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Un gigante della politica sacrificato come Ifigenia

Si è dimesso per il bene del suo popolo e favorire un accordo. Ha detto contro la Troika: "Porterò con orgoglio il loro disprezzo". Il suo sacrificio, come quello di Ifigenia, per placare il dio denaro. 
Angela Azzaro, Cronache Del Garantista ...

L'insostenibile razionalità della Troika

  • Venerdì, 03 Luglio 2015 09:21 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
03 07 2015

La campagna mediatica contro Tsipras e Varoufakis continua a definirli irresponsabili e irrazionali. Il "senso di responsabilità" della Troika impone di non finanziare le pensioni minime e non tassare i profitti oltre mezzo milione.

Oggi 3 luglio ore 19.00 piazza Farnese: scendiamo in piazza per sostenere il popolo greco contro i ricatti della Troika!

La campagna mediatica contro il governo Tsipras è partita senza alcuna remora. Tra editoriali, corsivi, amache, tavole rotonde, online, su carta stampata, in tv o in radio la battaglia è all’ultimo commento.

Varoufakis e Tsipras sono degli irresponsabili, irrazionali, incapaci, approfittatori e avventuristi. Il popolo non è in grado di decidere, non può comprendere o è semplicemente stato raggirato. La democrazia è rappresentativa, invocare il referendum è plebiscitarsimo, tutto il contrario della democrazia diretta.

La Grecia è un paese che non vuole prendersi le proprie responsabilità e non vuole accettare le proprie colpe. Al contrario – chiosa Renzi – l’Italia è fuori pericolo perché ha portato avanti le riforme, come distruggere ogni diritto e garanzia sul mercato del lavoro e per le pensioni.

Se la Grecia è arrivata a questo punto è certamente tutta colpa di Tsipras e Varoufakis, non certo della sua classe dirigente precedente, corrotta e falsificatrice, con cui la Troika però non ha mai avuto problemi a trattare. Non è colpa di imprenditori e oligarchi corrotti che hanno svenduto imprese e infrastrutture senza pensarci due volte. La Grecia, come gran parte dei paesi del sud si ritrova tra le peggiori classi dirigenti europee, che non hanno a cuore il bene comune del proprio paese, tantomeno di chi ci vive, figurarsi della costruzione di uno spazio comune europeo. Ma rimane colpa di Tsipras e del suo governo che sogna di fare della Grecia una piccola patria socialista.

Non è certo colpa dei parametri di Maastricht, della costruzione di un sistema monetario tutto pensato a partire dal modello tedesco, di un’ unione economica che non ha mai trovato fondamento in un progetto politico. Sicuramente il problema non sono stati i salvataggi delle banche private, che per anni hanno speculato sui mercati finanziari internazionali, vendendo pacchetti spazzatura come se fossero azioni di tripla A. Sarebbe quindi inutile trovare delle regole per un mercato finanziario che non ne segue nessuna, se non quella del massimo profitto. Sarebbe certo senza senso ripristinare la divisione tra banche di investimenti e banche di risparmio. Senza alcun dubbio non aiuterebbe maggiore trasparenza e responsabilità per banche e fondi di investimento, che con il loro comportamento sui mercati finanziari hanno causato la crisi nel lontano 2008.

Seraphim Seferiades sulla campagna mediatica contro Syriza (02.07.15., Athens)
(da athens.blockupy.org)

No, ricordiamocelo bene: la crisi è colpa della Grecia! E in particolare degli irresponsabili Tsipras e Voraiufakis che con il loro atteggiamento non hanno permesso a Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale di continuare a gestire gli accordi in maniera del tutto unilaterale. Incredibile! Il governo greco vorrebbe decidere su questioni riguardanti iva, tassazione e pensioni del proprio paese! Non solo, il governo greco vuole far decidere tutto ciò ai greci stessi, tramite un referendum!

Forse, però dobbiamo dare in parte ragione a tutti questi commentatori, che così tante parole hanno scritto sulla psicologia del duo Tsipras - Varoufakis. Bisogna essere un po’ irresponsabili e irrazionali per sostenere non solo che le regole di questo gioco vadano completamente cambiate, ma che è il gioco stesso che non funziona più.

La responsabilità della Troika impone di non finanziare le pensioni minime e non tassare i profitti oltre mezzo milione – così come proposto nell’accordo del 25 giugno. Se questa è responsabilità allora noi saremo per sempre irresponsabili e irrazionali …e speriamo che i greci - nonostante la pesantezza imposta da tale responsabilità sulle loro vite – continuino sulla strada dell’irrazionalità! Non sia mai che tali scelte irresponsabili contribuiscano alla costruzione di una nuova razionalità, fondata sul bene comune e non più su quello di pochi.

