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27ora
22 10 2014

Il contrario dell’amore. L’ossessione nei confronti di una persona è il contrario dell’amore ed è per questo che Sabrina Rondinelli, 42 anni, ha scelto di intitolare così il suo romanzo appena uscito per Indiana Editore: una storia di stalking.
A dominare tutto il racconto (tratto da una storia personale) di Sabrina è proprio la paura. La paura che attanaglia Eva, la protagonista, nell’uscire di casa, nell’andare a fare la spesa, nell’accendere il cellulare, nell’usare i social network.
Il contatto virtuale, in chat o messaggini, permette un’ossessione costante, sfibrante, ed è una delle forme più diffuse in quello che, va ricordato, è un reato punibile con pene fino a cinque anni di reclusione. La storia che racconta Sabrina è quella di una ragazza madre che resta intrappolata proprio in una storia nata da internet. Il resto è paura.

Qualche cifra, fornita nel luglio scorso dal Ministero della Giustizia (Stalking. Indagine statistica attraverso la lettura dei fascicoli dei procedimenti definiti con sentenze di primo grado, a cura della Direzione generale di statistica del Ministero): il 91,1% dei reati di stalking è commesso da maschi, l’età media dell’autore è di 42 anni contro i 38 della vittima e quasi un terzo degli stalker è disoccupato o ha lavoro saltuario. Nel 33,2% dei casi, vittima e autore hanno figli in comune e il movente più ricorrente che spinge l’imputato alle pressioni è quello di ricomporre il rapporto (30,4%), seguito dalla “gelosia” (11,1%) e dall’ossessione sessuale o psicologica (3,3%).

Ma come viene percepito questo fenomeno dai giovanissimi? Questo video, (realizzato lo scorso anno scolastico) nato dal Progetto Alice con il laboratorio «Mai più violenza» che ha coinvolto 35 studenti e studentesse del Liceo Minghetti di Bologna, lo dimostra molto bene. Specie nella conclusione, che si richiama al libro di Sabrina: «Questo non è amore, questo è possesso».

L’ANTICIPAZIONE: Il contrario dell’amore, di Sabrina Rondinelli

…Avevo l’angoscia che mi batteva nel cuore a cento all’ora, quando sono uscita dal lavoro, il lunedì dopo l’Ikea. Me lo aspettavo, di trovarmelo davanti da un momento all’altro. I miei occhi lo cercavano dappertutto, mi guardavo intorno, a destra, a sinistra, dietro, forse mi stava già seguendo, tanto lo sapevo che veniva a beccarmi.

Tenevo le orecchie tese: aspettavo di sentire i suoi passi dietro di me, quelle scarpe cigolanti da vecchio, mi sentivo addosso la sua ombra, mi sembrava di sentire il suo odore pungente di pino silvestre, mi aspettavo di vederlo dopo ogni angolo: nel riflesso delle vetrine, in mezzo alla gente per la strada, sopra il ponte dove l’avevo visto la prima volta che mi aveva seguita, me l’aspettavo, la sua mano rabbiosa che mi prendeva da dietro le spalle e mi costringeva a girarmi.
Ho camminato svelta fino alla fermata della metropolitana, sono scesa ad aspettare il treno sulla banchina, seduta, rannicchiata, più nascosta che potevo, con la bocca asciutta: non vedevo l’ora di arrivare a casa, guardavo l’orologio sul cartellone luminoso, contavo i minuti, i secondi, senza neanche più pregare: tanto l’avevo già capito che Dio se ne fregava altamente dei miei problemi.

Avevo pensato tutta la notte, fino a spremermi il cervello: come potevo fare, per uscire da quell’incubo, se dovevo dirlo a Sergio. Potevo chiedergli se veniva lui, a prendermi al lavoro. E però non volevo metterlo nei casini: avevo paura che poi scoppiava una bomba, che veramente quel bastardo lo poteva insultare o picchiare, o non so che altro: cioè, io davvero non lo sapevo fino a che punto poteva arrivare. E che cosa gli potevo dire a Sergio? Che ero andata a letto quattro o cinque volte con uno squilibrato conosciuto in chat che adesso non mi voleva più lasciare in pace? E come glielo spiegavo che avevamo continuato a sentirci, ma che io lo avevo fatto soltanto per tenerlo buono, mica per malizia: perché avevo paura che mi poteva fare del male?
E se Sergio non mi credeva? O si spaventava? Cioè gli uomini si spaventano se gli dici ti amo, figuriamoci se gli dici che c’è uno che gli vuole spaccare la faccia. E dopo mi mollava, me lo sentivo che mi lasciava: e io rimanevo di nuovo da sola senza nessuno. Avevo pensato che potevo provare a dirlo a mio padre, però neanche lui poteva difendermi: cioè, mio padre ti fa ridere, se lo vedi, tra un po’ pesa più Nina di lui, soffre pure di cuore: ci mancava solo che gli veniva un infarto.
Mio fratello era ancora giù al paese a lavorare in cantiere.
Dovevo salvarmi da sola.

