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Visita uno zoo e libera un elefante dalle catene

  • Giovedì, 10 Settembre 2015 14:13 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
10 09 2015

Quando ha visto quell’elefante alla catena, Samar Khan aveva due scelte: continuare la sua visita nello zoo o fare qualcosa. Lui ha deciso di non voltarsi dall’altra parte e cambiare il destino di quel pachiderma umiliato dalla crudeltà umana.

«Ero stupito e triste di vedere quell’elefante in piedi, sempre fermo in un unico posto per tutto il tempo. Sono rimasto lì per quasi 45 minuti, ma lui non si è mai mosso, con le zampe incatenate - racconta Khan dopo aver visitato uno zoo in Pakistan -. Muoveva la testa da sinistra a destra in modo continuo e non l’ha mai fermata. La prima cosa che ho pensato e che fosse stato drogato... era uno spettacolo pietoso».

Quell’elefante si chiama Kaavan ed era stato inviato allo zoo dal Bangladesh tre decenni prima, quando era solo un cucciolo. Da allora, ha trascorso gran parte della sua vita incatenato in un recinto, sempre solo, mostrando chiari segni di problemi psicologici.

Ogni anno lo zoo attira circa un milione di visitatori, molti dei quali probabilmente passano di fronte al recinto di Kaavan, ma nessuno ha fatto qualcosa. Nessuno tranne Samar Khan. Una volta tornato nella sua casa in California, l’uomo ha lanciato una petizione su Change.org diffondendo sul web quello che aveva visto e chiedendo a tutti di contribuire a regalare una vita migliore per Kaavan. La risposta è stata travolgente: nel giro di pochi giorni, più di 30mila persone, da ogni parte del mondo, hanno firmato la petizione.

Così la voce di Khan non era più la sola a protestare, non era facile ignorarla: Capital Development Authority, l’ente governativo di Islamabad deputato alla supervisione dello zoo, ha deciso di liberare Kaavan dalle sue catene e ha ordinato ai gestori dello zoo di rispettare gli standard internazionali di tutela degli animali in cattività.

La battaglia però non è finita: Khan vuole che Kaavan venga definitivamente liberato in un santuario che gli permetta di vivere sereno. Per questo ha attivato una nuova petizione che quasi 40mila persone hanno firmato. Tutti voglio vedere Kaavan libero.

twitter@fulviocerutti

L'avventura africana di Palmer è desolante nel suo anacronismo e raccapricciante nella sua insensata brutalità.
Vittorio Zucconi, la Repubblica ...

La Stampa
24 07 2015

Il parlamento catalano ha votato a larga maggioranza il divieto di usare gli animali selvatici nel circo: l’interdizione, che interviene cinque anni dopo quella della corrida, entrerà in applicazione nel 2017.

«Adios a las fieras» titola La Vanguardia. Il divieto, contenuto in una normativa che modifica la legge di protezione degli animali in Catalogna, è stato approvato con 105 voti a favore, 19 contrari e 8 astensioni. La normativa è arrivata davanti al parlamento catalano per iniziativa di diverse organizzazioni ambientaliste, fra cui “Fondazione Max Weber” e “Libera!”.

Il divieto ha suscitato le proteste del mondo del circo. «Questo è un attacco diretto al circo. E’ evidente che si vuole criminalizzare il circo. Lo si associa ai maltrattamenti agli animali, e questo è gravissimo» ha denunciato il direttore del Festival Internazionale del Circo di Figueres, Genis Matabish. «Proibiscono gli animali selvatici nei circhi, però in tv si continueranno a vedere pubblicità con elefanti e leoni» tuona. «Secondo lo stesso criterio si dovrebbero proibire anche gli zoo o la polizia a cavallo» protesta il deputato popolare Rafael Luna, uno dei 19 `no´ al provvedimento.

Per ora il divieto si applica solo agli animali selvatici, tigri, leoni, elefanti, foche o pantere. Entro il 2017 dovranno sparire quindi in Catalogna per forza di cose anche i domatori. Ma non è escluso che venga poi allargato a animali domestici, cavalli, gatti, cani. La legge catalana prevede anche l’istituzione di un “Osservatorio del benessere animale” che sarà attivo fra due anni. L’ente dovrà determinare il grado di sofferenza anche degli animali domestici usati nei circhi. «Dimostrerà, ha detto a La Vanguardia il portavoce ambientalista Leonardo Anselmi, che qualsiasi animale domestico soffre quando è costretto a rimanere rinchiuso in un circo, realizzare attività e avere comportamenti anti-naturali, sottoposto a costanti spostamenti».

twitter@fulviocerutti

Giornalettismo
23 07 2015

Chiuso dentro una valigia, come se fosse un souvenir, imballato, da dimenticare. È morto così un rottweiler trovato domenica sera vicino a un cassonetto dei rifiuti in via Atzori a Nocera Inferiore, nel salernitano. Un largo nastro adesivo giallo sigillava ermeticamente il trolley di colore grigio e ora la foto di quell’orrore gira su tutti i social. A parlarne è il Mattino:

