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Il Fatto Quotidiano
04 09 2014

L’assistente sessuale è un’attività che in Paesi come Germania, Olanda, Danimarca, Austria, Svizzera esiste già da tempo. Un’inchiesta di Repubblica mette in luce una problematica che per anni è esistita e che oggi, forse, trova risoluzione anche nel nostro Paese. ”Vivere la propria sessualità è un’esigenza naturale e giusta e vale per chiunque: disabili e non. È per questa ragione che chi vive con un handicap, sia esso fisico o psichico, deve poter rivolgersi a un assistente sessuale che lo aiuti a esprimere questo bisogno, accompagnandolo nella scoperta della propria intimità e nel caso di impossibilità, sostituendosi a lui nella masturbazione”.

Lorenzo Fumagalli lavora in Svizzera, dove da diversi anni ed è un assistente sessuale. “Quello che faccio con chi mi contatta - spiega Lorenzo – è iniziare un percorso che coinvolge non solo loro, ma anche chi li assiste ogni giorno”. La prestazione ha un costo di circa 100 euro. ”Ricevo molte richieste dal nostro Paese ma alla fine molti disdicono per le difficoltà legate agli spostamenti. Ecco perché è utile che anche da noi si affronti questo tema e si arrivi a una soluzione concreta”.
In Italia è stato compiuto recentemente un primo passo: la proposta di un disegno di legge che ha avuto come primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice del Pd.

Ileana Argentin, deputata Pd e attivista per la battaglia dei diritti dei disabili dichiara: “Credo sia necessario garantire la possibilità di esprimere se stessi a 360 gradi e la sessualità fa parte della personalità di ognuno. Un operatore che agisce sulla sfera sessuale garantisce la piena espressione del soggetto con handicap, che altrimenti non avrebbe altro modo per farlo”.

Allo stato attuale molte famiglie vengono lasciate sole e non esiste nessuna forma di supporto psicologico. ”Quello della sessualità – prosegue la parlamentare democratica – è un argomento che va rilanciato, perché abbatte una barriera culturale ed è necessario per garantire l’autonomia e la piena integrazione del soggetto disabile”.

Riflettendo sull’argomento ho pensato alla scena del film Quasi amici dove il protagonista rimasto paralizzato dal collo in giù per un incidente, si eccita grazie ad un massaggio alle orecchie. Scopro che la capacità di scoprire nuovi modi di raggiungere il piacere sessuale, oltre i limiti imposti della disabilità è denominata “sexability“. A Toronto la sexability è promossa all’interno di istituti specializzati come The Anne Johnston Healt Station e fa parte della riabilitazione dei pazienti che hanno subito danni permanenti. Negli Stati Uniti il sex counselor è una figura riconosciuta dall’Aasect (American association of sexuality educators counselors and therapist), e il suo compito è proprio quello di sviluppare le potenzialità nascoste del paziente.

In Italia questa figura ancora non è riconosciuta legalmente, ma esistono dei corsi che prenderanno il via in autunno a Bologna e Firenze. Tra i promotori dell’iniziativa Maximiliano Ulivieri ideatore di loveability.it e di altri siti che affrontano le problematiche legate alla disabilità, e lo psicologo Fabrizio Quattrini. Il corso, nel quale si cercherà di approfondire anche la sfera emozionale, sarà tenuto da sessuologi, psicologi e medici, con la collaborazione di professionisti che già svolgono questa attività all’estero. Non è assolutamente previsto un inserimento nel sistema sanitario nazionale, né l’iscrizione ad un albo o il riconoscimento della professione dell’assistente sessuale quale attività specifica. Un primo passo per sconfiggere pudori e pregiudizi, un primo passo per sfidare tabù profondi e tutte quelle problematiche che si rifanno all’etica e alla morale. Il sesso è un diritto di tutti.

Elisa D'Ospina

Lo scontro culturale sulla procreazione medicalmente assistita è stato centrale nella politica dell'ultimo decennio: pronunciandosi sulla legge 40 si affronta il punto nodale del rapporto fra la realtà biologica e la realtà psichica, cioè dell'identità umana. La mentalità cattolica da una parte afferma il dovere di rispettare la "naturalità" del biologico, assimilato al sacro; dall'altra, con l'opposizione all'eterologa pensa di difendere l'identità della famiglia. ...

Quelle sveltine a metà tra pietà e necrofilia

  • Giovedì, 28 Agosto 2014 07:45 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Eleonora Degano, Pagina99
23 agosto 2014

Russ e Lina Bowman sono sposati da molti anni, Vivono in una bella casa, hanno tre figlie piccole, un bel pesce siamese combattente nella boccia e non fanno più sesso. A parte qualche sveltina che si colloca "a metà tra la pietà e la necrofilia", dopo la quale lei lo rimprovera di non essere stato veloce abbastanza. ...

Faccio tutto, ma niente sesso

  • Mercoledì, 23 Luglio 2014 11:27 ,
  • Pubblicato in Dossier
Gabriele Catania, Pagina 99
19 luglio 2014

L'1% dei britannici è asessuale. Nessuno di loro si è mai sentito davvero attratto sessualmente e il desiderio pare spento. [...] Quello dell'asessualità è un tema ancora poco conosciuto, ...

La Repubblica
16 07 2014

URBINO - "Immaginate cosa può voler dire, per uno studente o una studentessa che sta cambiando sesso, dover giustificare prima di ogni esame un aspetto esteriore che non è correlato al dato anagrafico". La professoressa Laura Chiarentini è la delegata rettorale alle Pari opportunità dell'Università di Urbino. Anche grazie a lei l'ateneo ha approvato il doppio libretto universitario per gli studenti in attesa di cambiare sesso. Persone che da oggi hanno diritto ad avere un'identità "Alias", per le attività quotidiane, senza la burocrazia che invade la propria sfera privata.

Tutelare la privacy. L'esigenza è soprattutto quella di tutelare la privacy. Non ci sarà più bisogno di giustificare prima di un esame la differenza tra l'aspetto esteriore e i dati riportati nel documento, come la foto identificativa diversa o il genere. Un problema che non sorge solo davanti al prof: il libretto universitario può servire anche per mangiare in mensa, andare in biblioteca, riscuotere una borsa di studio.

L'identità "Alias". In questo modo gli studenti possono condurre più serenamente la vita universitaria senza dover giustificare in pubblico le proprie scelte. L'identità "Alias" potrà essere utilizzata per diverse attività quotidiane, mentre tutta la documentazione amministrativa resterà immutata fino alla definitiva sentenza del tribunale. Alcune procedure, però, non potranno essere espletate lo stesso: l'Erasmus, il trasferimento di sese, la proclamazione di Laurea, il titolo di dottorato.

"In Italia legge arretrata". "Non voglio parlare di quanti casi abbiamo avuto - puntualizza Chiarentini - fossero uno, dieci o nessuno per noi non ci sarebbe nessuna differenza. La priorità dell'Ateneo, sensibile su questi temi, è contribuire al rispetto della privacy per gli studenti. La legge italiana per la riattribuzione di genere è del 1982: assolutamente superata. Ad esempio non permette a un soggetto di cambiare lo stato anagrafico finché non è stato completato l'iter del cambio di sesso. Sollevare queste persone dalla burocrazia era doveroso da parte nostra".

I precedenti. Padova nel 2013, Napoli addirittura nel 2010. Anche altri atenei hanno concesso il doppio libretto agli studenti transgender: dalla città partenopea a Torino fino a Bologna e al Veneto. E adesso, l'ateneo della città ducale.

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