La democrazia non è una pillola che si inghiotte la mattina e ci rende democratici. Né si tratta di una tecnica elettorale, bensì di un sistema di valori che trova applicazione nel vivere insieme. ...
Sì, perché le prime tracce della rivolta del 2010/2011 che saltano agli occhi mentre si gira per la capitale tunisina sono le scritte sui muri. Un'invasione. Per chi vi ha vissuto "prima" e "dopo", l'impressione è che la città si sia improvvisamente ricoperta di parole. ...

Le persone e la dignità
05 03 2014

Dopo anni di appelli, di raccolte di firme e pressioni internazionali ieri è tornato libero il vignettista tunisino Jabeur Mejri, condannato a sette anni e mezzo di prigione per aver pubblicato nel 2012, sulla sua pagina Facebook, disegni del Profeta Maometto giudicati blasfemi. Mejri è stato scarcerato grazie a un provvedimento di grazia firmato dal presidente della Tunisia, Morcef Marzouki, due settimane fa. “È tornato a casa sua, a Mahdia, e sta bene” ha reso noto ieri sera il suo avvocato, Ahmed Mselmi.

La decisione sulla grazia sarebbe arrivata dopo una lettera di scuse. “Lo scorso ottobre – aveva spiegato il portavoce del presidente, Adnene Mansare -, Jabeur Mejri ha scritto al presidente una lettera di scuse per aver offeso il poeta Maometto e l’Islam”. Ma la sua scarcerazione non è stata immediata perché nel frattempo il blogger era stato raggiunto dall’accusa di aver rubato circa 1000 dollari in biglietti del treno mentre lavorava per le ferrovie tunisine nel 2011. Stranamente il mandato di arresto gli era stato notificato soltanto alla fine dello scorso gennaio. Un espediente, avevano pensato in molti, per tenerlo in carcere anche dopo la grazia. Poi, ieri, la tanto sospirata liberazione.

Mejri era stato arrestato il 5 marzo 2012, a seguito della denuncia di alcuni avvocati che avevano letto gli articoli e la vignetta postati sulla sua pagina Facebook. Il 28 marzo dello stesso anno, è stato condannato dal tribunale di Mahdia per “aver attentato ai valori sacri con azioni o parole” e per “aver attentato alla morale pubblica”. Stessa condanna per il suo amico Ghazi Beji che però è riuscito a rifugiarsi all’estero.

Per la sua scarcerazione si erano mobilitate le organizzazioni dei diritti umani, in primis Amnesty International che lo considerava un prigioniero di coscienza.

“La condanna di Jabeur è stato uno shock enorme. Incredibile. La gente parla del successo della transizione democratica in Tunisia, ma possiamo parlare a tutti gli effetti di democrazia in un paese in cui a qualcuno viene inflitta una condanna così pesante solo per aver espresso le sue opinioni?” aveva detto Lina Ben Mhenni, autrice del blog Una ragazza tunisina, e simbolo della primavera del Paese.

La Costituzione in Tunisia: un indiscutibile precedente

  • Mercoledì, 29 Gennaio 2014 08:53 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio Iraq
29 01 2014

Dopo un lungo confronto, il 27 gennaio 2014 la Tunisia adotta la nuova Costituzione con 200 voti a favore, 12 contrari e 4 astensioni. E’ un momento storico salutato positivamente anche dal segretario dell’ONU il quale auspica che “l’esempio tunisino possa essere un modello per gli altri popoli che aspirano alle riforme”.

 

Sono passati tre anni dal rovesciamento della dittatura che aveva costretto il popolo tunisino all’obbedienza.

Tre anni in cui il confronto politico e sociale, a tratti difficile e controverso, ha fatto emergere timori diffusi: da un lato il fronte laico allarmato dall’imposizione di un partito islamico cheper il leader Rashid Ghannushi “non riteneva necessaria la separazione tra religione e politica” e dall’altro il tentativo di islamizzazione promosso da gruppi radicali legati alla salafya.

Contrapposizioni che nel periodo della transizione hanno visto acuirsi il dibattito sull’elaborazione della nuova carta costituzionale ponendo interrogativi importanti sul futuro del paese.

Un dibattito forte e serrato che ha visto le varie forze politiche fronteggiarsi su temi fondamentali che potevano trasformare nettamente l’assetto socio-politico del paese.

Tra questi ha avuto un’ampia eco la forte pressione esercitata dalle correnti salafite affinché nel testo costituzionale vi fosse il riferimento alla Shari’a come legislazione dello Stato.

Ai loro occhi il timore che il processo di laicizzazione dall’alto, portato avanti in Tunisia sino all’avvento della Rivolta, potesse continuare a rappresentare una “minaccia” all’interno della società, rendeva necessaria l’imposizione di un modello religioso e culturale di un Islam dai “tratti originari”.

