Mostra

Giorgia Scaturro, l'Espresso
9 gennaio 2015

Fuori da un imponente edificio su Euston Road, un cartello verde e ammiccante invita ad entrare alla Wellcome Collection: "Undress your mind", recita, spogliatevi la mente. Nessuno slogan più appropriato per accogliere i visitatori in questa mostra allestita Istituto di Sessuologia con l'ambizioso scopo di mettere "a nudo le grosse domande sulla sessualità umana". ...

C'è del sesso a Euston Rd

  • Venerdì, 09 Gennaio 2015 15:16 ,
  • Pubblicato in Flash news
l'Espresso
09 01 2015

Fuori da un imponente edificio si Euston Road, un cartello verde e ammiccante invita ad entrare alla Wellcome Collection: "Undress your mind", recita, spogliatevi la mente.

Nessuno slogan più appropriato per accogliere i visitatori in questa mostra allestita Istituto di Sessuologia con l'ambizioso scopo di mettere "a nudo le grosse domande sulla sessualità umana". ...

A chi serve un #femminismo che infantilizza le donne?

  • Mercoledì, 07 Gennaio 2015 08:27 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
06 01 2015

by laglasnost

Caratteristica tipica di uomini paternalisti è quella di infantilizzare le donne in modo da ridurle ad oggetto di decisioni altrui. C’è stato un tempo in cui alle donne non veniva conferito lo status di “adulte” in nessuna situazione. Non lo erano abbastanza per gestire beni, proprietà, per votare, esercitare libertà di scelta e di pensiero, seguire una propria morale invece che quella altrui. Le donne erano semplicemente esecutrici di ordini altrui e avevano il compito di rispettare il valore dell’unico soggetto adulto riconosciuto in quanto tale e perciò era da lui che dipendeva qualunque pensiero universale su ogni questione. Non essere riconosciute adulte e quasi immeritevoli del dono riproduttivo ricevuto, significava essere sorvegliate a vista quando si dedicavano al mestiere educativo, all’assistenza e alla cura dei familiari e in relazione alla gestione del corpo e della sessualità.

Non essere considerate adulte, dunque, ci poneva sempre nella condizione di essere poste sotto tutela sociale e individuale in un contesto a gestione patriarcale. Una delle conquiste del femminismo è stata quella di ottenere un riconoscimento per le donne che esigevano di essere considerate adulte, abbastanza mature da poter perfino parlare per se stesse. Diventavamo dunque soggetti pensanti. Le donne diventavano fautrici di nuove spinte sociali e questo nostro percorso emancipatorio fu in parte favorito da chi aveva necessità che le donne potessero esercitare libertà di acquisto e dunque potessero rappresentare un’autorità nella compravendita di prodotti immessi nel mercato. Ebbene si, il femminismo è stato in qualche modo favorito dal capitalismo così come il capitalismo si appropria delle parole d’ordine di gay, lesbiche e trans perché lì individua un’altra fetta di acquirenti, ma questa è un’altra storia.

Quello che oggi voglio raccontarvi, dopo aver letto tomi di filosofia e cultura e storia femminista, è il salto in avanti che il femminismo restituì a tutte le donne pretendendo che fossero tutte considerate in grado di intendere e volere. Perciò le donne lottarono contro chi le considerava “isteriche” se e quando manifestavano una sessualità ed esigenze autonome. Lottarono per ottenere contratti di lavoro con riconoscimento di diritti pari a quelli riconosciuti per gli uomini. Lottarono per avere il controllo della propria abilità riproduttiva e poi per poter decidere che la biologia non le rendeva necessariamente inclini ad essere mogli e madri. Lottarono per evitare che il mondo ponesse sotto silenzio esigenze lungamente nascoste, a partire da donne che finalmente poterono essere protagoniste dell’opera infinita che riuscivano a mettere in circolo. Chilometri di saperi, saggezza celata, della quale le donne dovevano vergognarsi, perché un’infante non pensa, semmai affida e delega la capacità di decisione all’uomo, il padre, il marito, il fratello.
A capo delle società gli uomini garantivano sicurezza per quelle definite soggetti deboli. Prima le donne e i bambini, perché quella era la parte debole che bisognava tutelare. Invece i figli e i padri andavano in guerra a morire in quanto “adulti” per antonomasia, educati fin da piccoli a tutelare sorelle e madri, quando in realtà non erano neppure in grado di tutelare se stessi. Così il femminismo liberò anche quella parte maschile che non aveva alcuna voglia di assumersi l’onere di fare da protettore, patriarca, tutore del corpo di nessuna. Ecco, mi scuso della sintesi ma potete trovare molti libri di storia, antropologia, sociologia, che vi potranno illuminare su quel che accadeva in passato.

