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Repubblica.it
26 12 2012

Un'altra defezione nel regime siriano. Il capo della polizia militare, generale Abdulaziz al-Shalal, ha lasciato i ranghi dell'esercito per unirsi ai ribelli, accusando il presidente Bashar al-Assad di aver usato le armi chimiche in un attacco nella regione di Homs alla vigilia di Natale. Lo scrive il 'Times', rilanciando un 
video registrato nella zona al confine turco-siriano in cui si vede il generale, ancora in divisa, che spiega la sua decisione. 

"Sono il generale Abdulaziz al-Shalal, capo della polizia militare in Siria", dice l'ufficiale nel video. "Dichiaro la mia defezione dall'esercito del regime perché ha abbandonato la sua missione fondamentale che è quella di proteggere il Paese e si è trasformato in una banda che semina morte, distrugge città e villaggi, e commette massacri ai danni del nostro popolo innocente che chiede liberta". Il militare, il più alto in rango ad aver finora abbandonato il regime, spiega che aveva in animo da tempo di compiere il passo, ma che attendeva il momento giusto. Nel video aggiunge che molti altri ufficiali siriani sono nelle sue condizioni. A luglio, aveva disertato il generale di brigata, Manaf Tlas, ufficiale della Guardia Repubblicana, uomo del circolo ristretto attorno ad Assad. E all'inizio di agosto aveva abbandonato il suo incarico l'allora premier, Riad Hijab, la cui defezione è stata la più importante da quando è cominciata la rivolta in Siria.

In un bombardamento ad al-Qahtania, nella provincia di Raqqa, nel nord della Siria vicino al confine turco, ha causato la morte di almeno 17 bambini. A riferirlo sono stati gli attivisti che hanno postato un video dei resti delle vittime. In sottofondo si sente il pianto dei parenti. Non è chiaro quando sia avvenuto l'attacco. "Tanto per essere chiari in quella zona non ci sono jihadisti del fronte al-Nusra o altri gruppi di guerriglieri organizzati. Le vittime sono solo contadini", ha detto Abdel Rahman dell'Osservatorio dei diritti umani. Solo nella giornata sono state uccise 84 prsone, ma è un bilancio parziale, tra queste 21 sono bambini, 17 dei quali nel massacro di al-Qahtania.

Dall'inizio della rivolta contro Bashar al-Assad, nel marzo 2011 sono più di 45mila i morti accertati in Siria. L'Osservatorio siriano per i diritti umani, Ong vicina all'opposizione con sede a Londra, ha aggiornato il suo conteggio a 45.048 vittime, ma il suo direttore  Rami Abdel Rahman ha avvertito che il numero effettivo potrebbe essere molto più alto, addirittura "fino a 100mila". Tra loro anche i tantissimi detenuti di cui non si sa più nulla e le perdite di cui il regime e i ribelli non danno notizia. L'Osservatorio ha fatto sapere che solo nell'ultima settimana in Siria sono state uccise più di mille persone. Nel totale di 45 mila rientrano 31.544 civili, 1.511 disertori passati con i ribelli, 11.217 soldati del regime e 776 persone di cui deve essere ancora accertata l'identità. L'Osservatorio conteggia tra i civili anche quanti hanno imbracciato le armi al fianco dei disertori e non tiene conto dei miliziani pro-regime e dei guerriglieri stranieri unitisi ai ribelli.

Nel tentativo di far entrare in vigore il piano internazionale per risolvere la crisi siriana l'inviato dell'Onu e della Lega Araba Lakhdar brahimi resterà a Damasco fino a domenica prossima. I principali gruppi di opposizione siriana ha già detto che bocceranno qualsiasi piano che preveda la permanenza al suo posto del regime di Bashar Al Assad.

Benedetto XVI questo Natale ha ripetuto due volte il suo accorato appello e ha chiesto di pregare "perché anche in Siria si affermi la pace". "La pace - ha invocato il Papa - germogli per la popolazione siriana, profondamente ferita e divisa da un conflitto che non risparmia neanche gli inermi e miete vittime innocenti". "Ancora una volta - ha scandito - faccio appello perché cessi lo spargimento di sangue, si facilitino i soccorsi ai profughi e agli sfollati e, tramite il dialogo, si persegua una soluzione politica al conflitto".

Obama: fermare la vendita di armi d'assalto

  • Mercoledì, 19 Dicembre 2012 09:40 ,
  • Pubblicato in Flash news
Rassegna.it
19 12 2012

La Casa Bianca dopo la strage di Newtown: "sosteniamo con forza" il ripristino della messa al bando per le armi d'assalto. Sì a qualunque stretta sulla vendita. Il fondo di investimento Cerberus, uno dei maggiori al mondo, esce dalle fabbriche di armi.
Il presidente Barack Obama sostiene "con forza" il ripristino della messa al bando per le armi d'assalto e appoggerà nuove leggi in materia. Lo ha annunciato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ieri sera (18 dicembre) durante il briefing alla stampa. E' quanto rirferisce l'Adnkronos. L'amministrazione ha inoltre annunciato che sarà favorevole a "qualunque stretta" sulla vendita di armi, dopo la strage di Newtown.

Il fondo di private equity Cerberus Capital Management, uno dei più grandi del mondo, ha annunciato la vendita della sua quota di partecipazione nel gruppo produttore di armi Freedom Group, a seguito della tragedia consumatasi la scorsa settimana a Newtown, in Connecticut.

Freedom Group, sigla nata dalla fusione, sotto la regia di Cerberus, di più aziende produttrici di armi, comprende anche la Bushmaster, produttrice del fucile usato da Adam Lanza per compiere la strage nella scuola Sandy Hook.
In una nota, Cerberus ha fatto riferimento al dibattito sul controllo delle armi riaccesosi in America dopo la strage di Newtown e alla volonta' di non essere coinvolti in discussioni di carattere politico, nell'interesse dei suoi investitori. Secondo quanto riferiscono alcuni media Usa, la decisione di Cerberus e' giunta dopo le pressioni di uno dei maggiori investitori del fondo, la Calstrs, il fondo pensione degli insegnanti statali della California.

Ridurre la genesi dell'attentato alla mentalità disturbata dell'attentatore equivarrebbe ad ignorare uno degli elementi tipici dello scenario morale americano.
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Alessandro Portelli, Il Manifesto
15 dicembre 2012

Da noi, è la sfera privata che ti va in pezzi, e uccidi chi ti è vicino; negli Stati uniti è la sensazione che sia il mondo intero che ti assedia, e allora forse è anche per questo che la violenza si scatena in spazi pubblici come vendetta sul mondo, e colpisce vittime sconosciute e senza nome nelle strade, nelle scuole o nelle università, che sono quasi l'unica istituzione residua di socialità, quindi il più immediato segno di presenza della sfera pubblica.
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Anche quello venne chiamato raptus

  • Giovedì, 13 Dicembre 2012 13:03 ,
  • Pubblicato in Flash news
Lipperatura
13 12 2012

Firenze, 13 dicembre 2011. Gianluca Casseri, simpatizzante di Casapound, uccide Modou Samb e Mor Diop. Primo, proviamo a non dimenticarlo, specie in vista dei mesi che verranno (ma non dimentichiamolo comunque, per favore). Secondo, è stato lanciato un ‘appello per i tre senegalesi che vennero feriti gravemente un anno fa: Sougou Mor, Mbengue Cheike e Moustapha Dieng. Ora, l’Associazione senegalesi di Firenze chiede per loro la cittadinanza italiana. Qui c’è l’appello. Firmatelo.

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