Ad insospettirsi è stata una coppia, marito e moglie, che erano andati a depositare la spazzatura. Il cattivo odore che arrivava dalla valigia li ha insospettiti. La donna, incuriosita, con un coltello ha praticato un piccolo foro sul nastro adesivo ed è rimasta impietrita perché ha visto degli occhi. Hanno pensato ad un bambino abbandonato chiamando subito i carabinieri. I militari hanno aperto il trolley scoprendo il macabro contenuto. Sono state, quindi, allertate le autorità sanitarie. Ma questa mattina la valigia era ancora lì. E qualcuno ha protestato. Sono arrivati i vigili urbani che hanno provveduto a far rimuovere la valigia. I dubbi, comunque, restano. L’animale era già morto quando è stato chiuso nel trolley? E se sì, perché non seppellirlo? Oppure era vivo ed è morto soffocato? Resta, comunque, la crudeltà di chi lo ha abbandonato in quel modo.

Sul fatto è intervenuta anche la Lega Difesa del Cane: «Il silenzio vale più di mille parole – hanno dichiarato i volontari Il corpo oramai senza vita del povero cane, chiuso in una valigia»

Stefania Carboni

Il Fatto Quotidiano
25 06 2015

L'obiettivo dell’utilizzo di carcasse all’interno della sua performance è quello di mettere in scena rituali ancestrali e sfatare miti e tabù primordiali. Almeno, questo il modo in cui viene raccontato il suo lavoro. Giustificazioni artistiche che però non sono bastate agli amanti degli animali di tutta Italia che in 54mila hanno sottoscritto la petizione per fermare l’evento, presentata al sindaco Leoluca Orlando

Corpi di animali mutilati e crocifissi. Sangue alle pareti. Carcasse squartate davanti al pubblico. Queste alcune delle scene al centro della mostra di Hermann Nitsch, artista austriaco che dovrebbe fare tappa a Palermo dal 10 luglio al 20 settembre. La sua rassegna (Das Orgien Mystherien Theater) è in programma allo spazio espositivo comunale dello Zac, ai Cantieri culturali della Zisa. Ma l’esposizione dell’artista di spicco dell’azionismo viennese ha generato reazioni durissime. Sul piede di guerra gli animalisti che stanno cercando di fermare la mostra in cartellone. Il motivo? L’utilizzo, all’interno della sua performance, di cadaveri di animali che diventano strumenti per mettere in scena rituali ancestrali e sfatare miti e tabù primordiali. Almeno questo il modo in cui viene raccontato il suo lavoro. Giustificazioni artistiche che però non sono bastate agli amanti degli animali di tutta Italia che in 54mila hanno sottoscritto una petizione online per fermare l’evento. L’appello è lanciato richiamando la Dichiarazione universale dei diritti degli animali dell’Unesco. La richiesta fatta direttamente al sindaco di Palermo Leoluca Orlando è chiara: annullare l’evento.

Secondo la Dichiarazione dell’Unesco del 1978, infatti, nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo. “Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano gli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale”, si legge all’articolo 10 della Dichiarazione. Hermann Nitsch si difende, affermando che nelle sue performance sono utilizzate solo carcasse di animali già morti. Ma secondo i 54mila firmatari della petizione su Change.org, “in questi giochi rituali, che durano diversi giorni, si incitano gruppi di persone a squartare animali, a tirarne fuori le viscere e a calpestarle, a imbrattare di sangue delle persone crocifisse e a unirsi in un rito collettivo di frenesia, basato su riti liturgici e sacri – si legge sulla petizione – Qual è lo scopo della sua arte? Insinuarsi nel subconscio del singolo colpendolo con immagini di animali sanguinanti e sacrificati in croce, ebbrezza, nudità e sangue”.

I palermitani non sono stati i primi a essere insorti contro l’arte di Nitsch. Lo scorso febbraio, infatti, un’altra petizione online ha bloccato la sua mostra in programma al museo Jumex di Città del Messico. Uguali motivazioni e protagonisti: animalisti contro l’utilizzo che l’artista fa di carcasse e sangue nelle sue rassegne. Nitsch è diventato famoso a livello mondiale negli anni Settanta grazie al “Teatro delle Orge e dei Misteri”, una messa in scena di rituali parareligiosi dove “protagonisti” erano proprio animali squartati di fronte al pubblico. Poi, l’utilizzo dei cadaveri delle bestie per sporcare di sangue e resti il luogo della performance. Ed è proprio questa la scena che 54mila cittadini stanno cercando di evitare si compia nuovamente nella sua prossima personale in programma a Palermo tra due settimane. “No agli ‘artisti’ creatori dello stesso male su cui vogliono fare riflettere”, è una delle frasi conclusive della petizione che sta raccogliendo sostenitori ora dopo ora.

Elisa Murgese

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