Veniamo all’oggi. Gli uomini non ci considerano più bambine e chi lo fa è chiaramente dalla parte di un pensiero anacronistico che è destinato a perire. Le donne adulte devono assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e non c’è nessuna attenuante per quel che di negativo le donne possono compiere. Abbiamo ottenuto vantaggi e svantaggi dell’essere considerate autonome e capaci di intendere e volere. Viviamo da sole. Esigiamo rispetto per le nostre decisioni. Possiamo scegliere di fare sesso non riproduttivo e di farlo perfino con una persona del nostro stesso sesso. Rivendichiamo il diritto di poter determinare la nostra vita, con le limitazioni che sono di tutti e che riguardano l’economia, l’assenza di reddito e di strumenti che ci facilitino la strada verso l’indipendenza economica.

Siamo comunque perfettamente in grado di autorappresentarci. Ci esprimiamo, in moltissimi settori della ricerca umana. Siamo scienziate, scrittrici, artiste, professioniste e nessun campo ci è negato. C’è chi ancora dice che ci sono settori nei quali non ci permettono di eccellere ma il punto è che il maschile inclusivo, assoluto e universale, è stato rimesso in discussione a partire dal linguaggio fino alla stessa gestione del lavoro e della famiglia. Siamo al momento in cui si è raggiunta, in qualche modo, una sorta di parità. Da qui in poi dovremmo lottare per tenercela, questa parità, e per evitare che nessuno più si rivolga a noi come fossimo delle dementi bisognose di perenne tutela. Dovremmo urlare che mai più vogliamo essere considerate bambine, non più in grado di decidere autonomamente. Dovremmo impedire che padri, istituzioni, tutori, si ergano a decidere per noi. E invece quel che sta accadendo è proprio l’opposto.

Il femminismo odierno, quello egemone, infantilizza le donne. Siamo tornate ad essere considerate bambine. Secondo alcune non siamo in grado di decidere circa la gestione del nostro corpo, nelle professioni, nella sessualità. C’è chi si erge su di noi per dettarci una propria visione morale che censura e vieta scelte di vario tipo. C’è un femminismo che sollecita gli uomini a riassumere il comando, più precisamente a riassumere il ruolo di tutori, protettori, patriarchi buoni, la cui morale paternalista dovrebbe ridiventare il nostro sole di riferimento. Ci sono donne che impongono ad altre donne un codice morale, regole senza le quali non ci viene altrimenti riconosciuto lo status di adulte responsabili.

Che razza di femminismo è quello che esorta le istituzioni, patriarcali, a decidere per noi a proposito di esposizione dei corpi nei cartelloni pubblicitari, nei media, o di decidere per noi a proposito del mestiere che scegliamo di fare? Che femminismo è quello che impone alle donne, tutte, di dividere le schiavitù buone da quelle cattive, le scelte buone da quelle cattive. Badanti si ma sex workers no. Che femminismo è quello che sceglie, volutamente, di ignorare la voce delle sex workers, delle attrici porno, delle donne che vogliono abortire, di quelle che vogliono affittare l’utero, delle migranti che vogliono emanciparsi attraversando il mondo anche a piedi scalzi pur di farlo e che non vogliono essere oggetto di nessun prurito neocolonialista. Che femminismo è quello che batte e ribatte sulla faccenda della violenza subita non già per proclamarci assolute proprietarie del nostro corpo ma per raccontare, in forma ambigua, che il corpo è nostro ma non è nostro. Che femminismo è quello che ci dice come e quando una donna è veramente libera e quando invece no.

