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La Repubblica
19 08 2013

L'uomo, un 23enne paziente di un ospedale psichiatrico, è entrato nel municipio della città bavarese, barricandosi con tre dipendenti del Comune. Si era pensato in un primo momento a un atto politico, visto che la Merkel è attesa oggi in città: comizio annullato. Rilasciato il vicesindaco.
 
BERLINO - Un uomo di 23 anni, scappato da una clinica psichiatrica, ha preso tre persone in ostaggio nel municipio di Ingolstadt, città bavarese nel sud della Germania. Secondo la polizia avrebbe un'arma da fuoco, anche se non è ancora chiaro se questa sia carica. L'uomo - che ha problemi psichiatrici - aveva subito una condanna per stalking nei confronti di una dipendente del Comune: non è chiaro se la donna sia tra gli ostaggi. 208 agendi stanno circondando lo stabile. E' stato rilasciato il vicesindaco Sepp Misslbeck.
Tra i motivi del sequestro ci sarebbe la richiesta di revocare il divieto di accesso in municipio per il sequestratore, il cui atto non avrebbe invece alcun legame con il fatto che oggi a Ingolstadt era previsto per le 17 un comizio elettorale, subito annullato, di Angela Merkel e del governatore della Baviera, Horst Seehofer.

Un portavoce della polizia ha riferito che gli ostaggi sono tutti dipendenti del Comune e sono rinchiusi in una stanza al secondo piano del municipio della città vecchia. L'uomo sarebbe entrato nel municipio alle 9. Il 23enne era stato condannato alla fine di luglio a una pena di un anno e otto mesi con la condizionale per stalking.

"Definirlo uno stalker mi pare una minimizzazione", ha spiegato il sindaco, Alfred Lehmann (che non si trovava nello stabile), precisando che l'uomo ha "un casellario giudiziario abbastanza lungo con reati che vanno al di là dello stalking".
Ingolstadt (mappa) è una città di 125mila abitanti in Alta Baviera, nota soprattutto come sede dell'industria automobilistica Audi. La sede più antica del Comune, una delle due di Ingolstadt, risale al XIV secolo ed è stata poi ampliata nel XIX. Ospita l'ufficio del sindaco e il centro di informazioni turistiche della città, oltre ad altri dipartimenti amministrativi.

Il Senato cancella l'arresto per stalking (La Repubblica)

  • Martedì, 30 Luglio 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Nel giorno in cui un'altra donna è stata massacrata, invece di nuovi provvedimenti in loro difesa, sulle italiane arriva una nuova doccia fredda: gli stalker rischiano infatti di non scontare più la custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. ...
Il Fatto Quotidiano
18 07 2013

Un italiano su cinque è vittima di molestie insistenti, uno stalker su tre è recidivo e anche dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons).

La ricerca, condotta su un campione di 9.600 persone dai 17 agli 80 anni, indica che il 70% delle vittime è costituito da donne e il 30% da uomini. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o ex partner, nel 5% un familiare, nel 15% un collega o compagno di studi, e nel 25% un vicino di casa. E’ recidivo nel 30% dei casi.

A preoccupare di più è il “numero oscuro” celato dietro ai dati ufficiali: “La maggior parte delle vittime – spiega l’Ons – non denuncia lo stalking, considerando quest’atto come qualcosa di simile al firmare la propria condanna a morte”.
“Questa convinzione – rimarca l’Osservatorio – è dovuta a una generalizzata sfiducia verso le autorità (molti omicidi sono avvenuti dopo diverse denunce) e alla consapevolezza che lo stalker sia spinto a perseguitare da un profondo disagio psicologico, che la coercizione può solo peggiorare, se non affiancata a un percorso di risocializzazione e sostegno psicologico”.

Un altro dato va rilevato: l’Osservatorio nazionale stalking ha registrato una flessione del 25% nelle richieste d’aiuto. In concomitanza con questo ‘trend’, “sono diminuite drasticamente anche le denunce per stalking” e le persone che hanno contattato l’Ons hanno dichiarato di non avere intenzione di denunciare il persecutore.

Le motivazioni che le vittime adducono per la mancata denuncia sono di tre tipi: “La sfiducia verso le autorità (nessuna garanzia di sicurezza o protezione dopo la denuncia), la paura di peggiorare la situazione persecutoria e il fatto di voler aiutare il presunto autore senza farlo condannare, dato nel 90% circa è un conoscente o un familiare”.

Gli ultimi casi di cronaca mostrano come uno stalker su tre, dopo la denuncia e talvolta dopo la condanna, continua a perseguitare la vittima, sovente con maggiore intensità, violenza e frequenza.

Dal 2007, l’Osservatorio nazionale stalking, associazione di volontariato che opera su Roma e in diversi centri sul territorio nazionale, ha istituito il Centro presunti autori, il cui obiettivo è quello di segnalare a tutte le persone che mettono in pratica atti persecutori la possibilità di uscire dalla condizione di stalker grazie a una presa di coscienza del problema e a un supporto psicologico specializzato coordinato da esperti. Il percorso è gratuito, e 250 stalker sono già stati risocializzati lasciando intravedere alle proprie vittime la speranza di vivere una vita normale. Il 40% degli stalker ha raggiunto un completo contenimento degli atti persecutori, mentre nel 25% dei casi si è verificata una significativa diminuzione dell’attività vessatoria, della recidiva, e la prevenzione degli atti più gravi.