Vanebix

Il Manifesto
01 07 2015

L’economista Chri­stian Marazzi: «La Troika in Gre­cia come i mili­tari con­tro Allende in Cile. L’aggressione è un avver­ti­mento a Pode­mos in Spa­gna. Oggi biso­gna andare allo scon­tro, a piedi scalzi e con le armi della verità. Dob­biamo isti­tuire la demo­cra­zia reale in Europa». «La vit­to­ria del No al refe­ren­dum è impor­tante, ma l’esito della crisi non è scon­tato. La Gre­cia è sola»

Per Chri­stian Marazzi, eco­no­mi­sta e autore de Il dia­rio di una crisi infi­nita (Ombre Corte), «il refe­ren­dum indetto da Tsi­pras dome­nica in Gre­cia è una mossa eroica. Non vedo un ten­ta­tivo di addos­sare la respon­sa­bi­lità di una scelta sulle spalle del popolo greco di fronte ad una impasse evi­dente della trat­ta­tiva. Ci vedo invece un atto di grande one­stà e verità».

Molti sosten­gono invece che quello di Tsi­pras sia un atto di dispe­ra­zione. Niente affatto. La sua è una resa dei conti con le poli­ti­che neo­li­be­ri­ste che in Gre­cia si sono rive­late per quello che sono sem­pre state: un attacco siste­ma­tico alla demo­cra­zia, un totale disprezzo delle classi lavo­ra­trici, il per­se­gui­mento cri­mi­nale di poli­ti­che di arric­chi­mento dei più ric­chi. Oggi biso­gna andare allo scon­tro, non c’è altra solu­zione. Que­sta bat­ta­glia va fatta a piedi scalzi, con le armi della verità, con­tro la stra­te­gia della men­zo­gna della Troika e dei mass-media che misti­fi­cano i dati eco­no­mici e sociali e ser­vono gli inte­ressi dei poteri forti.

Se al refe­ren­dum vince il «No» cosa suc­cede?
Intanto sarei molto con­tento. La posi­zione di Tsi­pras si raf­for­ze­rebbe dal punto di vista della rap­pre­sen­tanza del popolo greco al tavolo della trat­ta­tiva. Si potrebbe creare una moneta paral­lela che non è un passo verso il ritorno alla Dracma, ma segne­rebbe lo sgan­cia­mento par­ziale dalle misure di auste­rità più repres­sive e darebbe la pos­si­bi­lità di pagare gli sti­pendi e assi­cu­rare le pre­sta­zioni sociali ancora in vigore. Non credo però che que­sto esito sia in alcun modo scon­tato. La Gre­cia è un paese allo stremo, si trova nella clas­sica situa­zione in cui il pri­gio­niero con­fessa il falso al suo peg­giore tor­tu­ra­tore, pur di sopravvivere.

Dai son­daggi risulta invece che la mag­gio­ranza voterà «Sì».
Per­ché i greci temono di essere iso­lati ancora di più. Il pro­blema è che nulla si sta muo­vendo per ren­dere il loro iso­la­mento meno pesante. Oggi la Gre­cia è sola, non ha avuto il soste­gno con­creto da parte dei paesi mem­bri, per non par­lare delle loro classi sociali anch’esse dan­neg­giate dalle poli­ti­che di auste­rità. Que­sta bat­ta­glia eroica la sta con­du­cendo con le sue sole forze. Ho sem­pre soste­nuto che per paesi come la Gre­cia fosse impor­tante restare nell’Eurozona. Essere den­tro e con­tro l’Europa, que­sta mi sem­brava la for­mula poli­tica più cor­retta da usare. Ma que­sta posi­zione oggi può però rive­larsi dispe­ra­ta­mente debole.

E se Tsi­pras sarà scon­fitto?
Ci potrebbe essere un rim­pa­sto di governo in vista delle ele­zioni. È lo sce­na­rio pre­fe­rito dalla Troika. Il com­mis­sa­rio euro­peo Mosco­vici aveva ini­ziato a lavo­rare in que­sto senso il giorno prima dell’indizione del refe­ren­dum, quando ha riu­nito l’opposizione nella sala atti­gua a quella dove si svol­geva l’incontro tra Tsi­pras e le «isti­tu­zioni». Una vera e pro­pria pro­vo­ca­zione fina­liz­zata a pre­pa­rare il rim­pa­sto. Biso­gna vedere cosa acca­drà den­tro Syriza. A quel punto la sini­stra sarebbe esclusa e ci si spo­ste­rebbe verso una com­pa­gine gover­na­tiva di cen­tro. Ma anche in que­sto caso la situa­zione potrebbe non miglio­rare affatto. E, alla fine, la Gre­cia potrebbe deci­dere di uscire dall’euro. Per forza mag­giore e per disperazione.