Se c’è una netta dimostrazione che rivela come questo femminismo, moralista, autoritario, pronto a lanciare allarmi per spostare il discorso politico sempre e solo sul piano emergenziale, abbia istigato la società tutta a infantilizzare le donne, è il fatto che il governo le abbia escluse dalla redazione di un piano antiviolenza, associandole, non a caso, ai bambini maltrattati (tra l’altro maltrattati anche dalle madri). La dimostrazione di quel che dico è dimostrata dall’esistenza di neofondamentaliste abolizioniste della prostituzione, ad esempio, o antiporno, che tentano di fare pentire e redimere sex workers e porno attrici con ragionamenti degni del più becero patriarcato. Le donne non sono in grado di difendersi da sole. Deve esserci sempre un tutore a fianco a loro. Il corpo delle donne torna ad essere considerato corpo sociale, perciò possono essere istituite delle speciali commissioni inquisitorie durante le quali uomini e donne d’altri tempi si divertiranno a dividere il mondo in presenze e abiti indecenti e abitudini decenti. E in tutto questo io mi chiedo come facciano, queste donne, a non vedere quanto sia controproducente quello che fanno.

Perché io, che dovrei godere delle lotte delle mie antenate, oggi dovrei chinare il capo al cospetto di un sessismo osceno sdoganato dalle nuove tutrici dei corpi delle donne? Dovrei fidarmi del loro parere perché hanno un utero? O dovrei cominciare a considerare il fatto che certe donne, nella delegittimazione e infantilizzazione delle altre hanno avuto e continuano ad avere un gran ruolo? Che differenza c’è tra le comari che un tempo giudicavano la donna troppo svestita, la ballerina da saloon e quelle che oggi giudicano le altre per i centimetri di pelle esposta o messa a servizio del piacere di qualcuno? Che differenza c’è tra i patriarchi d’un tempo che dicevano di rappresentarci tutti/e e certe femministe, donne, di oggi che insistono con l’idea di parlare in nostro nome, di rappresentarci, anche se non ci rappresentano affatto?
Perché al di là del fatto che possiamo condividere o meno le scelte delle altre donne, io ricordo benissimo che chi ci ha preceduto si era ripromessa di farci ottenere libertà di scelta in qualunque ambito. Qualunque. Ambito. La libertà non si esercita nel campo d’azione che tu ritagli per me. La libertà si esercita nel campo d’azione che io scelgo come possibile per la mia emancipazione. Ci sono regole per emanciparsi dal bisogno? E chi le ha decise? Perché una donna non può guadagnare soldi ballando in tv? Perché non si può fare quel che vogliamo? Perché dobbiamo sorbirci un esercito di matrone che vengono a dirci che le nostre scelte libere in realtà non sono tali e le loro invece si? Che razza di femminismo è quello che non concede di superare un scontro generazionale tra quelle che infantilizzano le altre e quelle che si ritengono madri/padrone del nostro destino. Che femminismo è quello che realizza e soddisfa l’esatto immaginario di pedofili che non vedono l’ora di vedere le donne vestite da lolite? (possibilmente con un livido che fa tanto fashion victim)

Quando esponete le vostre idee in fatto di femminismo quante volte vi è stato detto che siete “giovani” (voi… non potete capire!) anche se avete 50 anni? Quante volte vi è stato detto che siete possedute dal nemico? Quante volte vi è stato detto che siete perfino pazze, fuori di testa? Quante volte vi hanno detto che dovete lasciare che altre decidano per tutte noi? Così vediamo presunte “esperte” di femminismo dettarci dogmi che ci restano attaccati sulla pelle come fango in una giornata di sole. Si impiega un po’ prima di liberarsene. Vediamo quelle che evangelizzano il mondo lasciando intendere che c’è un’unica via per la santità ed è quella che vi mostrano loro.
Il punto è, intendiamoci, che qui non si proclama la giustezza assoluta di queste affermazioni. Quel che si definisce è un fenomeno che va inquadrato per quel che è: come un motore che spinge indietro. E pur nella parzialità dei pensieri di ciascuna la faccenda si rivela quando qualcuna viene da te e ti dice che quelle altre no, non sono davvero libere di scegliere, dunque devono essere affidate a persone “adulte” che sceglieranno per loro. Se non si raggiunge l’assoluta consapevolezza che il confronto, rispettoso, deve avvenire tra diversità e pensieri adulti, seppur differenti, non negando la diversità ma accettandola per la ricchezza che porta, io credo che il femminismo egemone, di questi tempi, piuttosto che essere motivo di progresso diventi un elemento sociale che spinge al regresso. E al regresso, chi vuole andare avanti, risponde senza farsi chiudere in un angolo. Voi andate pure indietro, care. Io vado avanti. Chi viene con me?