In fondo, ero stata io a mettermi in quella situazione. Lunedì sono tornata a casa sana e salva, ma tanto lo sapevo che non la passavo liscia ancora per molto: infatti non mi sono stupita quando l’ho visto, due sere dopo.
Era seduto a un tavolino fuori dal bar dove andiamo a mangiare il panino a pranzo, qualche volta: proprio davanti al salone sul marciapiede di fronte. L’ho visto appena sono uscita dal negozio, nella luce del sole che tramontava, e ho pensato: meno male che c’è ancora la luce.
Lui ha spento in fretta la sigaretta nel portacenere ed è scattato in piedi come una molla.
Invece di proseguire dritta per la mia strada, l’ho attraversata e gli sono andata incontro.
Tanto era inutile fare finta di niente: era me che era venuto a cercare.

«Camminiamo?» mi ha detto, senza salutarmi. Ma non era una domanda. Ho fatto di sì con la testa e ci siamo avviati lungo il fiume, fianco a fianco: lui con le mani in tasca, e io che camminavo in equilibrio come sopra ai gusci delle uova. Dovevo stare attenta, molto attenta alle parole che dicevo, a non perdere la calma, a dove stavamo andando: non dovevamo finire in zone troppo isolate.

Dovevo sembrare forte.

 

Stalking, il bilancio del Viminale: reati in calo

  • Venerdì, 08 Agosto 2014 08:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Messaggero
08 08 2014

Calano gli omicidi di donne, calano i reati di stalking, diminuiscono tutti quei delitti connessi al femminicidio: lesioni dolose, percosse, minacce, violenze sessuali. Ad un anno dall'approvazione delle legge, i dati dicono che le cose vanno meglio anche se il numero di donne uccise resta elevato: 144 dal 14 agosto dell'anno scorso al 31 luglio di quest'anno contro le 152 dello stesso periodo precedente. Significa comunque 12 al mese.

"I numeri sono molto importanti perché significa che abbiamo invertito la tendenza e che gli strumenti approvati, dal reato di stalking alle norme sugli omicidi femminili, stanno funzionando. Ma il calo non può farci dimenticare il numero altissimo di donne uccise aggiunge il ministro dell'Interno Angelino Alfano - Ecco perché dobbiamo fare di più e meglio ed ecco perché abbiamo messo la violenza di genere tra le priorità del semestre di presidenza italiana dell'Ue". ...

Carcere cancellato dopo lo stalking. Con il nuovo decreto per il risarcimento dei detenuti, operativo dal 28 giugno, non "può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sara superiore a tre anni". Dura la reazione dei magistrati dell'Anm ...

Il Fatto Quotidiano
03 07 2014

Risposte efficaci per le donne vittime di minacce e violenze? Indietro tutta! Il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 26 giugno 2014 n 92 che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking (ma anche di furti in abitazione, piccole rapine, e ullallà, corruzione o illecito finanziamento ai partiti). E’ possibile leggere un commento al decreto sul sito Penale Contemporaneo. La norma sarà estesa automaticamente ai pluri-recidivi e a tutti quelli a rischio di reiterazione del reato senza alcuna valutazione del tribunale di sorveglianza. Insomma sarà applicabile anche alle situazioni con maggior pericolosità.

Non bastava la sorpresa del riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni che devolverà esigui fondi per le attività dei centri antiviolenza storici e delle Case Rifugio (quelle poche che ci sono); il decreto legge del 26 giugno penalizzerà soprattutto le donne vittime di violenza familiare e stalking, maggiormente esposte al pericolo per la natura del reato. Lo sgomento tra le operatrici dei centri è tanto, e non si comprende se un siffatto decreto sia frutto di disattenzione o cinismo.

L’anno scorso il Governo Letta emanò il cosiddetto decreto legge sul femminicidio, molto criticato dai centri antiviolenza, che mancava poco mandasse in carcere l’autore di maltrattamenti anche su denuncia del vicino di casa. A distanza di un anno il Governo Renzi fa un decreto pericoloso che mina le misure cautelari a tutela alle vittime di violenza.