L’aggressione della Troika alla demo­cra­zia greca è un avver­ti­mento anche a Pode­mos in Spa­gna?
Indub­bia­mente è una misura pre­ven­tiva. Con il refe­ren­dum Tsi­pras ha fatto la mossa del cavallo alla quale la Troika ha rispo­sto con un’altra. La Troika è deci­sa­mente spa­ven­tata dalla pos­si­bi­lità che i movi­menti anti-liberisti abbiano presa anche in paesi cen­trali come la Ger­ma­nia, a sini­stra come a destra. Per que­sto i suoi stra­te­ghi stanno pic­chiando con­tro la Gre­cia in maniera così rozza. In loro non vedo nes­suna intel­li­genza, se non la volontà di distrug­gere Syriza, la sua legit­ti­mità e cre­di­bi­lità. Stanno agendo da golpisti.

A sini­stra molti fanno il para­gone con il colpo di stato con­tro Allende in Cile. Secondo lei è un para­gone appro­priato?
Può sem­brare for­zato, ma i ter­mini della que­stione sono que­sti. Nel 1973 i gol­pi­sti usa­rono l’esercito e la Cia. Oggi in Gre­cia indos­sano il dop­pio petto. Allora, in Suda­me­rica, non si poteva accet­tare un governo demo­cra­ti­ca­mente eletto, e di sini­stra. Oggi non lo si può accet­tare in Europa. Que­sta situa­zione è il pro­dotto di un fatto: la sini­stra non rie­sce a spin­gere in avanti lo scon­tro su scala euro­pea. L’unica cosa che mi con­forta è che saremo costretti a farlo presto.

Spin­gendo la Gre­cia verso il default, la Troika ha preso atto del fal­li­mento dell’Unione Euro­pea e la sta fram­men­tando modi­fi­can­dola pro­fon­da­mente?
Lo penso da tempo. Que­sta Europa è costruita sull’Euro, che è tutto tranne che una moneta in grado di con­tri­buire alla costru­zione di un’Europa fede­rale. Sin dall’inizio l’Euro si è anzi rive­lato un vei­colo di fram­men­ta­zione di una costru­zione che ha già dato abbon­danti segnali di implo­sione interna e di ten­denze verso la bal­ca­niz­za­zione. Da tutti i punti di vista: tassi di inte­resse, infla­zione, debito e defi­cit. Quella che è fal­lita è un’Europa finan­zia­ria che per­se­gue inte­ressi che non hanno nulla a che fare con l’armonizzazione dei per­corsi di cre­scita dei paesi membri.

Qual è il ruolo della Ger­ma­nia?
È da tempo che i suoi stra­te­ghi ordo­li­be­ri­sti hanno abban­do­nato l’idea di una reale uni­fi­ca­zione dell’Europa. L’hanno data in pasto ai mer­cati finan­ziari pen­sando di spo­stare l’asse stra­te­gico eco­no­mico tede­sco verso Est. Il loro gioco ha però tro­vato osta­coli in Ucraina e per le san­zioni alla Rus­sia. Per que­sto sono stati costretti a ripie­gare sull’Europa. Ora pre­ten­dono di imporre un sur­plus di ege­mo­nia tede­sca sul con­ti­nente. Sem­bra incre­di­bile, ma in que­sto momento la pic­cola Gre­cia conta per­ché rap­pre­senta un fat­tore di rischio per un simile pro­getto di uni­fi­ca­zione sotto il pugno di ferro tedesco.