—>>>Update: sulla mia bacheca facebook Elettra Deiana risponde al mio quesito. A chi serve un femminismo che infantilizza le done? Lei risponde così: “Serve a occupare la scena, far parlare di sé, esprimere opinabili posizioni personali come verità di cui ci sarebbe assoluto bisogno mentre non ce n è affatto. L’obiettivo è appunto alimentare l’idea che le donne siano affette da minorità psicologica e quindi debbano essere oggetto di protezione. Poi nella realtà le cose sono molto diverse, confuse e contraddittorie come l’epoca che viviamo, segnata dal fantasma del patriarca, dalla libertà femminile ma anche, non di rado, dalla nostalgia femminile per quel patriarca e da forme di autoaddomesticamento femminile per compiacere lo sguardo maschile. Le cose stanno anche così e per questo certe posizioni ci sono e sono veicolate. Io vedo una realtà molto complessa e contraddittoria, se solo guardo un po’ oltre lo stretto giro. Neopatriarcalismi senza patriarcato e femminismi restaurativi – così li chiamo – fanno parte della transizione. Che si alimenti una cultura non conformista sulla materia, si mettano in discussione le cose a partire da un punro di vista diverso rispetto al mantra dominante mi sembra la cosa più positiva che oggi si possa fare. Come fa Eretica con il bel pezzo che condivido. Per il resto siamo nelle mani delle donne, molte fantastiche altre come va il mondo. E il mondo forse ha qualche problema.“

Gender, l'ideologia che non c'è e i fondamentalismi nostrani

  • Lunedì, 22 Dicembre 2014 13:37 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
22 12 2014

Esce un decalogo di autodifesa dalla fantomatica "ideologia del gender" per genitori cattolici, basato su una lettura distorta delle politiche di pari opportunità, degli studi di genere e delle richieste del movimento delle donne. Un pasticciaccio all'italiana che parla della paura di cambiare.

In un mondo che guarda con crescente sconcerto e preoccupazione all’oscurantismo sessista dei militanti dello Stato Islamico, o di altre organizzazioni jihadiste, come il gruppo di Boko Haram, noto per il rapimento di oltre duecento studentesse nigeriane per convertirle all’Islam, sottraendole al negativo influsso dell’istruzione (il nome dell’organizzazione sta proprio a significare “l’educazione occidentale è peccato”), nel suo piccolo anche il nostro paese non si fa mancare la sua dose di fondamentalismo, per quanto, fortunatamente, meno cupa e sanguinaria.

Assistiamo infatti da un certo tempo al consolidarsi di una vera e propria crociata contro un nuovo spettro che si aggira minaccioso per l’Occidente, la temibile e fantomatica “ideologia del Gender”, impegnata a diffondere nella società, e soprattutto tra i suoi più vulnerabili membri, i bambini e le bambine, la scandalosa e sovversiva idea che le diseguaglianze che segnano i vissuti di uomini e donne nel mondonon siano scritte nel nostro DNA, né siano tantomeno il prodottodi un volere divino, censura all’irriverente curiosità di Eva, ma piuttosto il frutto di sedimentazioni sociali e culturali, che hanno portato nel corso del tempo ad attribuire a donne e uomini comportamenti e ruoli sociali diversi e diversamente valorizzati. Una eresia bene espressa dall’aforisma di Simone De Beauvoir “Donne non si nasce, si diventa”.