Potremmo rassicurare le donne se nel nostro Paese ci fossero le 5700 Case Rifugio previste dalla direttive europee, per ospitalità e protezione, invece ce ne sono solo 500, e molte sono a rischio di chiusura. Sappiamo da qualche giorno che l’entità dei finanziamenti che arriveranno non saranno sufficienti per l’affitto e le utenze di un anno.

Chi ha voluto questo decreto è fortunato: non deve guardare in faccia le donne come accade a noi, quando sono angosciate per le minacce che ricevono.

Io li condannerei al volontariato nei centri antiviolenza, glielo spieghino loro alle donne che chiedono aiuto.

Nadia Somma

Il Fatto Quotidiano
29 06 2014

Un progetto dell'associazione Salvamamme. All'interno del bagaglio abbigliamento, una nuova sim per il telefono, un rifugio provvisorio e tranquillo, consigli legali e supporto psicologico offerti gratuitamente da professionisti e volontari, tra cui anche poliziotti in pensione. L'attrice Barbara De Rossi: "Trovo che le modifiche apportate alla legge nell'agosto 2013 sullo stalking e sulla violenza contro le donne, non siano ancora sufficienti"

di Angela Cotticelli 

Un trolley con abiti e beni di prima necessità per dare un aiuto concreto alle donne vittime di stalking e violenza. La “Valigia di Salvataggio” è un progetto che Salvamamme sta costruendo giorno per giorno, attraverso l’ampliamento della rete di associazioni che operano sul tema a livello nazionale e il coinvolgimento di sponsor per “riempire” la valigia, che a tutti gli effetti rappresenta un vero e proprio piano di emergenza.

“Le donne che fuggono da un uomo violento, raramente hanno il tempo di organizzare un piccolo bagaglio. Fuggono senza rifletterci su, spinte dalla paura e dalla disperazione – spiega al fattoquotidiano.it Grazia Passeri, presidente di Salvamamme – . Purtroppo talvolta capita che queste donne, una volta fuggite, si sentano ancora più sole e smarrite e, in attesa di entrare in un programma di protezione, anche ottimo, da parte delle associazioni competenti, facciano ritorno alla casa dalla quale erano scappate, dove ad attenderle c’è lo stesso uomo violento che avevano lasciato, ancora più incattivito da quel gesto”.

All’interno del bagaglio, suddiviso per taglie e per stagioni, oltre a un pigiama, pantofole, slip, lima per unghie e sapone, sono presenti due cambi, l’uno casual con jeans e maglietta, l’altro più formale. Inoltre una nuova sim per il telefono, un rifugio provvisorio e tranquillo, consigli legali e supporto psicologico offerti gratuitamente da professionisti e volontari, tra cui anche poliziotti in pensione.

“Salvamamme vuole evitare che queste donne coraggiose tornino sui propri passi, rientrando in una casa dove per il momento non possono che trovare dolore e violenza – continua Passeri -. Noi vogliamo offrire loro, per le prime critiche 120 ore, un rifugio sicuro”. Il progetto è stato presentato, giovedì 26 giugno, alla Camera dei Deputati, con il patrocinio delle più alte istituzioni.

Nel corso del convegno è stato proiettato lo spot contro la violenza sulle donne di Michela Pellegrini “Provaci con me!”, realizzato dalla Federazione Pugilistica Italiana con Factotum Art per Salvamamme, che ha visto la partecipazione di Paola Ferrari, Fioretta Mari, Veronica Maya, Linda D, Patrizia Spagnoli ed alcune delle campionesse azzurre di boxe.

Nel video una donna, vittima di violenza si trova al sicuro in una stanza d’albergo e si prepara per uscire cercando di coprire i segni dei maltrattamenti subiti. Una volta in strada però s’imbatte nell’uomo violento, ma lo affronta in abito da sera e guantoni. E poi il pay off: “Provaci con me!”. Alla protagonista si uniscono le testimonial e le atlete della Federazione Pugilistica Italiana, tutte munite di guantoni.

“Trovo che le modifiche apportate alla legge nell’agosto 2013 sullo stalking e sulla violenza contro le donne, non siano ancora sufficienti. Ritengo – dice Barbara De Rossi, conduttrice del programma Rai “Amore Criminale” - ci sia bisogno di grande attenzione, di rimettere le mani sulle leggi, di creare dei supporti per le donne che spesso non hanno un’indipendenza economica e non hanno perciò la possibilità di scappare. La ‘Valigia di Salvataggio’ permette di uscire da situazioni che molto spesso portano ad epiloghi drammatici. È un aiuto concreto e i guantoni dello spot sono un segno di lotta, qualcosa che ha a che fare con il ritrovare la volontà di combattere”.

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