Dall’inchiesta dell’Osservatorio nazionale sullo stalking emerge anche che il 20% degli stalker soffre di un disturbo di personalità, mentre solo il 5% accusa una psicopatologia grave, con totale perdita di contatto con la realtà. Il 70% presenta una rigidità nelle relazioni, che si traduce in una difficoltà di gestione delle relazioni interpersonali. Spesso sono soggetti insospettabili, che mantengono un buon contatto con la realtà ma in realtà sono dei manipolatori e bugiardi patologici. La violenza psicologica che attuano ai danni della vittima inizia in tempi insospettabili e sfocia nello stalking nel momento in cui quest’ultima decide di abbandonare la relazione.

Il 20% degli omicidi ha avuto come prologo atti di stalking. Ma non solo. Da una ricerca di tipo epidemiologico condotta a livello nazionale, che ha previsto per ogni regione un totale rappresentativo di 600 interviste su un campione composto al 50% da uomini e al 50% da donne (dai 18 ai 70 anni), risulta che l’incidenza dello stalking in Italia è altissima (circa il 20% della popolazione ha subito atti persecutori), e costituisce un allarme sociale.

L’Osservatorio nazionale stalking sottolinea la necessità di un percorso di “accompagnamento delle persone coinvolte in atti persecutori nel difficile percorso della separazione e dell’emancipazione affettiva”. Per l’Ons, “la prevenzione e un percorso di risocializzazione orientato al presunto autore sono necessari. In mancanza di queste premesse, il fenomeno dello stalking continuerà a crescere in violenza e intensità”.

Corriere della Sera
17 07 2013

Era stato più volte denunciato per stalking dalla ex moglie Pasquale Iacovone, il padre dei due bambini morti carbonizzati questa mattina in un incendio a Ono San Pietro (BS), in Vallecamonica.

I due erano separati da quattro anni e la donna aveva chiesto che gli fosse tolta la potestà genitoriale. Una situazione che aveva reso più tesi i rapporti tra Iacovone e l'ex moglie.

«TE LI AMMAZZO» - Quello che è certo è che sotto c'è una storia agghiacciante fatta di continue minacce. Raccolte in oltre 10 querele. Tante sono quelle che Enrica Patti, la madre dei piccoli Davide e Andrea Iacovone, ha presentato dal 2010 a oggi.

In una di queste, del 2 luglio 2012, come spiega l'avvocato della donna Pier Luigi Milani, «lui disse: "ammazzo te e tua madre. L'unico modo per farti del male...e mi porto via i bambini 15 giorni e te li ammazzo». Per l'avvocato si trattava di «uno stillicidio». Il padre dei bambini, Pasquale, «era ossessionato dall'idea di fargliela pagare, non accettava di essere stato lasciato. La insultava, anche davanti ai bambini. E anche in pubblico diceva frasi del tipo "ti spacco la testa"».

REVOCARE PATRIA POTESTA' - Una volta, poi, «aveva mostrato un grosso coltello da cucina al figlio più grande, dicendo che l'avrebbe usato per uccidere la mamma. Così poi avrebbe avuto la mamma al cimitero e il papà in prigione».

E i piccoli risentivano di queste pesanti accuse. A scuola, sempre secondo quanto racconta l'avvocato Milani, i bimbi «erano irascibili, irrequieti, e non rendevano». Tanto che «i servizi sociali - spiega - avevano avviato un provvedimento per revocare a Pasquale la patria potestà, anche contro il parere della signora Patti, che temeva un ulteriore inasprimento dei rapporti».

E proprio la mattina di lunedì 15 luglio a Iacovone «era arrivato il decreto di citazione per il processo penale per stalking per il 22 ottobre prossimo».
 
USTIONATO - Da tre anni l'uomo, che faceva lavori come imbianchino e muratore, viveva in affitto nell'appartamento andato a fuoco: i Vigili hanno dovuto lavorare molto per spegnere l'incendio. Iacovone, invece, è stato estratto ancora vivo dalle fiamme grazie all'aiuto del proprietario di casa accorso sul posto. Il padre dei due bambini presentava ustioni su oltre l'85 per cento del corpo ed è stato trasferito di corsa in ospedale. Sul posto sono intervenuti anche il nucleo investigativo dei Carabinieri, la scientifica e il pubblico ministero, Eliana Dolce. È stato aperto un fascicolo per duplice omicidio a carico di ignoti.
 
LA DINAMICA - Sono le ore 10 di martedì 16 luglio quando un'esplosione distrugge un appartamento di Ono San Pietro (Vallecamonica) e provoca la morte di due fratellini, uno di 9 anni (Davide) e l'altro di 12 (Andrea).

Il padre, che ha circa 40 anni, è stato portato prima all'ospedale di Esine e poi trasferito al Centro grandi ustionati di Padova.

Un dramma che si inserisce in una situazione familiare estremamente delicata con la madre, Enrica Patti, separata e i figli contesi.

L'incendio, al piano terra di una palazzina di tre piani, ha distrutto la camera da letto: i corpi dei bimbi, carbonizzati, erano nella camera da letto.

"Ora che mia figlia è morta siete venuti tutti. Ma per due anni no, per due anni di denunce no. E ora mia figlia è morta. L'avete tutti sulla coscienza. Questa non è giustizia, lui avrebbero dovuto rinchiuderlo". La madre di Rosi Bonanno, davanti alla sua abitazione di via Occhiuta, ha sfogato così la sua rabbia, spiegando che la separazione tra i due era avvenuta proprio "perchè mia figlia era in pericolo". ...

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