Così la pratica dei riti quotidiani e il rispetto generale dei precetti religiosi sarebbero diventati imprescindibilmente oggetto di transazione e di controllo sociale. Contro questa ipotesi si era tuttavia attivato un vasto fronte costituito soprattutto dall’area laica che ha visto anche il partito islamico Ennahda prendere una posizione contraria.

Un altro tema che ha scatenato un acceso dibattito è stato il tentativo, anch’esso scongiurato, di introdurre nella Costituzione un articolo che stabilisse la collocazione della donna in una posizione di complementarietà rispetto all’uomo all’interno della famiglia.

Nonostante le tensioni e i timori che, oltre a innestare il dibattito anche fuori dai confini nazionali, hanno fatto sostenere a molti analisti la tesi di un “inverno tunisino” che si stava repentinamente sostituendo alla tanto declamata “primavera dei gelsomini”, ha prevalso la posizione del buon senso.

Su questo il grande merito è della società civile tunisina, un’attenta osservatrice che, impegnata su più fronti, ha saputo prendere per mano il paese, guidandolo nel processo di democratizzazione.

In questo quadro anche le forze politiche hanno spesso saputo cogliere le criticità poste dalla stessa società civile provvedendo durante la stesura della carta costituzionale, a inserire articoli che rivelano un carattere liberale e rispettoso dell’ampio paradigma dei diritti umani.

L’aver sancito, tra le altre, l’uguaglianza tra uomo e donna e la libertà di coscienza in un paese arabo-islamico fa del testo un indiscutibile precedente.

Il cammino è tuttavia ancora lungo e tortuoso. Il lavoro legislativo che l’ANC e il governo dovranno portare avanti non sarà certamente facile e in particolare l’attenzione da oggi è rivolta all’emanazione di una legge elettorale che possa condurre la Tunisia alle prossime elezioni.

Ma il percorso più difficile sarà quello culturale poiché come ha dichiarato il presidente Marzouki “ci sarà molto lavoro da fare affinché i valori della nostra Costituzione diventino parte della nostra cultura”.

In ogni caso il popolo tunisino difficilmente si farà scippare nuovamente la libertà e con la stesura del testo costituzionale un passo importante si è compiuto. E forse, possiamo finalmente dire che la rivolta tunisina è terminata.

Da oggi inizia la rivoluzione.

 

* Leila El Houssi, storica del Nord Africa in età contemporanea, è attualmente coordinatrice scientifica e docente del Master Mediterranean Studies - Università di Firenze. Ha recentemente pubblicato "Il risveglio della democrazia. La Tunisia dall'indipendenza alla transizione", Carocci (2013).

 

 

La Stampa
28 01 2014

Approvata la nuova Carta post-rivoluzione. L’Islam è religione di Stato ma viene garantita la libertà di coscienza. Il plauso di Ban Ki-Moon: «Una tappa storica»

È stata adottata nella notte dall’Assemblea nazionale costituente (Anc) tunisina la nuova Costituzione a più di tre anni dalla fuga dal Paese di Zine El Abidine Ben Ali al culmine della Rivoluzione dei Gelsomini.

Il nuovo governo “apolitico” - frutto dell’accordo fra gli islamisti di Ennahda, in maggioranza all’assemblea, e le opposizioni - dovrà ora organizzare nuove elezioni legislative e presidenziali entro l’anno.

Molte le novità della nuova Costituzione, la prima del dopo-rivoluzione. Voluta per impedire una deriva autoritaria nel Paese, la Carta mira innanzitutto alla parità uomo-donna. L’articolo 20 afferma l’eguaglianza di diritti e doveri dei due sessi, mentre l’articolo 45 impone che il governo non solo protegga i diritti delle donne, ma garantisca le pari opportunità anche all’interno dei consigli elettivi. Nella nuova Costituzione si sancisce poi che l’islam è la religione di Stato ma si esclude la sharia - la legge islamica - come base del diritto del Paese. Ma nell’articolo 6 viene garantita la libertà di fede e di coscienza e viene posto anche il divieto di accusare qualcuno di apostasia.

Il presidente Moncef Marzouki ha definito l’adozione della nuova Costituzione una «vittoria contro la dittatura», aggiungendo tuttavia che il cammino è ancora «lungo» per stabilire i valori democratici nel Paese. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha parlato di una «nuova tappa storica» e si è detto convinto che «l’esempio tunisino possa essere un modello per gli altri popoli che aspirano alle riforme».

Il testo però non piace a tutti. Sostenitori del Partito integralista islamico Hizb ut-Tahriri, in lotta per l’instaurazione di un califfato islamico, hanno manifestato in piazza, definendo la nuova Carta, troppo «laica».

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