Inizialmente portata avanti da frange minoritarie e estremiste del vasto arcipelago cattolico, come il coreografico movimento delle Sentinelle, la crociata contro il Gender ha oggi trovato approdo anche sul sito di Famiglia Cristiana, un settimanale solitamente non allineato alle posizioni più estremiste e reazionarie di certo cattolicesimo.

Su una pagina del sito spicca infatti l’annuncio: “Gender a scuola, un decalogo per difendersi”. Seguono dieci comandamenti per “evitare lezioni di genere in classe per i propri figli”, in cui i genitori vengono invitati a considerare con attenzione i piani formativi delle scuole, non tanto per verificare che si contempli il rispetto della differenza, il riconoscimento dell’alterità, il contrasto alla discriminazione, ma piuttosto per accertarsi “che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender”. Si sollecitano pertanto i genitori a diffidare di espressioni minacciose come “educazione all’affettività”, sediziose come “superamento degli stereotipi”, perturbanti come “educazione sessuale” e eversive come “omofobia”, dietro le quali “spesso si nasconde l’indottrinamento del gender”. Agli stessi genitori viene suggerito di farsi eleggere nei consigli di classe, non per passione civica o entusiasmo verso i decreti delegati, ma per poter arginare questa pericolosa deriva morale. Per le stesse ragioni i genitori sono esortati ad un accurato e quotidiano controllo dei contenuti delle lezioni e del diario, così come a vegliare sul rischio che il temuto virus si insinui tra le attività extra-curriculari e i contesti assembleari. Nel caso in cui dall’interrogatorio quotidiano o dal minuzioso scrutinio dei documenti e delle attivitàsi dovessero scorgere le tracce dell’odiosa ideologia, allora, incalza il decalogo: “Date l’allarme!”. Convocate genitori, raccogliete ogni indizio, verificate l’origine della falla, individuate gli infiltrati. E ovviamente verificate quali basi scientifiche garantiscano tale insegnamento (non bastasse già il darwinismo a mettere in testa strane idee ai nostri ragazzi..). Convocate assemblee, mobilitate dirigenti, istituzioni, parlamentari. Se poi gli insegnanti e la scuola perseverano nel peccato e vogliono comunque “costringere i vostri figli a ricevere educazione basata sulla teoria del gender” si potrà ricorrere al Tar e magari anche ad un qualche Ministero, forse anzi se ne potrebbe istituire uno ad hoc, il DDS (Difesa della Differenza Sessuale).

Forse domani scopriremo che questo sconcertante decalogo era solo un test realizzato per mettere alla prova il senso di equità e il rispetto delle differenze da parte dei lettori di Famiglia Cristiana. Se così fosse, tireremo un bel sospiro di sollievo e saremo pronti a congratularci per la coraggiosa iniziativa. Ma in caso contrario, se questo non fosse un test e neppure uno scherzo di cattivo gusto, ma solo una campagna per depotenziare iniziative mirate a contrastare stereotipi e azioni che producono destini diversi e diverse opportunità sulla base di corpi diversamente sessuati, dovremo allora prendere coscienza del fatto che ignoranza, pregiudizio e oscurantismo non albergano solo tra le fila dei combattenti islamici che guardiamo con preoccupazione e orrore dai nostri schermi, ma sono fantasmi recidivi, che si annidano tra le pieghe e le contraddizioni del nostro provincialissimo paese, alimentati dalle nostre ossessioni e paure inconsce. Per questo forse sì sarebbe il tempo di dare l’allarme!

Articolo già pubblicato sull'Adige il 2 dicembre

 

Se il corpo del potere è solo un artificio

Fare del proprio corpo e della bellezza una vera propria arma della politica e del potere è oggetto non solo di dibattito politico tra donne, ma diventa uno strumento di politiche e di governance, come mostra il governo Renzi. Che, come Berlusconi, le usa, ma in una forma desessualizzata moderata e tranquillizzante, nota Dominínjanni. Perché anche il genere, nella presunta libertà performativa del neoliberalismo, è un trucco. Da smascherare.
Bia Sarasini, Il Manifesto ...

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