Tre anni fa bastava che Dra­ghi dicesse «wha­te­ver it takes» per sal­vare l’Eurozona. Oggi sem­bra impo­tente. Come giu­dica il suo ruolo?
Tra il 2011 e il luglio del 2012 è stato molto abile. Il suo «atto lin­gui­stico» ha tenuto insieme una situa­zione che aveva toc­cato la soglia della rot­tura dell’eurozona. Dra­ghi è «l’ameriKano» in Europa e si scon­tra con i fana­tici dell’Ordoliberismo tede­sco, i Weid­mann, Schau­ble, la Bun­de­sbank. Oggi non sa da che parte girarsi. Ha fatto mosse schi­fose: minac­ciare di tagliare la liqui­dità dell’Ela alla Gre­cia, ha creato panico ed è respon­sa­bile della corsa ai ban­co­mat. È stato imper­do­na­bile esclu­derla dal «Quan­ti­ta­tive Easing» in una situa­zione in cui versa 60 miliardi al mese per evi­tare l’ampliamento degli spread. Comun­que, il suo QE va bene fino a un certo punto per­ché non mostra poteri tera­peu­tici. In Giap­pone, negli Usa o in Inghil­terra ha aumen­tato in maniera spet­ta­co­lare le dise­gua­glianze. Le imprese usano la liqui­dità per riac­qui­stare azioni, non certo per fare inve­sti­menti. I grandi inve­sti­tori pro­spe­rano sui mer­cati finan­ziari. La Bce non è in una situa­zione tale da con­tri­buire all’uscita da que­sta crisi.

L’alternativa alla stra­te­gia della Troika è la sovra­nità nazio­nale e il ritorno alle monete nazio­nali, come si sostiene anche a sini­stra?
A que­sta sto­ria della sovra­nità mone­ta­ria non ho mai cre­duto. La sovra­nità mone­ta­ria non c’è mai stata, nem­meno prima dell’Euro, ai tempi dello Sme. Ma poi, che signi­fica oggi una demo­cra­zia nazio­nale? Non basta lo spet­ta­colo che stanno dando i par­la­menti dal punto di vista delle garan­zie e dei diritti democratici?

La stessa cosa si può dire delle isti­tu­zione euro­pee, non crede?
Certo, per­ché sono la replica far­se­sca di quelle nazio­nali. Anzi, sono ancora più vuote. Volenti o nolenti, con­ti­nue­remo a muo­verci su un piano sovra­na­zio­nale con­ti­nen­tale. È un fatto irre­ver­si­bile. È solo su que­sto piano che oggi si può affer­mare una demo­cra­zia reale, e non formale.

Che cosa intende per «demo­cra­zia reale»?
Una demo­cra­zia è reale quando si appro­pria delle ric­chezze e le redi­stri­bui­sce, garan­ti­sce una red­dito di cit­ta­di­nanza e aumenta i salari. Eli­mina le media­zioni degli inve­sti­tori finan­ziari ed eroga diret­ta­mente risorse, ser­vizi e infra­strut­ture per i cit­ta­dini euro­pei. Que­sto può avve­nire a par­tire dalla stessa Ger­ma­nia, e non solo nei paesi peri­fe­rici. Biso­gna rilan­ciare un’idea di Europa poli­tica dove la poli­tica sia for­te­mente incar­nata in que­ste riven­di­ca­zioni per far fronte ai biso­gni di popo­la­zioni stre­mate dalla crisi. Lo scon­tro è a livello con­ti­nen­tale. Que­sto è il grande inse­gna­mento della Gre­cia: la sua lotta è la lotta per l’Europa.

 

L'esperimento su Atene: svuotare la democrazia

  • Martedì, 09 Giugno 2015 09:08 ,
  • Pubblicato in L'Analisi

Grecia-AusterityBarbara Spinelli, Il Fatto Quotidiano
9 giugno 2015

Da quando la crisi ha colpito l'Europa, siamo abituati a dire che l'Unione ha usato la Grecia come cavia. L'animale da esperimento andava sottoposto a una terapia intensiva di austerità, e la cura doveva essere somministrata da un potere oligarchico - la troika - che in parte si spacciava per europeo e addirittura federale, in parte includeva il Fondo monetario ed era quindi inter-nazionale. ...

Tra Atene e Berlino lo spread diventa noir

  • Martedì, 12 Maggio 2015 13:11 ,
  • Pubblicato in Flash news

Di che colore è il "giallo" al tempo della crisi? Le strade di Atene assomigliano ai grandi vialoni deserti delle metropoli dell'Est sovietico Anni 70. Scrive Petros Markaris: "La crisi ha spazzato via gli ingorghi dal centro di Atene. Un ateniese su due ormai mette in moto la sua macchina solo in caso di estrema necessità.

L'eccezione è la mia riverita persona che fa sempre tutto al contrario e tira fuori la Seat dal garage quando gli altri riconsegnano le chiavi per risparmiare tasse e assicurazioni". L'io narrante, al solito, è quello dell'onesto commissario Kostas Charitos che già da un po' di anni risolve inchieste nella Grecia ammazzata dalla congiuntura e dalla troika europea. ...

Fabrizio d'Esposito

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